L’OPINIONE DI MAJO DOPO CAGLIARI-PARMA 0-0 / CROCIATI ANCORA IN BIANCO

“Rimanendo il più possibile fedele ai sani principi di equilibrio e realismo non riesco ad immedesimarmi nel pensiero di quei pessimisti che parlano di 4 punti (2 quelli di ieri, 2 quelli non fatti col Palermo) che alla fine potremo rimpiangere. Però l’appuntamento con il ritorno al gol e con la vittoria non può essere ulteriormente procrastinato…”

Archimmagine -007(gmajo) – Di solito non mi piace confezionare opinioni su una partita di calcio se questa non l’ho vista con i miei occhi direttamente allo stadio: reputo, infatti, che la visione dal piccolo schermo sia troppo “mediata”, per lo meno dalle scelte del regista che seleziona le varie inquadrature a sua disposizione. Mi si potrà obiettare che la scorsa settimana avevo spontaneamente preferito cercare di intuire qualcosa di Parma-Palermo standomene davanti alla tv della sala stampa, ma quella partita non si sarebbe dovuta rispettare per rispetto dei tifosi proprio perché a occhio umano non si vedeva nulla. E anche con quello artificiale, eccezion fatta per le riprese dal basso, si faceva assai fatica. Cagliari-Parma, invece, me la sono dovuta forzatamente vedere al Circolo Aquila Longhi per via della discriminazione attuata dall’inizio della stagione dal club di cui è presidente Massimo Cellino, nei confronti dei giornalisti dei new media che non vengono accreditati, sebbene in possesso dei requisiti richiesti: e così per par condicio nei confronti di tuttocagliari.net, TMW, data sport, calciomercato.com e così via anche a stadiotardini.com non è stato fornito il lasciapassare per varcare la soglia del sant’Elia. Ai colleghi “on line” sardi – tra l’altro – è negato anche l’accesso al campo di allenamento di Assemini. Ogni commento in merito è superfluo (specie dopo aver già scritto ampiamente ieri su questo tema)…

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Dalla televisione del circolo di Corradone (che però era uno dei magnifici tredici tifosi pramzàn che hanno raggiunto l’isola con un volo Pisa-Cagliari) la prima cosa che mi è balzata agli occhi era la maglia gialla dei “nostri”, subito ribattezzata “porta sfiga” da uno dei giovani avventori che sciorinava il poco invidiabile score della medesima: “Sette reti subite, una sola segnata”, nelle due trasferte di inizio stagione a Torino e Firenze. Ovviamente a queste cose non ci si crede (anche se non si sa mai), tuttavia mi sorge spontanea la domanda: quando la confondibilità non è così palese (a proposito: che senso aveva al Tardini, in una gara già viziata dalla nebbia, vedere duellare due squadre con casacche dalle tinte chiare, il rosa del Palermo e il biancocrociato del Parma?) perché si deve volontariamente rinunziare alla storica casacca “titolare” per schierare una delle più anonime alternative? In questa stagione, in trasferta, la maglia crociata si è vista pochissimo (due volte, San Siro col Milan e a Novara), anche laddove avrebbe potuto essere preferita alle altre, tipo ieri: non è un caso dunque se, nella apposita classifica generale stilata da Settore Crociato, il Parma non figura certo tra i più fedeli alla propria muta principale. Nelle ultime due stagioni avevamo registrato un comportamento più virtuoso in tema di tinte, ma quello che sarebbe stato l’andiamo lo si era già capito quando di casacche stagionali ne vennero presentate ben quattro… Nonostante gli auspici cromatici non fossero dei migliori, il Parma ha subito stregato la platea dei telespettatori sciorinando uno dei più begli incipit di stagione, con i padroni di casa subito sotto pressione grazie alla verve offensiva di Giovinco, del ritrovato Floccari e di Biabiany. Ma la musica sarebbe cambiata dopo appena 20’ allorché la Formica, nel calciare una punizione, si procurava un infortunio muscolare. Non mi sentirei di muovere particolare addebiti al suo sostituto Palladino, in quanto, a mio avviso, sarebbe stata l’intera squadra a mutare atteggiamento, indipendentemente dall’assenza del proprio calciatore più rappresentativo, quello attorno al quale ruota il progetto tecnico del Parma, la cui dirigenza in estate, per farlo rendere al meglio, aveva scelto due partner (Floccari e Pellè) più avvezzi a mettersi al servizio della squadra che non a raggiungere personalmente la doppia cifra. Palladino, secondo me, ha giocato senza infamia e senza lode, come era normale attendersi da chi era da un po’ di tempo che mancava dal palcoscenico della serie A. Non l’ho visto così disastroso come avrebbe poi dichiarato un giovin tifoso ad una giovine cronista della neonata tv locale parmigiana a fine partita. Quello che proprio non mi è piaciuto è stato l’atteggiamento alla Candreva all’atto della sostituzione da parte dell’ingellato numero 22 (del resto anche Floccari aveva ben curato la pettinatura, al fine di avere la testa in ordine per il grande giorno del ritorno…) prodottosi, all’atto dell’uscita dal campo, in parole irripetibili da parte del bordocampista Sky, arrampicatosi sugli specchi quando dalla postazione centrale gli avevano chiesto cosa mai si fossero detti Palladino e Colomba, apparsi sui teleschermi piuttosto contrariati dopo il cambio. L’uno per la sostituzione, l’altro per la reazione. Io mi schiero decisamente dalla parte dell’allenatore perché in uno sport di squadra questi personalismi dei singoli calciatori non si possono tollerare. Indipendentemente dalle attenuanti, che nel caso specifico potrebbero essere appunto il dispiacere di abbandonare il campo riassaggiato dopo una lunga assenza, o quella di subire una sostituzione dopo essere a propria volta subentrato ad un altro compagno. Nel contempo assolvo il tecnico, il quale avrebbe potuto sì avere la delicatezza di mantenere in campo il giocatore entrato a gara in corso, ma nello stesso tempo egli ha il preciso dovere di apportare i correttivi che meglio ritiene alla squadra, al fine di ottenere il meglio dalla stessa. E a proposito di doveri i giocatori hanno anche quello di accettare le decisioni di chi li guida, senza dar vita ad incresciose situazioni. L’avvicendamento, anche a parere della prima firma della Gazzetta di Parma Paolo Grossi, non era poi così astruso e ci poteva anche tecnicamente stare, tant’è che secondo il suo collega di scrivania in Via Mantova, Paolo Emilio Pacciani la terza fase della partita (positiva quasi come la prima, da profondo sonno, invece, quella di mezzo) sarebbe appunto nata con l’inserimento in campo di Modesto sulla fascia sinistra, il dirottamento a destra di Valiani e l’avanzamento di Biabiany al fianco di Floccari. Argutamente Grossi annota che Colomba, il quale nell’immaginario collettivo passa per essere catenacciaro e fa scelte tecniche di conseguenza , quando ha pescato Palladino in luogo di Modesto per sostituire la Formica uscente ha fatto una scelta in chiave offensiva e non difensiva, perché avrebbe potuto inserire Modesto proprio in quel contesto, con la girandola di posizioni in campo già descritta per mettere Biabiany di punta. Lo avesse fatto, Palladino avrebbe riscaldato più a lungo la sua poltroncina in panchina, magari evitando la sceneggiata all’atto del cambio, che verosimilmente pagherà con una ammenda comminata dal club. PeP, nella sua analisi del lunedì sulla Gazza ci dice che al Sant’Elia si è dimostrata ancora una volta la Giovinco-dipendenza del Parma. Io non so se a tener su il teorema basti la metamorfosi della squadra dopo la sua forzata uscita (il piccolo numero 10 mi pare uno molto attento ai segnali del proprio corpo e si gestisce di conseguenza): va anche considerato che ad abbassare ulteriormente il tasso tecnico dell’incontro avrebbe contribuito il forzato forfait dalla parte opposta di Conti. Forse era fisiologico che la gara pigliasse quel tipo di piega, con l’inevitabile conseguenza, ancora una volta di andare in bianco. Per la seconda partita consecutiva, infatti, quel Parma che non sapeva mai pareggiare, ha saputo pareggiare per 0-0: il serafico Colomba, tutto sommato, si è proclamato contento così “anche perché ottenuto in trasferta” ricordando, tuttavia , come gli bruci di più quello col Palermo, in cui ai punti avrebbe meritato di vincere di più la sua squadra. Di qui la conclusione, da qualcuno scelta per un titolo, che il Parma è sfortunato: ragionevolmente diciamo che sta raccogliendo indubbiamente meno di quello che merita. L’evidente occasione sciupata dallo “sciagurato Egidio” Galloppa in pieno recupero ne è forse lo spot più eloquente. Se il Parma avesse espugnato il Sant’Elia in questo modo, anche in virtù delle sconfitte beffa con l’Atalanta e la Lazio, non avrebbe di certo dovuto indossare la mascherina da Banda Bassotti perché non sarebbe stato un furto: con grande onestà, tuttavia, va serenamente ammesso che il pareggio è il risultato più equo, dopo aver soppesato ben bene meriti e colpe di entrambe le squadre sulla bilancia. Certo ai punti, come col Palermo, avrebbe meritato di più il Parma, per via del numero di occasioni avute (anche se stavolta il divario è stato inferiore) ma non concretizzate. E così è andata a finire che si è divisa la posta in palio col Cagliari. Il modo di dire “dividere la posta in palio”, nell’era dei tre punti, può sembrare superato, ma a noi piacere leggerlo così: un punto a testa per le due squadre e uno per il “banco”, quasi come fosse una tassa da versare per il non aver saputo vincere. Nonostante l’andare in bianco non mi piaccia, valuto col bicchiere mezzo pieno questo secondo 0-0 consecutivo: d’accordo, l’avversario (come il Palermo) non era irresistibile e il pugile suonato andrebbe sempre messo KO, però è normale che una squadra come il Parma non possa vincere sempre e comunque, ed esistono fasi in cui non si riesce a far risultato pieno al di là dei propri demeriti. E’ vero che la mediocre serie A di quest’anno andrebbe sfruttata per ottenere un piazzamento finale migliore della semplice salvezza, ma questa mediocrità è ben rappresentata anche dallo stesso Parma, finora incapace di fare il salto di qualità. Rimanendo il più possibile fedele ai sani principi di equilibrio e realismo non riesco ad immedesimarmi nel pensiero di quei pessimisti che parlano di 4 punti (2 quelli di ieri, 2 quelli non fatti col Palermo) che alla fine potremo rimpiangere. Però l’appuntamento con il ritorno al gol e con la vittoria non può essere ulteriormente procrastinato. E l’AD Leonardi, che è uno che la sa lunga, ha sentenziato: “La partita di domenica prossima è la più complicata dell’anno. Ho visto il Lecce contro la Lazio e non meritavano di perdere. Tutti devono capire che la partita di domenica è importante e difficile e non va presa con superficialità e presunzione”. E io sono d’accordo, perché, purtroppo, di superficialità e presunzione, in questa stagione, ne abbiamo già vista abbastanza… Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

2 pensieri riguardo “L’OPINIONE DI MAJO DOPO CAGLIARI-PARMA 0-0 / CROCIATI ANCORA IN BIANCO

  • 13 Dicembre 2011 in 00:34
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    Salve Majo, anche in questa occasione condivido il
    suo pensiero. Io penso che questo pareggio sia positivo, molto di più rispetto a quello col Palermo. Domenica scorsa c'è il rimpianto di aver perso 2 punti mentre per quanto riguarda questo pareggio esterno il punticino mi sembra la paga più giusta. Certo che il goal di galloppa a tempo scaduto sarebbe stato un bel regalo di natale anticipato e ben gradito, ma bisogna dare atto che per il Cagliari sarebbe stata una sconfitta immeritata. Il pareggio fa comodo a tutti, anche al Parma solitamente nemico delle trasferte. La cosa più positiva è sicuramente quella di non aver subito reti in una gara esterna e per 2 partite di fila, cosa ottima per una difesa tra le peggiori in questo senso. Ovviamente c'è il rovescio della medaglia, ossia il fatto che oltre a subire 0 il Parma ha realizzato 0.a se col Palermo la sfortuna si è messa contro, questa volta la squadra non ha creato tantissimo. Non era facile, non c'era forse la veemenza di cercare il goal come nelle partite casalinghe e inoltre è venuto a mancare la nostra punta di diamante. Giovinco è fondamentale, crea imprevedibilità e pericoli e può inventarsi qualcosa in qualsiasi momento. Speriamo che sia a disposizione il prima possibile. Anzi, lei ha informazioni in merito? Sarà a disposizione col Lecce? A me Palladino piace, e anche Valdes se fosse in forma sarebbe un buon giocatore, ma Giovinco è proprio un giocatore di livello superiore, un valore aggiunto che per il Parma è oro colato. Per quanto riguarda il gesto proprio di Palladino penso sia banale dire che ha sbagliato, nel senso che è ovvio. Dispiace vedere un giocatore che sicuro non aveva 90 minuti nelle gambe reagire in quel modo, soprattutto considerando che non aveva poi giocato così bene da potersi legittimamente lamentare. Sono certo che il direttore Leonardi e chi di dovere prenderà i giusti provvedimenti e spero che Palladino butti in campo i suoi malumori trasformandoli in foga agonistica e che magari segni un goal decisivo col Lecce domenica prossima. Una partita da vincere anche se non sarà facile. Attendo notizie sulla formica atomica, grazie

    Tino

  • 13 Dicembre 2011 in 09:10
    Permalink

    Buongiorno Majo, arrivati a questo punto del campionato possiamo dire, facendo la tara ad episodî, sfortuna, infortunî e quant'altro che l'attacco del Parma presenta caratteristiche tali da risultare penalizzato dal punto di vista realizzativo. Non credo che sarebbe cosí scandaloso se la società decidesse dunque di muoversi di conseguenza in occasione dell'imminente mercato di riparazione né che il progetto tecnico da lei delineato subirebbe chissà quale smentita, dal momento che ogni progetto deve poi misurarsi con la realtà dei fatti. Si tratterebbe semplicemente di prendere le adeguate misure ad una criticità che potrebbe diventare drammatica qualora il girone di ritorno dovesse andare peggio di quello di andata in un campionato di grande livellamento nelle zone medio-basse di classifica. Continuare a seguire pervicacemente il progetto tecnico di partenza a queste condizioni sarebbe a mio parere autolesionistico, da una parte perché la punta di diamante del nostro attacco si sta dimostrando essere "stagionale" per caratteristiche fisiche (e l'inverno é ancora lungo), dall'altra perché rimanere eccessivamente nella condizione di Giovinco-dipendenza espone a pericolose situazioni di inadeguatezza tecnica qualora un infortunio dovesse privare il Parma del suo talentuoso attaccante e in queste ore tale rischio si sta purtroppo realizzando. A mio modeso parere leggo l'uscita anticipata di Giovinco dal Sant'Elia come un chiaro segnale da non sottovalutare e reputo provvidenziale che questo sia arrivato proprio in tempo utile per muoversi a gennaio. Se a tali considerazioni aggiungiamo l'inconsistenza realizzativa di Pellé, le tensioni tra Palladino e Crespo da una parte e Colomba dall'altra, le voci sempre piú insistenti attorno ad Inzaghi (e a riguardo sono certo che lei potrà riferirci le sensazioni che si coglievano ieri sera a Bar Sport in occasione della telefonata dello stesso Inzaghi) si inizia a delineare lo scenario di un imminente rimaneggiamento nel nostro parco attaccanti. Sono arrivato a questa conclusione non per amore del calciomercato (da lei tanto aborrito) ma considerando una reale necessità che il campo, nel corso del girone d'andata, ha messo in evidenza. Che poi sia Inzaghi l'uomo giusto o no lascio ad altri il compito di valutarlo, posto che considero troppo rischioso affidarsi totalmente ad un giocatore cosí stagionato. Cordialmente, Parmigiano.

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