L’ULTIMO AVAMPOSTO CROCIATO SI DIFENDE DALLA CAVA

A Roccamurata tutto il paese ha partecipato alla seconda assemblea del Comitato No Cava Le Predelle moderata da Gabriele Majo

SAM_5218ROCCAMURATA – Appena entrati, sulla sinistra, un poster d’annata del Parma accoglie gli avventori. La trattoria Pescacciatore, subito dopo il passaggio a livello al km 50 della tratta ferroviaria Parma-La Spezia, può definirsi l’ultimo avamposto crociato. A Roccamurata, infatti, sono ancora tutti tifosi ortodossi. Poco oltre, verso Borgotaro, inizia la contaminazione, la Torre di Babele del tifo, giacché Bologna, Genoa, Torino, Sampdoria vantano – stando alle statistiche di Paolo Magnani, consigliere cantiniere del Comitato No Cava Predelle – un maggior numero di supporter rispetto ai nostri. Proprio lì, alla trattoria Pescacciatore, ieri sabato 19 febbraio 2011, sul far della sera si è tenuta la seconda assemblea pubblica del Comitato No Cava le Predelle, moderata dal sottoscritto (Gabriele Majo)
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SAM_5187Le problematiche che hanno portato ad una vera e propria sollevazione popolare erano evidenziate nello striscione sotto il tavolo dei relatori, che sintetizzava:
· Le crepe sui muri di casa
· Il terrore di respirare amianto
Orbene: se le gravi lesioni strutturali e le fessurazioni lungo la strada sono particolarmente evidenti e concrete a vista d’occhio, rimangono, invece, nascosti i possibili effetti nefasti della respirazione delle polveri d’amianto, dovute alla lavorazione e al trasporto (senza sicurezza, con camion senza teloni, dunque scoperti e con gli pneumatici sporchi) dei materiali derivati dall’attività estrattiva all’interno della cava (le gracili rocce ofioliti che, più semplici da lavorare rispetto ad altri inerti). Ed è per questo che i lavori sono partiti proprio dal secondo punto, ovverosia la “morte invisibile”.
SAM_5216Il primo relatore era un vero e proprio esperto del ramo, Fabio Paterniti, coordinatore del comitato Cave all’amianto no grazie”, che vanta al proprio attivo la proficua esperienza avverso la cava di Pietranera a Bardi. Egli ha rilevato che sono ben otto le cave all’amianto attive nel territorio provinciale di Parma, mentre a Piacenza non ce n’è più neppure una, dopo che è stata recepita la pericolosità delle stesse per la salute delle popolazioni circostanti. Ha richiamato alle proprie responsabilità le municipalità, citando leggi e regolamenti che non dovrebbero più fare da foglia di fico per nascondere le vergogne. Così come ha sbugiardato chi sostiene che queste cave possano essere economicamente interessanti per le collettività che le ospitano: perché le entrate per le amministrazioni che concedono i permessi sono irrisorie rispetto al giro d’affari. E comunque, poche o tante che siano ne vale la pena se a rimetterci la salute sono i cittadini? SAM_5242E, attenzione bene, non sono “cavoli amari” solo per quella cinquantina scarsa di residenti nelle frazioni di Gorro e Roccamurata: i camion all’amianto senza telone percorrono le provinciali – come documentato da foto e filmati girati da Paolo Magnani, che li ha mostrati all’assemblea durante il suo intervento “multimediale” seguito all’introduzione di Paterniti – e tornante dopo tornante scendono giù fino a valle, dove terminano la propria corsa in ben identificati siti… A respirare le pericolose polveri non sono dunque poche persone (e già sarebbe grave), bensì una vera e propria moltitudine di individui. Con che effetti? Magnani, per spiegarlo, si è affidato ad un significativo quanto drammatico documentario, Arrakis, un poetico tributo ai luoghi e alle vittime del progresso industriale nelle fabbriche italiane. Roccamurata come Sesto San Giovanni (o Bresso, Cinisello,  Cologno, Monza, etc.) e dunque Parma come Milano, dal momento che gli effetti non erano circoscritti ai soli siti industriali. Nel filmato arrakisvedute di fabbriche abbandonate fanno da sfondo ad una voce trasformata dalla malattia: è quella di un laringectomizzato, Silvestro SAM_5207Capelli, ex operaio della storica Breda Fucine. La laringectomia totale, cui venne sottoposto nel 1996, fu necessaria per estirpare un tumore causato dall’amianto inalato durante gli anni del lavoro in fabbrica. “Tutti sapevano e nessuno ha parlato. Lo sapevano i sindacati. Lo sapeva la direzione dell’azienda. Lo sapeva l’assessorato alla sanità. Lo sapevano tutti e non gli operai che c’erano dentro. E così ci hanno condannato a morte, a menomazioni, ma non solamente noi che lavoravamo all’interno della fabbrica. Perché le fabbriche non sono state costruite sotto una campana di vetro”. E sotto una campana di vetro non risulta esserci neppure la Cava Le Predelle. Il pubblico della sala, impressionato, ha iniziato a chiedersi se la condanna è già firmata, per sé o per i propri discendenti; significativa la parabola scelta per rispondere: se passi in mezzo ad un campo dove stanno sparando puoi anche rimanere indenne, ma maggiore è la gragnuola di colpi, e più hai la possibilità di essere colpito. E se vieni colpito sei morto. E non è gratuito sensazionalismo a tutti i costi… I presenti, dunque, hanno interagito con i relatori, portando a propria volta contributi e testimonianze che hanno arricchito la scaletta degli SAM_5264interventi. Roberto Bardini, che alla fine dei lavori sarebbe stato eletto quale nuovo presidente del Comitato No Cava le Predelle, ha, tra l’altro, chiosato le risposte che la Regione (nella persona dell’Assessore alla Sicurezza Territoriale, difesa del suolo e della costa, nonché alla Protezione Civile, Paola Gazzolo) ha dato alla consigliere Gabrielle Meo che era stata in visita a Roccamurata nelle scorse settimane, firmando poi una interpellanza. Una video-testimonianza di quella giornata particolare è stata proiettata nella sala: il prossimo passo sarà “esportare” la pubblica assemblea, con tanto di contributi filmati, fino a Borgotaro, e poi via via giù lungo la fondovalle, seguendo lo stesso percorso dei campion. Perché il problema della Cava Le SAM_5190Predelle (e delle sue sorelle) non è circoscritto alle piccole frazioni che le ospitano. Lo stesso Bardini, Simone Saia e il presidente emerito (dimessosi qualche settimana fa dalla carica ufficiale per problemi personali) Valerio Pescina hanno successivamente approfondito gli aspetti del dissesto idrogeologico, strettamente connesso, a parere del comitato, all’attività estrattiva della cava. I tralicci dell’alta tensione e delle linee telefoniche, a causa della continua erosione del terreno, ora distano pochi metri dal grande buco. Dopo oltre due ore e mezzo di lavori (e prima della cena) si è proceduto al rinnovo delle cariche: all’unanimità è stato eletto Presidente Roberto Bardini, SAM_5200confermato il vice-presidente Andrea Palù (che aveva retto il comitato come presidente provvisorio dopo le dimissioni di Pescina), Segretario confermato Simone Saia, consiglieri Paolo Magnani ed il sottoscritto Gabriele Majo, che, “pur non essendo residente in zona è stato cooptato per l’impegno profuso nell’attività di comunicazione che ha rotto il muro di omertà attorno al problema Cava”, come ha spiegato Magnani. Non si escludono ulteriori inserimenti nei prossimi giorni, dal momento che in diversi, tra i partecipanti, hanno manifestato il proprio interesse a sostenere il Comitato. Prossimo obiettivo è trovare un geologo che possa aiutare il Comitato a fronteggiare le tesi “istituzionali” sostenute dal dottor Andrea Bricoli, il quale, oltre ad essere il progettista della cava risulta essere il relatore tecnico del Comune di Borgotaro sullo stesso argomento. A meno che non si tratti di un curioso caso di omonimia… (gabriele majo, ha collaborato jonathan belletti)

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

2 pensieri riguardo “L’ULTIMO AVAMPOSTO CROCIATO SI DIFENDE DALLA CAVA

  • 20 Febbraio 2011 in 12:03
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    I ragazzi, tutti, ringraziamo Gabriele e Jonathan per la coretese visita e per il lavoro svolto all'assemblea. Sarà poco ma noi abbiamo ricambiando offrendo solo e tutto quello che abbiamo; La nostra amicizia. Paolo, Roberto, Valerio, Andrea, Simone, Francesca, Mioara, Marisa, Cristiana….

  • 20 Febbraio 2011 in 18:35
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    oanizzati e capaci. nello sport si usa il "che vinca il migliore" spesso è così. nella vita no, quasi sempre i peggiori l'hanno vinta

    Giorgio

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