AZZURRO RUSSO / DOPO ITALIA-MALTA 2-0: “IL CREDITO ACQUISITO CON L’ECCELLENTE EUROPEO NON E’ INESAURIBILE”

“I vicecampioni d’Europa, gli unici in Polonia ed Ucraina a violare il fortino difensivo dell’invincibile armata iberica, non dovrebbero spuntarla solo al fotofinish contro un avversario che occupa la posizione numero 139 nel ranking Fifa”

DSCN9346MODENA – nostro servizio – (Luca Russo) – Prandelli, alla vigilia, ci aveva suggerito di guardare alla prestazione e non alle reti. Inutile, diceva, far collezione di gol se non si riesce a sviluppare qualcosa che sia simile ad un’idea di gioco. Conta il come e non solo il quanto. Beh, contro Malta del gioco non se n’è avvertita la benché minima presenza. E della capacità di riempire il tabellino marcatori non è che possiamo dirne un gran bene. Sì, le reti, pur col contagocce, sono arrivate. Ma chi avevamo di fronte? Ecco, ci siamo capiti. E quando sono arrivate? La prima all’alba e l’altra al tramonto di una partita povera di sussulti per i nostri colori e che, al netto dei due acuti che l’hanno spinta tra le nostre mani, ci offre pochi motivi per sorridere e svariate ragioni per storcere il naso.

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Non vorremmo peccare di presunzione o mancare di rispetto ad un movimento calcistico che negli ultimi anni ha compiuto diversi progressi sul piano tattico e tecnico, ma i vicecampioni d’Europa, gli unici in Polonia ed Ucraina a violare il fortino difensivo dell’invincibile armata iberica, non dovrebbero spuntarla solo al fotofinish contro un avversario che occupa la posizione numero 139 nel ranking Fifa. Si può tenere Malta in vita fino al minuto novantadue se ti chiami Armenia. Ma non se sei l’Italia che in Brasile vuole andarci per partecipare alla caccia all’oro e non per partecipare e basta. Guai a pensare che il credito acquisito con l’eccellente spedizione continentale sia inesauribile. Un’altra prestazione del genere rischierebbe di annacquare ulteriormente l’ascendente che questa Nazionale ha appena ripreso ad esercitare sull’Italia del pallone. Sarebbe un autogol clamoroso dissipare con tre o quattro prove anonime il salutare effetto di un Europeo che abbiamo vissuto inaspettatamente in copertina. Il Braglia di Modena, di certo non uno di quegli stadi abituati al calcio che conta, era già parecchio contrariato a fine primo tempo. Qualcuno ha iniziato ad abbandonarlo al minuto ottantaquattro, quando la gara non aveva ancora espresso un verdetto definitivo ed il raddoppio di Peluso non l’avrebbe sospettato nemmeno un tipo sveglio come il tenente Colombo. Se anche da queste parti, dove il calcio di livello manca da un bel po’, non mandano giù uno spettacolo del genere, vuol dire che c’è davvero di che preoccuparsi. Meditate gente. Del resto nessuno ha avuto le risposte che voleva ricevere. Né i tifosi, desiderosi di poter brindare ad un’Italia se non brillante nel gioco, almeno rinnovata nello spirito e nella ferocia agonistica, né Prandelli, che aveva chiesto ai suoi di rispolverare i concetti assimilati in fase di preparazione degli Europei. Intensità, palleggio e disciplina tattica. Rispetto a Sofia un qualche cenno di miglioramento l’abbiamo dato solo in uno dei tre dogmi prandelliani. E avremmo voluto pure vedere! Malta ci ha permesso di tener la palla, come era lecito attendersi vista la differente cifra tecnica delle due squadre, di muoverla a nostro piacimento, ma non di giocarla ai ritmi espressi fino alla spassosa semifinale contro i crucchi. Le occasioni non sono mancate, così come non ci sono mancate la generosità (esemplare Marchisio, migliore in campo ieri, e non solo per questo), la disponibilità al pressing, al recupero immediato del pallone, non pervenute al primo appuntamento, e la voglia di accorciare, di restare compatti e di fare quel metro in più che a Sofia, al contrario, non avevamo mai coperto finendo per farci piegare dall’aggressività dei bulgari. Quel che ci è mancato è altro: tipo la forza di proiettarci in velocità gli spazi che invece occupavamo con la stesso ritmo di una squadra di scapoli. Difetto da correggere in vista di avversari molto più rognosi della tenerissima selezione maltese. Che per un tempo ci ha abbonato l’assenza di un terminale offensivo che attaccasse la profondità più di quanto non abbiano fatto Osvaldo e Destro. In tal senso, l’innesto di Insigne prima e quello di Pazzini poi, si spiegano facilmente. Prandelli ne aveva ben donde del gioco troppo orizzontale sviluppato dagli azzurri. E allora ha dato minuti a chi le difese le taglia a fette più che prenderle alla lontana. Peccato che né Lorenzo,il Pazzo abbiano trovato il guizzo per chiudere in anticipo una partita da cui usciamo con l’autostima ammaccata, ridotta ai minimi termini, e con una certezza: giocando così in un girone così, in Brasile ci si va lo stesso. Ma la Coppa possiamo scordarcela. Luca Russo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.