GHIRARDI E LA SOLITA MINACCIA DEL PASSO INDIETRO

Avvertimento in tv e a mezzo stampa del presidente: “Rifletterò. Voglio capire a che punto siamo arrivati di questa bella storia. Stiamo attenti a non mettere a rischio un progetto che può dare soddisfazioni e a non perdere la giusta dimensione Se Parma chiede a Ghirardi di vincere la Champions League o di vincere lo scudetto, Ghirardi non è all’altezza. Perciò è giusto che si faccia da parte a chi, parmigiano o non, ha queste capacità. Se anche davanti agli attuali risultati, l’ambiente parmigiano, i tifosi, i media, gli imprenditori, non sono contenti, vuol dire che io non sono all’altezza di continuare con questo progetto”. Le chiose di Gabriele Majo

ghirardi gazzetta di parma(gmajo) – Come non ho avuto esitazioni nel proclamarmi pienamente d’accordo con l’amareggiato, anche se per certi versi esagerato, sfogo telefonico di Sandro Melli di lunedì sera a Bar Sport, dopo i fischi di Parma-Lecce, così non ho difficoltà subito nel dichiarare che non condivido gran parte, se non tutto, dell’intervento sulla stessa antenna (quella di Tv Parma) del presidente Ghirardi, stamani ripreso ed approfondito dal ghirardologo della Gazzetta di Parma  Sandro Piovani. Parto da un presupposto: l’amore è un sentimento spontaneo. Non puoi pretenderlo. E, nel caso, neppure comprarlo. Sarebbe un surrogato. Dunque la consueta minaccia – consueta perché è lo stesso Pres  a riconoscere di avere più volte insistito sul tema – di abbandonare se non sente un adeguato affetto o apprezzamento attorno, specie in questi tempi di congiuntura che lo possono indurre più concretamente a pensare: “chi me lo fa fare”, a mio avviso lascia il tempo che trova. In più bastavano, e per certi versi già avanzavano, dato l’attacco frontale, le parole di Melli, senza aggiungere il carico di quelle presidenziali. Peraltro già ascoltate diverse volte. .

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melli a bar sportNelle ultime ore in tanti hanno palesato il sospetto che a muovere Melli fosse stato Mourinho-Leonardi: io, al contrario di Schittone e a quelli che la pensano come lui, non ritengo che l’AD pianifichi chissà quali strategie comunicative protettive del gruppo, come fa il famoso coach portoghese, ma, soprattutto a caldo, sia un istintivo. Poi, semmai, a freddo, corregge il tiro. Che la famosa uscita smodata dopo i fischi di Parma-Lazio in epoca Guidolin, quella del teatro Regio e degli abbonamenti rimborsati, per capirci, fosse stata fatta per proteggere l’allenatore sviando l’attenzione dai risultati, per me è una favoletta. E l’abile dirigente, dopo aver sentito i suoi estimatori raccontarla, l’ha fatta sua, finendo per crederci lui stesso. Dunque Ciccio Melli non è stato mosso da Leonardi: lo ha detto lui stesso, specificando che non era il Team Manager a telefonare, ma l’ex giocatore e il tifoso. Sì certo, il massimo dirigente sapeva che avrebbe chiamato in tv: era un preciso dovere del sottoposto avvertire il suo superiore. Ma non è certo stato Leonardi a dire a Melli quello che Archimmagine -007doveva dire. Si sentiva troppo la genuinità del personaggio, facilmente riconoscibile da chi lo conosce bene. Non puoi recitare così bene una parte se non la senti tua. Ricordo che una volta, quando ancora lavoravo per lui, Ghirardi mi chiese di fare un intervento telefonico a Teleducato: io non condividendo affatto né la scelta di telefonare, e men che meno quello che dovevo dire, tentai di convincerlo, senza riuscirci, di lasciar perdere. Telefonai, dunque, e feci una figura barbina, perché pur essendo un abile oratore, non sentendo “miei” gli argomenti, non riuscii ad andare oltre il mio dovere professionale mettendoci quel qualcosa in più, in termini di entusiasmo e passione, che spesso fanno fare la differenza. Diverso, invece, era quando certi argomenti li sentivo o li sposavo appieno. Ho fatto questo esempio proprio per dimostrare che è difficile agire a comando. Il Melli che abbiamo sentito era un Melli vero, non artefatto.gazzetta di parma it Come scrive Piovani, un Melli dei bei tempi andati…

Certo, anche Ghirardi è stato spontaneo nella telefonata con Milano durante il Tg di ieri sera (rivedibile e riascoltabile cliccando qui, grazie a gazzettadiparma.it che la ripropone sul web), ma in termini comunicazionali non poteva apparire altrettanto funzionale a poche ore di distanza dall’estemporanea uscita del suo team manager. Mi accingo ora a confutare se non punto per punto, gran parte dei contenuti del collegamento di Ghirardi, da Piovani definito “realista e amareggiato” (il secondo aggettivo mi convince, il primo un po’ meno), così come è stato trascritto e approfondito  sulle pagine del quotidiano locale.

«Sono sorpreso di questa situazione che si vuole creare. Ho letto il comunicato dei Boys e sono d’accordo con loro. Mi sembra un messaggio molto corretto e realista. E molto legato al Parma, alla società ed ai giocatori». Tolto che personalmente ritengo stucchevole la continua piaggeria verso il gruppo Ultrà, in quanto, per come la penso io, un presidente dovrebbe rivolgersi con par condicio a qualsiasi tifoso, vedo che anche a Tom è piaciuto l’aggettivo realista abbinato, in questo caso, al comunicato dei Boys. Ma queste sono quisquilie: l’attenzione va posta al primo passaggio, quando Ghirardi parla di situazione che si vuole creare. Posto che non saprei dire chi possa essere il fantomatico manovratore, né il suo movente, mi viene da pensare che possano avere contribuito a creare questa situazione (in un variegato mix di componenti) anche certe precedenti uscite verbali proprio dello stesso Ghirardi, il quale alzando l’asticella delle aspettative, ha creato illusioni. E quando ci si illude più facilmente ci si delude. Il riferimento diretto è al post-vittoria sull’Udinese, quando ha proclamato che questa squadra è sottovalutata. Io capisco che il presidente sia il primo tifoso, però, a differenza del tifoso normale, le parole che usa sono macigni. Così come quelle che da Brescia erano a suo tempo rimbalzate sul fatto che in questa stagione non voleva accontentarsi, come al solito, di lottare per non retrocedere, ma voleva qualcosa in più. Così come dopo la sconfitta di Novara quando aveva detto che il suo Parma aveva una mentalità da provinciale. Magari, l’avesse… Perché proprio lottando con le armi da provinciali che certe provinciali hanno avuto ragione dei crociati, che avevano rinunziato per presunzione, o insipienza, ad essere provinciali. Un conto è il proclama “Correre & picchiare”, che ben si addice ad una provinciale, un conto il “vogliamo stupire”, proclamato sì da Leonardi, ma che non poteva che essere ispirato dal presidente, dopo l’ennesima figuraccia della sua squadra a casa di Galliani.

«Siamo in un periodo economico di grande difficoltà. Fare calcio oggi grava molto sul portafoglio mio e della mia famiglia e dei miei azionisti. Come ho detto più volte, devo sentire l’affetto dei tifosi e della città verso questa squadra e questa società. La mia forza e la mia voglia di combattere, in momenti così duri, deve arrivare dai tifosi, dalla gente». E’ proprio questa la frase ghirardiana che ha stimolato la mia riflessione nell’incipit sull’amore che non può essere a comando. Non credo che Tommaso sia talmente ingenuo dal credere che un presidente possa essere amato da tutti a prescindere. A parte che l’arte di farsi amare non è poi così semplice e non so se lui in coscienza possa affermare di avere fatto di tutto per essere amato. Ma anche così fosse, è evidente che, per la posizione che ha scelto di ricoprire (ottenuta a condizioni di favore, rispetto agli altri competitor dall’Amministrazione Straordinaria: si ripensi alle offerte scartate di Valenza, o all’autogol di Sanz e al fatto che a costoro non sarebbe stato ceduto il Centro Sportivo da lui acquistato a prezzo di saldo) lo sottopone al giudizio di tutti, tifosi, media, etc. e il giudizio, va da sé, non può essere sempre positivo. Io penso che Ghirardi, a Parma, di affetto ne abbia ricevuto pur con tutti i difetti della nostra gente incontentabile e un po’ con la puzzetta sotto il naso. Chissà se si troverebbe meglio guidando la squadra della sua provincia di nascita, il Brescia, i cui tifosi, forse, sono più caldi dei freddi parmigiani, ma probabilmente meno propensi a tollerare degli errori. Qui il peccato mortale di una retrocessione – evitata perfino durante le ristrettezze dell’Amministrazione Straordinaria – non gli è certo stato fatto pesare più di tanto, si considerino, in proposito, i tanti rinnovi degli abbonamenti. Se bastano quattro fischi per mettere in crisi quello che davanti ai giornalisti bresciani la scorsa settimana aveva orgogliosamente definito un matrimonio…

«Sto vedendo situazioni esasperate. Non ci si accontenta mai. Stiamo facendo un buon campionato, siamo a sei punti dalla zona retrocessione, con sette squadre dietro a noi. Credo che stiamo facendo un campionato di A abbastanza tranquillo. Le mie riflessioni partono da qui. Se anche davanti a questi risultati, l’ambiente parmigiano, i tifosi, i media, gli imprenditori, non sono contenti, vuol dire che io non sono all’altezza di continuare con questo progetto». In parte ho già chiosato prima: il primo ad esasperare la situazione è stato proprio il “GhiLeo”, alzando l’asticella delle aspettative (inevitabile gli andassero dietro i tifosi, vogliosi, per definizione, di avere la propria squadra sempre al top, invincibile, e qui, in particolare, di rivivere almeno in parte i fasti della Dominazione Calisto”). Le parole del Ghiro nella settimana successiva a Novara-Parma sono state stigmatizzate perfino da un giornalista neutrale, Tarcisio Mazzeo di Radio Rai, il quale le aveva trovate ingenerose ed esagerate. E’ una palese contraddizione passare dal famoso “Dobbiamo stupire”, all’attuale: “Siamo a sei punti dalla zona retrocessione, abbiamo sette squadre dietro, etc”. L’ambiente parmigiano se vede che non si accontenta il presidente tifoso, a propria volta si adegua. I media, poi, non è che debbano essere contenti o meno, quanto limitarsi a documentare: purtroppo c’è troppa commistione e confusione di ruoli. Meglio sarebbe se ognuno se ne stesse al suo posto, tutti liberi da condizionamenti e complicità. Imprenditori scontenti, dice il Ghiro? Non so se intendesse alludere al fatto che sul territorio non riesce a trovare soci, ma mi pare che il territorio abbia risposto a sufficienza con le sponsorizzazioni. Sommando tanti autogol comunicazionali si concorre alla creazione di una certa situazione: come un anno fa è stato pagato a caro prezzo il battage promozionale a Marino e al suo calcio propositivo in realtà mai visto concretamente sul campo, oggi, si pagano tutte le aspettative create con la cosiddetta “voglia di stupire”. La solita storia dell’asticella più alta, e delle delusioni che sono più alte quanto sono più alte le illusioni.

«Voglio riflettere e dopo la partita con il Catania, durante le vacanze, su questa situazione ma anche sul futuro. Non so darmi una spiegazione (dei fischi, nda). Voglio capire a che punto siamo arrivati di questa bella storia. Ho avuto più soddisfazioni che delusioni. Però io chiedo e pretendo che ci sia più coerenza e realismo». Già una volta, in passato, sempre durante un esercizio di chiosa a delle esternazioni ghirardiane, mi ero trovato a confutare l’utilizzo del verbo “pretendere”, perché di fronte all’ascoltatore ci si pone in un modo che non può che risultare antipatico. Poi non ci si stupisca se non si avverte amore. Un conto è chiedere. Un conto è pretendere. Proprio l’utilizzo del vocabolario ci tratteggia come figure. Ghirardi parla di bella storia col Parma con più soddisfazioni che delusioni. Bene. Allora bastano quattro fischi per mettere in discussione il matrimonio, tra l’altro la settimana successiva alla presentazione di una certa “dote” quale indubbiamente è l’erigendo nuovo Centro Direzionale di Collecchio, per il quale sono previsti investimenti pari a circa 6,5 milioni di euro, peraltro finanziati dal Credito Sportivo? Mi sembra di assistere a quei film dove uno dei due candidati coniugi, spaventato, scappa proprio quando è davanti all’altare… Durante la “pausa di riflessione” il Ghiro penserà alla sua storia d’amore col Parma, o al corteggiamento incessante del Brescia, cui ha già apertamente suggerito di prendere il suo “delfino” Penocchio, che dunque potrebbe proprio essere una sorta di apripista per lo stesso Tommaso, come facilmente viene da pensare, considerando che è il suo fedele vicepresidente? E quelle cene galeotte su cui ha tanto ricamato la stampa bresciana? D’accordo che i fischi sono arrivati con Parma-Lecce, ma è il caso di creare una crisi coniugale proprio dopo che è stata comprata casa?

«Ho aziende che vanno bene e pago stipendi puntualmente a centinaia di dipendenti. Ma ho una società di calcio che mi crea dei problemi nella gestione. Abbiamo tante problematiche. Fino ad ora sono riuscito a portare avanti questo progetto, anzi lo abbiamo rilanciato con la presentazione della nuova sede. Poi delle giornate come domenica sono terribili. Passi da una esaltazione di una possibile vittoria che ti lancia in classifica alla sconfitta che ti può portare in basso. E in più una contestazione gratuita, assurda. Addirittura a fine primo tempo, quando ancora stai vincendo. Se Parma chiede a Ghirardi di vincere la Champions League o di vincere lo scudetto, Ghirardi non è all’altezza. Perciò è giusto che si faccia da parte a chi, parmigiano o non, ha queste capacità». Credo che Ghirardi, il quale quando aveva comprato il Parma non era certo un novizio del calcio, vantando anni di gestione del Carpenedolo (e come asseriva lui il calcio è uguale dalla Terza Categoria alla Serie A), sappia bene che non sempre si riesce a vincere e che in questi malaugurati casi può anche capitare di sentirsene cantare due, o subire qualche fischio dai tifosi. Bisogna farsi forza, perché questo è il gioco. Come si suol dire: hai voluto la bicicletta e adesso pedali. E se vai in bici, come ti potrei insegnare Guidolin, non sempre trovi la strada spianata, o le discese, ma anche le salite. E le risorse per affrontarle le devi trovare in te stesso, perché potresti anche avere l’incitamento dei supporter, ma se non ne hai tu di tuo, non ne hai. L’esaltazione per una vittoria o la delusione per una sconfitta, compresi tutti gli annessi, sono il pane quotidiano del calcio. A tutte le latitudini. Non è che a Brescia sia molto diverso. Il riferimento che il Ghiro fa alle aziende che ha che vanno bene e agli stipendi che paga a centinaia di dipendenti, a mio modesto avviso lascia il tempo che trova. Che c’azzecca? A parte che i giornali pubblicano i bilanci, compresi i cali di fatturato o altri significativi indici vitali, dovuti all’attuale situazione contingente, ma al tifoso cosa può interessare questo ragionamento? Appunto perché si è appena rilanciato con la presentazione del progetto della nuova sede, che mi pare non equilibrato mettere in discussione un rapporto per quattro fischi. Che poi questi siano gratuiti ed assurdi concordo pienamente. Perché dopo una rimonta in 5’ non esiste al mondo che fischi o contesti. Sarò stucchevole, ma ribadisco l’esempio formulato rispondendo a qualche commento. Quando il Torino, che in casa stava perdendo 4-1 con il derelitto Parma di Di Carlo (alla fine retrocesso, sebbene sotto altra guida tecnica) riuscì a rimontarci portandosi sul 4-4, e sfiorando la vittoria nel finale (esattamente come i crociati l’altra sera col Lecce), non vennero certo fischiati. Anzi. La colpa di questo corto circuito non sta da una parte sola. Anche il sistema Parma ha le sue responsabilità. Non solo Ghirardi. Il quale avrebbe potuto risparmiarsi il polemico riferimento al “parmigiano o non” quando accennava al suo doversi fare da parte a favore di chi ha la capacità di portarci in Champions League. A parte che il sogno proibito di approdare almeno una volta nel massimo torneo internazionale è stato lo stesso Ghiro a proclamarlo a più riprese: e qui torniamo al solito discorso dell’asticella, delle delusioni che più grandi sono più lo sono le illusioni etc. Perché se Ghirardi sogna la Champions, altrettanto si sente autorizzato a fare il tifoso: poi se annaspi con Novara e Lecce e il Verona ti barella fuori dalla Coppa Italia, va sa sé che ci sia un po’ di malcontento…

«Io lo ritengo un progetto positivo ma devo sentire una comunità vicina, devo sentire il Tardini come la mia casa, la casa dei miei giocatori. Non un ambiente ostile. Poi finita la partita ognuno ha diritto di contestare. Ma nei novanta minuti, il pubblico deve essere la nostra forza. Facciamo una riflessione tutti assieme: stiamo attenti a non mettere a rischio un progetto che può dare soddisfazioni e a non perdere la giusta dimensione». Sottoscrivo in toto il ragionamento sul fatto che il Tardini dovrebbe essere la nostra forza. E già ho stigmatizzato i fischi a vanvera di Parma-Lecce, dopo la rimonta. L’Ennio non dovrebbe risultare ostile agli atleti che indossano la maglia crociata. Certo, costoro, però, debbono fare di tutto per onorarla al meglio, evenienza che, obiettivamente, non sempre si è verificata nella presente stagione. Facciamole pure tutti insieme le nostre riflessioni, ma non so onestamente quanto buono possa essere come punto di partenza l’aver buttato ulteriore benzina sul fuoco, pronunziando la solita minaccia del passo indietro… Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

4 pensieri riguardo “GHIRARDI E LA SOLITA MINACCIA DEL PASSO INDIETRO

  • 21 Dicembre 2011 in 15:37
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    Ghirardi è sempre stato così, è una persona che ha la necessità psicologica di sentirsi al centro dell'attenzione, di essere supportato da collaboratori fedeli e di essere spesso rinfrancato nello spirito dall'entusiasmo dei tifosi. E' un tipo passionale, ci mette anima e soldi nella sua attività, ma la minima frizione lo rende debole. Non credo che la sua minaccia di lasciare sia dettata da presunzione o egocentrismo, ma piuttosto dal sentirsi solo a tirare una carretta di per sé faticosa sotto tutti i punti di vista. Certo questo non è un pregio, ma dimostra l'autenticità della persona. Si possono criticare alcune scelte, ma in mezzo a tante altre positive che sfuggono più facilmente e sono meno visibili e meno palpabili. Gestire società di calcio oggigiorno e convivere in un ambiente difficile e poco incline ai rapporti umani se non per mero opportunismo economico, è un lavoro che già da solo deve fare apprezzare le qualità della persona. Fausto

  • 21 Dicembre 2011 in 16:40
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    signor majo,le faccio i complimenti perchè ho trovato questo articolo perfetto.in particolare secondo me ha centrato perfettamente il punto (o perlomeno quello che io maggiormente contesto al nostro presidente):le dichiarazioni post parma-udinese.negli anni di gestione ghirardiana più volte lo abbiamo visto passare da facili entusiasmi (ad esempio l'anno scorso post juve-parma) a gravi depressioni/arrabbiature,però uno spera sempre che qualcosa dagli errori si possa imparare.invece,appena dopo la bellissima vittoria con l'udinese ho sentito le sue dichiarazioni circa le grandi ambizioni che dovremmo avere e ho pensato "ecco,è proprio recidivo".si perchè,come giustamente dice lei,una piazza si aspetta quel che gli viene promesso.e se a me promettono il parma di scala o una squadra da europa poi va a finire che se esco dalla coppa contro una squadra di B o perdo con l'ultima in classifica (o pareggio a malapena) poi ci rimango anche male.non è che tutti i tifosi sono in grado di valutare oggettivamente la qualità della rosa e capire che si dovrà lottare con tutte le forze per fare i 40 punti.il tifoso è,per sua natura ,irrazionale, e non aspetta altro che un presidente che gli dica che puntiamo a grandi traguardi.il consiglio che si può dare al presidente è di non mollare,ma di fare più attenzione a quel che dice e soprattutto,almeno qualche volta,a far corrispondere i fatti alle parole.vuoi l'europa?benissimo,attrezza una squadra per arrivarci.ti basta la salvezza?benissimo,ma non spacciarci una rosa fatta di acquisti a parametro zero per il nuovo parma di scala.

  • 21 Dicembre 2011 in 19:03
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    basta con questi ricatti, non credo che qualcuno abbia puntato la pistola alla tempia di ghirardi e dei suoi famigliari per fargli acquistare il parma o per continuare a tenerlo, qualcuno pensa che ghirardi sia qui per fare beneficenza o per buttare dei soldi?

    non gli piace più la piazza di parma? vada da qualche altra parte, poi si renderà conto cosa succede quando la situazione non é positiva!

  • 21 Dicembre 2011 in 20:40
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    bell'articolo sig.Majo, mi trovo d'accordo in molte cose. La mia opinione su Ghirardi credo le sia nota ormai. Mi permetto solo di ricordare al Sig.Ghirardi che in questi anni ha fatto di tutto per "sparmigianizzare" il parma, ha mandato via in malo modo Carmignani, si è circondato di amici bresciani e poi elemosina supporto da imprenditori locali. Il buon Guidolin aveva capito che la squadra aveva bisogno di ritrovare il feeling con la città e la portò in cittadella, cosa che non fu gradita da Ghirardi. Per ultimo, non mi pare che nessuno abbia chiesto nulla a Ghirardi, ne Champions League, nemmeno nomi altisonanti. Si chiede: Impegno e sincerità. E se dopo sei anni il sig.Ghirardi non ha ancora capito parma e i parmigiani, bè pazienza. La strada verso Brescia la conosce da solo
    Saluti
    Temilaluce

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