GHIRETTI TRA IL TARDINI, UBALDI E IL CORRIERONE

L’ex assessore allo Sport, oggi candidato sindaco del movimento civico Parma Unita, lunedì sera ha incontrato i residenti del Cittadella per dibattere, tra l’altro dell’annoso tema della delocalizzazione dell’Ennio e martedì, invece, in una accorata conferenza stampa ha difeso Parma finita nel mirino del Corsera e la sua “alienità” dalla vecchia politicaGuarda i video

GHIRETTI NUOVO STADIO (gmajo) – Non sembri al lettore, la nostra, una invasione di campo su un territorio non di nostra competenza, vale a dire la prossima competizione per la poltrona di primo cittadino della nostra cara bella Parma. Tuttavia approfittando della nota emessa dall’ufficio stampa di Parma Unita, vorremmo tornare su quello che è stato l’incontro del candidato sindaco Roberto Ghiretti, ex assessore allo sport, con i residenti del quartiere Cittadella, in cui si è dibattuto, per l’ennesima volta del problema Stadio Tardini. Una volta Ghiretti ci pareva tra i più fervidi sostenitori della delocalizzazione dell’Ennio, ma con piacere abbiamo notato che si è “convertito” al nostro partito, quello per cui lo stadio se ne deve stare lì dov’è. La sua folgorazione su “Viale Partigiani d’Italia” non è proprio ideologia allo stato puro (un po’ come la nostra), ma la semplice constatazione che in questi tempi di ristrettezze economiche non è più tempo di grandi opere, per cui a meno che non sia Ghirardi ad assumersi ogni onere, oggi è impensabile ipotizzare uno stadio comunale costruito ex novo altrove. Ghiretti lo ha ammesso al nostro microfono lunedì sera, in una video dichiarazione riassuntiva dell’incontro che ci ha concesso, e che abbiamo pubblicato ieri mattina (clicca qui per rivederla). Oggi ritorniamo sul tema non solo con il resoconto stilato dalla struttura comunicazionale di Parma Unita, ma anche proponendo integralmente tutti i nostri video amatoriali dell’accorata conferenza stampa che Ghiretti ha tenuto ieri mattina in Via Paciaudi, difendendo Parma dagli attacchi del Corriere della Sera (“I parmigiani non sono tutti ladri, anche se chi ha sbagliato deve pagare il giusto”) e se stesso da quelli dell’ex sindaco Ubaldi (“Sono alieno da un vecchio modo di fare politica”).

Continua la lettura all’interno, anche con tutti i video della conferenza di ieri di Ghiretti

COMUNICATO STAMPA DI PARMA UNITA

Ghiretti: “Nuovo stadio? No, non ci sono i soldi. Ragioniamo su viabilità e sicurezza”

Stadio Tardini, raccolta differenziata e righe blu sono i principali argomenti affrontati da Roberto Ghiretti, candidato sindaco di Parma Unita, insieme agli abitanti del quartiere Cittadella, durante un incontro pubblico che ha avuto luogo nella sede dell’U.S. Montebello.

Gli incontri con i quartieri sono al centro della campagna elettorale dell’esponente di Parma Unita: “Prima di tutto perché è dal confronto con i cittadini che prenderà forma il programma – spiega Ghiretti -, poi perché i quartieri e le frazioni sono stati negli ultimi anni oggetto di uno squilibrio tra urbanizzazione e servizi garantiti. E’ invece fondamentale che tutti i cittadini abbiano la stessa qualità di vita”.

Sul Cittadella, in particolare, tiene banco la questione relativa alla presenza del Tardini: “Lo stadio non può essere spostato – afferma Ghiretti -, perché non ci sono i soldi per costruirne uno nuovo: richiederebbe un investimento oggi impensabile. E’ quindi necessario studiare delle formule per rendere meno problematica la vita dei cittadini durante le partite, prima di tutto in termini di sicurezza e viabilità”. Nessuna delocalizzazione quindi, “salvo iniziative del Parma Calcio – precisa Ghiretti -; ciò che è certo è che l’amministrazione comunale non può pensare di costruire un nuovo stadio”.

Tra il pubblico anche qualche commerciante, che denuncia la moria di piccoli esercizi commerciali causati dalla presenza di righe blu: “Si può prevedere una sosta gratuita per un tempo limitato”, dice Ghiretti.

La raccolta differenziata, porta a porta, crea qualche problema ai cittadini, soprattutto per una questione di metodo di raccolta: “La differenziazione dei rifiuti è imprescindibile, perché entro cinque anni dobbiamo raggiungere il 70% – afferma Ghiretti -. Si deve intervenire su modalità e orari di raccolta, rendendoli più frequenti, per facilitare la vita ai cittadini”.

Al termine dell’incontro, un bilancio: “Tutto quello che abbiamo detto non comporta cifre straordinarie. Facciamo le cose normali, non follie, che possiamo realizzare davvero – sottolinea Ghiretti -. Risanando i debiti, investendo sul miglioramento dei quartiere in ogni modo possibile. Il tempo delle grandi opere è finito: i soldi vanno investiti sui problemi quotidiani dei cittadini”. (Resoconto a cura dell’ufficio stampa di Parma Unita)

I VIDEO AMATORIALI DELLA CONFERENZA STAMPA DI IERI DI GHIRETTI

 

1^ PARTE

2^ PARTE

3^ PARTE

4^ PARTE

5^ PARTE

L’INTERVISTA CONCESSA AD ILARIA NOTARI DI TELEDUCATO

L’INTERVISTA CONCESSA A TIZIANA NICASTRO DI TV PARMA

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

7 pensieri riguardo “GHIRETTI TRA IL TARDINI, UBALDI E IL CORRIERONE

  • 22 Febbraio 2012 in 16:24
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    Egr. Majo,
    colgo il suo articolo come un assist per provare a piazzarla nel sette -possibilmente colpendo la palla al volo e in semirovesciata- relativamente ad un argomento che mi sta particolarmente a cuore: la delocalizzazione del nostro amato Tardini. Oggi come oggi non c'é solo un argomento che avvalora la mia tesi, ma tutta una lettura basata su considerazioni di carattere politico in senso lato, vale a dire economico, sociale e sportivo e il mio intervento incorniciato nel contesto programmatico di Ghiretti trova la sua più naturale collocazione. Lo stadio Tardini non é lo stadio del Parma, ma lo stadio DI Parma e appresenta un punto fermo della storia e dell'architettura della nostra città. Valorizzarlo, tutelarlo e soprattutto viverlo sempre piú intensamente rappresenta una vocazione ancor prima che un dovere da parte dei parmigiani. Detto questo non possiamo ignorare che i cambiamenti dei tempi spingono a rivedere il ruolo che uno stadio di calcio deve avere, considerando le società di calcio imprese private a fini di lucro ancor prima che attività di pubblico intrattenimento. Se dunque non dobbiamo scandalizzarci per le operazioni di plusvalenza che comportano il transito estivo di giovani promesse (vedi l'operazione Borini) allo stesso modo non si deve vedere come fumo negli occhi il progetto di uno stadio di proprietà del Parma che, costruito con capitali privati, aumenti il valore della società al pari del nuovo centro direzionale e favorisca un'alta affluenza dei tifosi per aumentare incassi. Non bisogna infatti aver paura di dire che, oggi come oggi, non vedremo mai piú un Tardini costantemente tutto esaurito se non in sfide particolari come Parma-Juve. Sono certo che i piú strenui sostenitori del Tardini com'é dov'é sapranno ribattere alle mie argomentazioni e spero che il dibattito possa continuare su Stadiotardini in assoluta pacatezza, costruttività e rispetto reciproco.
    Cordialmente,
    Parmigiano.

  • 22 Febbraio 2012 in 22:07
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    Io invece un'invasione in una questione che non mi riguarda, essendo nato e residente a Napoli, me la concedo. E lo faccio perchè un candidato Sindaco che non ispira la sua campagna elettorale alle grandi opere ma ai problemi quotidiani del cittadino, di questi tempi é grasso che cola. Penso alla mia citta' ed ai soldi che l'amministrazione sta spendendo per ospitare, in futuro, le regate della Coppa America (con annessa riqualificazione dell'area in prossimita' dello stadio), invece che destinarli al rifacimento del manto stradale di quelle arterie di comunicazione ridotte in pessime condizioni (e sono tantissime)…io, in virtu' de principio espresso dal vostro candidato sindaco; avrei fatto diversamente.

  • 23 Febbraio 2012 in 11:27
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    Caro Luca, la mia riflessione, che magari sembrerà un po' qualunquista, mette insieme il suo commento, le parole di Ghiretti e il recente no alle Olimpiadi a Roma pronunziato dal premier.
    Partiamo dal presupposto che lo stadio per me deve rimanere dov'è (e, a costo di passare per anacronistico direi pure com'è, anche se su questo punto sono decisamente meno radicale) e che edificare un nuovo stadio (con soldi pubblici) lo ritenevo uno spreco in tempi normali, per cui figurarsi in recessione… La differenza di posizione, in proposito, tra Ghiretti e me è appunto che il mio no al nuovo stadio è ideologico, mentre il suo (che prima era un sì) fonda le radici proprio nell'attuale contesto socio-economico in cui viviamo. Insomma per lui è finito il tempo delle grandi opere, che si potranno semmai iniziare a pensare oggi – come ha detto nella conferenza di martedì di cui abbiamo pubblicato i video – per poi realizzarsi eventualmente tra 5 o 6 anni.
    Luca scrive che lui non avrebbe speso i soldi per ospitare le regate della Coppa America, nella sua città, Napoli, che sappiamo quanti problemi abbia. Ad iniziare da quelli della "monnezza" noti anche agli ispiratori di striscioni in rima baciata o a cori da stadio. Insomma Luca sarebbe per il no alla Coppa America a Napoli, così come il premier Monti lo è stato per le Olimpiadi a Roma. Io, a loro differenza – ma è notorio quanto sia un ingenuo idealista – reputo che questi grandi eventi dovrebbero essere considerati una opportunità di sviluppo e di arricchimento ma non (come accade) di quei quattro o quaranta ladroni che ci lucrano su, quanto dell'intera comunità. E' evidente che dovrebbe esserci un approccio virtuoso e non all'italiana alle suddette operazioni. Approccio che non c'è e dunque si perdono delle opportunità. Il rinunziare alle Olimpiadi a Roma mi è parso un mettere la testa sotto la sabbia. Perché è una constatazione tanto amara quanto reale quella che si sarebbe potuta trasformare in una ennesima occasione per fare delle "ruberie", ma nello stesso tempo il passo avanti sarebbe stato quello di procedere con coraggio ed accettare l'opportunità e la sfida di organizzare – finalmente – qualcosa per bene, senza arricchimenti dei soliti quattro o quaranta ladroni, ma solo della comunità. Capisco i dubbi di Luca Russo sulla Coppa America a Napoli, ma l'auspicio (o illusione) è che in qualche modo possa far bene a Napoli. Cordialmente Gmajo

  • 23 Febbraio 2012 in 12:03
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    E' esattamente questo il punto: non sono contrario per principio all'organizzazione di eventi come la Coppa America, lo sono solo perche' so che a Napoli (probabilmente come a Roma per i Giochi) qualcuno ci speculera' sopra mentre i problemi quotidiani, che son quelli che noi dobbiamo sorbirci, appunto, tutti i giorni e non una volta ogni quattro anni, resterebbero irrisolti. Io una Olimpiade e una Coppa America vorrei ospitarle (e avrei cosi' tanta voglia di ospitare anche un mondiale di calcio che ogni tanto mi riguardo alcune immagini di Italia 90…scherzi della nostalgia), ma in un contesto che non stoni, per servizi offerti e situazione socio-economica, con l'evento che ospita.

  • 23 Febbraio 2012 in 12:43
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    Bentornato a Parmigiano che da qualche tempo a questa parte ha iniziato a centellinare le sue presenze (quasi fosse Crespo…), salvo donarci, come sempre, ogni volta che appare, degli spunti di riflessione o di discussione. Mi scuso pubblicamente con lui se non avevo adeguatamente rilanciato il suo assist di qualche tempo fa sulla questione stadio, che opportunamente ha ripreso con il commento postato ieri. Anche se su alcuni punti siamo piuttosto distanti è sempre importante dialogare. Io credo che il candidato sindaco Ghiretti abbia centrato in pieno il problema: non si tratta di delocalizzare lo stadio (anche se lui una volta era propenso a farlo poi si è "ravveduto" per la ragion di stato "economica") quanto renderlo maggiormente fruibile, migliorando la viabilità e la sicurezza, nel rispetto di chi ci abita attorno. E' esattamente lo stesso concetto che lo scrivente aveva suggerito al "populista" (a mio parere, of course) altro candidato (il Signor Rossi) che era entrato nella tematica con un parere diametralmente opposto, secondo me con l'evidente intento di cavalcare il malcontento di alcuni residenti della zona. Chiaramente il buon "Parmigiano", quando tira a mano la vicenda stadio, lo fa con un po' di conflitto di interessi, essendo anche lui un residente in zona Cittadella (se non ricordo male) e dunque anche lui prova, talora, sulla propria pelle qualche fastidio in occasione di (qualche) match del Parma. La equa via di mezzo, il buon compromesso, ritengo sia proprio quello indicato adesso da Ghiretti e dal sottoscritto in tempi non sospetti: cerchiamo di avere la fantasia e la bravura nell'evitare il più possibile i disagi dei residenti, ma lasciamo lo stadio lì dov'è. Più tardi, credo, posterò un articolo con chiosa alla Cancellieri che auspica stadi lontano dai centri cittadini. Io penso che ghettizzare il calcio (spostando gli stadi in periferia) sia la peggior malattia per far guarire il grande malato. E come me la pensava anche il giudice Spanò. Le ricette sono tante e molteplici: peccato che chi se ne occupa non sia gente che abbia piena conoscenza o coscienza della materia.
    Detto che non sono né un imprenditore né un manager io non sono per nulla d'accordo con i "caporioni" del nostro calcio che vedono negli stadi di proprietà la panacea di tutti i mali del pallone. Parmigiano dice che si potrebbe aumentare la patrimonialità della Società, così come avverrà con l'erigendo nuovo Centro Direzionale: forse non ho nel mio DNA o nelle mie corde gli elementi per capirlo – appunto perché non so né un manager né un imprenditore – tuttavia non riesco ad intravvedere concreti benefici, né da una operazione (stadio nuovo) né dall'altra (sede nuova: ci sarà una ottimizzazione delle risorse, come spiegava Leonardi tempo fa, peccato che la riorganizzazione potrà comportare, probabilmente, anche degli antipatici tagli sul piano occupazionale, dal momento che c'è già stato, un paio di settimane fa, un incontro del personale in servizio in Viale Partigiani d'Italia, con una sindacalista della CGIL, in cui si sarebbero gettate le basi di detta riorganizzazione da attuarsi appunto con il trasferimento nei nuovi uffici, previsto con l'inizio della prossima stagione).
    Siamo tutti d'accordo che (purtroppo) le moderne società di calcio sono, come le definisce Parmigiano, delle "imprese private a fini di lucro ancor prima che attività di pubblico intrattenimento". Continua

  • 23 Febbraio 2012 in 12:43
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    (prosegue) – Parmigiano aggiunge: "Se dunque non dobbiamo scandalizzarci per le operazioni di plusvalenza che comportano il transito estivo di giovani promesse (vedi l'operazione Borini) allo stesso modo non si deve vedere come fumo negli occhi il progetto di uno stadio di proprietà del Parma che, costruito con capitali privati, aumenti il valore della società al pari del nuovo centro direzionale e favorisca un'alta affluenza dei tifosi per aumentare incassi". Allora del Centro Direzionale ho già detto: sarò ottuso, ma non ne vedo i vantaggi, se non quello di "prostituire", mi si passi questa brutta ma significativa espressione, ulteriormente l'Ennio, mettendo a disposizione dell'Upper Class ulteriori spazi al di là dei tanti già messi a disposizione e fiore all'occhiello per Ghirardi, quando traccia le lodi del Tardini come secondo migliore impianto d'Italia dopo il New Delle Alpi. Egli infatti motivava il suo giudizio appunto con il ristorantino a picco sul mare verde e l'hospitality. Chiaramente il giudizio che avrebbe lui stesso sarebbe diverso se frequentasse personalmente la Nord o la TCE, anziché i palchi d'onore riscaldati del Tardini. Se queste migliorie sono passate su un impianto comunale, non capisco quale sarebbe il vantaggio di fare altrettanto investendo dei soldi in una struttura nuova. Questo, tra l'altro, in una epoca come la presente in cui la crisi economica dovrebbe suggerire prudenza e cautela, specie se si hanno aziende personali o di famiglia che hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali. Mi pare, comunque, che la proprietà del Parma FC, conscia delle possibilità offerte dalla conveniente convenzione in atto col Comune di Parma, non abbia alcun interesse a costruire un nuovo impianto altrove, salvo migliorare il presente. Ma migliorare il presente non significa, a mio avviso, pensare sempre e solo all'upper class: bisognerebbe – e lo dico da tempo – che ognuno di questi interventi favorisse la riqualificazione anche dei popolari. Poi non sono affatto convinto della equazione stadio nuovo = incremento di gente allo stadio. Nell'Italia dei campanili ogni comune è diverso dall'altro: non è detto che se a Torino la situazione ottimale è lo stadio nuovo e fuori dalle scatole (grazie a tutta una serie di opportunità che hanno favorito la Juve a farselo fatto in casa) lo possa essere anche a Parma. E con grande intelligenza e lungimiranza lo ha detto anche Leonardi (agli studenti del Master di Tor Vergata e ribadito anche in altre occasioni). Dunque, caro Parmigiano, "Valorizzarlo, tutelarlo e soprattutto viverlo sempre piú intensamente rappresenta una vocazione ancor prima che un dovere da parte dei parmigiani" non significa delocalizzarlo. Cordialmente Gmajo

  • 23 Febbraio 2012 in 16:30
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    Grazie Majo per l'articolata ed approfondita risposta, nonché del bentornato su Stadiotardini. Ho preferito dedicare un po' di tempo ad un'attenta lettura dei tanti contributi che quotidianamente ci regala e meditare sugli spunti di riflessione che il frenetico susseguirsi degli eventi calcistici offre ed aspettare di intervenire in occasione di un "argomento forte" come quello del dibattito sulla delocalizzazione del Tardini. Speravo di aver piazzato un gol a mio favore con una bordata al fulmicotone dal limite ma ho trovato in lei un attentento portiere che, con un fulmineo colpo di reni e conseguente smanacciata d'altri tempi, é riuscito a salvare in angolo un tiro che tutti davano ormai per insaccato. Sono comunque contento perché il dibattito sul suo "diario di bordo" ha la garanzia di mantenersi nei limiti della costruttività e del rispetto reciproco che reputo doverosi nonché indispensabili per una crescita reciproca. Mi rendo conto che i suoi argomenti sono veramente forti e probabilmente, in tempi di crisi economica come quelli attuali, vincenti. L'impostazione che peró vorrei dare nell'affrontare questo argomento (come tutti del resto) é quello libero da qualsivoglia ideologia che potrebbe rendere invisibili opportunità di crescita collettiva. Le chiedo dunque: oltre ai motivi che frenano la costruzione di un nuovo stadio di proprietà altrove quali sono quelli che lo favoriscono? Sono certo che il suo spirito critico, in realtà libero dai legacci di qualsivoglia ideologia, é ben consapevole di quali possano essere questi ultimi. Che poi la "ragion di stato" dettata dalla linea storica di Stadiotardini.com renda opportuno non esternarli é un altro discorso, ma l'opinione pubblica sarebbe arricchita dal considerare le motivazioni dei fautori di un nuovo impianto. Non dobbiamo infatti cadere nella litigiosità di quartiere, tra l'altro episodica in occasione dei periodici intasamenti stradali, ma ampliare le vedute secondo nuovi schemi. La mia idea non ha alcun conflitto d'interesse perché sono un ex residente nella zona stadio; cerco solamente di ragionare stando al passo coi tempi. Con grande stima, Parmigiano

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