IL COLUMNIST / LA NOIA AVVELENA PIU’ DELL’ORRORE

(Luca Russo) – La noia, diceva Renard, avvelena più dell’orrore. Chi ha visto Parma-Lazio può spiegarvene la ragione. Attenzione: non sto dicendovi che sarei voluto uscire sconfitto da una partita divertente che più divertente non si può. Affatto. Il brodino che ci è stato servito al termine di una delle gare più uggiose e monotone dell’intero campionato, ci consegna una salvezza che ai nastri di partenza immaginavamo sì di poter centrare, ma non con una tale tranquillità. Ben venga, dunque, questo pareggio scialbo quanto ricostituente per la salute, non esattamente buona, della nostra classifica. Ma che sia l’ultimo, almeno da qui alla fine dell’anno scolastico. Perché il Tardini non ne può più di assistere a spettacoli a bassissimo contenuto di qualità come quello che ieri ci è stato propinato dai gialloblu di Donadoni con la collaborazione, non proprio volontaria, degli aquilotti (a dire il vero un po’ spennati) di Petkovic. Il peggio, in termini di gioco espresso dalla squadra e di pathos sprigionato dalla contesa, pensavamo di averlo già visto: in casa contro Genoa, Catania e Udinese, il Parma, più che portarci al luna park, ci ha invitato, naturalmente senza volerlo, a restare a casa. Ecco, a furia di prestazioni ai limiti della decenza e di domeniche poco meno che soporifere, non mi stupirei troppo se a partire dal prossimo campionato avesse inizio la desertificazione del Tardini. Parliamoci chiaro: una squadra che non vince e non diverte, come non vince e non diverte il nostro Parma, lo stadio non lo riempie né può solamente pensare di riuscirci. Che fare allora per evitare che all’alba della stagione che verrà – quella del Centenario – ci si ritrovi a giocare in un Tardini avaro di tifosi? Un’idea ce l’avrei e la tiro fuori augurandomi che il presidente Ghirardi non la interpreti come una provocazione (perché non la è): visto che fin qui il Parma ha non giocato, o giocato palesemente male, il 50% dei suoi incontri casalinghi, e specialmente quelli disputati dopo il giro di boa, quando cioè si è ritenuto che la salvezza fosse in cassaforte, sarebbe carino riconoscere agli abbonati di quest’anno uno sconto di egual misura (50%) sull’acquisto della tessera valida per la prossima stagione. Della serie: soddisfatti o rimborsati. Con un gesto di questo spessore il presidente Ghirardi riuscirebbe a cogliere due piccioni con una fava: per cominciare, in vista del campionato 2013/2014 non gli toccherebbe registrare un calo del numero degli abbonati; e poi recupererebbe un po’ di quel consenso popolare che ha dilapidato, non sempre per colpe da addebitare a terzi, nelle ultime annate. Certo, una strategia del genere da sola non basta per rivitalizzare una piazza mandata quasi in paranoia dalle prestazioni cupe e grigie dei suoi beniamini. Serve anche, e soprattutto, una squadra che sia in grado di esprimere un calcio vivace, che tenga gli spettatori attaccati al seggiolino più che all’orologio nell’intento di contare i minuti che mancano al triplice (e liberatorio) fischio finale. Serve, insomma, una squadra che sappia cosa fare (e come farlo) per divertire i suoi tifosi. E che gli risparmi domeniche come quella che ci è toccato vivere ieri. Contro la Lazio non è stato un bel vedere. Valdes si è perso e non crediamo di riuscire a ritrovarlo prima dell’ultima giornata, Marchionni pure e Biabiany non ne indovina più una. Si sono salvati Paletta, non una novità per noi che quasi domenicalmente ne ricamiamo le lodi, e Lucarelli: da quanto tempo non lo si vedeva così in forma? Non ha toppato neppure una chiusura. Neanche per sbaglio. Amauri è stato il solito Amauri: ci ha messo tanto cuore. Forse anche troppo per uno che di mestiere fa l’attaccante e che invece spesso finisce per indossare la divisa di centrocampista aggiunto. Sul tema Belfodil non voglio sprecare troppe parole: continuo a non capire perché lo si schieri in un ruolo che non gli si addice. E la Lazio? In crisi come me l’aspettavo e come ci era stata annunciata. La si poteva battere. Del resto anche contro l’Inter, che ieri ha ripreso a perdere, avremmo potuto e dovuto vincere. E invece ci abbiamo rimesso le penne. Ma guai a rassegnarci così velocemente al nostro destìno di squadra che resuscita avversari alla frutta: mancano ancora quattro incontri prima dei titoli di cosa. E il bello è che se li vincesse tutti, il Parma toccherebbe quota 23 punti nel girone di ritorno, sei in meno rispetto ai 29 dell’eccellente e tanto decantato girone d’andata, e ne totalizzerebbe 52 alla chiusura dei battenti. Non molto distante dai 56 che l’anno scorso gli valsero diversi quarti di nobiltà. Luca Russo

3 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / LA NOIA AVVELENA PIU’ DELL’ORRORE

  • 29 Aprile 2013 in 09:32
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    quando una squadra non trasmette piu’ nessuna emozione e’ ora di rifondarla

  • 29 Aprile 2013 in 15:47
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    Quando vedi un giocatore che non riesci a capire se ci è o ci fa (vedi Belfodil ieri) e che ci prende letteralmente per il deretano è ora di chiedersi se vale la pena veramente pagarlo “anche” con i soldi del mio abbonamento !!! Ma mi sa che questaltr’anno lo sponsor non avro’ voglia di farlo !!!
    Luca

    • 29 Aprile 2013 in 19:45
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      Non è un bel ragionamento, Luca, giacché che si vinca o che si perda il sostegno non bisognerebbe mai farlo venire a mancare. Poi che il Parma non abbia entusiasmato (a parte l’andata) è un altro discorso. Dovrebbe essere per primo il Parma a fare innamorare le folle. Però non credo affatto che alla fine gli abbonati caleranno, malgrado le ultime delusioni.
      Cordialmente
      Gmajo

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