CLAMOROSO AL CIBALI / QUANDO NELLA NORD DEL TARDINI TI SEQUESTRAVANO LA RADIOLINA…

Rassegna Stampa – Rinaldi, sulla Gazzetta di Parma, presenta l’evento di stasera al Carmine (ore 21) e ricorda che ai tempi della C sintonizzarsi  in Curva su “Tutto il calcio” significava non volere abbastanza bene alla maglia crociata
tutto il calcio rinaldi gazzetta di parma(gmajo) – Il memento per l’importante evento di stasera (ore 21, Auditorium del Carmine) la Gazzetta di Parma l’ha affidato al capo-redattore Claudio Rinaldi, fresco autore di un best-seller pramzan, la biografia di Alberto Michelotti. “Ai tempi della C era pericoloso sintonizzarsi su Tutto il calcio nella Nord del Tardini, perché significava non volere abbastanza bene alla maglia crociata”, ricorda. Penna felice ed ottime doti organizzative sono le doti che gli hanno consentito di scalare, da giovanissimo, la gerenza del quotidiano, attestandosi, con pieno merito… nelle posizioni di testa della classifica. Ma in origine fu la radio: lo ricordo schierato nella formazione sportiva di Radio Emilia, prima del grande salto sulla carta stampata. Per lui, come per tanti di noi, Tutto il Calcio Minuto per Minuto non è solo un pezzo fondamentale della nostra vita personale, ma anche “professionale”, dal momento che i modelli erano loro, i bravi, preparati ed imparziali cronisti di Mamma Rai. Rinaldi questa sera immagino sarà in quel gioiello ritrovato per la città che è l’Auditorium del Carmine (parte integrante del Conservatorio) di Via Duse, che è la discesa sul Lungoparma a fianco dell’Hotel Toscanini: rinnovo l’invito a tutti ad essere presenti all’evento che avrò il piacere e l’onore di poter presentare.
All’interno: l’articolo di Claudio Rinaldi «Clamoroso al Cibali», quando la radio fa la storia del calcio

Libri Stasera alle 21 all’auditorium del Carmine la presentazione del volume curato da Riccardo Cucchi
«CLAMOROSO AL CIBALl » QUANDO LA RADIO FA LA STORIA DEL CALCIO
La vita della gloriosa trasmissione della Rai «Tutto il calcio minuto per minuto»

di Claudio Rinaldi (da Gazzetta di Parma)

«Tutto il calcio minuto per minuto» non è un programma: è un pezzo di storia, una leggenda a portata di auricolare, un’emozione lunga cinquant’anni. Pensi a «Scusa Ameri» e apri lo scrigno dei ricordi, delle suggestioni. Diciamolo subito, chiaro e tondo: «Tutto il calcio» è il più bel programma radiofonico che
sia mai stato inventato, non solo quello (di gran lunga) più longevo: oggi, nell’era di Sky e del calcio-spezzatino, non ha più l’audience record di un tempo. Ma il fascino, quello sì: immutato, intramontabile. Nel 2010, «Tutto il calcio» ha festeggiato un compleanno importante, i cinquant’anni, essendo andato in onda la prima volta il 10 gennaio 1960 (da un’intuizione geniale di Guglielmo Moretti, Roberto Bortoluzzi e Sergio Zavoli). Un record e un motivo di orgoglio per la Rai, che ha celebrato l’evento con una serie di iniziative. L’ultima è un libro curato da Riccardo Cucchi, capo redattore sport del Giornale radio Rai e
prima voce di «Tutto il calcio» (degno erede dei grandi del passato).
Il libro si intitola «Clamoroso al Cibali» (sottotitolo: «”Tutto il calcio minuto per minuto”, quando la radio diventa storia»), Minerva edizioni, 264 pagine, euro 25. Ed è un appassionante, divertente e documentatissimo viaggio nella memoria, ricco di aneddoti e testimonianze. In un cd allegato, un’emozionante sintesi in 77 tracce di mezzo secolo di calcio raccontato in presa diretta e fatto vivere a milioni e milioni di fedelissimi ascoltatori (20 milioni di media negli anni Settanta e Ottanta, con punte di 28-29 in giornate particolarmente «calde» del campionato). Il libro sarà presentato questa sera alle 21 all’auditorium del Carmine, in via Duse: con l’assessore Roberto Ghiretti ci saranno Riccardo Cucchi,
Tonino Raffa (altra «voce» di «Tutto il calcio») e il cittì della nazionale Cesare Prandelli (moderatore,
Gabriele Majo).
Ognuno ha mille ricordi legati a «Tutto il calcio». Uno scudetto, una vittoria indimenticabile, una delusione.
Domeniche passate – che si fosse con la famiglia, o con gli amici – con la radiolina incollata a un orecchio. In casi di emergenza, si poteva tenere il volume basso e la concentrazione rivolta a qualcos’altro: l’esperienza insegnava a prestare attenzione solo quando un boato dei tifosi anticipava le parole del radiocronista, la comunicazione di un gol. Riconoscere la voce dell’inviato sul campo della propria squadra era un gioco da ragazzi, quando si aveva un minimo di confidenza con «Tutto il calcio». Anche al Tardini, negli
anni del Parma in B e in C, erano in pochi a non avere la radiolina in mano. Salvo in curva Nord: lì
era più pericoloso. Sintonizzarsi su «Tutto il calcio» significava non volere abbastanza bene alla
maglia crociata: il rischio, se qualche capo ultrà se ne accorgeva, era che la radio fosse requisita
e scagliata in campo. In principio fu Nicolò Carosio: prima del ’60, era lui a gestire il monopolio del microfono, alla domenica pomeriggio. Raccontava il secondo tempo della partita principale: i colleghi in studio raccoglievano i risultati dagli altri campi e glieli comunicavano. Carosio li leggeva in chiusura di collegamento. Poi arrivarono i collegamenti da più stadi: ma all’inizio non si poteva intervenire per segnalare un gol, la comunicazione veniva data solo quando il «giro» dei collegamenti tornava sul campo dove si era segnato. Fino alla fine degli anni Sessanta “Tutto il calcio” veniva sospeso alla quart’ultima
di campionato: si temeva che si potesse falsare la regolarità del torneo, conoscendo dalla radio i risultati degli altri campi. Sembra preistoria, sono solo quarant’anni fa. Bortoluzzi: la signorilità. Ameri: il ritmo. Ciotti: il linguaggio forbito. I mostri sacri sono loro. Roberto Bortoluzzi ha condotto la trasmissione dal
giorno dell’esordio al 1987, gli sono poi succeduti Massimo De Luca (dall’87 al ’92) e Alfredo Provenzali, dal ’92 ad oggi. Ameri e Ciotti sono stati gli eroi delle domeniche per generazioni di tifosi.
La passione che trasmetteva Ameri, il suo ritmo (come quello di un treno, ricordano diversi colleghi: metafora azzeccatissima), le improvvise accelerazioni, le impennate della voce hanno fatto scuola. Ciotti resterà nella storia per la voce inconfondibile, ma anche per la grande competenza tecnica, per il
gergo: dalla «ventilazione inapprezzabile» al portiere che «abbranca in presa e si accinge al rinvio». «The voice», è stato ribattezzato: ma anche «Catarro armato». La leggenda (alimentata da lui stesso) vuole che la
voce fosse stata segnata per sempre da una radiocronaca di 14 ore sotto la pioggia alle Olimpiadi
di Città del Messico, nel 1968. Altri ritengono più verosimile addebitare il timbro vocale alle Chesterfield senza filtro, che accendeva una dopo l’altra. Certo, non si è risparmiato, Ciotti: 2.000 partite, 8 Mondiali, 14
Olimpiadi, 40 Festival di Sanremo, 15 Giri d’Italia. Tanto straordinariamente bravi quanto diversi, Ameri e Ciotti. Il primo che arrivava allo stadio tre o quattro ore prima, spesso quando i cancelli erano ancora chiusi, il secondo pochi minuti prima del collegamento in apertura di trasmissione. Ameri che non sopportava
– spesso non nascondendo il disappunto – le interruzioni non indispensabili di Ciotti, e per un vezzo evitava accuratamente di citarlo («La linea a Genova», o «a Milano», o «a Torino», quasi mai «a Ciotti»). E Ciotti che non tollerava di essere «solo» il numero 2. Una volta, per colpa di un tecnico non troppo solerte a chiudere il potenziometro e «spegnere» il microfono di Ameri, tutta Italia sentì la «prima voce» sbottare, dopo che Ciotti, contravvenendo alle regole, lo aveva interrotto per dare conto di un gol ininfluente. «Ma
si può essere più coglioni di questo! ». Ciotti arrivò a un passo dal querelare il collega. Ameri aveva provato a giustificarsi dicendo che l’offesa era rivolta a un tizio che era entrato nella sua cabina e lo aveva distratto, ma nessuno gli ha mai creduto. Il cd audio è una vera e propria chicca. Da Nicolò Carosio che racconta i Mondiali del ’34 a Riccardo Cucchi che esulta per la vittoria dell’Italia ai Mondiali di Germania 2006, c’è un pezzo di storia d’Italia, non solo del calcio e di «Tutto il calcio minuto per minuto». In mezzo, una raffica di voci indimenticabili: da Adone Carapezzi a Piero Pasini (morto «sul campo» nell’81: stroncato da un infarto
nella postazione Rai dello stadio di Bologna, mentre raccontava Bologna-Fiorentina), da Beppe Viola a Sergio Zavoli, da Everardo Dalla Noce a Livio Forma, da Carlo Nesti a Bruno Gentili.
Gol che hanno fatto epoca, volate-scudetto storiche, gioie grandiose e delusioni cocenti. Una raffica di voci, una raffica di emozioni.
(di Claudio Rinaldi, da: Gazzetta di Parma)

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.