L’OPINIONE DI MAJO DOPO ROMA-PARMA 2-0: “IMPOTENTI COME IL MILAN AL COSPETTO DEL BARCELLONA. E IL PICCOLO CHIEVO RAGGIUNGE I CROCIATI NEL GRUPPONE A 35 PUNTI”

GABRIELE MAJO Foto Franco Saccò Archimmagine -007(gmajo) – “A questo punto ci manca solo il terremoto”. Sono le 6 del mattino quando Angelo Manfredini, presidente del CCPC pronunzia questa frase mentre il torpedone con a bordo una trentina di indomiti tifosi crociati, con una buona rappresentanza dei giovani dei Danè, sta raggiungendo il parcheggio scambiatore Ovest, dopo la trasferta all’Olimpico, lunga quanto deludente, accolto da una copiosa nevicata incontrata proprio dalle parti del casello autostradale in A1 (visto il meteo evitiamo di chiamarla Autostrada del Sole, ci ripenseremo quest’estate…) della città ducale. A pensarci bene siamo stati fortunati ad evitare la precipitazione nel punto più dolente del percorso, il tratto appenninico, dove c’era solo pioggia battente. Meglio così, se no il ritorno sarebbe stato… meno mattiniero. Delusione? Beh, ovviamente. D’accordo che con la manfredini radio 24 slideRoma ci abbiamo fatto il callo, induritosi e ispessitosi, in molteplici occasioni, però l’aspettativa della truppa (inclusi gli altri 50 che grazie al Coordinamento nella Capitale ci rimane pure oggi, per un totale di tre giorni e due notti) era quello di vedere qualcosa di diverso, dopo l’improvvisa fiammata che sette giorni prima aveva favorito la memorabile “remuntada” sul Torino. Dunque, quella, non fu vera gloria? Verrebbe il sospetto di sì, o per lo meno, non ne sono stati DSCF8153adeguatamente sfruttati gli effetti benefici. Giacché i nostri eroi sono caduti nei cronici erroracci di disattenzione, immantinente puniti dagli avversari, decisamente più forti oltre che sulla carta anche sul campo. Essì, perché nel calcio talora capita che chi è più forte sulla carta qualche volta perda sul campo – un esempio? Il Bologna che con la Juve non è riuscito a stupire, ma a casa Inter sì – e dunque, sinceramente, leggere stamani il resoconto delle parole leonardiane, così sintetizzate nel titolo della GdP on line  (Leonardi: “C’è disparità nei diritti LEONARDI GDP ON LINEtelevisivi. Con la Roma c’era disparità negli investimenti”), sul testo di agenzia riferito alla premiazione di stamani in Campidoglio dell’AD crociato quale miglior dirigente secondo la qualificata giuria del V ‘Premio Andrea Fortunato’, mi ha fatto un po’ sorridere. Perché quella verità sacrosanta – la pluricitata disparità nella spartizione dei diritti tv – è cosa arcinota e che solo in parte può spiegare l’impotenza di ieri dei Crociati, che sembravano l’impotente Milan del Camp Nou al cospetto del Barcellona nel retourn match degli Ottavi di Champions League. Perché se nella  pedata  contassero solo i soldi profusi nelle campagne compravendite, o quelli ricevuti per i DSC03691diritti tv, le classifiche potrebbero esser comodamente stilate ad inizio stagione sulla scorta di detti dati, evitando di giocare le gare sul campo, standosene tutti comodamente a casa. E sai che noia. Ma per fortuna ci sono anche tante altre componenti che portano a liete sorprese, con il sovvertimento dei valori. Lo scorso anno quando Parma e Roma arrivarono a braccetto tra il settimo e l’ottavo posto della graduatoria definitiva della serie A le notevoli differenze di investimento – per meriti dei crociati e demeriti dei classifica dopo 29 giornatagiallorossi – si erano azzerate come risultato sul campo. E allora, se proprio ci si tira per i capelli per andare a vedere la classifica di chi incassa e di quanto può reinvestire alla fiera dei sogni del mercato, non possiamo che rimarcare che oggigiorno, a nove tappe dal traguardo finale, l’umile corridore Chievo – sbeffeggiato per la cifra di calcio mostrata dai maestri del pallone ducale, poiché non altrettanto propositivo – ha in graduatoria lo stesso identico piazzamento del Parma, nella grande – mediocre – ammucchiata a quota 35. Penso che tra le poche società che incassano meno provvidenze televisive ci sia appunto il micro-club veneto, il quale sul mercato non mi pare abbia investito più del Parma. Eppure è lì. Tra l’altro non certo dopo uno dei loro migliori campionati della storia. Il tirar fuori la non equa spartizione dei diritti tv (e diciamocelo anche chiaramente: è vero che la forbice è sproporzionata, ma non si può certo invocare una  comunistica ripartizione, giacché i valori dei club non sono tutti uguali, no? E se le grandi attirano più spettatori delle piccole è evidente che debbano essere adeguatamente remunerate. Che poi i diritti tv siano la principale fonte di bilancio per le società di calcio è un malvezzo di chi si è accontentato di questo, giacché dovrebbero incidere un po’ meno del 69%…) è pura propaganda oltre che plusvalenzauna cortina fumogena per mascherare i palesi limiti dimostrati dalla squadra di Donadoni nella seconda parte della stagione. Mi sarebbe piaciuto, a freddo, trovare diverse oneste e trasparenti argomentazioni rispetto a quelle legate al soldo. Perché non bastano quelle per motivare l’ennesimo gol preso in stagione nei minuti iniziali (e tra l’atro non una prodezza alla Totti, che quella roma slide raddoppiosarebbe arrivata solo infine, a chiudere il discorso, giacché il capitano giallorosso gode cavarsi soddisfazioni storiche al cospetto del Parma: stavolta la rete 226) o l’ennesima  porzione  di partita disputata (non sempre si ha la ventura di poter fare bastare un quarto d’ora vero di gioco per sobbalzare 75’ di non gioco). Chi vede il bicchiere mezzo pieno imagecome Donadoni a caldo su Skyrimarca le occasioni da gol comunque costruite dai nostri all’Olimpico, sia pure ammettendo la pecca di non averle sapute concludere; io il bicchiere lo vedo mezzo vuoto (e forse anche di più) perché non mi accontento di mezze partite. La sensazione che mi suscita il mediocre Parma di Donadoni è la stessa gabriele giovane 2che suscitavo io a certi miei professori quando, per indolenza (o perché in altre faccende affaccendato, tipo andare in radio), portavo a casa un sei stiracchiato, e i professori, ai miei genitori, sospiravano: “Ed è capace, sa? Ah se è capace…”. Bene, il Parma ha dimostrato in spizzichi e bocconi di partite di esser capace. Ah se lo ha dimostrato! Ma non con continuità. Sia nella stessa partita, sia nella stagione bifronte. Ed eccoci, dunque, nel mega gruppone a quota 35, di coloro che non sono né carne, né pesce, gruppone del quale sono esenti i miraggi  Catania ed Udinese che precedono – i siculi con ben 10 punti in più ! – oltre alla penalizzata Atalanta (33) e la delusione Genoa, unica autorevole (si fa DSCF8176per dire…) competitor del Siena per il residuo posto salvezza, volendo considerare per già condannate Palermo e Pescara. (Purché ai bianco o nero crociati non riesca la consueta rianimazione da crocerossina nel prossimo turno casalingo al Tardini, ma sarebbe oltremodo disonorevole!). L’odierna classifica è testimone del livellamento della seconda fascia del campionato, giacché i valori espressi sono sostanzialmente analoghi (la Sampdoria, tra l’altro, ha una partita in meno): il rammarico è che, in una stagione come la DSCF8203presente, non ci si sarebbe dovuti accontentare di  vivacchiare, ma cercare di imprimere una svolta. Vieppiù dopo il girone d’andata da favola che però ora fa il paio con la ignominiosa seconda parte. Si, in modo stiracchiato al 6 ci puoi anche arrivare (sommando il 7+ dell’andata al 5- del ritorno), ma che mediocrità!  “Noi non possiamo competere al di là delle casualità che possono succedere di stagione in stagione”, argomentava sempre stamani, in Campidoglio, Leonardi: eppure sarebbe lecito attendersi da una squadra come il Parma, che ha un dirigente ricercato come lui e un allenatore dal cognome importante come Donadoni, di fare meglio del povero Chievo, o del Torino di Cairo, che non ha neppure un Centro Sportivo di proprietà ove allenarsi, non come il Parma che ha una struttura che da sola – indipendentemente da chi la frequenta – dovrebbe portare sette o otto punti in più in classifica come sostenne il Plenipotenziario (vedi Gazzetta di Parma a lato) dinnanzi all’assemblea dei soci del Parma. Assemblea dinnanzi la quale Ghirardi ha garantito di farsi carico almeno fino al 31.12.2013 (e dopo?!?) dell’adempimento delle obbligazioni, ovverosia  pagare i debiti,  pur nella conclamata "possibilità di tensioni di liquidità”. Insomma: vulpisgrazie alle plusvalenze di Leonardi i conti saranno anche a posto, ma nel cassetto, stando a quanto scritto dagli amministratori e certificato dalla società di revisione PricewaterhouseCoopers S.p.A. nella propria relazione, non ci sarebbero molti diné. Tant’è che il bilancio d’esercizio è stato redatto nella prospettiva della continuità aziendale, proprio visto il succitato impegno del Socio Unico. Con questi chiari di luna è il bilancio del parma visto da schirolifondamentale mantenere la categoria, se no, come scritto da Riccardo Schiroli su stadiotardini.it, guardando i conti sociali del club nell’ultimo bilancio, peraltro chiuso in rosso, sarebbe difficile reggere due anni di fila in serie B. Il pericolo di piombar giù – pericolo che è tuttora avvertito dai più pessimisti dei nostri tifosi, come ho potuto personalmente ascoltare durante il viaggio di ieri verso la DSC03725Capitale, ad onta dei 35 punti in carniere e del +10 (da ieri non più + 11 sulla quartultima, avendoci il Siena rosicchiato un punticino) sulla zona rossa – parrebbe scongiurato anche in presenza di un andamento lento come quello registrato nel girone di ritorno. Ma questo non va a merito dei crociati, bensì a demerito delle retrocedende, autori di un campionato di infima qualità. "Siamo consapevoli di quello che siamo: una realtà di provincia che per tanti motivi è nel gruppone delle squadre che è a quota 35 punti", ha sancito Leonardi dal Campidoglio. Speriamo sia pure consapevole che DSC03709questa realtà di provincia, a dispetto di altre parimenti, se non meno attrezzate, ha certo stupito di meno di quanto da lui promesso con i suoi celebri proclami: vogliamo stupire, non siamo qui a sbarcare il lunario e compagnia bella. E lo stesso dicasi per l’identità di gioco, ultimamente assai smarrita anche per le scelte di Donadoni, parse meno felici di altre. Sempre ieri, prima della partita, il Plenipotenziario, ai microfoni di Sky, asseriva quanto fosse un motivo di orgoglio l’imminente esordio di Ampuero. Senza imagevoler gettare la croce addosso al peruviano – non è nostro costume prendercela con i giocatori, specie se al debutto, preferiamo rivolgerci direttamente al bersaglio grosso – penso, però, che l’allenatore avrebbe fatto meglio evitare l’ennesimo esperimento, mettendo in oggettive difficoltà un giovane (dove sono tutti quelli che l’anno scorso avevano messo in croce il povero Colomba, reo di aver schierato degli esordienti contro il Milan? Leonardi, l’orgoglioso, disertò perfino la gara successiva per protesta…) cercando piuttosto di dare maggiore fiducia ad uno dei principali investimenti estivi, quel Ninis, che, per quanto visto sul campo leonardi strasser(chissà, però, cosa combina negli allenamenti…) avrebbe meritato sicuramente un impiego maggiore di quello riservatogli dal tecnico, che, diciamo così, ha applicato per lui e per Pabon, l’altro colpo grosso estivo, la par condicio. Anche Strasser, che secondo il Plenipotenziario sarebbe stato in grado di giocare in tutti e tre i ruoli di centrocampo (così disse all’atto della sua presentazione, rivolgendosi a noi che rimpiangevamo Musacci ed Acquah), non deve aver particolarmente impressionato Donadoni, se gli ha preferito un ragazzino, quasi fuori ruolo (Ampuero è soprattutto noto come un esterno, anche se ha giocato pure da interno: ieri Leonardi, a Sky ha puntualizzato che è una mezzala). A quel punto lì, vedendo anche la mala parata, avrebbe potuto accentrare il più misteresperto Gobbi e dirottare sull’esterno Ampuero, se proprio non voleva apportare altri correttivi alla partita, facendo ricorso alla panchina. Ieri, poi, a Biabiany è stato richiesto l’ennesimo ruolo diverso dal solito, essendo stato impiegato da mezzo destro, al fianco di Valdes, con Parolo a sinistra (prima che al fotofinish questi lasciasse il posto al rientrante Galloppa, proprio nella sua Roma). La lettura tattica che ha offerto oggi Paolo Grossi sulla Gazzetta di Parma mi è gdp grossiparsa più verosimile a quella che avevo io stesso avuto live all’Olimpico, anche se il nostro Mister, quello di stadiotardini.it, riteneva il Fulmine Nero l’ala destra di un nuovo 3-4-3. Per me questa gara era nata col 3 5 2 e col 3 5 2, sia pure piuttosto anomalo, è terminata, poi, in panchina ci va lui… Ma sono questioni di lana caprinaSempre a proposito della partita di ieri, dal Campidoglio stamani Leonardi ha affermato: “Eravamo riusciti a trasformare una partita che all’inizio sembrava compromessa in una partita abbordabile. Siamo stati fortunati all’inizio e un pochino sfortunati dopo, perché  la gara poteva prendere una piega diversa". Beh: diciamo chiaramente che il Parma avrebbe DSC03719potuto tornare a casa con il cappotto, e non per la neve che ci avrebbe accolto stamani alle 6 al nostro arrivo. Mirante, il tanto vituperato Mirante, è stato autore di tre interventi salva risultato e due volte è stato protetto dai suoi legni. Si dirà che anche Paletta ha colpito una traversa, così come si sono annotate alcune altre occasioni: beh, però nettamente meno limpide rispetto a quelle dei giallorossi, il cui dominio, nella prima parte della gara, era DSCF8205evidente a chiunque ad occhio nudo, al di là del peccato  alla parmigiana  di non averla subito chiusa, e con la colpa di averla tenuta vita fino al gol della sicurezza di Totti, proprio quando i Nostri stavano quasi quasi carezzando il sogno di mangiar un ulteriore gatto vivo, come quello di sette giorni orsono servito dal Toro. E adesso che ho messo nero su bianco (anzi bianco su nero, visto il nostro look: a proposito, abbiamo eseguito una manutenzione straordinaria con DSCF8206implementazione del server, e ora la navigazione sulle nostre pagine dovrebbe risultare decisamente più veloce di prima) che il Parma avrebbe potuto buscarne tre o quattro di gol chissà se Leonardi chioserà in qualche modo, visto che ad onta del fioretto che aveva ufficialmente pronunziato nel giorno del varo del logo del Centenario (“Non risponderò più alle critiche. Dobbiamo sorridere”), mercoledì scorso fa aveva replicato – dinnanzi all’uditorio del Circolo Toscanini – a chi aveva ino signoreosato sostenere la stessa cosa a proposito del primo tempo di Parma-Torino, quando, secondo qualcuno (una volta tanto non penso di essere stato io il terrorista: mi sa che ce l’avesse con l’entourage avversario..) i crociati avrebbero potuto andare all’intervallo sotto di tre reti. E con la trascrizione di quelle precise parole mi accommiato, ringraziandovi come di consueto per la paziente lettura. Buone riflessioni…

Gabriele Majo

DSC03575“…Per quello che riguarda domenica: esaltante da un certo punto, ma non era nata esaltante. Poi, magari, nel calcio la si vede solo in una certa maniera, e noi non accettiamo più la situazione di dover dire qualcosa in più. Però mi sembra un po’ esagerato qualcuno che è andato via dicendo che meritava di vincere 3-0, perché veramente è un bel paradosso. Ci vuol veramente del coraggio, dal mio punto di vista, anche perché bisogna riconoscere, senza far polemiche, che da un errore arbitrale erano andati in vantaggio. Però voglio mandare un DSC03572messaggio ai nostri tifosi: noi siamo vivi. Non rispondiamo, ma siamo vivi… Perché se è vero che il Torino meritava il 3-0, volevo sentire qualcuno che egualmente avesse detto la stessa cosa del Parma a Milano, contro il Milan, perché siamo andati in svantaggio per una autorete, ma avevamo giocato soltanto noi. Questo è quello che io penso sia giusto far notare ai nostri tifosi, nei nostri conviviali, perché se no il Parma DSC03573gioca così così ed è alla pari con gli altri, e merita di perdere; poi, invece, quando perde lo merita. Comunque sia il Parma ha 35 punti, se li è sudati e penso che, come giustamente è stato detto, abbiamo fatto più punti dell’anno precedente e questa è la nostra dimensione… Quando io sono arrivato a Parma ho sempre avuto un obiettivo nella testa, che è quello che si sta avvicinando, sempre di più, checché ne possano dire tutti: il Parma festeggerà il Centenario in serie A”.

(Pietro Leonardi, estratto dall’intervento del 13.03.2013 alla Festa del Parma Club Toscanini – Video registrazione amatoriale e trascrizione a cura di Gabriele Majo per www.stadiotardini.it)

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.