domenica, Aprile 21, 2024
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DONADONI, NUOVA LEZIONE DI STILE SULLA QUESTIONE ARBITRALE: “NON SI PUO’ DIRE ‘NOI DEL PARMA MERITIAMO PIU’ RISPETTO’. E L’ATALANTA DI TURNO NO? IL RISPETTO LO MERITIAMO TUTTI QUANTI ALLO STESSO MODO”

Durante la conferenza stampa pre Parma-Roma, interpellato sugli episodi di Catania di domenica scorsa, l’allenatore crociato ha affermato: “E’ il solito discorso di chi predica bene e razzola male. Bisogna smetterla di parlare delle solite cose sapendo accettare i vantaggi di una decisione arbitrale così come gli svantaggi…”

(gmajo) – Un conto è crederci sul serio. Un altro conto è atteggiarsi. Il bon ton nei confronti della classe arbitrale è come il coraggio di Don Abbondio: se uno non ce l’ha non se lo può dare. E in casa Parma chi ce l’ha – e non recita – è senza dubbio l’allenatore Roberto Donadoni, il quale oggi, durante la conferenza stampa pre-Roma ha indirettamente indirizzato, sull’annosa questione, una nuova lezioncina di stile al suo presidente. Almeno questa è la mia convinzione, avendo sentito più volte Ghirardi affermare: “Il Parma merita più rispetto”. Ma Donadoni ha chiosato: “Perché, l’Atalanta di turno no?” Aggiungendo: “Il rispetto lo meritiamo tutti quanti allo stesso modo”.

Continua la lettura all’interno, anche con la trascrizione delle parole di Donadoni sulla questione arbitrale

 

Considerazione – da sportivi – da sottoscrivere in toto. Peccato che sia omessa dalla breve sintesi scritta sul sito ufficiale. Certo è difficile fare proseliti in un mondo dove “c’è chi predica bene e razzola male”, per riprendere altre parole del tecnico confermato fino al 30.06.2015. Proprio in occasione della conferenza stampa che ha sancito il prolungamento del suo accordo con il club (anche se nelle interviste dopo Torino-Parma ha rivelato il particolare di non aver ancora messo l’autografo sul relativo pezzo di carta, ma niente gialli, tra galantuomini basta la stretta di mano, e infatti Donadoni l’ha definita solo “una formalità”), l’allievo Tom aveva confessato che in questa materia aveva imparato molto da Donadoni: “Il mister rappresenta questa linea di condotta che noi vogliamo dare. O meglio: ci è servito anche per imparare qualcosa, perché per esempio, non ho paura, mi ha influenzato sul non lamentarmi troppo con gli arbitri, perché secondo me, a mente fredda, è un atteggiamento molto corretto, perché secondo me continuare a lamentarsi – l’ho fatto anch’io nel mio passato – ragionando, forse, non è così corretto. Perciò già Pietro (Leonardi, nda) aveva questa linea di non lamentarsi più di tanto, il mister ce l’ha proposta, e in più la sua carriera ci ricorda di una persona che ha raggiunto grandissimi risultati e si è sempre contraddistinto anche per il comportamento, perciò per noi è motivo di vanto avere una persona con queste qualità”. Sotto è disponibile la trascrizione della lezioncina in tema di oggi. Ma prima di quella lettura sono doverose, da parte mia, due parole di commento sull’esternazione presidenziale mattutina di ieri, ai microfoni di Radio Rai, circa la presunta sudditanza mediatica verso le grandi squadre. Posto che sarebbe auspicabile da tutti i media una maggiore attenzione – ma mica solo su torti e favori arbitrali – verso i club “Cenerentola” e non solo verso le “Genoveffe” (“Tom” mi perdonerà per il plagio), parimenti credo sarebbe ora, per il processo di rinascita del decadente movimento, che gli stessi protagonisti smettessero di credere di ottenere vantaggi (ovvero che altri ottengano vantaggi) grazie all’esposizione in Tv. Io rimango dell’idea che se si reclama rispetto è perché si crede che il rispetto sia venuto a mancare, e dunque si auspica di averne di più per il futuro. Ma se si pensa che ci sia stata una mancanza di rispetto, non si rispetta l’onorabilità altrui (quella degli arbitri). Lasciando perdere le centomila sfumature di grigio, di nero o di rosso, penso che ci sia una palese contraddizione tra l’esternazione di ieri ("La sudditanza è mediatica, causata dai  bacini di utenza, dalle copie dei giornali che tutelano i grandi  bacini. E’ più difficile andare contro i grandi bacini che contro  bacini come quelli di Catania o Parma. Ma il sistema arbtitrale è  pulito, onesto e questo deve darci fiducia. Tutti siamo uomini,  tutti facciamo degli sbagli. Per il resto il problema vero è  questo e non credo sia risolvibile") e quella di pochi giorni prima al direttore-plenipotenziario del gruppo mediatico appartenente all’UPI Molossi (“Se rispondessi sinceramente sugli arbitri mi beccherei una squalifica”). Insomma tra il dire, il non dire, il dire qualcosa ma non tutto, il vorrei, non vorrei, ma se vuoi (mi scusi per il plagio Battisti) sarebbe meglio un bel tacer. Gabriele Majo

LA TRASCRIZIONE DELLA RISPOSTA DI DONADONI A DANIELE LONGO DI SPORTSBOOK24.NET SULLA QUESTIONE ARBITRALE (video dal minuto numero 7)

Daniele Longo (www.sportsbook24.net) – L’ultimo turno di campionato ha mostrato un modus operandi incentrato sulla cultura del sospetto: non crede che questo sia un limite del nostro movimento?

“Io credo che siamo qui a dire le solite cose, però puntualmente ritorniamo a fare i soliti discorsi tutti quanti. Quindi, se si vuole evitare questo, bisogna smetterla di parlare delle solite cose, accettare quelli che sono, a volte, i vantaggi che si hanno da una decisione arbitrale, così come gli svantaggi. Fine del discorso. Altrimenti tutte le volte c’è chi dice: ‘noi meritiamo più rispetto’, come per dire ‘noi del Parma meritiamo più rispetto’, invece l’Atalanta di turno no? Il rispetto lo meritiamo tutti quanti allo stesso modo. Semplicemente questo. Se poi il fatto di rimarcarlo uno lo fa con l’intenzione di creare in qualche modo quello che poi tutti quanti critichiamo che è la sudditanza psicologica, è il solito discorso di chi predica bene e razzola male”.

 

(Roberto Donadoni, estratto dalla conferenza stampa del 30.10.2012 al Centro Sportivo di Collecchio – Video registrazione amatoriale e trascrizione a cura di Gabriele Majo per www.stadiotardini.com)

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

2 pensieri riguardo “DONADONI, NUOVA LEZIONE DI STILE SULLA QUESTIONE ARBITRALE: “NON SI PUO’ DIRE ‘NOI DEL PARMA MERITIAMO PIU’ RISPETTO’. E L’ATALANTA DI TURNO NO? IL RISPETTO LO MERITIAMO TUTTI QUANTI ALLO STESSO MODO”

  • Alle Vigatto

    Ribadisco un concetto ampiamente espresso ma importante, da non dimenticare: Donadoni maestro di stile e di obbiettività.
    Oltre ad essere un tecnico preparatissimo ha un ottima capacità nell'esprimere concetti che fino a qualche tempo fa non avevamo l'opportunità di ascoltare.
    Ma vi ricordate cos'era Marino con un microfono davanti alla bocca?
    E le frasi fatte di Colomba, sembrava avesse uno spartito da leggere?
    Credo che a certi livelli sia fondamentale anche riuscire ad esprimere un'idea comunicando in modo chiaro e corretto.
    Teniamoci stretto Donadoni anche nei momenti difficili…

  • Pericle Ferrari

    Donadoni ha una signorilità più unica che rara: non vedo nessuno nel mondo del calcio di oggi che usi parole tanto equilibrate. Tuttavia non vedo perchè lamentarsi del nostro presidente: non sarà come Donadoni (ma chiedo di nuovo: chi lo è?) ma nell'ambito dei dirigenti e degli allenatori della serie A è comunque uno dei meno lamentosi e dei più corretti.Gli altri, da Mazzarri agli juventini, da Galliani a Zamparini a Ventura, si lamentano tutti.
    Non c'è nessuna contraddizione, egregio Majo, tra il sostenere che gli arbitri siano onesti e il dire "se dicessi quello che penso dei direttori di gara, mi squalificherebbero". Infatti si può essere al tempo stesso onesti e incapaci oppure onesti e privi di personalità e perciò facili a cedere alle pressioni e alla famosa (e francamente indubbia) sudditanza psicologica

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