IL PARMA CALCIO FA INTERVISTARE I SUOI GIOCATORI SOLO DALLA STAMPA ‘AMICA’

(gmajo) – Tre indizi fanno una prova. Così recita un antico adagio popolare ricco di saggezza come ogni proverbio. E dopo tre indizi possiamo dire che abbiamo la prova che il Parma Calcio fa parlare i suoi calciatori solo con la stampa ‘amica’. Meglio se ‘socia’, se il riferimento è alla Gazzetta di Parma (in Upi) che nelle ultime tre settimane ha avuto il privilegio di poter intervistare in sostanziale esclusiva nell’ordine Valdes, Amauri e buon ultimo oggi Sansone. In realtà l’italo tedesco ha interloquito, sul tema a loro tanto caro del Centenario, anche con Settore Crociato, sempre più di casa a Collecchio. E prima ancora con Alessandra Giardini del Corriere dello Sport Stadio. E poi anche con Tv Parma, appartenente allo stesso gruppo editoriale della GdP, il cui Plenipotenziario direttivo è Giuliano Molossi. Avendo un po’ di esperienza di come vanno queste cose mi verrebbe da pensare – e per correttezza, dunque, sottolineo che si tratta di una mia congettura, plausibile fin che si vuole, ma congettura – che una volta concesso al quotidiano sportivo nazionale l’opportunità di avere un tête-à-tête col calciatore rivelazione a colazione, successivamente questi sia stato messo a disposizione, onde non avere problemi diplomatici o scontentarli, anche del principale quotidiano cittadino e della sua emanazione tv. Nelle volte precedenti, invece, nella fattispecie le due chiacchiere del buon Sandrone Piovani col Pacarito e con l’italo-brasiliano, il privilegio era stato più “esclusivo”.

Il mio pensiero al riguardo è che è lecito che il Parma Calcio, come qualsiasi altro club professionistico, conceda, talora, a chi meglio crede, i propri tesserati al fine di ottenere il miglior ritorno di immagine possibile, e dunque ben vengano gli speciali di Sky (anche se Schianchi non ha tutti i torti quando parla di servizi comprati, poiché la Satellitare, attraverso l’acquisizione dei diritti televisivi di fatto paga anche le interviste), le pagine speciali con l’allenatore fotografato in Piazza Duomo o il top player sul divano di casa con il cane sul giornale, o l’incontro approfondito con una collega intelligente come la Giardini, capace di scavare propositivamente e pennellare da par suo i personaggi, sebbene questi, magari, gli bofonchino a malapena due monosillabi, ma la “quotidianità” dovrebbe essere garantita, con pari opportunità, a tutte le testate, amiche o nemiche, grandi o piccine, radioteletrasmesse o stampate su carta o nell’etere. Invece da tre settimane a questa parte i giocatori non vengono fatti accomodare nella nuova sala media e video di Collecchio, laddove, peraltro, le presenze di solito sono piuttosto scarne, poiché le testate rappresentate più o meno regolarmente sono la Gazzetta di Parma, Tv Parma, Teleducato, Radio Bruno (che pure sarebbe la radio ufficiale), parmalive.com, noi di stadiotardini.it e qualche volta pure parmatoday. Già le conferenze dei calciatori erano state “razionalizzate” durante il girone d’andata (quando pure ci capitò di osservare un fenomeno analogo a quello che vi stiamo raccontando oggi), visto che dall’appuntamento giornaliero si era passati ad un solo giocatore a settimana e quando va bene l’allenatore alla ripresa e alla vigilia. Dico la verità: personalmente la cosa mi tange fino lì, giacché gli argomenti non mi mancano (anzi!), pur senza dovermi scomodare dalla scrivania e percorrere i 10 km verso Collecchio in orari non consigliati dalla OMS per la digestione ed ascoltare le solite tiritere trite e ritrite ed incellophanate. Però riterrei più corretto se fosse concesso a tutti, amici o nemici, di porre domande ai tesserati. Anche la domanda più perfida (posto che a questa latitudine ne arrivino) c’è sempre la possibilità di poter rispondere illustrando le proprie ragioni. Certo, se si è abituati nelle risposte a non entrare nel merito, ma solo ad infangare l’avversario cercando di delegittimarlo non avendo argomenti per controbattere, l’esercizio non può che risultare oltremodo difficile. Detto questo io penso che anziché cercare di alzare il livello della tensione (vedesi ad esempio la creazione in prima persona e l’amplificazione al massimo livello di polemiche su normali, legittimi e doverosi rilievi della critica sulle operazioni Zaccardo e Mariga, che altrove sarebbero scivolati addosso senza problemi) il management della società cercasse di eliminare dal proprio vocabolario il termine “nemico” a proposito di quei giornalisti che ai loro occhi appaiono non allineati. Scusate l’autocitazione, ma credo possano essere significative le parole che misi per iscritto in una relazione che mi venne richiesta dall’allora AD Luca Baraldi prima dello spareggio di Bologna del 2005 e che ricalcavano quanto ebbi modo di dichiarare alla Gazzetta di Parma, non appena nominato Coordinatore della Comunicazione, in una intervista raccolta da Paolo Grossi, in cui venni citato, anche nel titolo, come trait d’union tra la società e i media: “Nell’accettare l’incarico di ‘Coordinatore della Comunicazione’ che Parma FC mi aveva proposto la scorsa estate, mi ero posto come obiettivo quello di avvicinare quanto più possibile due realtà sempre contrapposte: la Società di calcio, in tutte le sue componenti, e i mass media. Non a caso, da entrambe le fazioni, mi veniva fatto notare che ero passato ‘dall’altra parte della barricata’. Barricata è un vocabolo che in genere fa venire in mente la guerra, le battaglie: il mio intendimento era quello di raggiungere per lo meno una ‘tregua’ tra le parti, nella convinzione che questo periodo di pace potesse giovare ad entrambe. Si può obiettare che il compenso per la mia opera viene corrisposto da una sola di queste parti, cioè la Società di calcio, e che quindi devo fare l’interesse esclusivo di questa: ebbene, per poter svolgere la missione che mi è stata contrattualmente affidata (‘l’individuazione ed attuazione di efficaci strategie di comunicazione, tali da realizzare la propria massima visibilità sui media’) è necessario che ci sia tra le parti un clima di reciproca fiducia e collaborazione. Per questo mi sono sempre prodigato per fare capire, all’una e all’altra, le rispettive esigenze”. Insomma tutto il contrario del muro contro muro di chi divide la stampa in amica o nemica. Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

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