L’OPINIONE DI MAJO DOPO FIORENTINA-PARMA 2-0: “SQUADRA GIOVANE? MA LUCARELLI, VALDES, MARCHIONNI, GOBBI E AMAURI NON SONO ULTRATRENTENNI? IL GOL DI JOVETIC TAGLIA LE GAMBE CON ANCORA MEZZA PARTITA DA GIOCARE?”

GABRIELE MAJO Foto Franco Saccò Archimmagine -007(gmajo) – Poi ci sarà il solito fedele dell’amministratore delegato che gli andrà a dire che quel cattivone di Majo lo ha attaccato (poi se davvero andrà a Roma come ipotizzato dai siti internet citati da Angella nel TG di Teleducato si accorgerà di che ore sono…), ma, perdinci!, come si fa a trovare come giustificazioni, o alibi, alla sconfitta di ieri a Firenze (2-0) che il Parma è una squadra giovane? La carta d’identità di Lucarelli, Valdes, Marchionni e Gobbi, in campo fin dall’inizio, e quella di Amauri subentrato al più giovane Belfodil (autore secondo il mister di stadiotardini.it come Sansone di qualche peccato di gioventù) certifica che trattasi di ultratrentenni. Di giovani, propriamente detti – senza dimenticare che Rivera e Buffon, tanto per citare due nomi, debuttarono senza problemi da minorenni, e che in tanti vorrebbero il lancio del baby bomber Cerri – in campo c’erano leonardi gdp 04 02 2013appunto i due attaccanti pocanzi citati. Calcisticamente parlando non possiamo più considerare tali né il portiere Mirante (ieri sul torpedone del CCPC vanamente protetto dall’allineato presidente Manfredini, ma messo in minoranza dai rumorosi Danè che hanno meglio specificato il già diffuso coro pro Pavarini, specificando che con Mirante sono solo dei casini, ed in effetti, dal campo neppure a me è parso integerrimo in entrambe le reti subiti) che compirà 30 anni a luglio, essendo nato a Castellamare di Stabia l’8 luglio del 1983; né lo è il terzino destro Aleandro Rosi, che va per i 26, cioè verso il top della carriera, carriera che lo ha visto militare nella squadra della capitale (proprio là dove i siti internet vorrebbero Leonardi e Donadoni la prossima stagione); né lo è il centrale difensivo Paletta, che 27 li raggiunge il prossimo 15 febbraio; e neppure Biabiany, che va per i 25 e ha un certo pedigree; e neppure Parolo che ne ha compiuti 28 il 15 gennaio, che a me poi non pareva così tanto superiore al bocciato Acquah (il cui prezzo per il riscatto a fine stagione, secondo il Plenipotenziario, era troppo elevato, non avendo avuto la stessa resa di Biabiany, Sansone e Belfodil, ed è vero, ma, aggiungo io, neppure le stesse opportunità, sebbene fosse il primo dei non eletti della mediana, e poi non è che tutti si possono trasformare in galline dalle uova d’oro. Più capibile, invece, il ragionamento sul non ostacolare il proprietario del cartellino per mantenere buoni rapporti). Insomma non è che stia giocando la Primavera. Diciamo anzi che l’estate verte verso l’autunno. Un po’ come il bel sole di oggi ci fa sperare nella primavera, anche se siamo ancora in pieno inverno. La seconda frase di Pietro Leonardi che mi ha fatto sobbalzare stamani leggendo le pagine della Gazzetta di Parma (come noto dal vivo mi è difficile sentirlo, poiché viaggiando con la comitiva del Coordinamento debbo sostanzialmente lasciare lo stadio ospitante ben prima del viavai nelle varie aree interviste, ed il nostro Luca Russo, non potendo sdoppiarsi, ha documentato il solo Donadoni – e Montella – dalla sala conferenze) è probabilmente ancor più inquietante: sarà forse perché è anche quella “amplificata” nel titolo della GdP-Upi: “Decisivo il gol di Jovetic: ci ha tagliato le gambe”. Ma come? Un gol, sia pure quello del raddoppio, arrivato al 4’ del secondo tempo, cioè con di fatto una frazione ancora tutta da giocare, come può tagliare le gambe a una squadra esperta (non parliamo di giovani allo sbaraglio che non è in caso, eccezion fatta per la linea verde offensiva) quale quella da lui assemblata? La diagnosi, magari, è anche esatta, ma da un dirigente ricercato a livello nazionale ci si attenderebbe anche qualche rimedio, qualche cura, al di là della semplice constatazione di un fatto che comunque rimane inaccettabile. Perché come ripetono all’unisono un po’ tutti i tifosi c’è modo e modo di perdere, ma battezzare per persa una partita con davanti 41’ + recupero non è tollerabile. Al povero Colomba, per esempio, i suoi detrattori, ivi inclusi quelli interni, non perdonavano che la sua squadra accusasse black out similari, a maggior ragione ora che si ha in mano un top trainer pure lui ambito, come il Plenipotenziario, da piazze metropolitane. A proposito di Colomba, ieri sera, ascoltando Pronto chi Parma? ho sentito qualche telespettatore – ma anche la conduzione mi pare condividere – imputare al suo successore una gestione delle risorse sostanzialmente similare: cioè anche Donadoni preferirebbe insistere quasi sempre sugli stessi, che magari abbisognerebbero di un po’ di riposo. Mi fa piacere che ora lo dica anche qualcun altro, perché in tempi non sospetti il sottoscritto aveva più volta elencato, riportando esempi concreti, che anche il buon Donadoni, come il suo predecessore, e come ogni tecnico del resto di ogni serie, valore, latitudine, abbia una idea di base su titolari e riserve e che sono solo barzellette, non circostanziate dai fatti, quelle di un supposto utilizzo paritario di tutti i componenti della rosa. Del resto se Pabon è emigrato in anticipo (ma che bravo Leonardi che ci ha guadagnato persino su, a suo dire, un milione di dollari), se Ninis è desaparecido, se Acquah è emigrato, se Benalouane è finito nel dimenticatoio (sebbene del pacchetto di alternative del pacchetto difensivo fosse il più convincente) etc, etc, è perché evidentemente altri loro compagni offrivano al tecnico migliori garanzie di loro (una volta lo ha spiegato lo stesso Donadoni in conferenza stampa). Ed è giusto sia così, ma poi non stiamo qui a pettinare le bambole raccontandoci che altri non valorizzavano il patrimonio, pur agendo con la stessa metodologia. Già ieri, nell’Ubi Majo dello stakanovista Savarese e anche in altri pezzi, avevo non nascosto i miei dubbi, poi, sul mercato invernale crociato che ha visto la partenza di giocatori sani (o presunti tali) e l’arrivo di convalescenti o sulla via della totale ripresa. Ammetto di essere un conservatore, e magari pure democristiano, ma mutare qualche ingrediente, sia pure non primario, di una ricetta prelibata porta a servire pietanze di tutt’altro sapore. Poi ci saranno mille motivazioni o giustificazioni e magari qualcuna pure plausibile, ma a stagione in corsa andare attorno ad una squadra che aveva trovato la giusta alchimia non mi è parso il massimo. Zaccardo voleva andare al Milan? Sì certo anche Guidolin voleva andare all’Udinese… Insomma, a sentire i nostri, sono sempre gli altri a voler andare e loro, nella loro bontà, glielo concedono anche perché non vogliono tenere chi non vuole restare…Intanto, però, la sua mancanza si sta facendo sentire: visto che Leonardi si è incazzato (a mio modo di vedere facendola fuori dal vasino) quando la tifoseria, e la critica (tra cui noi) hanno rimarcato come i due gol subiti dal Napoli fossero fortuitamente sopraggiunti proprio nella zona di pertinenza dell’attuale milanista quando vestiva la gloriosa casacca crociata, stavolta non staremo qui a fare l’analisi logica delle segnature, ma ci limiteremo a ricordare come anche giornalisti graditi alla società, per esempio Andrea Schianchi della Gazzetta dello Sport, avessero sempre sottolineato la inadeguatezza di Alessandro Lucarelli nella difesa a due centrali. Vieppiù ora che sta mostrando qualche inevitabile usura d’età. Si parla sempre di ingenuità difensive, ma non credo che a quella veneranda età si possa compiere peccati di gioventù. Ah già, dimenticavo, il Parma è una squadra giovane… E allora se il Parma è giovane io vi posso garantire con altrettanta sicumera che Gesù Cristo è morto dal freddo dei piedi. Superato il periodo quando il Parma era baciato dalla fortuna (sempre sia detto con rispetto parlando) siamo ora entrati in una fase in cui siamo tornati nei ranghi: direi che fosse fisiologico, considerati i valori reali di questa rosa, giustamente battezzata dai più frigidi degli addetti ai lavori da 10°-12° posto in classifica. Pur non avendo fatto molti punti, ultimamente, a parte i tre tondi con il derelitto Palermo, le prestazioni, con le grandi, o quasi, sono state sempre più che accettabili; meno quelle con le pari rango o leggermente inferiori, vedi quella con il Chievo, il quale giocherà da piccola squadra, chiudendosi dietro in 10 o in 11 sotto la linea del pallone, ma che con un organico patrimonialmente e qualitativamente inferiore rispetto alla propositiva ammiraglia crociata ha solo tre punti in meno dei bianco-crociati (ieri a Firenze, come temevo, in versione rosso-crociati…). E ieri gli era toccato ospitare la capoclasse. Ora di nuovo si ritira fuori la trita e ritrita storia dei 40 punti da fare quanto prima: io rimango dell’idea che non si dovrebbe star lì ad indicare un obiettivo così minimo e risicato, quanto puntare sempre a fare il meglio possibile. E ha ragione Donadoni quando perde le staffe nel sentire chi fa calcolini del tipo abbiamo 31 punti, ce ne mancano 9… Non è certo un ragionare da grande squadra, né un atteggiamento propositivo. Senza cadere nella presunzione tipica di quando si ha la ventura di inanellare vittorie o risultati utili consecutivi, basterebbe mantenere l’equilibrio, sapendo che in un campionato così livellato basta poco per scalare in entrambi i sensi la classifica. Né mi trovo d’accordo con Ampollini che da qualche settimana, a Pronto Chi Parma?, sostiene che il problema principale, adesso, è trovare motivazioni a questa squadra da qui a alla fine della stagione. Se questo è il problema principale, ahinoi, il problema è serio, perché questi discorsi, già intollerabili quando manca un mese alla fine del campionato e i giochi sono fatti, non possono essere fatti nel momento chiave della stagione, pur credendo di avere in mano (magari come la Sampdoria di tre anni fa) un discreto bottino. Ed è a questo punto che posso introdurre una frase del Ct di Capo Verde che il nostro buon Columnist Luca Russo mi ha sottoposto: “La serenità non toglie motivazione alla mia squadra, la aggiunge”. Bene: il Parma donadoniano dovrebbe prenderla ad esempio, perché il patrimonio punti raggranellato deve giustamente offrire serenità, tuttavia, non deve far dormire sugli allori (come onestamente ci è parso ieri). Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

2 pensieri riguardo “L’OPINIONE DI MAJO DOPO FIORENTINA-PARMA 2-0: “SQUADRA GIOVANE? MA LUCARELLI, VALDES, MARCHIONNI, GOBBI E AMAURI NON SONO ULTRATRENTENNI? IL GOL DI JOVETIC TAGLIA LE GAMBE CON ANCORA MEZZA PARTITA DA GIOCARE?”

  • 4 Febbraio 2013 in 16:39
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    Io son quello che difende il Don e il Leo. Di solito. Ma però devo far per forza l’analisi. Nelle ultime partite è bastato buttare na palla in mezzo all’area crociata per far goal o per fare andare in cagona la difesa. Punto primo: Mirante non è bravo nelle uscite, poco tempestivo o intempestivo. Bucci dat da fer. Punto secondo: con solo due centrali servono doti di scatto e di recupero che il Luc non ha più. Punto terzo: il Parma non può dominare il gioco, sbagliare per peccati di gioventù (o per sfiga) tre goal e appena rifiata vai con la palla là in mezzo alle belle statuine e prendi goal. Ed infine, punto quarto: mica è possibile come a Firenze e a Verona che al primo problema la squadra smette di giocare. Don, mi piace il tuo gioco, inserisci chi ne hai voglia (per esempio il greco) ma prima sistema quella difesa lì, inguardabile. Non mi frega del risultato, ma non è mica possibile che ogni cross o ogni passaggio filtrante o ogni tiro sbagliato becchiamo goal. E’ pure sconfortante correre come gli ossessi, impostare, tirare, dominare e poi buttar via tutto così. Inutile dire che dai due scozzesi mi aspetto che il Parma si possa difendere un quarto d’ora senza subire due goal. Ma guardiamo avanti, arriva il Genova, nel frattempo prova Mariga come centrale della difesa a cinque, se non in linea almeno davanti alla difesa. Come il vecchio Grun. Nostalgico per forza no, ma masochista neppure.

  • 5 Febbraio 2013 in 18:25
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    voglio i diritti di autore per certi assiomi,specialmente se li ho gia’ enunciati molto molto tempo prima di qualsiasi giornalista terracqueo;pero’ ad essere sinceri si riferiva ai poppanti li davanti

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