GHIRARDI INSISTE: “A PARMA GLI SPONSOR LATITANO”

In una intervista a Zagnoli, pubblicata ieri da Avvenire il Pres ha affermato: “La società si deve identificare con il territorio, qui gli sponsor latitano, tanto più in periodo di crisi. L’ambito locale non ha contribuito alla rinascita del Parma”. La chiosa di Majo
ghirardi avvenire(gmajo) – La lunga eco del grido di dolore di Ghirardi sull’assenza di interesse del tessuto imprenditoriale di Parma per la squadra cittadina è arrivata perfino sulle pagine del quotidiano dei Vescovi, Avvenire, grazie ad una corrispondenza di Vanni Zagnoli, il quale vanta Majo2un freezer ben più capiente del mio, sicché non so se ha utilizzato un verbo fresco del Pres, o se ha scongelato sue dichiarazioni conservate con cura (ricordo la sua intervista per “Il Giornale”, in cui Tommaso affermò: “Sogno un bilancio in perfetto equilibrio e almeno una Champions”), fatto sta che ha dato un’ulteriore – e diversa – ribalta nazionale ad un problema spesso dibattuto in ambito locale, e anche al di fuori dei confini, ad esempio a Modena, a fine Marzo, in occasione della presentazione del libro scritto a quattro mani da Michele Uva e Gianfranco Teotino “La ripartenza”, quando asserì che a Parma non si raccolgono 3 milioni di sponsorizzazioni, dato, peraltro, in contraddizione con quanto poi documentato da stadiotardini.com, bilancio societario al 30.06.2010 alla mano, dove i proventi pubblicitari messi nero su bianco arrivavano a poco meno di 5. Continua all’interno, anche con la trascrizione del servizio di Zagnoli per Avvenire

In occasione della recente presentazione dei suoi due nuovi compagni di avventura – i due Alberto, Volpi e Rossi – Il Ghiro, rispondendo alla domanda-provocazione del Saltimbanco (reggiano) Enrico Boni, era andato un po’ in controtendenza rispetto al solito, esternando in maniera più indulgente con il territorio che lo ospita (sotto l’articolo di Zagnoli proporremmo la trascrizione di quell’intervento di Tommaso). Ora una sorta di retromarcia (a meno che quelle proposte da VZ non siano esternazioni di repertorio, e onestamente qualcuna mi pare di sì. Semmai, poi, ci replicherà o chiarirà, essendo un nostro affezionato lettore), dal momento che il messaggio indirizzato al tessuto economico parmigiano è forte e chiaro: «La società si deve identificare con il territorio, qui gli sponsor latitano, tanto più in periodo di crisi. L’unico segnale negativo arriva dall’ambito locale, che non ha contribuito alla rinascita del Parma». Fresche o scongelate che siano le parole di Ghirardi ripropongono il tema di questa presunta disaffezione o disinteresse per la squadra di calcio crociata da parte degli imprenditori cittadini. Forse ho già espresso la mia opinione al riguardo anche in altri articoli, ma io credo che si potesse, a ragione, parlare di menefreghismo della imprenditoria parmigiana verso le sorti del club prima che Ghirardi acquistasse a condizioni assai vantaggiose il Parma FC e non dopo. A proposito: l’altro giorno alla Coop di Collecchio ho rivisto Albertini, il plenipotenziario di Sanz, ai tempi del tentativo di acquisizione del Parma da parte dello spagnolo. Egli, pur declinando l’invito per una intervista, mi ha ricordato con un certo rammarico come non ci fosse certo stata par condicio di trattamento tra i vari interessati all’acquisto del Parma, basti pensare al Centro Sportivo che l’Amministrazione Straordinaria ha ceduto a Ghirardi, ma che era stato negato agli altri “concorrenti”, e quanto abbiano pesato i famosi 7,5 milioni di euro versati da Sanz a salvare il club, a suo dire assieme ai soldi di Gilardino. Sempre a proposito della famosa caparra confirmatoria confiscata, Albertini ha ammesso l’errore tecnico di Sanz, che nell’occasione, però, non avrebbe dato retta ai suoi suggerimenti. Fatto sta che proprio l’aver potuto mettere in cassaforte quei famosi soldoni dello spagnolo ha consentito al Commissario Bondi di poter raggiungere il budget che si era prefissato, potendo cedere il club agli Eventi Sportivi ad un prezzo inferiore rispetto a quello richiesto allo stesso Sanz o a Valenza. Basta ricordare questi nomi per vedere come fosse colpevolmente latitante ai quei tempi la parmigianità, ed allora la posta in palio era vitale, perché il club rischiava la cancellazione. Oggi giorno, invece,con una proprietà così ben definita e rimarcata, ad immagine e somiglianza di Tommaso, mi pare fisiologico che uno si tenga i suo dindini, anziché affidarli al Ghiro, in cambio di un 5% delle quote sociali, ergo, non contare nulla nelle decisioni e manco aver un adeguato ritorno di immagine. Questo vale per i parmigiani, ma anche per gli “stranieri”: certo i due Alberti, che nutrono stima ed amicizia per il Ghiro, come ci hanno spiegato in conferenza stampa, e prima ancora Marco Ferrari avranno fatto le loro considerazioni prima di acquistare il proprio 5%… Sul discorso degli sponsor, invece, in attesa di conoscere quanto appuntato nell’ultimo bilancio,continuo a sostenere che la risposta del territorio sia stata all’altezza, dal momento che main sponsor, jersey sponsor e sponsor tecnico che appaiono sulla maglia sono tutte realtà parmigiane o quasi (Navigare, ormai è acquisita, pur essendo di Rio Saliceto). Non solo: la forte richiesta per la creazione di spazi Upper Class, tipo i “demoliti” G LUX (che sembravano già tutti prenotati), testimoniano come la classe imprenditoriale di Parma, sia pure con forme di investimento innovative rispetto alle classiche che la concessionaria G SPORT ha saputo fare proprie ed accontentare, dia il proprio apporto alla casse della società di Viale Partigiani d’Italia. Dall’altro lato, però,c’è da interrogarsi perché ci sia bisogno continuamente di aumenti di capitale o finanziamenti soci per mantenere la gestione, nonostante, tra l’altro, la indubbia bravura di Leonardi nel creare plusvalenze sui calciatori (anche quelli che aveva scovato il vituperato Berta) e perché i fornitori del club lamentino pagamenti eterni (già abbiamo raccontato di uno felice per aver viste saldate le sue fatture dopo ben due anni, grazie all’intercessione di Tommaso in persona). Non è infine, un bel segnale, la dismissione della Palazzina Gandolfi, oggi giorno ritenuta un costo (soprattutto se si dovessero considerare gli arretrati), ma che un tempo, era stata anche fonte di entrate per il club nei momenti di maggiore difficoltà: ricordo anni fa quando la struttura venne subaffittata temporaneamente ad altre società impegnate in tornei e con i proventi furono pagati gli stipendi ai dipendenti. Oggi giorno, invece, si preferisce strappare un prezzo convenzionato all’Ilga Hotel (la trattativa con lo storico partner Pineta non è quindi andata a buon fine), riducendo di gran lunga il numero degli ospiti da 60 a 20 circa (teoricamente promesse da lanciare, ma gli ultimi prodotti di grido usciti dal vivaio rimangono Dessena, Cigarini, Rossi &.C.), piuttosto che continuare a mantenere quello che è sempre stato un fiore all’occhiello del Parma Calcio. Ma ormai il dato è tratto: dopo la cessazione del contratto di affitto la Foresteria passa al Comune, che a propria volta pare abbia trovato nella Federazione Rugby del presidente parmigiano Dondi il nuovo interlocutore. Il mobilio e le strutture interne (c’è anche una cucina) interesseranno i nuovi venuti (che nel caso dovranno acquistarli dal Parma) o preferiranno far smantellare tutto? Sarebbe, davvero, un peccato. Nel frattempo i progetti di crescita della struttura di Collecchio, pubblicamente sbandierati verso fine 2010, rimangono ben chiusi nel cassetto, e gli uffici societari rimarranno ancora per un po’ nel capiente ventre del Tardini. Prima di lasciarvi alla lettura di Ghirardi & Zagnoli, ricordo a quest’ultimo che “L’ultima Europa quattro anni e mezzo fa, quando il presidente Tommaso Ghirardi evitò il fallimento della società, inghiottita dal crack Parmalat” venne conquistata dal Parma di Mario Beretta, passato alla storia per la infelice frase del Presidente Angiolini (“Lo abbiamo scelto come allenatore perché era quello che costava meno”) strumentalmente riproposta a random da quei perfidi dei giornalisti. Quel Parma, in piena gestione commissariale, arrivò decimo (ex aequo con l’Empoli, ma i toscani figurarono undicesimi per la classifica avulsa) al traguardo, ma poi, viste le penalizzazioni di Calciopoli scalò fino al 7° posto, guadagnando così una insperata Europa. La nuova proprietà, però, fece appena in tempo a viverne l’ultimo atto a Braga con Ranieri (nel frattempo subentrato a Pioli) in panchina, che però non fu sufficiente per far proseguire quell’avventura. Gabriele Majo

ghirardi avvenireGHIRARDI: “STATE PIU’ VICINI AL MIO PARMA”
di VANNI ZAGNOLI (da Avvenire del 04.08.2011)

Il Parma è alla 21ª stagione in serie A nelle ultime 22. Solo Milan e Inter, Lazio, Roma e Juve vantano una militanza ancora più assidua, nell’ultimo quarto di secolo. L’ultima Europa quattro anni e mezzo fa, quando il presidente Tommaso Ghirardi evitò il fallimento della società, inghiottita dal crack Parmalat.
Sul mercato si è mosso con parsimonia, ingaggiando tre attaccanti svincolati rientrati dall’estero (Borini, Pellè e Sansone), cedendo Massimo Paci, bandiera difensiva, al Novara. Dall’Inter è tornato Biabiany, dal Napoli per Dzemaili sono giunti Santacroce e Blasi, anni fa di interesse azzurro. Il miglior acquisto è il cileno Valdes, brillante a Lecce e Bergamo. «La priorità – racconta Ghirardi – è l’equilibrio nel bilancio. Gestire una squadra di calcio è gravoso, soffro quando i tifosi non mi sono vicini».
La scorsa stagione è stata tribolata, lo spettacolo promesso da Marino si è visto raramente, Colomba ha raccolto 14 punti nelle ultime sette partite, una media impossibile da mantenere, sul lungo periodo. «A Parma mi trovo molto bene – riflette il presidente – , la piazza è eccezionale, ha manifestato attaccamento alla società e pure alla mia persona. Quando non sentirò più questo affetto potrei anche abbandonare la professione calcistica». Certamente resterà sino al 2013, quando la società ducale compirà un secolo. Ghirardi ha 36 anni, all’incirca la metà dei colleghi più longevi: Berlusconi e Pozzo, ZamparinI e Spinelli. «Non mi pongo limiti anagrafici. La Serie A è molto costosa, dall’imprenditoria parmigiana aspetto un sostegno economico, mi è arrivato solo da un paio di amici di fuori». Alberto Volpi, bresciano come lui, e il vicentino Alberto Rossi, presidente del Cogollo (Seconda Categoria) hanno acquisito il 5% a testa. «La società si deve identificare con il territorio, qui gli sponsor latitano, tanto più in periodo di crisi. L’unico segnale negativo arriva dall’ambito locale, che non ha contribuito alla rinascita del Parma».
I sostenitori sperano che nell’ultima settimana di mercato possa tornare Amauri, 7 gol nelle 11 partite disputate nel girone di ritorno, intanto per tre milioni è arrivata la comproprietà di Giovinco. Uno dei tanti capolavori dell’ad Pietro Leonardi. «È il miglior direttore sportivo italiano, alla terza stagione gialloblù. Spero rimanga a lungo, mi sono abituato bene. Conosce il calcio, il suo addio per un top club mi creerebbe difficoltà. Se l’Udinese è ritornata in Champions, è anche grazie ai talenti scovati da lui». Un giorno anche Ghirardi spera di vivere il preliminare di Champions. (Vanni Zagnoli, da Avvenire del 04.08.2011)

GHIRARDI INDULGENTE CON LA IMPRENDITORIA PARMIGIANA
Under Construction – Più tardi la trascrizione della risposta di Tommaso Ghirardi ad Enrico Boni dalla conferenza stampa del 21 luglio 2011 allo Stadio Tardini per la presentazione dei due nuovi soci

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

3 pensieri riguardo “GHIRARDI INSISTE: “A PARMA GLI SPONSOR LATITANO”

  • 5 Agosto 2011 in 14:49
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    Caro Gabriele, divertente il discorso del freezer. ho avvisato l'ufficio stampa, alla vigilia della mia corrispondenza, che avrei utilizzato parti inedite della mia lunga chiacchierata con il presidente. parlammo mezz'ora, toccando tanti temi che Il Giornale non poteva ospitare in toto.
    alla richiesta di Avvenire, di un tema o un personaggio a mia scelta – graficamente, in piano basso, l'intervista vera e propria non è il massimo -, ho scelto questo taglio.
    comunque originale.
    di recente volevo ospitare, sempre su avvenire, una semiintervista a lui sui 3 italiani ripresi dall'estero, non fu rintracciabile, di qui la soluzione intermedia.
    l'avviso all'ufficio stampa.
    sai, caro Gabriele, non si può pretendere di avere a propria disposizione i protagonisti del calcio in ogni situazione, in esclusiva, al telefono, motivati e con spunti inediti, attuali e in sintonia con lo spirito della testata.
    Un ringraziamento, da parte mia, va comunque all'ufficio stampa per l'attenzione che ha nei confronti delle mie sollecitazioni. Vengono vagliate con attenzione. buon lavoro

  • 5 Agosto 2011 in 17:14
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    Ciao Vanni, grazie per aver tempestivamente raccolto l'invito a chiarici la "genesi" del pezzo di ieri – molto interessante – apparso su Avvenire, che ho ripreso molto volentieri e a lungo chiosato poiché ispiratore davvero di diversi spunti di riflessione. Oggi sono alle prese con alcune pratiche burocratiche, diciamo così, che per espletarle spero nel migliore dei modi mi hanno comportato una perdita di tempo, sicché sono indietro con le risposte ai lettori. In giacenza, infatti c'è anche il tuo commento postato notte tempo, al quale replicherò dopo, così come pian pianino scriverò all'Ing. Bertolini. Prima di tutto, però, dovrò completare l'articolo scaturito dal tuo assist con l'inserimento di foto e collegamenti ipertestuali agli articoli correlati, oltre alla sbobinata della risposta "presidenziale" a Boni sul tema della imprenditoria parmigiana lontana dal Parma FC. E' stato proprio l'intervento in controtendenza pronunciato quel giorno dal Ghiro a farmi sorgere il dubbio che alcune delle sue battute da te immesse in questo pezzo potessero essere congelate anziché fresche. Ma non preoccuparti, non era una critica. In fin dei conti qualche anno fa "squattai" la mia fu ex signora – stupenda cuoca quando preparava piatti di pesce (se a cavava meno con la carne) – che in occasione di una cena con parenti ci propinò la sua specialità, alias il branzino al sale, per l'appunto congelato e non fresco. Gli altri commensali non se ne accorsero, io sì, e alla fine confessò. Per quello divenne ex… (Ovviamente su quest'ultimo punto sto scherzando…). Il tuo freezer è più capiente del mio perché contiene più materiale: tu sai conservare decisamente meglio di me. Pure il mio freezer vero è un elettrodomestico inutile, perché non mi piace congelare. E quelle volte che metto in frigo una notizia va a finire che va a male, nel senso che qualcuno la mette fuori prima di me. Una volta mi è successo perfino quando la notizia ero io stesso… Grazie ancora del contributo. A presto Gmajo

  • 5 Agosto 2011 in 23:25
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    sottolineo un altro dato, ovvero la nazionalità di certi temi. un media nazionale non può parlare di parma ogni giorno. spesso capita che un tema interessante di attualità a livello locale non trovi spazio sul nazionale, è così che allora mi è capitato, in 21 anni da freelance, che la redazione mi dica: "carino, vediamo domani, un altro giorno, più avanti. riprendiamolo alla prima occasione".
    poi, ti ripeto, non posso permettermi di punto in bianco, dietro ogni contatto con una redazione, di telefonare al presidente Ghirardi, così come ad altri colleghi suoi. Invece, ecco, quando c'è disponibilità, c'è un input da parte di una testata precisa ne approfitto per una chiacchierata omnicomprensiva, da cui poi scegliere i temi migliori per il servizio concordato. altri temi, comunque esclusivi, al telefono, li utilizzo all'uopo.
    ovvio che l'ideale per me e per tutti è chiamare all'istante e avere l'intervista e la risposta richiesta. ma appunto "cum grano salis", mi dicesti tu, da addetto stampa.
    inoltre ci sono temi nazionali che scatenano il dibattito locale e viceversa, e non. curiosità che un tempo ci dividevano e che io non propongo più ma che ora sviluppi tu.
    splendido, ad esempio, la tua intervista a lady santacroce, ciao

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