giovedì, Aprile 18, 2024
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IL COLUMNIST / MENO MALE CHE IL LEO C’E’…

(Luca Russo) – Meno male che Leonardi c’è. E se non ci fosse, bisognerebbe inventarne uno. Ammettiamolo: in un momento della stagione che vede il Parma imprigionato nella pancia della classifica, al riparo dal pericolo di retrocedere, ma anche assai distante dalla possibilità di spingersi oltre il solito e ormai inflazionato campionato tranquillo, le uscite – che, volendo essere clemente, definirei un po’ così – del Plenipotenziario ci offrono quegli spunti che il campo, per le appena citate ragioni di classifica, è incapace di renderci. Leonardi, insomma, s’impossessa dei vuoti che la squadra non è in grado di occupare. E, come è già accaduto in circostanze più o meno recenti, ci dà il destro per riempire giornate in cui altrimenti non avremmo poi tanto di che scrivere. Da questo punto di vista, faccio il tifo affinché il Sommo Dirigente non sia ingaggiato dal Milan né dall’Inter né dal Napoli: una musa ispiratrice del suo livello è incedibile e, soprattutto, insostituibile. Dove potremmo trovarne un’altra che le somigli, fosse anche alla lontana, e che ci ispiri come solo lei pare che sappia fare? Da nessuna parte, credo. E allora resti a Parma, caro Leonardi. Segua il mio invito. Non ci abbandoni per trasferirsi in un grande club o in una grande piazza (le due cose non sempre coincidono). Conviene a noi, vista la grossa mole di lavoro che con una certa frequenza ci serve su un vassoio d’argento. Ma conviene anche a lei. Si fidi. Vuole sapere il perché? Glielo spiego: altrove – e penso a Milano, Roma o Napoli, dove il dissenso è la regola, e non l’eccezione come accade dalle nostre parti, e di megafoni disposti a far propaganda ce ne sono ben pochi – difficilmente le consentirebbero di essere permaloso nelle stesse misure e negli stessi modi in cui lo è a Parma. In una grande piazza le voci fuori dal coro sono molto più numerose e molto più indisciplinate di quelle che alle nostre latitudini cercano, con mezzi abbastanza limitati, di fare un minimo di sana ed onesta opposizione. Più che a occuparsi di mercato (e a partorire plusvalenze in serie), parte del suo prezioso tempo dovrebbe impiegarlo per replicare alle (tantissime) critiche generate dalla stampa non allineata e che spesso non assesta i suoi colpi sopra la cintola e non sotto, come facciamo con un certo fair play noi di stadiotardini.it. Un lavoraccio. Altro che rimettere ordine al bilancio societario. Lo riconosca: sotto questo aspetto il Ducato è il posto ideale per uno come lei che ha il vizietto, e in alcuni casi l’ingiustificata pretesa, di criticare chi della critica fa il suo mestiere. E solo a Parma può permettersi di fare di una conferenza stampa l’uso che ne ha fatto ieri: un uomo solo al comando, si dice nel ciclismo. Un uomo solo al microfono, direi io a proposito di ciò che si è visto, e sentito, poco meno di ventiquattro ore fa. Non che sia mancato il contraddittorio, intendiamoci. Ma, diciamocela tutta, poteva riuscire meglio. Molto meglio. E poteva e doveva coinvolgere, in modo costruttivo, tutti i partecipanti e non solo riservare i suoi strali ai due soliti e arcinoti terroristi. In fondo mi è parso che l’avanspettacolo di ieri le sia servito soprattutto per togliersi dalle scarpe qualche sassolino che lì vi era stato infilato dal redattore ordinario di Teleducato e dal direttore responsabile di questa testata. Impressione mia, per carità. Non è detto che corrisponda alla verità. Angella, comunque, le ha tenuto testa senza arretrare di un centimetro: chapeau. Majo le ha lasciato volontariamente campo libero per scelta (è un burattino senza fili come il Pinocchio di Battiato, e non a caso le ha dato del Mangiafuoco per il teatrino orchestrato): decisione saggia e intelligente. Io avrei fatto lo stesso: sono dell’idea che, se non gli si vuole fare un favore, a certe persone la parola non la si debba togliere, ma, al contrario, concedere ad oltranza, così che si segnalino per quello che sono. ‘O purp adda cocere dint all’acqua soja’, dicono dalle mie parti. Chi vuol capire, capisca. Deludenti, al contrario, gli interventi di Piovani e Boni, che, non se l’abbiano a male, a me son sembrati batterie di mortaretti azionate da Leonardi per far credere a noi altri che a Parma ci sia molta più stampa nemica di quella che in realtà si vede. Discreta, si fa per dire, l’idea, orribile l’esecuzione. Dei Crociati e di calcio giocato, nella conferenza stampa fiume indetta dal Plenipotenziario, non è che se ne sia parlato tantissimo. Il Sommo Dirigente ha preferito intrattenere i presenti, compresi noi che abbiam potuto seguirlo solamente da casa (ma non in diretta streaming come è di moda fare oggi e in modo integrale solo nei video amatoriali di stadiotardini.it: altri hanno preferito, direi giustamente, omettere le parti più imbarazzanti), con altri argomenti. Parecchi dei quali ci hanno fatto venire il dubbio che fosse lì per parlarci dei (presunti) buoni risultati della sua gestione, e illustrarcene fin nei dettagli la (altrettanto presunta) bontà, più che per ascoltare le domande dei cronisti. Argomenti che onestamente mi viene difficile considerare validi o forti visto che per ‘smontarli’ non ho dovuto impiegare troppo tempo o effettuare ricerche particolari. Ma procediamo con ordine:

1. Leonardi prima ha annunciato la conferma in blocco del gruppo dei senatori – ma non eravamo noi quello che dovevano rinnovare? – e poi ci ha snocciolato la lista dei giocatori giovani a suo dire valorizzati dal Parma: Antonelli, Dzemaili, Paloschi, Giovinco, Borini, Mariga, Pelle, Pabon, Biabiany. Valorizzati, sì. Ma di questi oggi solo due sono alle dipendenze del Parma. L’infortunato Mariga e lo spento Biabiany. Ci domandiamo: che senso ha prendere dei giovani se l’unico scopo che perseguiamo è quello di rivenderli per ricavarne qualche soldo? E il tanto decantato Progetto Parma? Che fine ha fatto? Una squadra di calcio che non s’accontenta di vivacchiare in serie A, ma che ha l’ambizione di regalare un sogno (badate bene: soltanto un sogno!) ai propri tifosi, ha bisogno di giocatori di valore e/o di prospettiva. Non di merce da barattare al mercato. Altrimenti il tifoso medio si intristisce e la domenica finirà per passarla al mare o in montagna, come farebbe Schianchi (il gemello cattivo, non quello buono…), piuttosto che allo stadio.

2. Esaurita la questione giovani, Leonardi ci ha fatto sapere che nelle ultime quattro stagioni il Parma ha messo insieme la bellezza di 193 punti. Saremmo noni se il campionato durasse quattro anni. Se, appunto. Chi glielo spiega che qui in Italia abbiamo il vizio di farlo cominciare ad agosto e di farlo finire a maggio dell’anno successivo?

3. Non contento, il Plenipotenziario ci ha messi al corrente di un altro sorprendente rilievo statistico: negli ultimi quattro campionati il Parma ha fatto solo venti in punti in meno rispetto alla tanto celebrata Udinese. Vorremmo gridare al miracolo, ma c’è qualcosa che ci trattiene dal farlo: è che i friulani nelle ultime due stagioni hanno partecipato per ben due volte ai preliminari di Champions, mentre il Parma…il Parma? Cos’è che abbiam fatto nelle ultime due estati? A parte Levico, intendo…

4. Ah sì, noi eravamo impegnati a stupire il calcio italiano. Come? Mettendo a bilancio un attivo di 85.000 euro. Non un trofeo o una partecipazione in Europa League, ma, ripeto, un attivo di 85.000 euro. Il che infiammerebbe il Tardini se la nostra fosse una tifoseria di ragionieri e commercialisti. Ma non la è. In Curva Nord è pieno di gente che ancora si esalta ed esulta per un gol all’incrocio dei pali o in rovesciata. In verità ci hanno provato ad eccitarsi per una plusvalenza o a deprimersi per una minusvalenza: non ci sono riusciti. Che gente ‘sti tifosi del Parma!

5. Non solo Parma nelle parole e nei pensieri di Leonardi. Il Sommo ne ha per tutti: anche per il calcio estero. Dice: se Barcellona e Real Madrid sono ad un passo dall’eliminazione in Champions, è perché giocano in un non campionato, o meglio in un campionato non competitivo nel quale due squadre lottano per il titolo e le altre si spartiscono il nulla. Come se il Bayern non avesse vinto il titolo tedesco con nonsoquante giornate d’anticipo e ben venti, dico venti!, punti di vantaggio sul Borussia secondo…

Devo aggiungere altro? Potrei, ma non serve. Quel che ho appena riportato può bastarvi e bastarci per capire che se queste sono le convinzioni e le certezze, ripeto: tutt’altro che solide, di chi governa la nostra squadra del cuore, non esiste critica (per quanto costruttiva e leale possa essere) che gli faccia fare un passo indietro e ammettere che in fondo negli ultimi anni il Parma non è che abbia compiuto tutti i miracoli che sono venuti a raccontarci. Ma quando e se dovesse farne uno, saremmo i primi a riconoscerlo. Fidatevi. Luca Russo