IL COLUMNIST / LE PORTE GIREVOLI GIALLOBLU (2): SEMBRA UNA RIVOLUZIONE MA NON LA E’: LA SPINA DORSALE E’ INTATTA, MA NON LA MUSCOLATURA…

(Luca Russo) – Sembra una rivoluzione, ma non lo è affatto. Non lasciatevi ingannare dall’elevato numero di affari che il Parma ha chiuso o si appresta a chiudere. Gennaio non è il mese delle ristrutturazioni e mai lo sarà. Tutt’al più si mette in preventivo la possibilità di ritoccare qualcosa qua e là. A patto che gli accorgimenti non alterino chimica ed equilibri della rosa di cui si dispone. Comprare tanto per comprare, dicono gli esperti e gli operatori di mercato, non ha senso. E’ meglio, molto meglio, potenziare, ma anche solamente preservare, ciò che già funziona come deve e tagliare i rami secchi, ossia mandar via chi non ha più voglia di restare o è stato scarsamente utilizzato. Posto che siano questi i criteri che animano il mercato di riparazione, e non abbiamo motivi per dubitarne dato che, per stessa ammissione dei club, è difficile che a Gennaio si facciano grossi affari (perfino il trasferimento di Sneijder dovrebbe essere derubricato ad operazione di scarso rilievo, se non fosse che da noi si fa diventare scoop o telenovela pure ciò che è routine), ci chiediamo se e quanto le strategie di Leonardi vi si ispirino. La risposta è ‘sì’ al primo interrogativo, ed è ‘tanto’ al secondo. E’ vero: ci siamo liberati di Zaccardo, girato al Milan, ed in cambio i rossoneri ci hanno scaricato Mesbah. Il vuoto sulla fascia sinistra è stato colmato, ma se ne è aperto uno, altrettanto significativo e potenzialmente dannoso, sulla corsia opposta. Al netto della pubalgia da cui sembra che sia afflitto il campione del mondo 2006, la sensazione è che l’affare l’abbiano fatto i rossoneri piuttosto che il Parma. Ma se fosse invece vera la storia dei malanni allora, come abbiamo già detto ieri, il vero colpo è stato disfarsene e ricavare dalla cessione qualche soldino ed una contropartita tecnica più giovane di tre anni. Per il resto, in materia di tagli ci pare che Leonardi stia muovendosi abbastanza bene. L’addio di Acquah, sbarcato alla corte dell’Hoffenheim, non dovrebbe toglierci tanto sonno: fino a che è rimasto alle dipendenze di Donadoni, è stato il centrocampista meno utilizzato tra quelli all’altezza di una maglia da titolare (540 minuti di impiego in campionato contro i 1073 di Marchionni, i 1619 di Parolo e i 1313 di Valdes, dati di transfermarkt.it). Dunque, più che rinunciare ad un elemento insostituibile, è stato perso un rincalzo di discreto valore. Dell’argentino Fideleff, destinato al Maccabi Tel Aviv, abbiamo riferito nei giorni scorsi. Volendo, si può discutere di quanto sia stato utile alla causa crociata un giocatore impiegato solo nello spezzone finale di una partita già vinta e che è costato la bellezza di 18.000 euro per ogni minuto giocato, ma di certo non si può archiviare la sua partenza alla voce rimpianti. A quelle cifre e a fronte di un utilizzo così limitato, l’affare lo si è fatto cedendolo. Anche Pabon lascerà il Parma: ha molto mercato in Messico e, salvo sorprese, sarà il Monterrey a rilevarne il cartellino, anche se la Gazzetta di Parma di stamani, secondo cui il Parma potrebbe non perderci economicamente, ma addirittura guadagnarci, spiega che sarà solo al termine della presente stagione per cui nel frattempo potrebbe rimanere qui o andare in prestito altrove. Decideranno…. Quali che siano i motivi che hanno spinto Leonardi (e Ghirardi) a considerare l’ipotesi della sua cessione e quelli che hanno suggerito al colombiano di chiedere d’essere mandato altrove, vale per l’attaccante di Medellin lo stesso discorso fatto per Acquah: tra gli attaccanti gialloblù è quello con minutaggio minore (477 contro i 964 di Amauri, i 1196 del Medicinale ed i 744 di Sansone). Per cui, come nel caso del ghanese, non si lascia andare via uno di quelli col posto fisso, ma un’alternativa. Di lusso: perché in estate Pabon ci venne proposto come il top player grazie al quale il Parma avrebbe dovuto fare incetta di successi. Sappiamo tutti come è andata: i successi sono arrivati, ma senza la partecipazione del colombiano. Sul fronte degli innesti, detto di Mesbah, l’impressione è che il Plenipotenziario abbia le mani legate. Arriveranno Battaglia, centrocampista argentino di 21 anni, e Mastriani, attaccante uruguaiano classe ’93. Sicuramente a Giugno oppure già a Gennaio, sempre che Ghirardi versi un indennizzo nelle casse dei club di provenienza. Questo, nel complesso, il mercato gialloblù fino a stamani. Ripetiamo: l’impressione è che Leonardi stia rivoluzionando la squadra. Non è così. Né sta smantellando il bel giocattolo che tante gioie ha regalato (e speriamo regalerà ancora) alla tifoseria. Dunque, chi teme che il Parma, alla luce di tutte queste operazioni in entrata ed in uscita, possa far la stessa fine della Sampdoria 2011 (mezzo campionato perfetto ed un girone di ritorno disastroso), può dormire sonni tranquilli. Allora i blucerchiati decisero di fare a meno di Cassano e Pazzini, mica due qualunque. Erano l’anima di quella squadra che in assenza dei suoi due elementi di punta cadde rovinosamente in cadetteria. Al contrario, Ghirardi e Leonardi non si priveranno di Paletta, Valdes e Belfodil (o Sansone). La spina dorsale della squadra, tanto per capirci, uscirà del tutto illesa da questa sessione di mercato. Vorremmo dire altrettanto della muscolatura, ovvero della panchina, che, se non abbastanza lunga, garantisce pochissima autonomia, ma non possiamo. Un paio di lesioni le sono già state inflitte dalle partenze di cui abbiamo riferito sopra. E i due giovanotti sudamericani su cui il Parma è piombato per lenirle, quasi ci sembrano dei cerotti applicati a ferite che andrebbero suturate con un bel po’ di punti. La coperta è corta, o rischia di diventarlo presto. Se l’intenzione è quella di continuare sulla strada tracciata dalla scorsa estate fino ad oggi, avere delle prime scelte di buon livello può non bastare. Servono anche delle valide ed affidabili alternative che gli facciano tirare il fiato quando sarà necessario. E’ come nel basket: la differenza non la fanno solo i quintetti titolari, ma anche la qualità delle rotazioni di cui i coach dispongono e il contributo in termini di punti, assist, stoppate e palle recuperate offerto dalla panchina. Se, invece, ci si accontenta della salvezza, il Parma, dall’alto dei suoi 31 punti, e con appena 9 punti da conquistare per ritenersi al riparo da spiacevoli sorprese, può permettersi il lusso di scommettere ancora. Stavolta su Mastriani, Battaglia e chi, pur essendo in rosa dal ritiro di Levico, non ha avuto troppe possibilità per mettersi in mostra. Luca Russo

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