lunedì, Maggio 20, 2024
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IL COLUMNIST / SOLO IL PARMA DI MALESANI RIUSCI’ A SBANCARE IL SAN SIRO NERAZZURRO. QUELLE ANALOGIE NEI CASI EL SHAARAWY E BELFODIL…

(Luca Russo) – Ancora una sconfitta, la quinta nelle ultime sei gare. Ancora un’eliminazione, stavolta dalla Coppa Italia. E’ il caso di dirlo: questo non è il momento più indicato per incontrare l’Inter. Reduce da un periodo tutt’altro che felice, quella nerazzurra è una squadra ferita nell’orgoglio e azzoppata nel morale (oltre che accerchiata dagli arbitri). Una nobile decaduta, una grande depotenziata dalla mancanza di obiettivi (fuori dalle coppe e in campionato lontana dalle posizioni che contano) e dall’impossibilità di crearsene di nuovi in vista della prossima stagione (con una rosa ridotta ai minimi termini da troppo tempo, è già tanto che Stramaccioni riesca a tenere la squadra in zona Europa League). Insomma, un leone in chiara ed evidente difficoltà. Ma pur sempre un leone, peraltro con una fame grande così sia di punti che di riscatto. Facciamoci poche illusioni: non sarà per niente semplice sopravvivere dignitosamente al match di domenica prossima. Proviamoci. Anche se la storia ci racconta che nel Meazza nerazzurro i Crociati non hanno mai avuto vita facile. I precedenti sono lì a ricordarcelo. A Milano contro l’Inter i gialloblu hanno sofferto (e perso) spesso e vinto soltanto due volte: è accaduto nel 1999, con un successo in Coppa Italia e l’altro in campionato. Quell’anno in panchina c’era Malesani e al Parma riuscì l’impresa di conquistare tre coppe in cento giorni (Coppa Italia, Coppa Uefa e Supercoppa Italiana). Non solo: in campionato gli emiliani superarono l’Inter sia all’andata che al ritorno e i nerazzurri finirono fuori dal calcio continentale. Quest’anno sono già inciampati al Tardini, sotto i colpi dell’instancabile Sansone, e dovessero perdere anche domenica, l’Europa rischierebbe di sparire definitivamente dai loro radar. Esattamente come quattordici anni fa. Incrociamo le dita. Anche per scongiurare il pericolo di rimediare la terza manita in tre anni al Meazza. Bastano e avanzano quelle delle ultime due stagioni. Evitiamo di incassarne un’altra. E, anzi, speriamo che tocchi di nuovo a Stramaccioni avere la peggio nel confronto con la malmessa corazzata gialloblù: da quando è in carica alla Pinetina, il tecnico romano non ha mai battuto il club di Ghirardi. Non vorrà sfatarlo proprio ora questo tabù? Intanto in vista del match di domenica prossima c’è da sperare che almeno i due portieri, Mirante e Handanovic, giochino in porta. Perché? Semplice: se contro l’Udinese Donadoni, pur avendo a disposizione due medianacci puri come Strasser e Morrone (e una pletora di mezzale di ruolo), si è fatto fregare dalla tentazione di proporre Biabiany, un’ala, nel ruolo di interno di centrocampo, contro il Cagliari il suo omologo nerazzurro è andato molto oltre, e pur di non lanciare nella mischia Forte e Belloni, due attaccanti della primavera, ha schierato Samuel, un difensore, nelle vesti di centravanti. Che strani questi tecnici. Sperimentano quando non dovrebbero e smettono di farlo quando invece potrebbero. A proposito di strane analogie, ce n’è una che da domenica sera proprio non vuole saperne di lasciarmi in pace. Ma per parlarvene dobbiamo spostarci sull’altra sponda della Milano calcistica, quella rossonera. Solo in pochi non hanno fatto caso all’esclusione di El Shaarawy dall’undici titolare che domenica sera ha affrontato, con scarsa gloria e svariati affanni, il Napoli di Mazzarri. Allegri a fine partita, di fronte a telecamere e taccuini, l’ha motivata più o meno in questo modo: il ragazzo ha accusato un calo sia di condizione che di concentrazione; è giusto che prenda un po’ di fiato e che faccia spazio a chi in questo momento se la passa meglio di lui. Ma la verità, prendendo per buone certe voci che rimbalzano da Milanello, è di ben altro tenore: sembra che nelle ultime settimane il Faraone si sia allenato poco e male, originando le ire del tecnico livornese che alla prima occasione utile l’ha spedito in panchina. Un destino simile a quello che Donadoni ha voluto riservare al nostro Belfodil. Ma con una differenza di non poco conto: Allegri trincerandosi dietro le solite e inflazionate frasi di circostanza, ha evitato di smascherare apertamente le responsabilità del ragazzo e di esporlo ai mugugni e alle critiche della piazza; Donadoni, al contrario, contestando pubblicamente l’operato dell’algerino, e mettendolo di fatto ai margini della rosa, l’ha estromesso dalle grazie della tifoseria. Gestioni diverse di due casi che si somigliano tantissimo. Lungi da noi, che non siamo uomini di calcio, stabilire quale delle due sia la più redditizia. Ma una (quasi) certezza ce l’abbiamo: l’anno prossimo, di questo passo, Belfodil farà le fortune di un’altra squadra. I fatti diranno se avevamo ragione o torto. Se avevamo torto, lo riconosceremo lealmente. Se avevamo ragione, faremo finta di essercene dimenticati… Luca Russo