IL METODISTA / I NOSTRI GIOVANI CRESCANO FUORI DAI MITI DEI TOP PLAYER ALLA MESSI: IL CALCIO COME LA VITA E’ FATTO DI FATICA, LAVORO E SUDORE. NON TORELLI ALLA “BARCA”…

gianni baroneGianni Barone (*) – Lo confesso: ho gioito al goal di Boateng in Milan-Barcellona, ho esultato al raddoppio di Muntari, ma non perché io sia un tifoso sfegatato rossonero (in famiglia ne basta e avanza uno, mio figlio minore), piuttosto perché, finalmente, abbiamo capito che “lasquadrapiùfortedelmondo” può anche perdere. E poi, soprattutto, perché non se ne può più di quel modo spocchioso e irritante di gestire la partita, da parte del Barcellona, con un possesso palla  da svilimento, con quel continuo far girare il pallone in orizzontale, a destra a sinistra… dritto, senza mai arrivare al tiro. Basta!  Titic e titoc, palla incollata ai piedi dei campioni de “lasquadrapiùfortedelmondo”, gli avversari che ballano e indietreggiano (fanno densità dicono quelli che sanno di calcio). Ma che palle! Forse bisognerebbe ricordare che il calcio è anche altro, non sempre sterile possesso di palla, il calcio è anche corsa, agonismo, dinamismo, determinazione nei tackle, lanci lunghi in verticale, rilanci del portiere, stop di palla perfetti (Niang), rapide azioni di contrattacco, difesa della palla sull’attacco dell’avversario, traversoni in corsa, colpi di testa e via dicendo. Occorre ricordare ai signori de “lasquadrapiùfortedelmondo” che la loro abilità potrebbe essere utilizzata con più varietà, invece che in quel monotono, monocorde ed esasperante “torello”. Loro, così bravi e così uguali, sempre ovunque e comunque. Dovrebbero ribellarsi, ogni tanto, loro, i campioni per cambiare, finalmente, registro tattico. Che noia, che barba, che barba, che noia (direbbe la Mondaini a Vianello): noi siamo stufi di vedere sempre le stesse cose. Hanno i migliori giocatori del mondo che si esaltano, solo quando c’è da segnare il goal del 4-5-6 a zero, ma quando c’è da lottare sembrano dei conigli bagnati, vero Avvocato? Se fossi in loro non ci starei più e invocherei un po’ di gioco all’italiana. Catenacciari di tutto il mondo unitevi e cercate di fare qualcosa per arginare questo pericoloso fenomeno d’imitazione per le giovani generazioni calcistiche, cresciute a pane e Messi, prosciutto e Xavi, nutella e Iniesta. Loro, i giovani, imitano la noia, ma non essendo bravi come loro, i campioni, rischiano, sbagliando, di fare brutte figure e perdere fatalmente in autostima. Fin che siamo in tempo forniamo ai giovani altri modelli, che so… un gladiatorio Ambrosini, che lotta, spinge, ci mette gli stinchi e rischia la tibia ad ogni contrasto. Oppure un cingolato Pazzini che ci mette forza, grinta e muscoli e per poco non ci rimette la capoccia. O anche un fiero Mexes che spazza e rischia tutto in area con un gran intervento in scivolata. Per non dimenticare Niang, Costant, Abate, Montolivo e il rude Zapata, e il discorso si potrebbe ampliare a tanti altri giocatori di tante altre squadre. Il calcio non è solo Messi (alle squadre italiane ha segnato solo su rigore), per fortuna, e non è solo per i numeri 10 della storia, ci sono altri dieci differenti numeri in campo, non bisogna dimenticarlo. Il Pallone d’Oro  va bene per la bacheca del salotto. In campo serve altro e, come direbbe Corrado Orrico, servono quei giocatori non bravi ragazzi, che lui non farebbe mai sposare alle proprie figlie. Torniamo alla nostra natura. Il nostro calcio da Viani a il metodistaBernardini, da Rocco a Trapattoni, da Toneatto a Giagnoni, da Giammarinaro a Titta Rota, da Gibì Fabbri a Carletto Mazzone, passando, ovviamente, da Helenio Herrera per arrivare a Oronzo Pugliese e Oronzo Canà. Gli esempi non mancano, facciamo crescere i nostri giovani fuori dai miti e dai top-player, ricordiamo loro che il calcio è anche fatica, lavoro, e sudore: è come la vita. Non è semplice come il possesso di palla dei blaugrana: nella vita bisogna riconquistare il pallone e non importa se si è leoni o gazzelle, l’importante nel calcio, come nella vita, correre forte verso la meta (pardon la porta). Ogni tanto bisogna saper tirare. Vero Barcellona? Gianni Barone (*)

(*) Gianni Barone è stato radiocronista dai primi anni ’80 di Radio Emilia e Radio Onda Emilia. Negli anni ’90 ha raccontato le gesta dei Crociati su Radio Elle e Lattemiele in coppia con Gabriele Majo. E’ stato telecronista di La 7 e Tele Nova, nonché opinionista di Teleducato. E’ autore, con Paolo Corsanici, del saggio “Il Metodista”

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Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

3 pensieri riguardo “IL METODISTA / I NOSTRI GIOVANI CRESCANO FUORI DAI MITI DEI TOP PLAYER ALLA MESSI: IL CALCIO COME LA VITA E’ FATTO DI FATICA, LAVORO E SUDORE. NON TORELLI ALLA “BARCA”…

  • 23 Febbraio 2013 in 13:08
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    Dunque, sono il primo a dire che il Barcellona personalmente mi ha stancato e che non mi piace il suo stile di gioco ma questo articolo è zeppo di inesattezze, bestialità e luoghi comuni….

    cioè va bene un invettiva contro lo stile barcellona ma dire queste cose è da giocatori da briscola… per l’amor di Dio come si fa a dire che i giocatori sono agonisitcamente carenti, addiritttura dei “conigli bagnati” !?!

    Non bisogno essere degli allenatori di serie A per capire che l’agonismo e la dinamicità nel Barcellona è la prima cosa, come triplicano l’avversario, come giocano alto, come pressano forsennatamente e si, anche determinazione nei tackle, Busquest oltre che tuffatore è anche un notevole macellaio così come anche Puyol e Piquè non si tirano certo indietro.

    Come non si fa ad apprezzare le loro incredibili verticalizzazioni dal nulla ?

    Stiamo parlandi di gente che ha vinto 2 europei, 1 mondiali, svariati campionati e un bel paio di champions… che scarsoni !!

    E oggi dominano il loro campionato avendo perso solo 7 punti su tutti quelli disponibili… proprio sterili e prevedibili vero ?

    Non si possono dire certe cose dopo solo una sconfitta… ma per favore…. Accetto che mi si dica un ciclo impressionante sta finendo ma tutte ste cavolate no dai….

  • 23 Febbraio 2013 in 14:39
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    sara’ ma di bestialita’ ne hai scritte piu’ te briscola compresa

  • 23 Febbraio 2013 in 15:49
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    ciao turella è un pò che non ci si sente, t’appost ?

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