L’OPINIONE DI MAJO DOPO INTER-PARMA 1-0: “IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI (O DEI COLPEVOLI?)”

GABRIELE MAJO Foto Franco Saccò Archimmagine -007(gmajo) – Iersera Pronto chi Parma? di Tv Parma non è stato solo il consueto lavandino dei tifosi scontenti (quando le cose vanno male), ma si è trasformato pure nel lacrimatoio dei conduttori per la decisione della società Parma FCsenza una ragione né un motivo, senza niente, canterebbe Riccardo Cocciante – di non mettere a disposizione dei media i propri tesserati dopo la sconfitta con l’Inter per 1-0. Hanno ragione: specie in certe occasioni i calciatori debbono assumersi le proprie responsabilità, mettendoci la faccia. Ed è notizia che la faccia, una volta tanto, non ce l’abbia messa neppure Pietro Leonardi, che parrebbe essere colui che ha deciso, o imposto, il silenzio di ieri. Quando si interruppe il mio rapporto di lavoro con il Parma  il Plenipotenziario assunse personalmente, ad interim, la carica di responsabile della comunicazione (in una sorta di triumvirato con Mirco Levati e Roberto Rodio), carica che evidentemente ritiene di avere ancora, a quattro anni di distanza, giacché la politica comunicazionale continua a gestirla in prima persona, benché di professionisti del settore se ne siano già avvicendati (ma quasi mai ascoltati) alcuni. Insomma una sorta di “Faso tuto mi”, anche se non è esattamente il dialetto d’origine del laziale Leonardi. L’errore è capitale, quasi come andare dall’allenatore a dirgli: oggi schieri Tizio e Caio o Sempronio anziché fargli fare l’esterno gli fai fare l’interno. Da uomo di comunicazione dico che i silenzi stampa non andrebbero mai fatti, e che la scelta di chi deve andare dinnanzi ai microfoni dovrebbe essere di pertinenza di chi in organico riveste la carica di responsabile ufficio stampa e comunicazione (persona che, rispetto a chi gestisce la componente sportiva, non solo è o dovrebbe essere più preparata e competente in materia, ma ha anche la freddezza necessaria per capire e prevenire le insidie). I colleghi di Tv Parma, dunque, avevano ragione, ieri, a lamentarsi perché i calciatori sfilavano silenti nella mix zone, tuttavia io avrei gradito, da parte loro, qualche diversa presa di posizione circa altre evidenti anomalie che da qualche tempo a questa parte si stanno puntualmente registrando, come ad esempio il fenomeno della cancellazione della conferenza stampa quotidiana di Collecchio, aperta a tutti i media, sostituita da dialoghi personalizzati solo con un giornalista della Gazzetta di Parma (o al limite loro). Così come quando ci fu la clamorosa piazzata di  Tommaso Ghirardi nei confronti del sottoscritto, qualche mese fa, nessuno ha abbandonato la sala stampa (come fecero i giornalisti subalpini, temporibus illis, quando Lippi attaccò Crosetti di Repubblica) solidarizzando. Certi diritti, che sarebbero prima di tutto dei doveri, andrebbero protetti sempre, non solo quando si viene ad essere in un qualche modo toccati: per esempio a me non frega niente, nello specifico, se ieri i calciatori crociati hanno taciuto – giacché nel quotidiano on line di approfondimento che mi pregio di dirigere è ben difficile che pubblichi l’aria fritta del dopo gara degli atleti, preferendo focalizzare l’attenzione sulle esternazioni dirigenziali o dell’allenatori, avendo anche una pletora di opinionisti ed assimilati che offrono un caleidoscopio di punti di vista – pur tuttavia mi unisco al coro di sdegno per il misfatto. E ne approfitto per sottolineare ancora una volta come la scorsa settimana il quotidiano locale, edito dall’UPI, in cui da un annetto è confluito Ghirardi, abbia avuto il privilegio esclusivo di riportare i buoni propositi di Rosi (peraltro ieri poi non impiegato). Un conto, però, sono le esclusive (magari paginate con i nostri eroi spaparanzati sul divano di casa con il cagnolino che fa festa), un conto la quotidianità che democraticamente dovrebbe essere garantita a tutti. Cosa che da mesi al Parma Calcio non succede più, come da noi più volte sottolineato. Anomalie comunicazionali cui andrebbe posto rimedio. Per salubrità. Di aria viziata mi sa che ce ne sia anche troppa… Nel lavandino di Pronto chi Parma? gli sfoghi di ieri, da parte dell’utenza crociata, erano se possibile ancor più amari e delusi che non quelli della settimana precedente dopo la batosta interna inferta dall’Udinese di mister Francesco Guidolin. Fenomeno che è stato rimarcato anche dal conduttore Carlo Chiesa e che io mi spiegherei così: nell’ambiente era maturata l’illusione che i nostri eroi potessero andarsi a fagocitare in un sol boccone i nerazzurri, colpiti da una grave epidemia di infortuni, e ormai lontani dall’essere stellari. Il fatto gli è che il nostro Parma ha dato abbondanti prove – specie nel girone di ritorno – della sua mediocrità. In special modo in trasferta. Per cui, conoscendo l’atavica vocazione dei nostri crocerossini, mi aspettavo che rianimassero anche i moribondi nerazzurri. Non mi ero affatto illuso che potessero compiere l’impresa “di stupire”, sicché alla fine non mi sento deluso per il fatto che non ci siano riusciti. Anzi, se devo dirla tutta, dopo i pessimi precedenti di Siena e in casa con l’Udinese sono rimasto favorevolmente colpito dalla prestazione offerta a San Siro, poiché, sia pure a sprazzi, il Parma ha saputo dominare e mettere alla frusta gli avversari (pur sempre l’Inter anche se piuttosto male in arnese). Attorno alla mezzora del primo tempo, le occasioni sono fioccate numerose e Lazzaro Valdes (almeno un risorto in casa nostra) ha colto un memorabile incrocio dei pali. Poi, con una certa dabbenaggine, sono state dilapidate altre opportunità – una su tutte quella di Biabiany, che ha confermato la sua idiosincrasia col gol – ma non si può, obiettivamente, condannare il Parma di ieri. E chi lo fa, si fa condizionare pesantemente dal risultato. A parità di prestazione, infatti, fosse seguito anche un  misero pareggino non sarebbe deflagrato in questo modo lo scontento per me irrazionale. Scontento che certo covava da settimane, ma che è emerso non al momento giusto. Prova ne sia che gli osservatori più distaccati – ad esempio il tandem di radiocronisti di  Radio Rai  Giovanni Scaramuzzino e Umberto Avallone – hanno tessuto a lungo elogi al Parma per quanto fatto vedere alla Scala del Calcio (pur rimarcando la sensazione che i nostri si accontentassero del pari). Una volta tanto, poi, condivido anche  l’analisi buonista  del romantico Luca Savarese – il quale è il più elegiaco della squadra di stadiotardini.itrimasto incantato dall’incantesimo Parma per 82’ prima del brusco risveglio con l’interruzione della magia da parte di Rocchi. Io sono notoriamente frigido e non vado in estasi, sicché mi pare iperbolico parlare di Parma Incantevole (la sorella di Luca la è), ma razionalmente non trovo gli estremi, nella prova di ieri, per gridare allo scandalo. Chi lo fa è condizionato dal risultato (di ieri) e dai risultati (latitanti del girone di ritorno): ma in assoluto – escludendo la prova dal contesto generale – la prestazione di ieri non è stata indegna. Capisco che si fosse fatta la bocca sull’opportunità pressoché unica di poter fare un solo boccone dell’Inter, ma si tratta anche di essere consapevoli dei propri mezzi. Tra i più colpiti dagli improperi dei teleutenti di Tv Parma, ieri, l’allenatore Roberto Donadoni (al quale rinnovo le condoglianze, visto che all’ora di pranzo è arrivata la dolorosa notizia della scomparsa dal caro papà) fino a qualche tempo fa in odore di santità: intendiamoci, chi oggi è per il crucifige è lo stesso che prima gli teneva su l’aureola. Che il tifoso sia irrazionale e passi da un estremo all’altro ci può anche stare (anche se qui noi cerchiamo di educare all’equilibrio), tuttavia non è il massimo se chi si muove come una banderuola al vento è qualche addetto ai lavori. Comunque suggerisco il solito principio: mai illudere se non vuoi deludere. Al tiro al piccione dell’allenatore ora si stanno avventurando in tanti: le somiglianze col precedente di Guidolin iniziano ad essere un po’ tante ed inquietanti. La sensazione che percepisco è che sia stato un po’ scaricato, altro che lui che vuole andar via: fatto sta, però, che, malgrado il Centenario di Pietro Barilla, il Centro Sportivo di Collecchio non è più il Mulino Bianco che ci si voleva far credere fosse ai tempi del rinnovo del contratto biennale di Donadoni, quando la società dava lezioni di etica agli altri club, dicendo che era finito il tempo degli esoneri facili. Se a fine stagione si consumerà il divorzio ci sarà da ridere (o da piangere) nel riascoltare certe dichiarazioni (ché l’eventuale interruzione, più o meno consensuale di un rapporto, equivale, nei suoi effetti ad un esonero. Con la buona pace dei due anni sanciti dal pezzo di carta, contravvenendo al famoso principio post Guidolin del mai più contratti pluriennali agli allenatori – ma agli AD sì – e della lunga telenovela che aveva accompagnato l’ufficializzazione del proseguimento del matrimonio). C’è chi ha interpretato nella chiave “addio di Donadoni” alcune parole sibilline pronunziate sia alla vigilia che dopo la gara con l’Inter a proposito delle valutazioni da farsi a fine anno da parte di tecnico e presidente: non l’ho ascoltato direttamente a Milano, ma a Collecchio il giorno prima sì, e la sensazione che ho avuto io è che non accennasse alla sua situazione personale, bensì ad una valutazione dell’organico a disposizione. Però, ad esempio il titolista della GdP odierna parrebbe aver avuto una sensazione diametralmente opposta alla mia, se in un boxino è messo in evidenza questo virgolettato attribuito all’allenatore: “Queste partite faranno riflettere me e la proprietà sul nostro futuro”. Messa giù così sembra che Donadoni, per l’ennesima volta, voglia dirci come tra cinque giornate lui e il Pres decideranno se sarà ancora lui l’allenatore del Parma, indipendentemente dal carta canta. Leggendo, però, il virgolettato integrale dall’articolo di Piovani, si torna più vicini alla mia di interpretazioni, e cioè che Donadoni parlerà da allenatore del Parma col presidente (e con Leonardi) sui calciatori della rosa. Cioè chi tenere e chi mandar via dei calciatori. Ecco quanto Piovanone riporta delle parole di Donadoni di domenica sera: “Questa la mettiamo in un pacchetto di partite che ci porteranno, io insieme alla proprietà e ai dirigenti a riflettere sul futuro. Indipendentemente che si vinca o che si perda. Il ragionamento si farà comunque. Ormai ho una certa idea sui miei giocatori, sul modo di valutarli. Serenamente andiamo avanti, cercando di fare quei risultati che ci daranno la tranquillità anche in classifica”. Ma al di là del soppesare le parole e cercare da quelle di capirne di più, per me qualcosa si è incrinato: proprio Sandro Piovani qualche settimana fa a Bar Sport aveva rimarcato dubbi sulla gestione di Belfodil da parte del tecnico. E siccome si sa quanto Sandrone Nostro sia benvoluto ai piani alti (e non è un millantatore come quella marionetta del Saltimbanco) quello sembrava un vero e proprio avviso al navigante espresso a mezzo stampa. A parte Belfodil c’è da dire che Donadoni non ha aiutato molto Leonardi nella valorizzazione delle sue scoperte estive Ninis (non ho capito bene perché, ma a San Siro non è finito neppure a distinta) e Pabon (già delocalizzato al Betis Siviglia, dove è rimato e promesso al Monterrey, salvo imprevisti), ed una volta, tra il serio e il faceto, il Plenipotenziario (se non ricordo male proprio in occasione del mitico rinnovo) aveva proprio detto che tra i compiti dell’allenatore c’era quello di mascherare il più possibile eventuali suoi errori della campagna trasferimenti: beh non mi pare ci sia stata proprio questa complicità. Io ho sempre creduto Roberto un’aziendalista convinto che si accontentasse di quello che il convento (alias Leonardi, con le finanze messe a disposizione dal Ghiro) gli passava: ma essendo un ambizioso non escluderei che puntasse, in futuro, ad avere un po’ meno scommesse e un po’ più di certezze. Il dopo Giovinco-Floccari ci ha visto in un qualche modo sfangarla con il miracolo Amauri e le parziali esplosioni di Sansone e Belfodil (in fase calante entrambi, specie il Medicinale): ma il progetto per andare avanti dovrebbe avere fondamenta un po’ più solide, che non due improvvisati o inventati ultratrentenni nel motore della squadra. Senza dimenticare che anche la difesa prossima futura dovrà essere ridisegnata visto che difficilmente ci saranno ancora Paletta e Lucarelli. Il Parma di Donadoni ha resistito all’Inter per 82’, 12’ in più – come ricordato nel suo pezzo da Luca “Carmina” Savarese – rispetto a quello di Guidolin del Settembre 2009 (non dimenticherò mai che proprio in quella occasione, terza giornata di campionato, iniziò il percorso di delegittimazione pubblica di quell’allenatore, prodromico alla interruzione del rapporto consumatasi a fine stagione, con il via libera a Pasquale Marino…): c’è da dire, però, che la consistenza dei nerazzurri mourinhani che si sarebbero aggiudicati il triplete era un po’ superiore alla raccogliticcia squadra raffazzonata ieri da Stramaccioni. Vorrei concludere l’Omelia con un pensierino che mi è sorto spontaneo subito dopo che la frittata si era consumata al minuto numero 37 della seconda frazione di giuoco, allorché il bravissimo Jonathan (quello che secondo Schianchi sarebbe il Posteggiatore della Pinetina…), sulla destra, raccoglie l’apertura di Kovacic e serve un pallone all’indietro a Rocchi, il quale batte quello che in tanti hanno definito un rigore in movimento, spiazzando Mirante (parsomi non del tutto esente da colpe, sebbene tradito da Santacroce, avventatamente inserito da Donadoni per Coda, al punto che il nostro Gallo di Castione ha cantato “Perché lo fai”, scimmiottando Masini). Trovato l’occasionalissimo vantaggio, in una situazione di contropiede a San Siro (meditate, gente meditate…) Stramaccioni non si è vergognato di indossare i panni del Trap, cavando dalla contesa, un paio di minuti dopo, l’autore della rete (e non credo fosse per fargli fare la standing ovation…), per inserire un difensore in più, alias Chivu. La contromossa di Donadoni? Al 41’: Galloppa per Marchionni… Ecco, il pensierino che mi era venuto in quel mentre è stato: ma non sarebbe stato meglio offrire il tanto desiderato regalo di compleanno a Cerri (l’esordio a San Siro), magari sperando che quel ragazzone la spizzasse dentro in un qualche modo, magari anche rocambolesco? Cosa serviva, a quel punto, quando c’era da giocarsi il tutto per tutto a pochi istanti dallo scadere, mettere dentro un centrocampista sulla via della guarigione (sai te che minutaggio potrà vantare ora…) per un altro centrocampista, sia pure spremuto? Come aveva cambiato tattica, in un modo catenacciaro, il nocchiero dei padroni di casa, non si poteva fare altrettanto gettando nella mischia il ragazzino? Del resto pochi minuti prima al 32’ nei nerazzurri, subentrando a Schelotto (e anche in questo caso non era certo per una standing ovation…) aveva fatto il suo esordio Luca Garritano (classe ’94), nipote d’arte giacché suo zio Salvatore, nella stagione 1975/1976, conquistò lo scudetto con il Torino (che io ricordo bene, visto che a quei tempi simpatizzavo per i granata, che poi mi sarebbero diventati antipaticissimi dopo la cessione di Paolino Pulici), ma anche il padre Adolfo militò nelle selezioni giovanili di Torino e Ternana, mentre il cugino Manolo gioca in Serie D: insomma, come la linea verde aveva fatto bene all’Inter, magari linfa nuova poteva far trarre qualche giovamento al Parma… Con quel cambio insulso, però, Donadoni si è unito al clima di totale apatia che aleggia nei dintorni della sua squadra , dimostrando pure lui di non crederci. Eppure se l’Inter aveva trovato il classico gol della domenica nell’unica occasione seria capitatale, così il Parma avrebbe potuto pareggiare osando un po’ di più… Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

2 pensieri riguardo “L’OPINIONE DI MAJO DOPO INTER-PARMA 1-0: “IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI (O DEI COLPEVOLI?)”

  • 22 Aprile 2013 in 19:30
    Permalink

    buonasera majo
    A questo punto credo si possa affermare che 1) IL SILENZO STAMPA PERMETTERà AI GIORNALISTI DI TRARRE CONCLUSIONI DI OGNI TIPO SULLO STATO DI SALUTE ATTUALE DEL PARME E DEL SUO RENDIEMNTO 2) LA GESTIONE DELLA COMUNICAZIONE DATA IN MANO A LEONARDI (ANCHE SE CON ALTRE 2 PERSONE) SIGNIFICA CHE visto il soggetto: DECIDE CMQ LUI COSA DIRE O NO …ANCHE SE GLI ALTRI OPPONGONO MAGARI ALTRE MOTIVAZIONI DIVERSE DAL SUO PENSIERO …( ah perdonami il maiuscolo ma non avevo voglia di cancellare….non stò strillando3)la gestione dalla comunicazione del parma fc è UNA COSA A LIVELLO DILETTANTISTICO e non solo la comunicazione….ghirardi arriva dal carpenedolo e si vede ha strutturato la societa come se fosse un azienda di famiglia ….padrone ..direttore e solo sottoposti …per carità può funzionare in un azienda …ma un azienda calcio come il parma o qualunque altra cagliari milan samp …nomi così a caso…..no ci sono troppi aspetti da curare perchè le cose funzionino …possono andare per un pò ma poi……come stiamo vedendo i nodi vengoni al pettine
    poi ribadisco ancora …si parla tanto di donadoni(condoglianze) ma il probelma se và o se resta non si pone …il problema è un intera rosa da ristrutturare…e il ghiro….i soldi non ce li ha e non credo li troverà
    saluti

    • 22 Aprile 2013 in 20:01
      Permalink

      Buonasera Filippo,

      debbo immediatamente rettificare il punto 2, in quanto nella tua interpretazione sei incorso in un granchio. Io, infatti, non ho scritto che Leonardi ha assunto su di sé oggi la responsabilità dell’ufficio stampa e comunicazione, che rimane sempre nelle mani di Maria Luisa Rancati. Quello che volevo dire, però, al di là dei mansionari, è che è lui a decidere se si fa o meno un silenzio stampa o quali giocatori mandare in sala stampa. Ma non è un problema dei soli Leonardi e Ghirardi: nel mondo del calcio, purtroppo, gira così. E cioè che chi è ai vertici aziendali ritiene di decidere entrando anche su competenze di altri professionisti che sarebbe meglio ascoltare, proteggere e tutelare. Il riferimento all’interim era a quanto accaduto quattro anni fa quando, all’improvviso, si interruppe il mio rapporto di lavoro col Parma: in emergenza ci fu il triumvirato che ho ricordato, prima dell’arrivo di Alberto Monguidi che poi avrebbe assunto le redini dell’ufficio stampa, prima di tornare in Comune, a propria volta rimpiazzato dalla Rancati.
      Cordialmente
      Gmajo

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