MINOTTI E LA SUA ALFETTA DA COMMISSARIO LO GATTO, APOLLONI IN LACRIME PER UN’AMICIZIA PIU’ FORTE DEL DUALISMO FRATRICIDA NELLA NOTTE DELLA FINALE MONDIALE – I video della intera serata organizzata da Forum Solidarietà

All’Auditorium Toscanini la conversazione di Sandro Piovani con le due bandiere crociate, nel secondo incontro del ciclo «Il calcio parla di volontariato»

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IL RACCONTO DELLA SERATA NELLA SINTESI DI GABRIELE MAJO

(gmajo) – Lacrime, emozioni, ricordi e volontariato: ingredienti di una serata magica, per i nostalgici del primo, indimenticato, Parma, ieri sera all’Auditorium Toscanini di Via Cuneo, durante il secondo incontro del ciclo «Il calcio parla di volontariato», organizzato da Forum Solidarietà. Le lacrime erano quelle di Gigi Apolloni, emozionatosi, non poco, nel ricordare come la sorte avesse riservato un dualismo fratricida tra lui e Lorenzo Minotti per la disputa della finale mondiale del 1994, vinta dal Brasile di Taffarel: “C’erano stati alcuni infortuni importanti, tra cui quello di Baresi – ha ricordato il Rosso – e come centrali eravamo rimasti solo io e Lorenzo. Sacchi avrebbe dovuto scegliere uno di noi”. E la notte prima dell’esame: “Lorenzo ha bussato alla porta della mia camera, dicendomi: qualsiasi sia la scelta tu rimarrai per sempre un mio amico”. Campioni. Sul campo e sulla vita. Anche nell’amicizia. Anche il capitano del grande Parma di Scala, sollecitato da un Sandro Piovani in serata di grazia, ha ricordi della finale del mondiale americano da servire: “Solo io e Bucci non disputammo neanche un minuto, però alla fine volli accarezzare la Coppa del Mondo. La portò a casa Taffarel, ma prendemmo il taxi insieme dopo quella partita. A un certo punto stava quasi per toccare a me, essendo l’unico difensore rimasto a disposizione: e tra me e me ho pensato stai a vedere che gioco proprio la finale e tiro un calcio di rigore a Taffa come mille volte in allenamento”. Campioni anche di solidarietà, come emerso tra un aneddoto e l’altro di calcio (imperdibile, gustatelo nei nostri video amatoriali, il racconto di quando “Mino” si presentò per la prima volta al Tardini su una Alfetta a gas simile, come ricordato da Gigi, a quella del Commissario Lo Gatto): Minotti storico testimonial dell’Admo: “Tanti sacrifici furono ripagati quando chiamarono me e la mia famiglia all’udienza di Papa Giovanni Paolo II. E ancora oggi quando mi incontrano negli aeroporti mi fa piacere essere riconosciuto come quello dell’Admo, anche se tante volte mi scambiano per Gigi”. Gigi, invece, era testimonial dell’Aido: “Confesso che ero titubante, perché in questo caso c’è di mezzo la morte. Ma la signora Pina (Pina Lombardo, la mitica “contagiatrice” dell’Aido era presente, pure lei emozionatissima, in sala, nel ricordo dei 9 grandi calciatori crociati che singolarmente hanno prestato la propria immagine, da lei convinti, oltre, adesso, all’intera squadra ducale) mi ha detto di mettermi nei panni di chi gli organi li avrebbe dovuti ricevere, e non darli. Anche perché darli capite bene cosa significhi”. Anche Minotti, prima di accettare il ruolo che poi avrebbe così bene interpretato, si era posto tante domande: perché da atleta voleva sapere cosa avrebbe comportato l’eventuale donazione del midollo osseo. Toccante quando ha ricordato come si chiamasse Lorenzo, proprio come lui, il figlio scomparso del presidente dell’Admo che lo aveva contattato. Un segno del destino.

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

5 pensieri riguardo “MINOTTI E LA SUA ALFETTA DA COMMISSARIO LO GATTO, APOLLONI IN LACRIME PER UN’AMICIZIA PIU’ FORTE DEL DUALISMO FRATRICIDA NELLA NOTTE DELLA FINALE MONDIALE – I video della intera serata organizzata da Forum Solidarietà

  • 22 Marzo 2013 in 12:18
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    Dato che la carica si è appena liberata, mi piacerebbe che la società decidesse di dare la vicepresidenza a Minotti. Una figura così nell’anno del centenario sarebbe ideale. Ex giocatore simbolo ed ex capitano del primo grande Parma, quello di Wembley. Minotti ha anche un profilo manageriale e potrebbe essere un ambasciatore del Parma in Italia e all’estero.

    • 22 Marzo 2013 in 19:19
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      Cari Plin e Vladimiro

      perché non Asprilla o Barbuti allora? Io, sinceramente, sono contrario a questo tipo di idea, perché candidati meritevoli – a mo’ di uomo immagine – ce ne sarebbero più di uno. E fare una scelta potrebbe essere difficile o antipatico.

      A parte che stiamo parlando di una carica da “vice presidente”: diverso sarebbe se ci fosse in gioco una presidenza, come quando all’Inter Moratti fece un passo indietro per Facchetti. Il quale aveva anche compiti operativi.

      Già nel CdA del Parma FC figura Leonardi come non socio, non credo ci possa o ci debba essere lo spazio per qualcun altro. E il tandem Ghirardi-Leonardi credo ricerchi i riflettori, senza bisogno di qualcuno che faccia da cono d’ombra. Diverso era il ragionamento di Boniperti alla Juve, poiché il ruolo lo interpretava davvero e non solo di facciata, poiché la proprietà, sia pure nota, se ne stava alle spalle e non scendeva in campo in prima persona.

      Il Vice Presidente, a mio avviso, dunque, deve essere uno della compagine societaria: e per me deve essere Marco Ferrari, l’unico pramzàn della compagnia.

      Piuttosto si potrebbe riflettere sul ruolo di presidente onorario che al momento risulterebbe ancora essere Alberto Guareschi.

      Cordialmente
      GMajo

  • 22 Marzo 2013 in 15:30
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    “Capitano di chi? Capitano di che? Minotti aff… anche te!” cantavamo dopo che il Parma, e il buon Lorenzo (il nostro capitano), FECERO VINCERE LA REGGIANA contro il PARMA.
    Apolloni è OGGI l’allentore della Reggiana.
    Come TIFOSO del Parma (e NON DELLA REGGIANA) certe cose non le dimentico e non le mando giù.

    • 22 Marzo 2013 in 19:01
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      Mio buon Marcello, tu che sei un fustigatore degli Ultrà non puoi poi ragionare esattamente come loro. Perché di solito sono gli Ultrà ad avere la memoria lunga. E con la memoria lunga si va poco lontano. Perché ritorsione e vendetta sono pessimi compagni di viaggio.

      Posto che non credo che le responsabilità specifiche fossero di Minotti e Apolloni personalmente ho ritenuto esagerato e fuori luogo che da allora in poi non si facessero più (a parte qualche eccezione) cori personalizzati per i giocatori. E comunque delle bandiere come Minotti e Apolloni non si discutono e non si “infamano”.

      Sul discorso Reggiana, poi, io non sono un talebano come altri (incluso il Piovanone di ieri sera…). Io penso che ci debba essere del campanilismo sano e non becero.

      A parte che Apolloni non è più l’allenatore della Reggiana, poiché è stato di recente esonerato.

      Comunque sia – a parte che Apolloni prima di giocare nel Parma aveva giocato con la Reggiana – se uno di lavoro fa l’allenatore di calcio e gli capita di allenare la Reggiana non vedo perché dovrebbe tirarsi indietro.

      Insomma io sono per il tifo pro e mai per il tifo contro. E per colpa di chi tifa contro il mio sogno di un derby Parma-Reggiana temo che non potrà più essere realizzato, visto che ci sono paure ingiustificate di chissà quali incidenti.

      Parma-Reggiana e non vuole essere una provocazione, avrebbe potuto essere una bella partita da Centenario, visto che nella storia del Parma c’è tanta Reggiana.

      Io ho anche apprezzato Iotti per aver sostenuto Apolloni nella prima partita nello stadio di Reggio. L’amicizia e la riconoscenza va oltre il colore delle maglie.

      Cordialmente
      Gmajo

  • 22 Marzo 2013 in 21:19
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    Caro sig. Majo, ovviamente sono contro la violenza degli ultrà (a partire da quelli che ci troviamo in casa NOSTRA) ma non contro la rivalità, l’arlia e il campanilismo. Se togliamo queste cose, togliamo il derby.
    Chi ha venduto un derby (giocatore, presidente, allenatore, ecc.), oltre ad aver dimostrato totale mancanza di professionalità e DISONESTA’ SPORTIVA ha perso il mio rispetto e non lo guadagnerà più.
    Non riconosco come BANDIERA del Parma chi ha scelto di andare alla Reggiana (speice) dopo essere stato considerato (da molti) una bandiera crociata. Posso rispettarli come professionisti, ma di certo NON SONO LA MIA BANDIERA. Il tifo si basa sui sentimenti e io in amore sono così, quando mi tradisci o mi fai le corna, con me hai chiuso. Non ci sono seconde occasioni.
    L’amicizia va oltre il colore delle maglie, e vero, io infatti ho amici/colleghi reggiani e tifosi della Reggiana. Però NON SONO LA MIA BANDIERA. Per dirla tutta rispetto più loro, teste quadre doc, che certi professionisti dal passato gialloblù; loro almeno un derby non lo venderebbero mai, e la maglia dei rivali non la indosserebbero mai.
    I giocatori vogliono essere considerati professionisti e cambiare squadra come più gli conviene? E’ un loro sacrosanto diritto. E’ anche sacrosanto però che il tifoso (che tifa innanzitutto per una squadra e non per loro) se ne disinnamori.
    Ben venga il derby da lei proposto con la Reggiana. Con tutta la rivalità, l’arlia, il tifo e gli sfottò che lo caratterizzano. La violenza è una cosa estranea al tifo. Purtroppo però, se ci si picchia con il Torino….. cosa potrebbe succedere a giocare con la Reggiana? Bisognerebbe chiederlo agli ultrà nostrani.

    Un caro saluto

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