martedì, Aprile 23, 2024
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IL COLUMNIST / PARMA PUNITO PERCHE’ CONTRO UN AVVERSARIO ALLO SBANDO HA PENSATO PIU’ A NON FARSELE SUONARE CHE A PROVARE A VINCERE

(Luca Russo) – Un ciclista da ultimo chilometro o un corridore in affanno sulla salita conclusiva? La partita di Milano, contro un’Inter più incerottata che mai, ci serviva a sciogliere questo dubbio. E in verità è riuscita a smembrarlo, ma non prima di avercene fatto venire un altro: saremo capaci di vincere almeno un’altra partita da qui al termine del campionato? Giocando come fino al gol dell’esodato  Rocchi, uno che è in campo solo per i disastrosi effetti della riforma Fornero, certamente sì. Ma non ci basterà per ripetere l’esaltante finale di stagione che non più tardi di dodici mesi fa ci proiettò ai confini del calcio continentale. Ai Crociati di oggi manca sia lo spirito sia la cifra tecnica dei Crociati che l’anno scorso sfiorarono un clamoroso e assai inatteso piazzamento europeo. Ripetere quella cavalcata con una formazione non sempre al top per concentrazione e voglia di mordere le caviglie dell’avversario e priva di due signori giocatori come Giovinco e Floccari, che ora fanno le fortune (più il secondo che il primo) di altre squadre, avrebbe del miracoloso. E’ molto più probabile che se ne consumi una in tono notevolmente minore, perché battere Atalanta e Bologna al Tardini, si può. Ed è lecito pensare che lo stesso si faccia lunedì prossimo contro una Lazio in miniatura rispetto a quella che ha giganteggiato fino a poche partite fa. Ma sarà molto più complicato far punti in trasferta col Cagliari e Palermo, visto che i sardi – oggi sconfitti dall’arbitro più che dall’avversario – non hanno ancora la testa in vacanza e dato che i siciliani dovrebbero arrivare all’ultimo atto con ancora un piede in serie A. Il calendario, insomma, pare che stia dalla nostra parte. Avrebbe dovuto esserlo anche oggi: quando ci ricapiterà l’occasione di incrociare un’Internazionale così depressa e così penalizzata da un’infermeria gremita all’inverosimile? Mai più, forse. Un punto, contro un avversario ridotto ai minimi termini e preda delle proprie debolezze, lo si poteva e doveva ottenere. E invece è arrivata una sconfitta che ad un certo punto eravamo convinti di avere evitato. Una sconfitta nemmeno tanto meritata. Una batosta che l’Inter è riuscita a imporci solo perché in assenza di Paletta la nostra retroguardia perde almeno il 50% del suo potenziale difensivo. Il gol del  vecchietto Rocchi ce lo dimostra: Santacroce scansa il pallone, invece di intercettarne la traiettoria, e Mirante finisce per le terre prima di capire da quale parte avrebbe dovuto gettarsi. Una frittata, di quelle riuscite benissimo se ‘assaporata’ da un palato nerazzurro. Non la prima di una partita in cui il Parma si è difeso male, malissimo considerando la ‘peste’ che ha decimato l’attacco interista e che avrebbe dovuto facilitare considerevolmente il compito dei nostri difensori. E’ andata decisamente meglio la fase offensiva. Di palle gol ne abbiamo avute, ma ci è mancata la lucidità necessaria per tramutarle in rete. Poco prima che segnasse Rocchi, ci ha provato, con scarsa precisione ed altrettanta fortuna, Biabiany. Nel primo tempo, attorno alla mezzora di gioco, il nostro momento migliore: prima Parolo, poi Benalouane ed infine Valdes hanno esplorato la via del gol, senza ricavarne particolari soddisfazioni. Sia per merito di Handanovic, decisivo ed elegante come i portieri dei bei tempi andati, che per volere della Dea Bendata, alla quale l’Inter dovrebbe accendere un cero visto che sulla conclusione del cileno quasi ci è sembrato che sia stata la traversa a finire sul pallone, e non il contrario. Non era giornata. E, per dirla tutta, quello visto a Milano non era nemmeno il miglior Parma possibile. Detto di una difesa a tratti impresentabile e di un attacco che invece si è meritato una sufficienza più che ampia, ai Crociati sono mancate la  fame di punti e la  voglia di stupire  che avrebbero consentito loro di superare un’Inter non irresistibile. C’è un episodio che meglio di tante parole spiega l’atteggiamento col quale i gialloblu sono scesi in campo a San Siro: siamo al ventesimo del primo tempo, la squadra di Donadoni riconquista palla in difesa, riparte velocemente, ma il contropiede è strozzato dalla linea mediana nerazzurra che manda la sfera in fallo laterale. Con l’Inter sbilanciata e incapace di rientrare, invece di rimettere subito in gioco la palla, il Parma temporeggia, perde l’attimo e permette ai nerazzurri di coprirsi. Un passaggio, questo, che ai più potrebbe sembrare poco significativo. Ma che invece ci dice che a Milano i ragazzi di Donadoni, contro un avversario allo sbando, prima di vincere, hanno pensato a non farsele suonare. Luca Russo