SETTORE CROCIATO CHIEDE TIFO CONSAPEVOLE PER ABBASSARE LA RETE. STADIOTARDINI.IT AGGIUNGE: “SI PRENDANO LE DISTANZE DA OGNI EPISODIO DI VIOLENZA”

settore rete abbassata(gmajo) –  Domenica i tifosi della Curva Nord dello stadio ‘Ennio Tardini’ – scrive Settore Crociatodi fronte alla loro visuale, sui gradoni verso il terreno di gioco, hanno trovato, con soddisfazione, l’alta rete che protegge dall’eventuale lancio di oggetti in campo e che consente di non disperdere palloni calciati in direzione degli spalti abbastanza ridotta, più bassa, migliorando, per coloro i quali si posizionano nella parte superiore della gradinata, l’osservazione della partita, illudendosi che l’abbassamento fosse voluto e non casuale. Già, illusione, perché, come ha appurato Settorecrociatoparma.it, non è stata una caduta programmata, una graduale prova generale di una Nord senza barriere, bensì è stato un evento accidentale e fortuito, provocato, probabilmente, dal peso della neve delle scorse settimane”. Tornando “all’alba di una idea” il portale, per una volta, ha “rinunziato alla nuova missione”, parlando vis a vis da strumento dei tifosi ai tifosi, senza sfruttare, cioè, l’evento occasionale, per tessere lodi o incensare l’illuminata società. Con piacere, poi, condividiamo e sottoscriviamo in toto anche il secondo capoverso: “L’occasione, che ha determinato piacere e gradimento tra i sostenitori Crociati curvaioli, stimola nuovamente una riflessione sempre attuale e molto contingente perché in un futuro prossimo potrebbe realmente porsi di fronte a una scelta da assumere, quella di capire se la Nord di Parma è pronta a responsabilizzarsi, in tutte le sue componenti, organizzate e individuali, a occupare e vivere il tifo in un settore privo di sbarramenti, palizzate e protezioni. La responsabilizzazione reciproca tra collettivo e singolo, con la condanna vicendevole di gesti scorretti, la maturità della cultura sportiva, nelle azioni, non riguarderebbe soltanto il tiro di oggetti, ma pure, come avviene in Inghilterra, nella restituzione immediata a raccattapalle e calciatori del pallone che finisce in Curva, perché in una partita il numero di sfere ufficiali da gioco che capitano tra i tifosi dietro la porta è considerevole”. Ma già che ci siamo il discorso della responsabilizzazione – mio vecchio cavallo di battaglia fin da quando ero all’interno della società – andrebbe esteso ai comportamenti nell’antistadio (mai più ceffoni da fuoco amico ai competitor del pensiero unico della Curva) e all’esterno dello stadio. Colgo l’occasione per replicare quanto già postato nell’opinione dopo Parma-Torino: “…rivolgendomi ai miei amici Boys, DSCF8103soprattutto coloro con i quali mi sono propositivamente confrontato a Genova in occasione del Fair Play Village: avete letto sulla GdP-Upi il resoconto circa i tafferugli di ieri tra alcuni gialloblù (che avrebbero attaccato briga) e alcuni del Toro. Io non ero presente ai fatti e non voglio esprimere giudizi: però mi piacerebbe che prendeste le pubbliche distanze (come non avete fatto per i fatti di Levico 2010) dall’accaduto: poiché la violenza connessa alle partite di calcio va debellata. Senza se e senza ma. E completamente. Se no l’effetto benefico del gemellaggio va a farsi fottere. Perché tessere e gdp tafferugli tra tifosiammennicoli di leggi speciali sono stati varati (e ne pagano le conseguenze tutti gli sportivi) proprio in conseguenza a certi comportamenti disdicevoli. Va bene, non è successo nulla di che, però piantiamola un po’ lì con la memoria lunga (mi riferisco a cosa scritto sul quotidiano cittadino a proposito di amicizie-inimicizie incrociate. Cerchiamo di sostenere solo i valori positivi, come una settimana fa, e tralasciare le negatività, anche se queste a qualcuno provocano l’erezione…)”. Sul problema dei palloni che piovono in Curva non starei qui a formalizzarmi più di tanto, invece: non mi pare sia una abitudine alle nostre latitudini cercare di impossessarsene per portarli a casa a mo’ di ricordino: la civile tifoseria crociata, infatti, preferisce che possa portarli a casa l’Amauri di turno per il figlioletto (a patto che ne faccia tre…). Nella parte conclusiva del proprio dispaccio, passando dall’alba di una idea, alla nuova missione, Settore Crociato ricorda le conseguenze per il club per i comportamenti non corretti dei propri supporters anche in materia di sfere cuoiate: “In campo, per regolamento, a disposizione degli attori della gara, di arbitro, suoi assistenti e squadre, ve ne devono essere sempre una precisa dotazione, che, se non rispettata, causerebbe multe al club di casa, per quanto ci riguarda, il Parma Calcio. La Curva Nord dell’Ennio, a nostro avviso, se opportunamente coinvolta, in un dialogo comunitario, nella decisione della soppressione di steccati e reti, possiede la giusta maturità per essere protagonista, insieme al club, di questo passaggio epocale”. Anche per me la nostra tifoseria è matura per la soppressione di steccati e di reti, ma l’impegno verso la piena civiltà, ribadisco, richiede il totale rifiuto della violenza, con chiare, decise prese di distanza da qualsivoglia episodio. Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

3 pensieri riguardo “SETTORE CROCIATO CHIEDE TIFO CONSAPEVOLE PER ABBASSARE LA RETE. STADIOTARDINI.IT AGGIUNGE: “SI PRENDANO LE DISTANZE DA OGNI EPISODIO DI VIOLENZA”

  • 13 Marzo 2013 in 13:32
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    Buongiorno Majo,
    penso che manifestazioni come quelle di Genova in occasione del Fair Play Village, andrebbero maggiormente publicizzate dai media nazionali che invece preferiscono raccontare solo episodi negativi.

    • 13 Marzo 2013 in 15:14
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      Buondì Amos,

      sarò sincero. Si dice che faccia notizia il padrone che morde il cane, e non viceversa, che è la normalità. Dunque, in ossequio a questo principio, è notizia cosa va contro la normalità. In questo senso la vera notizia è il Fair Play Village (invero, per me, un po’ troppo commerciale, e non certo popolare, o non solo popolare) che è appunto una mosca bianca rispetto ad altre situazioni più disdicevoli che rischiano di essere derubricate da “notizie” a normalità, proprio perché accadono usualmente.

      Da giornalista, quindi, dico che è giusto dar spazio a quelle che sono notizie, positive o negative che siano. Poi cosa sia positivo o negativo non c’è una uniformità di giudizio da parte di tutti, poiché ognuno ha il suo interesse di bottega.

      Parlare bene del fair play village è un’ottima propaganda per la faccia buona del movimento ultrà, che però, come Giano, è bifronte, giacché c’è anche una componente negativa annessa, che se vogliamo, in ultima analisi, è quella che sta all’origine delle speciali sugli stadi, non ultima la Tessera del Tifoso, eletta dal movimento ultrà quale simbolo ideologico della propria avversione, quando, forse, anche in precedenza c’erano altre forme discutibili dal punto di vista costituzionale. Ma la guerra ideologica andava combattuta contro la tessera e quindi via l’esercito dei pecoroni a dire No alla Tessera, magari senza sapere perché. Io dico no alla tessera per i danno che questa ha fatto agli sportivi normali. Però dico anche: cari Ultrà, siete sicuri di avere la coscienza pulita?

      Come spesso mi capita, dunque, preferisco schierarmi né con gli uni né con gli altri, il che non significa essere contro gli uni o contro gli altri. Con il massimo rispetto per tutti – anche se vorrei fosse maggiormente rispettato anche il mio punto di vista – quando devo dire bravo lo dico, quando devo dire no, non va lo dico.

      Io ho dichiarato – e manifestato anche nelle opere – di essere contro la violenza nel calcio. Anziché passare per nemico dei Boys perché ho denunciato gli episodi di Levico 2010 ed alcuni altri, avrei preferito – come ho richiesto, rimanendo inascoltato – una decisa presa di distanza – se possibile – da quegli episodi. Allontanando le cosiddette mele marce. Se possibile. Ma evidentemente non è possibile. E se non è possibile a Parma è abbastanza grave. Molto.

      La stessa società Parma FC dovrebbe fare di più, anziché dirmi di non permettermi più di scrivergli come fece Tommaso Ghirardi dopo Levico 2010, quando sollecitai una pubblica presenza di distanza dagli autori dell’accaduto.

      A me non basta il fumo negli occhi del gemellaggio o dell propaganda buonista, né le donazioni fatte, né gli aiuti ai terremotati – tutte lodevoli operazioni – se non c’è un allontanamento totale e assoluto da ogni forma di violenza. Anche minima, certo. Ma non vorrei più leggere articoli come quello della GdP a pagina 9 dopo Parma-Torino, pur essendo una circostanza banale. Mai più qulcuno con le sciarpe gialloblù si macchi di aggressione al prossimo.

      Questo è il mio messaggio. Che credo sia importante, anche di più di disquisire se la stampa nazionale dà o meno risalto al Fair Play Village.

      Cordialmente
      Gmajo

  • 14 Marzo 2013 in 08:58
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    Anche i killer seriali probabilmente hanno degli amici, ma rimangono ciò che sono. Diciamo che per i giornalisti di Parma c’è la tendenza ad avere un occhio di riguardo per i Boys, visto che può non essere troppo salutare pestargli i piedi. Se si deve parlare male del mondo ultrà meglio chiamare in causa chi abita lontano da Parma….. Solo Majo ha avuto il coraggio di raccontare certi fatti e di prendere certe posizioni e infatti è stato fatto oggetto di minacce ed intimidazioni. Anche molto di recente, si racconta…
    Minacciare i giornalisti è “fair play”?
    Aggredire altri tifosi è “fair play”?
    Gli ultrà sono in antitesi con il “fair play”. Vedere un ultrà al Fair Play village è come vedere un prete pedofilo in chiesa. Può capitare ma è molto incoerente.
    Anche il Parma, ritengo, preferisca non avere problemi con i “suoi” ultrà. Lo dimostra anche Settore Crociato, che da quando si è legato al Parma (ancora non sappiamo esattamente in che termini…….) si prodiga per pubblicizarne le iniziative, dopo anni di contrasti (talvolta anche violenti).
    Ieri i Boys, sul loro sito (che parla più di polizia e tessere che di CALCIO), hanno chiesto qualcosa al Parma, una nuova tessera speciale per loro. Dopo la Tessera Casalinga, vogliono la Tessera per le Trasferte. Perchè ne vogliano due invece che una come noi tifosi credo sia fuori da ogni logica, un pò come parlare di “fair play” con la Samp per poi, dopo una settimana, picchiarsi con i torinisti. Ma da chi si dice contrario ad una tessera e poi la chiede in prestito agli altri (per andare al Fair Play village), ci sta anche che essendo contro la tessera ne faccia due. Sarà questa la mentalità ultrà?
    Vediamo se il Parma troverà conveniente assecondare, ancora una volta, le loro richieste.

    • 14 Marzo 2013 in 12:07
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      Buongiorno Marcello,

      mi spiace ma stavolta debbo dissentire su gran parte del tuo commento. Capisco le tue ragioni, e per certi versi il tuo risentimento, ma personalmente preferisco cercare di perseguire il dialogo, pur nelle evidenti diversità, con i Boys. E prove tecniche di dialogo sono nate – e per me è un vero piacere riconoscerlo – prima di tutto da loro, in primis da un paio di qualificati esponenti del direttivo, i quali – sebbene altri di loro continuino preferire ignorarmi e voltarsi dalla parte opposta per non incrociare il mio sguardo – anziché avere come in passato un atteggiamento aggressivo nei miei confronti, ora preferiscono avere un confronto costruttivo, sano e civile, e alle volte perfino simpatico.

      Sì, certo: le differenze di vedute restano parecchie, però ci “si annusa”, si dialoga, si parlamenta e questo lo ritengo importante. Certo, poi, alle retrovie non è stato comunicato questo mio “sdoganamento” di fatto, e quindi qualcuno meno informato sull’apertura mentale (perlomeno apparente) nei miei confronti, continua a mantenere rapporti meno civili e più ostili, ma questo è un altro discorso.

      Debbo smentire categoricamente il tuo inciso secondo cui io sarei “stato fatto oggetto di minacce ed intimidazioni. Anche molto di recente, si racconta…
      Minacciare i giornalisti è “fair play”?
      . Se ti riferisci al confronto che ho avuto appunto all’interno del “Fair play Village” con qualcuno di loro eviterei di parlare di minacce ed intimidazioni, perché in questa precisa occasione non ce ne sono state. Beh: ovviamente non è che stessi parlando con dei seminaristi e diversi punti di mancata convergenza sono rimasti e qualcuno di loro (non tanto il management, ma qualcuno della base) magari lo ha sottolineato con toni più elevati, ma per fortuna siamo ben lontani dalle minacce e dalle aggressioni verbali e pure qualcosina in più, che subii a Genova e Roma due o tre anni fa.

      E’ chiaro che loro non possano pretendere da me che io sposi la loro ideologia, che come noto non condivido, specie per quanto riguarda il discorso violenza, così come è pacifico che io non debba pretendere che loro sposino in toto la mia, laddove ci sono evidenti diversità di vedute. Però è già buono che se ne possa parlare civilmente.

      Io credo, pur nelle evidenti diversità, di esser stato in qualche modo accettato per la pulizia e la coerenza del mio comportamento. Del resto ho sempre detto: sul discorso violenza non faccio sconti. Anche in casi di violenza minima, tipo quelli di cui ha parlato la GdP dopo Parma-Torino. Il mio messaggio è: i Boys prendano le distanze chiaramente, se possono, dagli autori di questi incresciosi episodi, che con il loro comportamento infangano il buon nome dei Boys. Direttivo e Società dovrebbero essere trasparenti in questo – ed è quanto ho chiesto nell’articolo, ed è quanto sto ripetendo fin dal 2008 (quando ero ancora in Società e all’interno mi prodigai assai su questo tema, pur rimanendo, purtroppo, inascoltato) dopo che venni a sapere di certi fatti disdicevoli svoltisi nell’antistadio del Tardini e in Curva, allorché ci furono zuffe interne scaturite con tanto di scazzottate davanti ai bambini. Per capirci bene è come se qualcuno si fosse accapigliato, venendo alle mani, al Fair Play Village della Samp due settimane fa, giacché l’episodio cui alludo in particolare è capitato vicino a dei truccabimbi sotto gli occhi di minori.

      Se riporto certi fatti non è per gettare fango o merda contro i Boys: quanto perché il mio auspicio è che certe cose non accadano. I miei colleghi che li lisciano sono complici. Io non mi presto a questo. Non esito a rimarcare e a sottolineare le iniziative lodevoli, ma non taccio le malefatte. Perché non sono io a gettare fango o merda sui Boys raccontando, quanto gli stessi autori delle malefatte.

      Che ci sia stato un riavvicinamento tra Boys e Settore io non mi scandalizzo, pur nella non trasparenza totale delle circostanze che in qualche modo possono averlo favorito. Se c’è armonia è meglio. Purché questa armonia sia positiva.

      Con Settore da quando hanno abbandonato l’alba di una idea per la nuova missione ho avuto non poche divergenze di vedute sfociate anche in articoli piuttosto decisi: ciò non toglie che il dialogo, pur tra mille distinguo, sia proseguito anche in questo caso. Prova ne è l’articolo di ieri sulle reti di protezione. Ho apprezzato che loro chiedessero una responsabilizzazione di gruppo organizzati e/o singoli su questo tema: io ho colto l’involontario assist per cavalcare il mio abituale cavallo di battaglia, e cioè una totale responsabilizzazione che vada al di là del non fregare i palloni, quanto ad una responsabilizzazione totale che porti a un fattivo contrasto ad ogni forma di violenza con l’isolamento delle cosiddette “mele marce”.

      Se sul sito dei Boys troviamo una accurata rassegna stampa, diciamo così, dell’intero movimento ultrà, caro Marcello, saranno cavolacci loro. Io stesso l’ho scritto più di una volta, anche perché, come te, preferirei si occupasse di più dell’amore per il Parma. Però eviterei rancorosi muro contro muro, anche perché tu ci metti sotto il nome e non la faccia, perché come spesso hai scritto hai dei timori, però non è neppure giusto lanciare il sasso e nascondere la mano.

      Sul discorso tessera anch’io ho espresso mille volte le mie perplessità sulla lotta ideologica perseguita (obbedendo alla linea dettata a livello nazionale) poi corretta con i compromessi assai contraddittori fatti aderendo ai voucher o alle iniziative “porta un amico allo stadio”, che tanto valeva tesserarsi direttamente, anziché sfruttare la tessera altrui, e morta lì, facendo trionfare sulla ideologia l’amore per il Parma.

      Poi sulle metodologie attuate per favorire la massiccia presenza dei Boys a Genova si potrebbe disquisire e chiosare, giacché diversi che hanno garantito non sapevano che avrebbero dovuto garantire.

      Infine i riferimenti ai preti pedofili o i serial killer mi sembrano davvero fuori luogo e da cassare. Prova anche tu ad evitare i muro contro muro e a favorire la ricerca del dialogo, che è meglio…

      Ciao grazie

      Gmajo

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