IL COLUMNIST / LA FIORENTINA? BELLA DA VEDERE, DIFFICILE DA AFFRONTARE

(Luca Russo) La Fiorentina? Pessimo cliente per il Parma, se ce n’è uno. I viola, quando non hanno la luna storta, son belli da vedere, ma difficili da affrontare. Chi volesse confutare questa tesi, prima di proporne una tutta sua, è pregato di rivolgersi a juventini e milanisti: loro vi sapranno dire. E non lasciatevi ingannare dalle  quattro sconfitte nelle ultime cinque esibizioni: un periodo no, prima o dopo, capita a tutti. Una chiamata a Torino, o meglio alla sua metà col prefisso bianconero, può essere d’aiuto per afferrare meglio il concetto. Nel caso dei toscani, il momentaccio è coinciso col mese di gennaio. Ma, ne siamo certi, passerà. Speriamo non prima di domenica prossima. Ché al Parma i punti, uno o tre che siano, servono per mettere in ghiaccio una salvezza che ancora non gode del sostegno dell’aritmetica. E che passa anche da un campo tradizionalmente caldo come quello di Firenze. Farne terra di conquista, ci pare, in questo momento, un’impresa alla portata dei gialloblu. Ma, proprio perché si tratterebbe di un’impresa, non aspettiamoci che domenica il Parma passeggi sulla Fiorentina. Che, tolte le difficoltà dell’ultimo mese, resta una signora squadra. Di quelle da prendere con le pinze. La cautela, in casi e contro avversari del genere, non è mai troppa. Uno dei punti di forza della squadra toscana, più che il centrocampo, è il lavoro dei centrocampisti. Pizarro, sceneggiatore e regista della manovra viola, è un distributore automatico di invenzioni squisite. Basta chiederglielo, e lui o verticalizza, o salta l’uomo, o si mette in proprio e fa gol. Tra i piedi del cileno, il pallone è in cassaforte. Rubarglielo è difficile, se non impossibile. Che sia lui in prima persona a perderne qualcuno? Non contateci. Al contrario, ne recupera tantissimi. Strano, ma vero: se uno è bravo, come lo è l’ex centrocampista della Roma, canta e porta la croce con la stessa facilità. Leggendari i suoi lanci al millimetro o gli improvvisi capovolgimenti di fronte che spiazzano l’avversario. E’ l’architetto del gioco. Fermandolo, il che significa aggredirlo appena tocca palla, si toglie alla Fiorentina almeno la metà del suo quoziente intellettivo. Aquilani (che domenica sarà assente per squalifica), Migliaccio e Borja Valero, liberati, sia pure parzialmente, dall’obbligo di partecipare alla semina, possono dedicarsi anima e corpo alla raccolta: sono incursori con licenza di segnare. Gente pericolosa per i nostri difensori affetti da staticità cronica. C’è un solo modo per evitare che facciano troppi danni: restare stretti, compatti e non lasciargli nemmeno uno spiraglio aperto. Tanto per capirci: disattenzioni come quelle che domenica scorsa hanno messo prima Hamsik e poi Cavani nella condizione di dare del tu a Mirante, è meglio evitarle. La Fiorentina è un osso duro anche in fase di non possesso. Quando attacca, lo fa al massimo con otto uomini. Perché due, solitamente si tratta di difensori, li lascia sempre nella sua metà campo: prevenire una ripartenza è meglio che inseguirla. Concetto che viene esasperato in occasione di punizioni e calci d’angolo a favore: mentre gli altri s’avvicinano all’area di rigore, Cuadrado arretra fino a raggiungere la linea di metà campo. Perché? Semplice: per quanto è veloce, è l’unico capace di stoppare sul nascere la ripartenza avversaria. Biabiany e Sansone, che di ripartenze se ne intendono, sono avvisati: i viola raramente abbassano la guardia. Ma al primo centimetro che mollano, vanno puniti. Non conta correre tanto, è importante correre meno, ma meglio che in altre occasioni. Non è necessario imbastire quattro o cinque ripartenze di buona fattura; ne basta una, ma che sia risolutiva. Questi, sommariamente, i pregi della Fiorentina. Veniamo ai ‘difetti’. Dopo cinque mesi e ventidue giornate di campionato, Montella non ha ancora individuato il portiere titolare: Viviano sembra essersi bruciato e Neto a Catania ne ha combinate di cotte e di crude. Domenica è probabile che in porta ci finisca il primo piuttosto che il secondo. Quale che sia la scelta del tecnico di origini campane, di una cosa siamo certi: con quei due, la papera è sempre dietro l’angolo. Lo tenga presente Donadoni. E inviti i suoi ragazzi a fare quel che di solito fanno molto poco: tirare, anche dalla media distanza. Non ci provano spesso: colpiti dalla ‘Sindrome di Barcellona’, pretendono di arrivare in porta col pallone. Valdes e Belfodil, e non sono due nomi a caso, hanno la potenza e la precisione necessarie per impensierire qualsiasi portiere. Compresi Neto e Viviano che in questo momento hanno due saponette al posto delle mani. L’altro reparto in affanno è l’attacco. Toni è invecchiato di colpo e non vede più la porta. Jovetic ha smesso di essere decisivo. Sia nelle vesti di terminale offensivo che in quelle di uomo assist. Mettiamola così: prima di riprendervi in mano la Fiorentina, aspettate ancora una giornata. Ve ne saremmo grati. Luca Russo