IL NOSTRO LUCA SAVARESE AL CASTING DI “QUELLI CHE”: “NON SERVONO I PROVINI: TIFOSI NON LI SI FA, LI SI E’…”

DSCN2866[1](Luca Savarese) – E’ martedì 15 gennaio 2013, a Milano fa freddo e ci vogliono ancora il cappotto, la sciarpa ed il cappello. I milanisti consumano il loro m’ama non m’ama con Balotelli mentre gli interisti si preparano ad andare a disputarsi il quarto di finale secco di Coppa Italia contro il Bologna, una delle scialuppe che viene in agguato a Strama in questo momento di ciao ciao Sneijder. Io, crociato incantato residente in terra meneghina, mi preparo all’appuntamento con il provino per il pubblico-tifoso di Quelli che il calcio. Sono andato diverse volte negli studi di corso Sempione 27, una volta come pubblico della simpatica trasmissione radiofonica Super Max, condotta dal brillante Max Giusti, di consueto in onda dagli studi di via Asiago di Roma ma, in quell’occasione, per le vacanze natalizie dello scorso anno, in diretta da Milano. Quando ero più piccolo mi divertivo ad andare con mio papà ed un mio amico, la domenica pomeriggio, lì fuori per fare qualche foto e soprattutto per respirare il clima del primo ed unico a mio avviso, Quelli che il Calcio (ah a proposito, espressione che ha riscosso tanta fortuna e che si deve al brano scritto nel 1975 a quattro mani: autori, Enzo Iannacci e Beppe Viola) quello condotto da Fabio Fazio e con davanti la coppia Marino Bartoletti- Carlo Sassi (si proprio lui l‘inventor della moviola..) e che aveva dai campi inviati simpatici ed amabili come per esempio Stefano Carloni, impegnato a raccontare le gare del Perugia e a vedersela con una colonna che gli ostacolava la visuale sul Renato Curi. Certo oggi la trasmissione vive ancora, non è stata triturata, ma è figlia dell’ attuale lassismo delle emozioni dei media addetti alla  narratio pallonara: via i collegamenti dai campi, perché l’avvoltoio Sky vuole tutto lui, in studio il bravo Massimo Caputi funge da attenta liaison tra quelle edizioni passate e quelle presenti. Poi l‘ironia di Victoria Cabello e poco più. L’appuntamento con gli aspiranti supporters live delle venti regine del campionato è fissato dalle ore 9 alle ore 11 in corso Sempione 27. Mi accompagna papà, sempre pronto, in momenti dedicati al gioco più bello del mondo, a rimandare lavoretti e farsi in quattro per il figlio. Il figlio, che poi è il sottoscritto, dalla telefonata di convocazione dei giorni scorsi, capisce però Roma per Toma sul numero civico. Sa che la sede milanese della Rai è al 27, ma crede di aver capito il numero 15 e si fa trovare fuori dal numero 15. “Chi celcate?” chiede un guardiano, probabilmente filippino in livrea (anche nella mia zona i portinai sono filippini, ma mica in livrea)  “I provini per Quelli che il calcio”, rispondo io. “La lai non è qui, ma più in fondo e la tlovi”. Non c’è alcun problema temporale perché sono le 9 e pochi minuti e non mi va di essere il primo della lista, che è poi un pochino come essere il primo della classe o il primo a entrare a fare un esame in università. Mamma mi come non piace quella pressa, va bene essere puntuali ma, nemmeno esagerare con la precisione. Lasciamo il simpatico custode e ci dirigiamo alla volta del DSCN2863[1]canonico numero 27. Entriamo e ci accertiamo che è qui la festa. I candidati al provino non devono però essere accompagnati da nessuno. Informa la solita voce della solita addetta a dire queste solite cose.  Mi congedo da papà, mi munisco del mio tesserino di riconoscimento ed entro nell’universo Rai. Mille tv tutte sintonizzate in super diretta su tutte le innumerevoli (grazie alla nuova offerta digitale) emittenti targate Rai. Dopo un po’ passa Fabio Volo, prende un ascensore. Siamo in tanti, ma mi sento un tantino osservato perché mi sembra di essere l’unico ad aver indosso la sciarpa della mia squadra. Spero che non mi prendano per un ultrà. In questi casi è bene fidarsi a pelle di chi ti sembra più simpatico e, più predisposto a scambiar due parole di altri e, provare ad aprirsi. Dopo una rapida indagine fisiognomica decido di avvicinarmi ad un ragazzo, più grande di me: “Ciao sono Luca”. E lui: “Piacere Simone. Sei del Parma vero? Si, e tu?”, gli chiedo: “Del Toro, son venuto da Torino. Oh grazie perché ci avete fermato la Juve…” Quando mi dice questa cosa un fremito gioioso mi assale: che bello, penso, il gol di Sansone coinvolge davvero tutti i tifosi che portano la squadra nelle vicende della vita, mi sembra di aver fermato anche io la Vecchia Signora. Gli dico che anche loro han fatto bene contro il Siena. Poi si avvicina un ragazzino, più piccolo di me, Simone, anch’egli da Milano e anch’egli, udite udite, anima crociata. Il motivo? La punizione di Tino Asprilla che stese il Milan. Suo fratello la vide e tifò subito Parma e gli trasmise l’eros. E’ simpatico, fa ancora le superiori, si coglie in lui l’emozione e la compostezza. L’anima torinese è più sgamata ed inizia a mettere un pochino d’ironia per sgonfiare quella pesantezza da attesa televisiva. Passano nell’ordine Marco Civoli (“è più mascellone dal vivo”, dice Simone il torinista ) e poi Fabio Fazio con un cappellino di lana azzurra, quasi irriconoscibile. Ne chiamano prima un gruppetto, noi tre, nel frattempo diventati quasi amici, facciamo parte della seconda tranche. Parliamo di Sansone e dell’omonimo, della tessera del tifoso che per colpa di alcuni facinorosi penalizza mille facoltosi di passione verace (li invito a leggere L’Opinione dopo Parma-Juve di Gabriele Majo su stadiotardini.it, illuminante su questo e su altre cose) Pietro l’alter parmense, mi dice che la sua prima gara crociata al Tardini fu Parma-Messina 4 a 0. e Che nel dopo partita lui ed il fratellone parmense videro Morfeo ritornare a casa accompagnato dal fratello in motorino e Peppe Rossi andare a farsi un panino in un bar. Mentre fantastichiamo adoranti su un ritorno a questo calcio pur tenendo conto delle esigenze del presente, ecco che veniamo chiamati. Percorriamo alcune scale e raggiungiamo così un lungo corridoio che sembra di quei dipartimenti dove si svolgono le sessioni di esami in università. Ci numerano e ci danno plichi di liberatorie da compilare con penne da restituire DSCN2867[1]immediatamente. Io ho il numero 17, quello che campeggia sulla schiena di Palladino. Dai Palla, fammi compagnia penso tra me e me.  Io e i mie due compari ci sediamo in fondo su delle seggiole di legno. Non oso far foto dentro perché magari c’è qualche punto all’interno della liberatoria che mi è sfuggito e che, se magari faccio foto, mi cacciano al volo… sai non si sa mai da Mamma Rai… Penso, chiacchiero, attendo. Simone il torinista fa l’apripista per andare in bagno. Dopo vado io e poi Pietro, il parmense. Ci dicono dall’inizio del corridoio che la cosa sarà lunga. Ci sono quelli che li trovi da tutte le parti, sia dal medico che quando vai a confessarti, dal salumiere come alla posta: scusi quando tocca a me, tra quanto?. Mi chiedo: ma se sei veramente tifoso, e sei lì per essere un piccolo frammento della tua squadra, ma che cosa ne fai una mera questione di tempo? Intanto Simone il torinista ha scoperto l’esistenza di un altro granata sulle seggiole. “Sei granata anche tu vero? L’ho dedotto dalla felpa…” E in effetti c’è un altro tifoso torinista: un ragazzone pelato con tanto di felpona della Curva Maratona. Parlano di Birsa e dell’improbabile scambio Miccoli-Bianchi. Io mi ripasso il mio discorsetto che avevo suddiviso in quattro punti. La chiamata dei candidati continua. Ne arrivano altri di nuovi. Sono arrivati all’undici. Ho una gran voglia della confidenza di stadiotardini.it, dentro quel bunker asettico ed impersonale. Ora sono al tredici. Bè, mi dico, c’è tempo. Dopo pochi minuti sentoSavarese!”. “Si, eccomi”, entro in una sala gelida, mi dicono di levarmi la giacca che avevo messo su precisa indicazione di mia sorella Chiara, l’Incantevole, secondo Majo. Sta per iniziare il mio turno, quando mi chiedono, se una signora che ha una grande urgenza, può passare prima di me. Acconsento, tanto penso, io ho il 17 e ne hanno saltati un bel po’. Avvisano che da ora in poi non chiameranno più in ordine numerico, ma a caso. Mentre aspetto che la miss completi il suo provino, conosco altri due tifosi. Mario, un signore di Lodi che tifa Siena e Milena, una ragazza di Pordenone, indovinate di che fede? Crociata, grazie ad un innamoramento, platonico ovviamente, con Hernan Crespo. Mi dice che al di là del Parma è venuta soprattutto perché vuole entrare a tutti i costi nel mondo dello spettacolo. Le dico che per me la fede per il Parma è sacra e non si può mischiare con il mondo dello spettacolo, la invito a non subordinare il Parma al voler per forza apparire. Poi esce l’affaccendata signora milanista che doveva far presto perché doveva andare al lavoro (ma prendere un santo giorno di ferie no?) e forse tocca a me. Tolgo il forse. Entro, continua a far freddo. Due ragazze dallo stile gendarmeria mi dicono di mettermi dove c’è una x per terra, rivolto ad una piccola telecamera e di dire tra un paio di minuti quello che voglio sulla mia squadra, preceduto da nome, cognome, età. Poi arriva un signore, tipo giudice da talent show che si posiziona in mezzo alle due ragazze. Parte il mio tempo e parto tranquillamente anche io. Rispetto la mia scaletta mentale. L’uomo iudex mi dice che a lui del Parma è sempre stato simpatico Osio. Finisce la ripresa. “Puoi andare”. Si saprà se queste performances saranno usate per le restanti 18 partite di quest’anno o anche per le prime del prossimo campionato? Se faranno sapere qualche cosa, se ci saranno magari altri programmi sul calcio in arrivo? Niente, assoluta freddezza; almeno quando uscivi dall’esame in università, trovavi subito l’amico che ti aspettava. Qui ognuno entra solo ed esce solo. Gli accompagnatori, come i cani, non possono entrare. Prima di uscire vado a scaldarmi le mani in bagno con un po’ di acqua calda. Poi mi rimetto giacca,cappotto, sciarpa gialloblù, cappello ed esco. Vedo che mio papà è riuscito a trovare parcheggio e che mi aspetta. Son contento, mi sento più leggero, quel corridoio iniziava a starmi stretto. Vado al bar e mi sparo, rilassato, una spremuta d’arancio. Va bene il casting, ma sono pur sempre un crociato incantato, e penso: per essere tifoso non ci vuole nessun provino. Non lo si fa, lo si è. Luca Savarese

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

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