IL COMMERCIALISTA LUCA MAROTTA ANALIZZA PER STADIOTARDINI.IT IL BILANCIO DEL PARMA: "DEL DOMAN NON V’E’ CERTEZZA". LE TENSIONI DI LIQUIDITA’ DIPENDONO DAL DISALLINEAMENTO TRA RICAVI ED ENTRATE

(gmajo) – Lunedì sera, durante l’ultima puntata di  Calcio & Calcio, quel  Saltimbanco di Enrico Boni, forse per vendicarsi di quel nomignolo che gli ho appiccicato addosso, ma più probabilmente per accondiscendere i suoi supposti  amici della soffitta, mi ha dato del terrorista economico, solo perché su stadiotardini.it avevo ospitato alcuni articoli di analisi sull’ultimo bilancio del Parma Calcio (quello chiuso al 30 giugno 2012), articoli che avevo cercato di sintetizzare in poche parole, in ossequio agli stringati tempi televisivi, rispondendo ad una domanda del conduttore del talk show Michele Angella, a propria volta ispirato da un telespettatore di Teleducato desideroso di saperne di più. Quella sera, per la terza volta in vita mia, mio malgrado, ho perso le staffe – di solito sto bene attento poiché non mi va di rovinarmi la reputazione proponendomi come parte attiva del far west da piccolo schermo – rispondendo piccato a Boni, e a chi, magari, potrebbe avergli sussurrato “se Majo parla di bilanci attaccalo, fallo innervosire, dicendo che quello che ha scritto il suo sito sono tutte balle”. La mia sensazione, infatti, è che l’agguato fosse premeditato da qualche Mangiafuoco cui piace tirare i fili anche nei teatri altrui. Io, siccome mi sento come il Pinocchio di Bennato, un burattino senza fili, che non recita a soggetto, mi sono incavolato di brutto perché non mi va affatto che venga delegittimato il lavoro mio e dei seri professionisti ed esperti del settore che hanno con competenza trattato sul quotidiano on line che dirigo il delicato argomento. Argomento, del resto, che non è certo passato inosservato ad altri colleghi, che hanno sfruttato il materiale da noi pubblicato per proporre a propria volta delle riflessioni su quanto emerso dalle carte. Prima ancora del solito  Angella, terrorista quanto me agli occhi di Boni, ma anche di Leonardi (la definizione primaria era proprio dell’AD e risale ai tempi della ventilata ipotesi del prestito di Pabon alcuni mesi in anticipo rispetto alla cessione definitiva, oltre a quella temporanea, nel frattempo avvenuta) ad incuriosirsi della strana valutazione di Portin (calciatore, attualmente non utilizzabile per una temporanea inidoneità fisica per ragioni cardiache, che il Parma ha acquistato quest’estate a titolo definitivo per 4 milioni di euro dal Padova, cioè la stessa valutazione del centravanti colombiano, il maggior acquisto leonardiano della scorsa campagna acquisti, così come per 4 milioni di euro è stato ceduto al Padova Galli, club dal quale ne avrebbe riacquistato la metà per 2 milioni di euro) era stato Marco Balestrazzi, che venerdì scorso, dopo aver sfogliato stadiotardini.it, ne ha accennato in trasmissione (Tg Parma Le Ultimissime su Tv Parma) perché pure lui piuttosto perplesso. E anche il quotidiano on line patavino Padova Goal nelle ultime ore ha proposto contributi al riguardo.

Dunque, sempre per spirito divulgativo e non certo terroristico, pensiamo di far cosa gradita ai nostri lettori e a i nostri colleghi, nel proporre una intervista esclusiva che abbiamo realizzato con Luca Marotta, dottore commercialista e revisore contabile, appassionato lettore di bilanci. Tutto, infatti, aveva avuto inizio dalla ripubblicazione su stadiotardini.it di un suo articolo scritto per il blog Juventino Vero, in cui spiegava dettagliatamente l’affaire Giovinco sull’asse Juve-Parma (“Ho scritto sul bilancio del Parma, dal punto di vista juventino. C’era la curiosità di approfondire l’operazione Giovinco. Alcuni tifosi bianconeri, infatti, poco entusiasti delle sue prestazioni, aggiungono alle critiche di natura tecnica: "non vede la porta"; "segna poco", anche quelle di natura economica: "è costato tanto, con i soldi risparmiati si poteva comprare un Top Player!". E così, dopo aver trattato dell’operazione Giovinco, ho cercato di leggere il bilancio del Parma alla luce degli indicatori del Fair Play Finanziario”). Oltre che su Juventino Vero, però, Marotta scrive e collabora con altri siti specializzati tra cui Tifoso Bilanciato, Sport Business Management e Sporteconomy (che noi di stadiotardini.it conosciamo molto bene, essendo diretto da Marcel Vulpis, che a propria volta non ci fa mancare commenti e valutazioni sulle questioni economiche legate al calcio, e che aveva espresso anche in quest’ultima occasione il suo giudizio), anche se è sul suo blog personale  Appunti di Luca Marotta che raccoglie tutte le letture dei bilanci che fa, con le conseguenti chiose. “I bilanci delle squadre di calcio – dice Marotta a stadiotardini.it sono diventati ormai un argomento che interessa sempre più i tifosi”. Ne sono prova le ultime interviste che ha concesso a Inside Roma e JC Melegnano, ma è stato citato anche da alcuni siti stranieri per il bilancio del PSG come il sito brasiliano Futebol Business o l’inglese Financial Fair Play.

Dott. Luca Marotta, dunque, lei è uno dei massimi analisti dei bilanci delle squadre della serie A italiana (e dei principali club stranieri): avendo passato al setaccio i conti un po’ di tutti, può spiegare anche ai profani come sta il Parma, magari citando i vari indicatori che ne marchino criticità e pregi rispetto agli altri, specie quelli della medesima fascia?

“E’ bene fare la seguente premessa: nello schema di bilancio dei club inglesi, la gestione economica dei calciatori viene evidenziata separatamente, al fine di valutare se l’attività di “Player Trading”, ossia l’acquisto e la rivendita di calciatori, che dal punto di vista economico produce plusvalenze e/o minusvalenze, riesca a coprire il costo annuale dei cartellini dei calciatori, ossia gli ammortamenti della rosa calciatori. Ritengo che tale schema si il più appropriato per giudicare un club di calcio dal punto di vista economico. A questo punto ci si trova di fronte a tre categorie di club: la prima categoria, che rispecchia il  modello Udinese, non avendo un fatturato netto sufficiente (gare, media e commerciale), si specializza nell’attività di trading e con gli utili di questa attività riesce a coprire anche i costi non coperti dal fatturato netto ed eventualmente a fare investimenti nelle infrastrutture; la seconda categoria, avendo un’eccedenza di fatturato netto, rispetto ai costi operativi, può dedicare tale eccedenza agli investimenti sia nell’ambito sportivo che nelle infrastrutture; la terza categoria, invece ha un fatturato netto che non riesce a coprire i costi, perché spende di più di quanto guadagna, e non riesce a generare utili dall’attività di trading. In quest’ultimo caso occorre un presidente “mecenate”, che attualmente sono in via di estinzione. Secondo me il Parma sta cercando di rientrare nella prima categoria. Non a caso Leonardi proviene dall’Udinese. Lo storico dei conti del Parma dimostra che dal 2010 c’è stata una svolta per quanto riguarda il raggiungimento del traguardo dell’equilibrio economico. Tuttavia, il sostanziale equilibrio economico, si regge sul Player Trading e sui diritti TV. Infatti, il bilancio 2008/09 soffrì a causa della carenza di diritti TV.

clip_image002Per quanto riguarda gli indicatori del Parma ai fini del Financial Fair Play  sono sufficientemente buoni: il  Patrimonio Netto  è positivo, l’indebitamento finanziario netto è inferiore ai ricavi comprensivi di plusvalenze, il rapporto tra costo del personale e ricavi è inferiore al 70%, non ha problemi di “break-even”. Sul fronte debiti scaduti sembrano non esserci, ma bisognerebbe approfondire la questione dei numerosi contenziosi a cui la nota integrativa dedica 7 pagine, perché ai fini del Fair Play Finanziario, bisogna dimostrare di avere valide argomentazioni per instaurare un contenzioso. Per quanto riguarda la continuità aziendale, il rilievo circa le possibili tensioni di liquidità temporanee è superato dall’impegno della proprietà.

Per quanto riguarda il risultato prima delle imposte, Udinese, Cagliari e Catania hanno fatto molto meglio del Parma, mentre il Siena ha fatto meglio solo per un’operazione straordinaria, il Chievo ha prodotto un risultato prima delle tasse positivo per 646 mila euro. Il Bologna mostra un risultato negativo prima delle tasse di 4,3 milioni e il Palermo per € 4,6 milioni. Per quanto riguarda il rapporto tra costo del personale e valore della produzione il Parma è al settimo posto”.

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Lo scorso anno rimarcammo che, guardando i bilanci relativi alla stagione 2010-11, con 37.184.225 euro, il Parma era il quarto club ad avere totalizzato il maggior numero di plusvalenze (alle spalle di Genoa, 62.162.043; Inter, 51.458.253; Udinese 41.879.018), mentre era in quarta posizione nel rapporto tra costi per il personale e valore della produzione, al netto di plusvalenze, prestiti e storno costi, con la percentuale del 92,24%: se non ci fosse stato l’effetto plusvalenze, in pratica il Parma avrebbe speso solo in personale (alias i calciatori, non credo certo in dipendenti e collaboratori…) il 92,24% di quello che produce, un rapporto, diciamo così, un po’ poco virtuoso. Peggio fecero solo il Siena (155,97%), il Genoa (107,02%) e il Novara (98,93%): dodici mesi dopo come vanno le cose?

“Per quanto riguarda le plusvalenze, il Parma si colloca subito dietro l’Udinese che ha realizzato plusvalenze per 57,5 milioni di euro. Ma restiamo in attesa del bilancio del Genoa e del Milan che hanno chiuso il 31/12/2012 e non sono ancora disponibili e che sicuramente evidenzieranno notevoli plusvalenze. Nella tabella dello storico dei conti economici del Parma, ho depurato i ricavi dall’effetto Player Trading e dallo storno della voce dei costi relativi al vivaio, il risultato è che i ricavi netti “depurati” pari a circa 42,8 milioni leggermente inferiori al costo del personale che è di 43 milioni. A questo punto diventa fondamentale avere un management che sappia di calciomercato”.

Sempre un anno fa con i suoi 38.114.965 il Parma aveva speso poco meno della Lazio (39.300.496), ma poco di più, ad esempio, del Palermo (36.511.514): decisamente più risparmiose altre realtà più o meno alla portata dei ducali, come il Catania, che ha speso circa la metà (19.290.971), il Bologna (28.901.735) e la stessa Udinese (28.038.192). Quest’anno, invece?

Il Parma è rimasto al nono posto nella classifica del costo del personale in termini di valore assoluto. Anche se attualmente non sono ancora disponibili i bilanci delle squadre la cui durata dell’esercizio termina il 31 dicembre e, ovviamente, nella classifica sono considerati dei club che hanno disputato la Serie B nella Stagione precedente. In termini relativi il club che ha il miglior rapporto tra costo del personale e valore della Produzione è il Napoli col 39%, seguito dal Catania col 47%”.

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Leonardi è un mago delle plusvalenze – vedesi quella record da lei dettagliatamente illustrata su Juventinovero, ripresa da stadiotardini.it, su Giovinco, fruttata 17,5 milioni di euro – eppure il Parma ha la continua necessità di sacrificare al mercato i pezzi migliori. Da tre anni Leonardi parla di conti a posto, dopo aver sistemato i disastri della retrocessione, ma da almeno tre anni i revisori dei conti annunciano possibili "tensioni di liquidità". Insomma i conti sono a posto ma non ci sono liquidi nel cassetto?

“Come detto prima, lo storico dei conti del Parma, mostra un sostanziale raggiungimento dell’equilibrio economico. Ovviamente, il raggiungimento dell’equilibrio economico, non necessariamente comporta immediatamente il riequilibrio della situazione finanziaria e segnatamente quello della liquidità. Il disallineamento tra ricavi (momento economico) e entrate (momento finanziario), può essere una delle cause, soprattutto se costi e uscite di cassa sono allineate. Un altro motivo potrebbe essere l’aver utilizzato, anticipandoli finanziariamente, i ricavi futuri per far fronte alle necessità di cassa. Questa situazione potrebbe essere stata causata dagli esercizi precedenti al 2010”.

 

In pratica è la differenza che c’è tra economia reale e finanza, che a Parma abbiamo conosciuto, ad esempio, con la Parmalat?

“No. In questo caso, molto probabilmente c’è un disallineamento tra momento economico (costi e ricavi) e momento finanziario (incassi e pagamenti). Infatti vengono utilizzati i termini possibili e temporanei”.

 

Sul bilancio si legge: "Le tensioni di liquidità potrebbero dipendere dal capitale circolante netto negativo per circa € 76 milioni. L’attivo corrente non riesce s far fronte al passivo corrente": come spiegare all’inclita, senza far inorridire il colto, questo fenomeno?

“Quando si è in presenza di un capitale circolante netto negativo, significa, molto semplicemente, che quanto si potrebbe incassare entro un anno, non è abbastanza sufficiente per far fronte a quanto si dovrebbe pagare entro un anno. Tuttavia, bisogna fare dei distinguo: le passività correnti potrebbero contenere anche dei risconti passivi. Molte squadre spagnole, tra cui il Barcellona, evidenziano nei loro bilanci, che pur in presenza di un capitale circolante netto negativo, a contribuire alla negatività ci sarebbero i risconti passivi, che in linea teorica non sarebbero dei veri e propri debiti, ma ricavi anticipati. Traducendo in parole semplici, trattasi di ricavi di esercizi futuri riscossi anticipatamente. Il punto debole del ragionamento sta nel fatto che in questo modo si pregiudica, condizionandola, l’attività degli esercizi futuri. In definitiva si è lavorato con i ricavi futuri. Le passività correnti potrebbe contenere anche dei debiti bancari e non è da escludere che vengano rinnovati.

E’ molto frequente, nella lettura dei bilanci dei club inglesi, che la continuità aziendale si basi sul rinnovo dei prestiti. In ultimo, può sempre intervenire la proprietà con dei finanziamenti infruttiferi per far fronte alle necessità di cassa. Nel caso del bilancio del Parma al 30 giugno 2012 troviamo Risconti passivi per Abbonamenti pari € 1.025.852; per Dirittti Tv pari a € 6.245.261; per Pubblicità pari a € 622.405 e Altri ricavi e proventi pari a € 8.971, oltre a risconti passivi pluriennali per pubblicità pari a € 46.425. Poi tra i debiti verso altri finanziatori si legge che al 30 giugno 2012, essi ammontano a € 20.372 migliaia e “Tale debito si è generato: dall’incasso dell’anticipo ricevuto da Monte Paschi Siena leasing e factoring S.p.a. per cessione crediti a scadere relativi ai diritti Tv della stagione sportiva 2011/2012” oltre a varie anticipazioni. Il ricorso all’anticipo dei ricavi è una modalità di finanziamento dell’attività, che è sintomo di preferenza del ricorso al capitale di terzi, piuttosto che finanziare l’attività con i mezzi propri”.

 

Il valore della produzione si è incrementato, però il bilancio è tornato a chiudersi in passivo…

l risultato prima delle imposte è di poco positivo, indicatore di una gestione economica equilibrata. La perdita esposta in bilancio dipende dall’effetto della fiscalità. Ai fini del Financial Fair Play conta il risultato prima delle imposte”.

Una certa preoccupazione è emersa nell’apprendere che il socio unico (cioè l’Eventi Sportivi), in Assemblea, ha garantito il proprio impegno nell’onorare le obbligazioni, almeno fino al 31 dicembre 2013. E dopo?

“Leggendo i bilanci dei club Inglesi, per garantire la continuità aziendale, capita spesso di leggere un impegno a tempo della proprietà. La frase la legherei all’eventuale budget della Eventi Sportivi, in base al quale, quindi con dati numerici, suppongo, possa essere garantito l’impegno della proprietà. Penso sia una dichiarazione che abbia il supporto dei numeri. Nel caso dell’Inter si legge invece: la Società di Revisione si accontenta della seguente dichiarazione generica”.

La posizione debitoria del Parma è giustificata dal conto economico?

“Per esprimere un giudizio sull’indebitamento finanziario netto, circa la sua sostenibilità, bisogna rapportarlo all’EBITDA, ossia al risultato prima del calcolo degli ammortamenti, degli interessi e delle tasse. Nel caso del Parma l’EBITDA è positivo per circa 36,3 milioni e il rapporto tra indebitamento finanziario netto pari a € 39,2 milioni e EBITDA è pari a 1,1. E’ un buon indicatore e significa che la gestione operativa è in grado di ripagare il debito in 13 mesi. Tuttavia nella gestione operativa del calcio esistono componenti positivi “non costanti” come le plusvalenze, e altri ricavi legati all’andamento sportivo del club”.

 

Il Centro Direzionale Parma FC di Collecchio, interamente finanziato dal Credito Sportivo, fa aumentare la "patrimonialità" del Parma Football Club?

“Nel bilancio si legge di un centro sportivo concesso in affitto dalla società controllante “Eventi Sportivi S.p.A.”. La notizia è riportata nella Relazione sulla Gestione nella parte riguardante “Rapporti con società controllate, controllanti e collegate”. In particolare si fa riferimento a debiti commerciali per € 1.046.000 relativi all’affitto ancora da pagare per il centro sportivo di Collecchio e costi annuali per affitti per € 600.000”.

Leonardi ama particolarmente le compartecipazioni, magari precedute da un prestito con diritto di riscatto della metà: è un tatticismo utile per i bilanci o per ridurre i rischi sportivi?

“Secondo me è una prassi che sta riscuotendo successo perché: permette di rateizzare ulteriormente l’esborso per l’acquisto di un calciatore. La riduzione del rischio sportivo ci può stare quando non c’è l’obbligo di riscatto. Il meccanismo delle compartecipazioni è una peculiarità del sistema italiano. All’estero in Portogallo, ma anche in Spagna e nei paesi Sudamericani è frequente la cessione dei diritti economici relativi ai cartellini dei calciatori a dei fondi di investimento”.

 

I numeri a bilancio servono a spiegare il mercato di Gennaio, nel quale è stato dismesso il ramo secco Pabon, non rimpiazzato, è stato alleggerito il monte ingaggi con il trasferimento al Milan di Zaccardo, sacrifici necessari per mantenere in rosa – cosa ci è stato raccontato – Paletta, Amauri e Belfodil nonostante le richieste di altri club per loro?

“Non conosco nel dettaglio gli ingaggi dei calciatori del Parma. Posso dire che Pabon è costato circa 4 milioni e Belfodil 2,6 milioni. Penso che si puntasse molto su Pabon. Per quanto riguarda Belfodil, si è letto di un interessamento della Juve e pare che la risposta sia stata 20 milioni. Il calciomercato coinvolge necessariamente e soprattutto l’aspetto tecnico-sportivo, perché l’andamento economico di un club dipende dall’andamento sportivo”.

 

Sono fisiologici i "numerosissimi contenziosi di varia natura", con società di Calcio come "Manchester City per Bojinov e Wolfsburg per Zaccardo"? Che rischi comportano per il club?

“La nota integrativa del bilancio dedica 7 pagine alla questione. Ai fini del Fair Play Finanziario, non è considerato debito scaduto ciò che è oggetto di contenzioso, purché si dimostri la validità delle argomentazioni”.

 

Sempre nero su bianco si leggono le cifre sull’acquisto di Pabon Mauricio Dorlan per € 4.009.900 dall’Atletico National, il più alto, seguito da Portin Jonas per € 4 milioni dal Padova. Wikipedia, però, scrive che "il 28 giugno 2012 il Padova cede al Parma la comproprietà del cartellino nel ambito dell’operazione che ha portato Rolf Feltscher e Niccolò Galli all’ombra del santo. Il 2 agosto il Padova comunica che il giocatore non ha superato le visite mediche sportive ed è quindi considerato non idoneo all’attività agonistica. Tuttavia continua a far parte della rosa della prima squadra in attesa di ulteriori accertamenti che avverranno durante la primavera 2013". Come spiegare questa operazione?

“Nel bilancio 2012 l’unica parte in cui si cita Rolf Feltscher è quella dei contenziosi. Nelle 7 pagine dedicate ai contenziosi c’è il seguente passaggio su Rolf Feltscher “Contenzioso con Grasshopper Club Zurich. Probabile. In data 27 agosto 2012 la società Grasshopper rivolgeva istanza alla Federazione Internazionale delle Associazioni Calcistiche per richiedere alla società Parma FC il pagamento del premio di formazione per il calciatore Rolf Feltscher. Nello specifico la richiesta è pari ad euro 415.000,00. La società Parma FC ha contestato le domande ex adverso nei termini del regolamento.”

Feltscher risulta acquistato nel bilancio al 30/06/2011 per € 790.000 in regime di svincolo.

Invece, Galli Nicolo’ risulta ceduto al Padova per 4 milioni con una plusvalenza di € 3.875.000 e contemporaneamente è stata acquisita la compartecipazione per € 2 milioni.

Per quanto riguarda Portin nella Relazione sulla gestione, nell’ambito degli altri fatti di rilievo, è scritto: “Svalutazione immobilizzazioni immateriale per € 1.333 migliaia: prudenzialmente è stato accantonato un valore pari ad una annualità di ammortamento. Il calciatore Portin, detenuto in comproprietà con il Padova, è stato oggetto di svalutazione ,a seguito di una valutazione globale delle sue condizioni fisiche non è stato ritenuto idoneo alla pratica dell’attività agonistica. Il difensore in accordo con la struttura sanitaria societaria è stato sottoposto e sarà sottoposto a nuovi controlli per una ulteriore valutazione delle sue condizioni cliniche”

Quella di Giovinco è una plusvalenza da manuale (con complicità della Juve…), ma anche quella di Borini è ragguardevole?

“Anche per Borini c’è un contenzioso col Chelsea. Per Borini c’è stato prima il prestito per € 1.250.000, poi la cessione con conseguente compartecipazione che ha fruttato una plusvalenza di € 3.342.840 e un provento da compartecipazione per € 3.015.000. La cessione in compartecipazione è avvenuta con una valutazione complessiva di € 4.600.000, con iscrizione di un credito per € 2.300.000. Nel caso di Borini, la Roma, lo ha ceduto al Liverpool F. C. per un corrispettivo pari a 13,3 milioni di euro, oltre bonus legati al raggiungimento da parte del Liverpool di determinati obiettivi sportivi, per un importo massimo di 1 milione di euro”.

 

Sia Ghirardi che Leonardi, dopo la sconfitta con la Roma, sono tornati a parlare della forbice tra grandi e piccole nella ripartizione dei diritti tv…

“Penso che la revisione del meccanismo dei diritti TV in forma centralizzata a favore delle squadre che lo hanno richiesto non troverà il favore di quelle squadre che ne sono uscite penalizzate rispetto al precedente regime”.

 

Con le attuali entrate del Parma una eventuale retrocessione, che al momento sembra scongiurata, potrebbe comportare rischi per la sopravvivenza del club?

“La serie B comporta la perdita dei diritti TV. E’ vero che esiste il “paracadute retrocessione”, ma è poca cosa rispetto agli attuali 29 milioni. Pertanto in caso di retrocessione o interviene la proprietà altrimenti si smantella la squadra e si punta sui giovani. Il Torino nel 2010 e nel 2011 ha cumulato perdite prima delle imposte pari a circa 35 milioni”.

Il presidente Ghirardi ha affermato: "E’ una follia che il sistema bancario non consideri le plusvalenze come ricavi"; lei, nella conclusione della sua analisi, ha scritto: "L’equilibrio della gestione economica si regge su ricavi, come le plusvalenze che non hanno natura costante e non sono facilmente ripetibili. Tali ricavi dipendono in parte, anche dall’abilità del management sportivo, dote che sembra prerogativa di quello del Parma". Dunque se Leonardi dovesse lasciare il Parma per passare ad un altro club (si è parlato dell’Inter, per la necessità di Moratti di abbassare il budget di spesa) potrebbe trovarsi in seria difficoltà?

Il sistema bancario fa bene a depurare i ricavi dalle plusvalenze. Per citare l’esempio Udinese, che può essere il modello cui ispirarsi, bisogna evidenziare, che per ottenere buoni risultati nel campo delle plusvalenze, l’Udinese sopporta dei costi, definiti “costi specifici tecnici”. Nel 2011/12, i costi specifici tecnici sono esplosi a € 21.543.844, mentre nel 2010/11 erano pari a 15,2 milioni e nel 2009/10 ammontavano a € 13,1 milioni. Il Parma sembra che stia puntando sui giovani, dal 2010, ha capitalizzato circa 10 milioni di costi per il vivaio”.

Qualcosa del genere lo rimarcò – attraverso l’allora stadiotardini.com – Marcel Vulpis, qualificato giornalista economico-sportivo, il quale sentenziò: “I club non possono essere trasformati in centrali di acquisto…

“Molto dipende dalla ‘piazza’ che si ha a disposizione. Se ad esempio si vuole allestire uno spettacolo teatrale con una Compagnia di richiamo che richiede un ingaggio di 10.000 euro e si ha a disposizione un teatro di provincia con 100 posti, bisogna far pagare un biglietto come minimo di 100 euro per coprire il costo dell’ingaggio della compagnia. L’eventuale bar e/o punto di ristoro, con una consumazione media di 5 euro incasserebbe 500 euro. Se al contrario si ha a disposizione un teatro di una grande città di 1000 posti con una domanda in grado di riempire il teatro, si può praticare un prezzo del biglietto di poco superiore ai 10 euro, per pareggiare il costo dell’ingaggio della Compagnia di richiamo e il bar potrà incassare 5 mila euro”.

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

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  • 23 Marzo 2013 in 19:40
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