IL CAMPIONATO RISERVE, SE CI SARA’, SARA’ UNA CONQUISTA DI PIETRO LEONARDI. E STADIOTARDINI.IT, VOLENTIERI, GLIENE RENDE MERITO

leonardi e majo a teleducato(Luca Russo) – Che  Pietro Leonardi  non goda molto questa testata è sotto gli occhio di tutti:  più di una volta l’amministratore delegato del Parma è intervenuto a piedi uniti sulle gambe di stadiotardini.it e del suo direttore (l’ultimo esempio, mercoledì sera con la sua estemporanea telefonata a Calcio & Calcio). Così come non serve star lì a rammentarvi tutte le volte in cui da queste colonne abbiamo criticato – quando ritenevamo giusto farlo in modo costruttivo, sereno e deontologicamente corretto – l’operato dell’uomo di fiducia di Ghirardi. Il fatto che non ci sia proprio feeling a noi non impedisce di riconoscerne i meriti, quando li ha o, come si suol dire in casi del genere, di dare a Cesare quel che è di Cesare. Anzi, nel caso specifico, di dare a Pietro (Leonardi) quel che è di (Pietro Leonardi). E’ da anni che lo ripete e pare che qualcuno di stanza ai piani alti di Via Rosellini abbia accolto l’idea di cui si è fatto promotore: il torneo riserve, che l’a.d. crociato ha ‘sponsorizzato’ anche oggi ai microfoni di Sky Sport 24, si farà. Non è la prima volta che in Lega danno ascolto a Pietro Leonardi: è già accaduto con l’introduzione della panchina lunga, altra splendida trovata del Plenipotenziario –come più volte ha sottolineato il nostro direttore Gabriele Majo, e non per mettere zucchero filato sulla merda (scusate il francesismo, però  si tratta di una citazione), ma per onestà intellettuale – tesa alla valorizzazione di tutto il parco giocatori di un club e non solo di quei 14 o 15 elementi che a turno vestono una casacca da titolare. Novità, questa, che ha giovato anche al Parma, che all’Olimpico di Torino pescò lo ‘sconosciuto’ Sansone proprio dalla panchina lunga, ricavandone i benefici che noi tutti conosciamo: fu lui, infatti, ad aprire le danze nel 3-1 che i ‘donadoniani’ inflissero alla truppa di Ventura. Il torneo riserve, che ha già ricevuto la benedizione di ben 7 società (Inter, Juve, Milan, Atalanta, Bologna, Sampdoria e Udinese) oltre a quella scontata del Parma che grazie a Leonardi ne è stata l’ispiratrice, altro non è che l’evoluzione del concetto di panchina lunga, perché garantirà spazio e visibilità (e dunque non solo un posto in una panchina allungata) a quei giocatori che nella massima serie riscuotono un minutaggio bassissimo, se non addirittura nullo. Intendiamoci, non si tratta di mandare una seconda squadra a giocare in una categoria inferiore. Tutt’altro: chi non trova spazio in prima, ed è abituato a scaldare la panchina o le non sempre comodissime poltrone della tribuna, finirà per giocare il lunedì in quello che sarà a tutti gli effetti un campionato dei non titolari (gironi stile Champions su base geografica e playoff), riservato esclusivamente alle venti società della massima serie, che la Lega A può istituire liberamente e in totale autonomia, senza dover ricorrere ad accordi con le altre leghe (che, al contrario, sarebbero necessari se si volessero inviare le seconde squadre a giocare in Prima o Seconda Divisione). La prima edizione dovrebbe veder la luce nella prossima stagione. L’idea è convincente per certi versi, ma lo è un po’ meno per altri. Cominciamo da quello che forse è l’unico vero limite di questa trovata, dal quale scaturiscono conseguenze che rendono molto meno attraente il torneo degli esclusi: con la nascita di un campionato del genere, si corre il rischio di dare vita ad un esercito di calciatori ‘affetti’ da “FOMO” (Fear Of Missing Out, simile alla sindrome dell’emarginato), scontenti, insoddisfatti ed anche mortificati dall’essere ufficialmente riconosciuti o etichettati, per una o più partite, come dei rincalzi. Quanto può essere competitivo (e credibile) un campionato interpretato da atleti demotivati, frustrati o, nella migliore delle ipotesi, con stimoli ridotti ai minimi termini? Poco. E allora diventerà complicato persino trovare un’emittente che abbia voglia di garantirne un’adeguata copertura televisiva (del resto, coi tempi che corrono, è già tanto che in tv ci finisca il campionato primavera). Ergo, un torneo così concepito non offrirebbe grossi ritorni alle società che vi partecipano e, anzi, imporrebbe loro dei costi, soprattutto di carattere logistico, che andrebbero ad aggiungersi a quelli che già sostengono per l’amministrazione della prima squadra e del settore giovanile. Sempre che non si voglia destinare parte degli introiti della A alla società in grado di aggiudicarsi il titolo dei reietti, così da dare un senso ad una manifestazione che almeno in apparenza ha come scopo solo quello di donare spazio a chi in massima serie di spazio ne trova poco. Detto dei difetti, passiamo ai pregi. Tra i quali, come sostiene Marco Iaria della Gazzetta dello Sport, c’è sicuramente quello di ‘poter seguire da vicino, con i propri tecnici, la crescita dei giovani, senza mandarli nelle categorie inferiori e pagare stipendio e premio di valorizzazione’. Ma non è l’unico. Il torneo delle riserve potrebbe fungere da deterrente nei riguardi di quei giocatori che, una volta acquisita la titolarità di una maglia, si allenano con poco impegno, magari convinti di non perderla o di avere a disposizione un po’ di credito prima di finire in panchina. Della serie: o dai l’anima anche in allenamento, oppure giocherai di lunedì, lontano da tifosi, telecamere e taccuini. Ecco, se il campionato degli emarginati fosse partito già quest’anno, un tipo come Donadoni, al quale vanno di traverso quei calciatori che a Collecchio si impegnano poco e male, non avrebbe esitato, in talune circostanze, a farne il palcoscenico delle esibizioni di Belfodil e Ninis, ‘accusati’ a più riprese di non allenarsi con la dovuta intensità e per questo spesso esclusi dal giro dei titolari. Ma, prima di essere ridotti a figuranti, siam convinti che l’algerino e l’ellenico, intimoriti dalla ‘minaccia’ di finire tra le comparse, non avrebbero tradito con tanta leggerezza le aspettative del proprio tecnico. E non è tutto: se il torneo in questione fosse partito con una stagione di anticipo, molto probabilmente ci saremmo risparmiati anche il caso Pabon (e le relative accuse di ‘terrorismo’). Perché uno navigato, competente e orgoglioso come Leonardi, prima di lasciarsi scappare via il fiore all’occhiello della propria campagna acquisti, l’avrebbe mandato a giocare tra le riserve: per rigenerare il giocatore e, soprattutto, per difendere la propria fama di Diabolik del mercato. Luca Russo

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