L’OPINIONE DI MAJO DOPO TORINO-PARMA 1-3: “DONADONI E’ UNO STRATEGA CAPACE E FORTUNATO”

Napoleone Bonaparte una volta disse: “Non mi interessano i generali capaci, ho bisogno di generali fortunati!”: ebbene, Tommaso Ghirardi può gongolare perché ha confermato fino al 30.06.2015 un allenatore che racchiude in sé entrambe le caratteristiche…

GABRIELE MAJO Foto Franco Saccò Archimmagine -007(gmajo) – Qualche anticipazione sui contenuti dell’odierna omelia profana del giorno dopo (definizione che calza a pennello considerando che quanto scrivo su stadiotardini.com viene replicato anche su La Voce di Parma – benché io non ne faccia parte del corpo redazionale al di là delle convinzioni di chi lavora a Palazzo di Giustizia – periodico diffuso anche nella chiesa di Santa Cristina del “pretaccio” Don Luciano Scaccaglia e, dalla scorsa settimana, anche nella raccolta blog di Parmasera.it) è già emersa nelle scorse ore qua e là nel nostro spazio commenti laddove l’improvvida uscita a caldo di ieri di Luca Russo (“Donadoni ha trovato la ‘quadra’. E soprattutto il modulo per regalarci una vittoria dopo l’altra. E’ quello che prevede che gli avversari giochino sistematicamente con un uomo in meno…”) aveva seminato gazzarra tra i lettori, alcuni dei quali se la sono pure presa con me poiché avrei preso le distanze solo dalla forma, ma non dai contenuti espressi dal nostro columnist, ieri peraltro intervenuto a titolo privato nello spazio aperto ai naviganti e non con un articolo per la testata. “In effetti – avevo rimarcato ieri – nelle ultime due gare gli episodi sono stati tutti dalla parte del Parma. Ma c’è modo e modo di scriverlo. Un po’ di diplomazia non guasterebbe… Pur nel rispetto – sacrosanto – dell’obiettività (che è un valore)”.

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Il riferimento era soprattutto alla seconda parte del commento postato da Luca Russo, invero un po’ hard e non certo soft (“Ahhhhh…vorrei poter intervistare Ghirardi e Leonardi, i fantastici due!, e sapere se la pensano ancora come dopo Napoli… Chissà… Due cose sono certe: la coerenza non la si compra al mercato ed il bel tacer non fu mai scritto. Noi, vittime del palazzo. Sì, come no…”). In effetti il Parma è stato penalizzato – assai – dagli episodi nella prima parte della stagione – e per episodi intendiamo ad esempio i tanti rigori contro, l’eccessivo numero di cartellini gialli, certe valutazioni sui fuorigioco etc etc. – ma come allora veniva rimarcata l’incidenza di questi episodi nell’esito di una partita e nella sua generale economia, altrettanto è lecito farlo quando gli episodi anziché penalizzare una squadra la favoriscono, come è successo, con una certa regolarità al Parma, dal post-Catania in poi. Scriverlo, con educazione, non significa certo esser nemici del Parma, o in malafede o sminuire i meriti della squadra ghirardiana o donadoniana: ma solamente essere obiettivi, equilibrati, e pure sportivi. Né è importante – ai fini di questo discorso – perder del tempo a valutare quanto sia corretta o scorretta una decisione arbitrale a stretti termini di regolamento, perché l’interpretazione dello stesso è assai variabile a seconda degli interessi delle parti in causa (io suggerisco sempre un comodo esercizio: provare a mettersi nei panni altrui. Ecco perché ieri ho tirato a mano i tifosi del Toro piuttosto inalberati a fine gara, al punto da attendere l’uscita di quelli del Parma bottiglie alla mano e costringere la Polizia a mutare l’itinerario del percorso di ritorno: non certo per elogiare questo loro disdicevole comportamento, ma per riferire come ai loro occhi le decisioni arbitrali abbiano danneggiato la propria squadra, facendo loro provare la stessa frustrazione di quelli del Parma di poco tempo fa). Badiamo, dunque, a qualcosa che non può essere messo in discussione, ma che è un inequivocabile dato di fatto: quanto questi episodi hanno influito a cambiare l’inerzia della partita. Io direi parecchio. Perché una settimana fa il 4 3 3 di Donadoni stava annaspando contro l’opposto identico schieramento di Ferrara: poi l’espulsione (sacrosanta fin che volete) del portiere blucerchiato, sommata al calcio di rigore a favore del Parma, ha indubbiamente cambiato l’inerzia della partita. Lo stesso è accaduto ieri all’Olimpico, quando il sostanziale equilibrio (peraltro il Torino era stato ben più pericoloso rispetto ai blucerchiati) è stato spezzato dalla decisione del sig. Giacomelli di cacciare G.Sansone per doppia ammonizione avendo battezzato per simulazione la sua caduta in area di rigore dalle parti di Paletta. Ovviamente, magari sbagliando, lo stesso sig. Giacomelli poteva “abboccare” e l’inerzia della gara essere diametralmente opposta, con un calcio di rigore contro in parità numerica. Dunque il Parma è stato avvantaggiato dagli episodi, ma è stato anche bravo a capitalizzarli. Sia sette giorni prima, che ieri. Ieri, soprattutto, direi. Avendoci messo tanto del suo anche l’allenatore a far sì che la partita prendesse una certa piega. In molti hanno celebrato il suo cambio Ninis-Marchionni, ma questo, a mio modo di vedere, poteva anche esser qualcosa di normale, nel minuto in cui il greco, rispetto ad altre prove in passato, è parso meno all’altezza del solito (del resto sette giorni prima  Marchino era entrato tra gli undici iniziali salvo lasciar spazio a tenzone in corso al greco che alla fine avrebbe convinto di più); il vero capolavoro è stato quello di inserire Carneade Sansone al posto di Alessandro Lucarelli. Immagino che quanto è entrato, tra i nostri, siano stati in tanti a storcere il naso, dal momento che non si trattava di un calciatore famoso o di sicura garanzia, ma di un elemento un po’ ai margini della rosa. Magari qualcuno – anche in tribuna stampa – avrà pensato “Sticazzi”, così come salutano i tifosi della Roma l’ingresso in campo delle riserve avversarie. Invece Donadoni, stratega tanto capace quanto fortunato (insomma l’ideale per Napoleone, che pure si accontentava di generali con un bel fondoschiena), sapeva perfettamente l’importanza di quell’attaccante esterno per il nuovo vestito tattico (il 4 3 3) che voleva far calzare al suo Parma, dopo l’inaspettata superiorità numerica. Diciamo che Donadoni – e non è la prima volta che accade – ha saputo con intelligenza sfruttare le opportunità offerte dalla panchina lunga (di cui Pietro Leonardi è stato il fautore e gliene va dato merito): se anziché 12 calciatori ne avesse avuti a disposizione soltanto 7 come un anno fa, probabilmente non avrebbe potuto inserire N. Sansone, perché con ogni probabilità questi sarebbe stato tra gli esuberi in tribuna.  In tanti, e tra questi il nostro Mister, hanno sottolineato la bravura di Donadoni nello scegliere Alessandro Lucarelli come elemento da far uscire per far posto al novello Ribery (la definizione è del suo agente Manuel Montipò, e, invero, se la poteva risparmiare, per non far del male al suo assistito). In particolare veniva fatto notare come il capitano, già ammonito in avvio di match, avesse commesso un fallo tattico poco prima rischiando a propria volta un rosso (… alla G. Sansone). Io non so quanto questa evenienza sia stata determinante: per me il sarto Donadoni il suo abito lo aveva già cucito prima. Del resto chi altri avrebbe potuto togliere per passare dal 3 5 2 al 4 3 3, sistema di gioco assai più idoneo, dal momento che era venuta a mancare una delle due punte centrali del tanto decantato 4 2 4 di Ventura? A proposito: come sette giorni prima il Parma si era avvantaggiato dalla cervellotica scelta di Ciro Ferrara di privarsi di Maxi Lopez dopo la cacciata di Romero, così ieri, indubbiamente, si è giovato dell’altrettanto autolesionistica iniziale rinunzia a Cerci e quella totale di Bianchi. Il colpo da maestro di Donadoni, dunque, è stato quello di azzeccare gli uomini e il sistema di gioco, indipendentemente dal blasone di chi doveva uscire e di chi doveva entrare. Confesso che nei lunghi dieci minuti dal rosso mostrato a G. Sansone (8’ st) all’ingresso (al 18’ st) del suo omonimo N. (che dei due Sansoni è anche il meno rinomato) dentro di me stavo scalpitando non vedendo immediate reazioni di Donadoni al regalo ricevuto. Il cambio, probabilmente, è stato un po’ tardivo – per lo meno rispetto alle mie aspettative – ma sicuramente indovinato. E dire che contro la Sampdoria come esterni avevamo visto destreggiarsi anche Pabon e Belfodil (i calciatori su cui il Parma ha investito i proventi della cessione di Giovinco, come aveva argomentato Leonardi) ieri entrambi in panchina. Il colombiano sarebbe entrato solo negli ultimi 10’, tentando almeno una volta una delle sue celebri conclusioni, dopo aver rilevato Amauri. L’italo-brasiliano, come svelato in un interessante curiosità scovata da Michele Ceparano della Gazzetta di Parma, ha avuto la freddezza di mostrare dopo il suo gol – il terzo in due partite, mica male (anche se il Ghiro mi sa’ che abbia un po’ esagerato nel definirlo uno dei più forti attaccanti mai visti in Italia durante la sua chiacchierata mattutina con "Radio anch’io Sport"  su Radio1) – la maglia numero 8 di Galloppa, in omaggio allo sfortunato centrocampista rottosi per la seconda volta in due anni il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Avrebbe dovuto mostrarla il primo marcatore, Nicola Sansone, ma questi se n’era dimenticato nella gioia di festeggiare il primo gol in A. “I vecchi devono rimediare agli errori dei giovani”, ha detto scherzando Amauri, ieri piuttosto fischiato dai tifosi granata, per via dei suoi trascorsi bianconeri. Il terzo gol porta la firma di Rosi, per la gioia del Saltimbanco che durante la puntata della scorsa settimana di Calcio & Calcio aveva avuto l’ardire di paragonarlo nientepopodimenoche a Maradona (e immagino quanto sarà incontenibile stasera). Rosi ha però il vizietto della simulazione (è recidivo) e se ci fosse stata la tanto invocata (prima di tutto da Leonardi) uniformità di giudizio arbitrale, avrebbe dovuto a propria volta esser ammonito come l’ingenuo (l’aggettivo appartiene a Luca Ampollini) G. Sansone. Invece è stato graziato. A proposito di arbitri: Tommaso Ghirardi, nella già citata trasmissione radiofonica del canale Nazionale (una volta si chiamava così) oggi ha sancito che la sudditanza (psicologica) non è arbitrale “ma mediatica”. E,  a suo dire, sarebbe “causata dai  bacini di utenza, dalle copie dei giornali che tutelano i grandi  bacini. E’ più difficile andare contro i grandi bacini che contro  bacini come quelli di Catania o Parma. Ma il sistema arbitrale è  pulito, onesto e questo deve darci fiducia. Tutti siamo uomini,  tutti facciamo degli sbagli. Per il resto il problema vero è  questo e non credo sia risolvibile". Pochi giorni prima, a Giuliano Molossi superdirettore dei media UPI, aveva invece confessato: “Se rispondessi sinceramente sugli arbitri mi beccherei una squalifica…”. Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

2 pensieri riguardo “L’OPINIONE DI MAJO DOPO TORINO-PARMA 1-3: “DONADONI E’ UNO STRATEGA CAPACE E FORTUNATO”

  • 29 Ottobre 2012 in 21:04
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    Donadoni è stato fortunato perchè il Toro non ha segnato nei primi 15 minuti,dove ha sfiorato il gol in 2 occasioni,perchè molto probabilmente per il Parma la partita sarebbe stata in salita come a Napoli e a Catania….forse questa squadra soffre nei primi minuti,sopratutto in trasferta,per mancanza di concentrazione?O per altro?
    MONTI70

  • 30 Ottobre 2012 in 01:34
    Permalink

    Beh che il calcio sia molto equilibrato è testimoniato dalla classifica: dai 7 punti dell'ultima in classifica (tolte penalità) ai 14 punti della Roma ci sono 16 squadre. Poi se andassimo ad analizzare gli episodi scopriremmo che senza gli 8 ? rigori contro che sono un assoluta anomalia e senza quei tre o quattro fuorigiochi determinanti e che senza le cinque ammonizioni a partita subite dal Parma di media potremmo avere 6 punti in più comodamente ed essere li a lottare per l'Europa. Le squadre maggiori solo nell'ultimo turno (Napoli, ma quel rigore al Chievo, Juve lasciamo stare, Milan quel fuorigioco) hanno avuto favori molto consistenti e decisivi in quanto han vinto tutte di misura. Allora Majo ammettiamolo, il Parma non ha avuto favori arbitrali, ha avuto episodi favorevoli, però solo la settimana scorsa quello che strusciava il piede per cercare un ostacolo il rigore l'ha rimediato, forse è stato più bravo di Sansone. Poi quell'armadio di Rosi sembra andar meglio, la squadra finalmente è più utilitaristica (Biabia terzino è un lusso) e bada meno al bel gioco e di più al risultato. NON ERA QUELLO CHE DESIDERAVI ?

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