FRITTO MISTO (DI PARANZA)

Libere divagazioni di Gabriele Majo sulle ultime lettere pubblicate dalla Gazzetta di Parma sui crociati, le parole di Arrigo Sacchi ieri a Collecchio e il modello Athletic Bilbao dopo la serata di Fidenza

arrigo video 4(gmajo) – Oggi, per pranzo, stadiotardini.com vi somministra un fritto misto. Di paranza. Gli argomenti su cui vorrei liberamente divagare sono infatti tanti e piuttosto variegati. Non solo calamari e gamberi, ma anche sogliolette, triglie e merluzzetti. Gli ingredienti sono tratti da alcune lettere pubblicate tra ieri ed oggi dalla Gazzetta di Parma su argomenti d’attualità, alcune dichiarazioni strappate ieri ad Arrigo Sacchi, che era a Collecchio per assistere a Parma-Roma di Coppa Italia Primavera, che in esclusiva ci ha concesso poche ma significative perle, e la recente serata dedicata all’Athletic Bilbao svoltasi alla Libreria La Vecchia Talpa di Fidenza (presso la quale i tifosi crociati possono trovare in vendita anche il volume Parma in A che il sottoscritto curò per il club dopo l’ultima promozione: un volume ricco di foto e testimonianze dirette dei protagonisti che immodestamente ritengo stia bene in ogni libreria di un buon tifoso crociato). L’olio per friggere il tutto ce lo metto io…
Continua la lettura all’interno
Partiamo dai giovani, va. Sulla Gazzetta di Parma di ieri una lettera (che in calce trovate integralmente trascritta) di un autore anonimo per noi lettori, ma non per la redazione che ha certificato essere firmata, si legge il dato (allarmante) che “è da quando eravamo in amministrazione controllata (meglio: straordinaria, nda) che non escono più giocatori dal vivaio”. Sarò un nostalgico della gestione Bondi-Angiolini, tuttavia questi uomini non di calcio seppero mantener viva – per poi girarla all’attuale – una società modello, nonostante il terremoto che sconvolse l’intera galassia Parmalat. Una società che, nonostante le evidenti difficoltà economiche, seppe mantenere la categoria e con un manipolo di giovani nati nel proprio vivaio riuscire perfino ad approdare alla Semifinale di Coppa Uefa, giocata per lo meno con mezza squadra “bocia”. Correva la stagione 2004-05, quella culminata con l’epico spareggio che segnò per sempre ognuno di noi. Addetti ai lavori o tifosi non importa. Quelle stigmate segnarono davvero ognuno di noi. Tante volte disquisendo con Daniele Dessena (ma il discorso non vale solo per lui) ebbi modo di dirgli che nella tragedia Parmalat lui e gli altri giovani del settore giovanile crociato di allora furono fortunati. Senza il crac, infatti, magari si sarebbero persi come tanti altri calciatori in erba, magari in possesso delle loro stesse qualità, per dare spazio a qualche calciatore esotico più adulto, acquistato a peso d’oro. Loro, i Dessena & C., quelle qualità, ebbero modo di esprimerle, perché nell’emergenza vennero cooptati in prima squadra (dove dimostrarono ampiamente di meritare di starci), proprio grazie al fatto che non ci si poteva permettere di scialacquare al mercato. E qui posso fare il mio volo pindarico verso l’Athletic Bilbao. Ascoltando l’interessante presentazione del volume di Simone Bertelegni (a proposito: questa notte, finalmente, sono riuscito a ri-caricare alcuni dei filmati amatoriali di sabato sera, dopo i vari disservizi di you tube, sicché ora sono tutti perfettamente fruibili, cliccando sul presente collegamento ipertestuale) avevo subito pensato al miracolo dei nostri ragazzini, buona parte della nostra terra, capaci di tenere alto in Europa il nome del Parma nonostante tutto. L’Athletic club di Bilbao da anni fa la stessa cosa: bilanci a posto, budget ridotto, giovani solo baschi in squadra: in tempi di fair play finanziario un modello da seguire. Anche perché di soddisfazioni riescono a cavarsene parecchie. Purtroppo, però, è una utopia, un unicum. Anche se gli amanti del vero calcio genuino e sanguigno non possono non innamorarsi di quel club anomalo. Purtroppo, però, la massa continuerà ad entusiasmarsi se il proprio club spende e spande per prendere (supposti) campioni strapagandoli, nonostante la borsa a rotoli e la crisi dei mercati finanziari che, ahinoi, si ripercuote sull’economia reale (alias le nostre tasche). Purtroppo i media continuano ad essere assai diseducativi al riguardo dando spazio alle cronache di mercato, poiché a dire di chi li confeziona, sono quelle che tirano, sia in termini di vendite che di audience. Nel nostro piccolo cerchiamo di fare opera divulgativa di un calcio più virtuoso, che sappia sì fare affari (per questo abbiamo sottoscritto senza riserve, alzi esaltandole operazioni apparentemente impopolari come, ad esempio, la cessione di Paloschi di un inverno fa e quella estiva di Borini, poiché assai convenienti per i “numeri”) ma anche valorizzare le proprie risorse tecniche. E, con buona pace di Palmieri, purtroppo è vero quanto certificato dal lettore della GdP cartacea. Considerazione supportata anche dalla constatazione di un dispiaciuto Arrigo Sacchi, il quale, in esclusiva al microfono di stadiotardini.com, ha detto sì che ieri era presente a Collecchio per assistere a Parma-Roma di Coppa Italia per la Federazione, dunque con occhio teoricamente neutrale, ma in realtà sbilanciato verso i giallorossi, dal momento che i crociati sembravano l’Inter, avendo in rosa un alto numero di stranieri, comunitari ed extracomunitari. (Quanto siamo lontani dal modello Athletic !). Vittorio Campanini, storico specialista della Gazzetta di Parma per le cronache dal Settore Giovanile, da noi intervistato al termine del match, palesava la differenza con la Roma Primavera composta per 10/11 da italiani. Anzi, da laziali (nel senso di appartenenti alla regione Lazio, non alla omonima squadra di club prossima avversaria dei nostri). Aggiungendo pure che loro sanno pescare bene sul proprio territorio, che per altro offre molta materia prima. Ma siamo così convinti che il nostro, di territori, non sappia offrire altrettanto? Negli ultimi anni si è preferito andare alla ricerca di speranze in giro per il mondo o al limite nel Sud Italia, con spese per il club non proprio basse. Si pensi anche alla famosa storica Palazzina Gandolfi – cioè la foresteria dove abitavano circa 50-60 ragazzi del settore giovanile – cui, per esigenze di budget, si è rinunciato (ma credo anche per via degli arretrati), riducendo il numero degli “importati” trasferiti in un albergo di Collecchio. La mia personale sensazione è che manchi un anello di congiunzione adeguato tra la PFS (Parma Footoball School), che a occhio mi pare funzioni bene, e il serbatoio interno per la prima squadra. Il lettore in questione suggerisce, poi, una sorta di “commissariamento” del Settore Giovanile da parte di Pietro Leonardi: a parte che un conto è trattare (con relative plusvalenze benefiche sul bilancio) sul mercato dei grandi, un conto su quello dei piccoli (dove peraltro l’attuale AD crociato si era distinto quando era alla Juve), però di fatto da due stagioni Palmieri è stato affiancato da Pasquale Lanzillo, uomo messo lì appunto da Leonardi. Sicché non credo sia corretto credere che la Repubblica Palmieri sia completamente autonoma dalla Galassia Parma, bene in mano in ogni ganglio vitale all’attuale AD. Amministratore Delegato che viene criticato, con argomentazioni che personalmente condivido, dal lettore della Gazzetta di Parma Alberto Padovani da Colorno, di cui il quotidiano locale ospita oggi la missiva, di cui copio qui il cuore (mentre in calce sarà integrale): Non capisco cosa voglia Leonardi dalla squadra e, ancor di più da un allenatore che, oltre ad essere una persona seria, competente e stimata, sta facendo i punti necessari per una classifica all’altezza di questo Parma… Che infatti si trova a metà classifica insieme a Genoa e Fiorentina, non esattamente due squadrette. (…) Vogliamo dimenticarci infatti la magrissima figura del suo pupillo Marino, della sicura retrocessione che solo un miracoloso Colomba riuscì ad evitare? Vogliamo dimenticare, prima ancora, il pessimo trattamento all’attuale miglior allenatore della serie A: quel Guidolin dato in pasto all’Udinese, senza troppi complimenti (al di là delle dichiarazioni di facciata)?” . E poi: “Certamente, tutti vorremmo un Parma al vertice: ma non certo per nostalgia di Tanzi, voglio sperare. Solo con una programmazione seria e con la dovuta tranquillità si possono raggiungere nel tempo obiettivi ambiziosi. Senza le schizofrenie di chi urla “salvezza” e poi punta il dito verso la luna”. Avrei ben poco da chiosare, avendone ampiamente scritto, tra post e commenti, negli ultimi giorni, da quando è in corso in casa Parma il dibattito, a mezzo stampa, sulla “mentalità vincente”. E qui torna in auge l’Arrighe intervistato da stadiotardini.com ieri, che ha dato la sua dotta definizione: “Allora: la mentalità vincente, di cui si sente sempre parlare, ma che in pochi sanno definire o sanno di cosa si intende, è il frutto di una capacità lavorativa e di conoscenze, senza le quali non ci può essere mentalità vincente. Allora diventi prudente. Poi vuoi vincere, ma con prudenza. E non ho mai visto, appunto, che si riesca a vincere con prudenza…”. Contraddire il commissario tecnico vice campione del mondo del ’94 è da blasfemi, però un conto è se alleni il Milan, un conto se alleni, con tutto il rispetto, il Parma, che non può fare a meno, secondo me, di un pizzico di sana prudenza. Anche se va riconosciuto a Sacchi di aver centrato dei risultati, proprio grazie alla sua mentalità, anche con il Parma di metà anni ’80 che non pullulava certo di campioni (anche se qualcuno, poi, se lo sarebbe pure portato a Milanello, laddove, come narrava Gianni Brera all’epoca, fece incavolare di brutto Baresi II – alias Franco – dicendogli con la sua tipica pronuncia, di prendere esempio per i movimenti da qualche carneade del Parma…). La terza ed ultima lettera, ospitata sempre dalla Gazzetta di Parma, ci porta dal Parma metà anni ’80 di Sacchi a quello degli anni ’90 di Scala, sovente preso d’esempio da Ghirardi come modello da seguire. Personalmente avevo già detto la mia anche nei giorni scorsi, tra i commenti al video del suo intervento a Bar Sport che stadiotardini.com, grazie a Tv Parma, ha potuto riproporre integralmente a beneficio di coloro che avessero perso la diretta, e mi trovo in piena sintonia con il lettore della Gazza Guido Tagliavini quando afferma: Si parla di riportare nel Parma la mentalità degli anni ’90 che ci ha fatto vincere le Coppe. Parole sante. Ma ora la situazione è assai diversa. All’epoca c’era un gruppo giovane e importante proveniente dalla serie B che strada facendo fu rinforzato con alcuni giocatori giusti al posto giusto, da Cuoghi sino ad Asprilla (senza il quale non avremmo mai vinto la semifinale di Coppa delle Coppe). Oggi i ‘senatori’ del gruppo non sono certo giocatori dello stesso livello di quelli di allora e i migliori talenti devono essere giustamente ceduti per far cassa. Creare un gruppo importante con mentalità vincente oggi è difficile, quantomeno mantenerlo negli anni. (…) Comunque in questo quadro credo che maggiori aspirazioni di noi tifosi e della società potranno essere soddisfatte solo nel momento in cui Ghirardi sarà affiancato da soci importanti che gli daranno la possibilità di far crescere campioni e poterli trattenere il giusto periodo senza doverli cedere subito per far cassa”. Concludo con una piccola provocazione: ora che sono stati sdoganate sul quotidiano locale lettere con critiche verso Ghirardi e Leonardi, il buon Crociato 63 potrà, per par condicio, irrogare loro tranquillamente qualche “0”, anziché potersi sfogare solo sul web, come raccontammo qualche tempo fa? Gabriele Majo

LETTERE DALLA GAZZETTA DI PARMA DEL 2 E 3 NOVEMBRE 2011


IL SETTORE GIOVANILE DEL PARMA
Signor direttore,
seguo il Parma da tanto tempo e leggendo un intervista su un altro quotidiano locale rilasciata dal responsabile del settore giovanile del Parma, il signor Palmieri, sono rimasto esterrefatto e mi ha portato a fare delle considerazioni. Questo signore, che mi sembra sia nel Parma ormai da almeno 5 anni, dice che va tutto bene, i giovani crescono e che il bilancio del suo lavoro è buono. Ma si rende conto di quello che dice? E’ da quando eravamo in amministrazione controllata che non escono più giocatori dal vivaio. Possibile che nessun giornalista in questi anni abbia mai sollevato il problema? I vari Rossi, Cigarini e Dessena sono venuti fuori quando soldi non ce n’erano. E a detta del presidente Ghirardi gli investimenti nel settore giovanile vengono fatti e a questo punto mi viene da dire, investiti dove?
Su questo quotidiano addirittura c’è anche una tabella sui giocatori usciti dal vivaio che hanno esordito in serie A, ma forse era meglio per questo signore che non fosse stata pubblicata, visto che si evince che i risultati degli ultimi anni sono a dir poco deludenti. Per una società che ha come scopo salvarsi, ma anche mantenere i bilanci in parità, è vitale che riesca ad autofinanziarsi con i giovani. Non abbiamo nemmeno un giovane uscito dal vivaio nella rosa. Caro presidente si preoccupi di più del settore giovanile, continui ad investire e visti i risultati forse è meglio che dia tutto il settore giovanile in mano al direttore Pietro Leonardi (che ha ottenuto ottimi risultati in passato) invece che a persone che evidentemente non sono in grado di svolgere al meglio il proprio lavoro.
Lettera firmata
Parma, 30 ottobre


NON CAPISCO LEONARDI
Gent. direttore,
io non vivo certo di pane e calcio, per fortuna ho altre cose di cui occuparmi prioritariamente. Però so apprezzare, anche per esperienza diretta, il buon calcio (più che il “bel calcio”, e qui concordo con le argute riflessioni del vostro grande acquisto, Italo Cucci). Ciò detto, essendo tifoso moderato del Parma (ma non di altri club insieme a quello), non capisco cosa voglia Leonardi dalla squadra e, ancor di più da un allenatore che, oltre ad essere una persona seria, competente e stimata, sta facendo i punti necessari per una classifica all’altezza di questo Parma… Che infatti si trova a metà classifica insieme a Genoa e Fiorentina, non esattamente due squadrette. Mi pare piuttosto che a non essere più in sintonia sia proprio Leonardi stesso, e non da ieri, ovvero dopo quello sfogo abbastanza assurdo che si può leggere sulla Gazzetta di oggi, 1/11. Vogliamo dimenticarci infatti la magrissima figura del suo pupillo Marino, della sicura retrocessione che solo un miracoloso Colomba riuscì ad evitare? Vogliamo dimenticare, prima ancora, il pessimo trattamento all’attuale miglior allenatore della serie A: quel Guidolin dato in pasto all’Udinese, senza troppi complimenti (al di là delle dichiarazioni di facciata)? Leonardi, se non sta bene al Parma, vada a cercare gloria altrove, se gli riesce di trovarla…
Il presidente Ghirardi smetta di fare il “Ponzio Pilato” della situazione, che tanto i parmigiani e i parmensi (come me) hanno già capito l’antifona da tempo. Certamente, tutti vorremmo un Parma al vertice: ma non certo per nostalgia di Tanzi, voglio sperare. Solo con una programmazione seria e con la dovuta tranquillità si possono raggiungere nel tempo obiettivi ambiziosi. Senza le schizofrenie di chi urla “salvezza” e poi punta il dito verso la luna. Al momento teniamoci stretto Giovinco, l’unico campione di questa squadra, per il resto imbottita di buoni giocatori.
Alberto Padovani
Colorno, 1 novembre

IL PARMA DI OGGI E QUELLO DI UNA VOLTA
Gentile direttore,
sono un tifoso del Parma che in questo periodo seguo dall’estero per motivi di lavoro. Scrivo in merito alle parole del ns Dg Leonardi ed in particolare quelle del nostro amato presidente Ghirardi riportate sulla Gazzetta di martedì 1 novembre. Si parlava di riportare nel Parma la mentalità degli anni ’90 che ci ha fatto vincere le Coppe. Parole sante. Ma ora la situazione è assai diversa. All’epoca c’era un gruppo giovane e importante proveniente dalla serie B che strada facendo fu rinforzato con alcuni giocatori giusti al posto giusto, da Cuoghi sino ad Asprilla (senza il quale non avremmo mai vinto la semifinale di Coppa delle Coppe). Oggi i “senatori” del gruppo non sono certo giocatori dello stesso livello di quelli di allora e i migliori talenti devono essere giustamente ceduti per far cassa. Creare un gruppo importante con mentalità vincente oggi è difficile, quantomeno mantenerlo negli anni.
Giustamente Leonardi ha creato una rosa ampia (compatibilmente con le risorse economiche) dalla quale sperare di fare emergere qualcuno da valorizzare. Inevitabilmente sarà molto più difficile di allora forgiare la giusta mentalità in un gruppo così numeroso e soggetto a continue variazioni nelle varie sessioni di mercato. Certo, il discorso sarebbe ancora lungo. Comunque in questo quadro credo che maggiori aspirazioni di noi tifosi e della società potranno essere soddisfatte solo nel momento in cui Ghirardi sarà affiancato da soci importanti che gli daranno la possibilità di far crescere campioni e poterli trattenere il giusto periodo senza doverli cedere subito per far cassa. Forza Parma!
Guido Tagliavini
Parma, 1 novembre

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

4 pensieri riguardo “FRITTO MISTO (DI PARANZA)

  • 3 Novembre 2011 in 14:44
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    Caro Majo ma vorrei dire la mia sulla lettera sul settore giovanile e dintorni. Mi perdonera l anonimato ma spero di rimediare fornendo qualche argomento di discussione vera. A mio parere quella lettera parte da un argomento solido (non debuttano molti giovani in prima squadra) ma con parole e toni che francamente sembrano scritte da un genitore deluso di aver visto magari suo figlio scartato dal settore giovanile….
    il problema se lo vogliamo analizzare bene è che in italia manca un campionato intermedio tra primavera e serie a, dove far debuttare giovani direttamente è impossibile (lo vediamo bene per esempio con danilo pereira , curriculum giovanile di tutto rispetto e mai preso in considerazione in prima squadra).
    Ovviamente tutto ciò costa ma se non si fa questo vuol dire che le responsabili di questa situazione sono le societa stesse che preferiscono avere rose di 30 giocatori esperti piuttosto che rischiare con i giovani del vivaio.
    in spagna inghilterra ecc esiste la squadra b o come la vogliamo chiamare dove i giovani usciti dalla primavera si possono confrontare con giocatori 30enni di esperienza e quindi acquisiscono una diversa maturita.
    in italia questo non esiste e i ragazzi usciti dalla primavera vengono mandati in prestito in legapro dove si perdono , magari proprio perche in prestito e quindi non valorizzati adeguatamente dalle societa in cui giocano.
    detto questo un giornalista come lei ha gli strumenti per verificare quanto segue :
    – tolto l anno della serie b (in cui hanno esordito i dessena cigarini ecc) negli ultimi 20 anni (non 5) quanti giocatori del settore giovanile del parma hanno debuttato in prima squadra
    – nelle 20 societa di serie a quanti ragazzi dei rispettivi settori giovanili stanno giocando e hanno fatto il passaggio dal settore giovanile alla prima squadra
    – di questi quanti sono prodotti del settore giovanile o acquisti veri e propri (vedi de vitis al parma o el shaarawi al milan)

    date le risposte a queste domande si vedra il quadro completo altrimenti è solo appunto fritto misto
    saluti

  • 3 Novembre 2011 in 17:23
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    Gentile Anonimo, le perdonerò l'anonimato, pur non capendolo: al limite poteva scegliere un nick name, che mica svela paternità. maternità, data et luogo di nascita, residenza e così via, peraltro facilmente riscontrabili da chi di dovere con l'analisi degli indirizzi IP. E poi, per i contenuti non certo scabrosi della sua missiva, non capisco tutta questa prudenza. Ma tant'è.
    Ovviamente non ho avuto il tempo di documentarmi prima di risponderle, sicché sulle ultime sue considerazioni andrò "a spanne" o a naso, che per l'appunto non mi manca. Intanto una correzione: i vari Dessena e Cigarini, come ricordato nell'articolo, non hanno fatto il loro esordio l'anno della B, bensì in una annata difficile quale quella che ci ha fatto salvare nello spareggio di Bologna. E, come spiegato nell'articolo, nella grave emergenza, nella difficoltà post crac Parmalat, la bontà di quel settore giovanile ( i ducali vinsero pochi anni prima di quei fatti lo scudetto Allievi, e c'era pure un certo Giuseppe Rossi…) contribuì al salvataggio del Parma e al raggiungimento della Semifinale di Coppa Uefa. Una storia che in piccolo mi ha ricordato quella dell'Athletic Club de Bilbao che da anni si cava soddisfazioni con i frutti del proprio vivaio, esclusivamente formato da calciatori provenienti dalla regione. La lettera della Gazzetta di Parma potrebbe essere stata scritta, come sostiene lei, da qualche genitore deluso perchè il proprio figlio è stato scartato, o da qualche ex collaboratore del vivaio, come invece suppongo io, tuttavia quello che mi interessava di quella missiva non erano certo le invettive polemiche, quanto le considerazioni che stanno alla base delle riflessioni che stiamo facendo. Sicché la ritengo particolarmente utile, al di là degli spunti polemici. Del resto lo stesso Sacchi ha certificato come nel settore giovanile di oggi ci sia non solo ben poco di pramzan, ma anche di nazionale, tant'è che lui è stato costretto a seguire soprattutto la Roma (cosa ben diversa, da come ha scritto qualcuno, dall'essere venuto a sostenere i crociati), nei suoi panni di coordinatore FIGC delle nazionali dall'Under 16 all'Under 21. Viceversa, come ho già ripetutamente rimarcato, la Roma (una delle Primavere più forti e interessanti) pesca abbondantemente nel bacino laziale e ieri aveva in campo solo uno straniero, come ricordato nell'intervista da Vittorio Campanini. Che poi quello del settore giovanile non sia un problema isolato al Parma (per via dei pochi travasi diretti da vivaio a prima squadra) ma comune a diverse squadre della Penisola (isole comprese) non deve essere un alibi. In piena era di fair play finanziario i vivai vanno riscoperti e non solo a chiacchiere o con leggi strampalate che impongano per forza l'utilizzo di un tot di under nelle serie minori. Comunque Paloschi è stato un esempio di un giovane passato dalla Primavera del Milan alla prima squadra. E stiamo parlando del Milan. Ma prima dei rossoneri e delle big dovrebbero arrivarci proprio quelle squadre della stessa fascia del Parma. Sul campionato riserve se n'è parlato di recente anche a Bar Sport, quando il sottoscritto stimolò Piovani a proposito delle amichevoli del giovedì con squadre di Lega Pro. Io sarei favorevole al ripristino di un campionato del genere, che consentisse, però, un travaso sistematico tra squadra A e squadra B, non formazioni chiuse, se no non avrebbe senso. Potrebbe essere una buona palestra, anche se credo che la nostra pedata dovrebbe essere un po' più coraggiosa, con un maggiore lancio di propri prodotti in prima squadra. Cordialmente Gmajo

  • 3 Novembre 2011 in 17:53
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    l accontento sull anonimato e replico :

    e vero dessena e cigarini hanno debuttato dopo il crac parmalat , appunto dopo un evento ben piu grave di una retrocessione in b. a riprova che il trend normale delle societa di serie a è quello di non far accedere direttamente alla prima squadra i ragazzi se non costretti da cause di forza maggiore . Lei ha fatto l esempio di paloschi , io le faccio quello di matri settore giovanile del milan mandato in provincia e mai fatto esordire…
    lo stesso giuseppe rossi a parma non è stato trattenuto quando il manchester lo ha preso. e tornato qui a salvarci solo perche ghirardi lo ha preso in prestito (sbagliando poi a non riscattarlo e prendere lucarelli…)

    che la roma abbia tanti italiani nella primavera e un merito ma ovviamente col loro bacino d utenza e un po piu facile. in ogni caso i dati dei ragazzi del nostro settore giovanile sono sul sito e non mi stupirei se il 70% fossero nati a parma e limitrofe e io sarei il piu contento se fossero sempre di piu

    saluti

  • 3 Novembre 2011 in 19:10
    Permalink

    Buonasera Baggio (immagino Dino, dal momento che Roberto, per via di Ancelotti, di qui non è mai transitato…) e grazie per aver posto un nick name ponendo termine all'anonimato. In effetti lo scopo del mio articolo era quello di indicare una soluzione utopica quale quella dell'Athletic (chi ha voglia di passare un'ora e mezzo sentendo parlare di calcio genuino può cliccare sull'apposita news di stadiotardini.com e troverà, finalmente tutti fruibili, i 9 video amatoriali della serata alla Vecchia Talpa) che appunto valorizza giovani del proprio territorio (oltre a budget ridotto e controllato + sana gestione). Ho dato un'occhiata alla rosa della Primavera del Parma e lei non ha tutti i torti nell'evidenziare che circa il 70% sono calciatori del territorio e zone circostanti. Ma rimane anche la certificazione dell'Arrigo Nazionale di ieri, il quale diceva che da noi in campo c'erano troppi stranieri comunitari o meno che fossero, almeno rispetto agli avversari che avevano 10/11 italiani (magari anche di qualità superiori, mi permetto di aggiungere io). Comunque nell'attuale stagione, per le ragioni già ricordate nell'articolo (la storia della dismessa Palazzina Gandolfi, alias la Foresteria) il settore giovanile del Parma è andato un po' in controtendenza rispetto al recente passato, quando, appunto, venivano pescati soprattutto calciatori al Sud o all'estero; adesso, in effetti, si è tornati a dare un'occhiata al nostro bacino (anche per risparmiare sulle spese di ospitalità). Detto questo: sono d'accordo che il crac abbia rappresentato un trauma peggiore della retrocessione (che l'amministrazione straordinaria senza grandi intenditore di pallone al timone è riuscita ad evitare, al contrario di quanto sarebbe poi avvenuto a cessione ultimata) e sono pure io dell'idea che dovrebbe essere una cosa normale il travaso da vivaio a prima squadra e non solo una situazione d'emergenza, come era stato in quella infausta situazione. Certo, però, prima si era lavorato bene se c'erano a disposizione giovani di tal fatta, giovani, comunque fortunati, come dicevo nell'articolo, perché hanno avuto la possibilità di un lancio (al contrario di tanti altri meritevoli che non l'hanno avuta) in serie A.
    Sulla questione Giuseppe Rossi è bene essere precisi, per evitare anche luoghi comuni che fioccano sempre a gogò. A riportarlo in Italia fu Gabriele Zamagna, che era stato promosso DS da Angiolini, durante l'interregno Bondi. E non fu certo Ghirardi, che ne beneficiò a seguire. Certo prima di concludere l'operazione chi ha vednuto ha chiesto a chi ha comprato se era d'accordo (e ci mancava pure che dicesse di no…). Dopo di che è corretto nei confronti di Ghirardi ricordare che tra la mancata conferma di G. Rossi e l'arrivo di C. Lucarelli passarono sei mesi: ed è sbagliato mettere in correlazione le due operazioni. Ghirardi, per me, sbagliò nel sentenziare: "mai più calciatori in prestito" ed esigere solo calciatori di proprietà (anche se avremmo visto successivamente quanti giocatori in compartecipazione o a titolo temporaneo hanno caratterizzato la sua gestione): se avesse chiesto umilmente il rinnovo del prestito al Mch magari lo avrebbe ottenuto. Volendo, invece, avere la proprietà del cartellino ha inconsapevolmente aperto l'asta internazionale che non l'ha visto vincente, anche per la miopia dei grandi club italiani che non lo hanno assecondato acquistando metà del cartellino come proponeva lui. C. Lucarelli fu il tentativo di rimediare ad una stagione disgraziata nata male e che poi, nonostante quella spesa, finì peggio. E dire che a Braga, a pranzo coi giornalisti, aveva solennemente affermato che C Lucarelli non l'avrebbe preso mai… Cordialmente Gmajo

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