LE CENTENARIE, UN METODO DEMOCRATICO PER INDIVIDUARE L’UOMO COPERTINA DELLA STAGIONE DEL SECOLO

(Luca Russo) – Ormai ci siamo. Manca pochissimo, solo quattro partite, alla chiusura del campionato in corso, con noi generoso nella prima parte, quanto avaro nella seconda, e appena un’estate all’inizio del prossimo: quello, tanto atteso da chi i Crociati ce li ha nel cuore, del Centenario. Come stiamo avvicinandoci al grande evento? Non navigando a vista, perché pur tra numerosi alti e altrettanti bassi una rotta da seguire ce l’abbiamo, anche se non sappiamo quanto si avvicini a quella ideale, ma nulla possiamo ipotizzare circa la composizione della ciurma cui tra qualche mese toccherà l’onere di mantenerla. Al momento è complicato immaginare chi farà parte della rosa del prossimo anno, chi dovrà curarne l’assemblaggio (non è detto che Leonardi resti) e chi ne sarà l’allenatore (Donadoni o Di Francesco?). Per la verità non sappiamo nemmeno in che modo finiremo questa stagione: nelle quattro partite che abbiamo ancora in canna potremmo, se le vincessimo tutte, racimolare addirittura un punto in più rispetto agli undici che fin qui, e con molta fatica, abbiamo messo insieme nel girone di ritorno. Sarebbe, questo, un bel modo per chiudere un’annata che altrimenti ricorderemo come una delle più anonime di sempre. E ci servirebbe anche per ritrovare l’entusiasmo perduto in vista del nostro primo secolo di vita. Dunque, dato che è abbastanza presto per addentrarsi in disquisizioni tecniche strettamente connesse alla stagione che verrà, preferisco occuparmi di una questione, per certi versi extratecnica, in merito alla quale non è stato detto o scritto granché: il Parma sta approssimandosi al Centenario sprovvisto di un calciatore che ne possa diventare l’uomo copertina. Morrone, che anche l’anno prossimo vestirà la casacca Crociata, lo sarebbe stato se le cento candeline le avessimo spente due o tre anni fa. Da allora qualcosa è cambiato: non è più titolare e solo di rado il suo nome trova dimora nell’undici di partenza. L’aver visto poco il campo nelle ultime due stagioni gli ha sottratto molta della popolarità che era riuscito a darsi negli anni addietro, quando si è battuto – con notevole impegno, ma mezzi tecnici piuttosto limitati – prima per evitare la retrocessione e poi per porvi rimedio. Chi invece di popolarità ne ha ancora tanta, e quindi del Centenario sarebbe il perfetto uomo immagine, è Paletta (domenica strepitoso contro una Lazio fin troppo dimessa per sperare di saccheggiare l’Ennio), ma voci di mercato, già strozzate da smentite di cui io non mi fiderei più di tanto, lo danno in partenza per altri lidi. E allora? Tolto l’argentino, diciamo che tra quelli attualmente al soldo di Ghirardi, non c’è un calciatore che raccolga, presso la tifoseria, tanti consensi da meritarsi l’incarico a ‘mascotte‘ dei 100 anni di calcio a Parma. Ma ce n’è uno, giovane, talentuoso e, udite udite, parmigiano, che, se gliene fosse concessa l’occasione, ossia se passasse più tempo tra i titolari che in panchina o in tribuna, di consensi potrebbe iniziare a mieterne tantissimi. Parlo di Alberto Cerri. Un ragazzo che il Tardini ha saputo infiammarlo semplicemente mettendo piede in campo: è accaduto contro il Pescara, alla vigilia di Pasqua: nel momento in cui lo speaker ne annunciò l’ingresso sul terreno di gioco, la Curva Nord prese a ribollire come un branco di granchi appena pescati. Segno che al popolo Crociato risulta già gradito e dunque potrebbe diventarne presto leader. Ecco, dipendesse da chi vi scrive, sarebbe lui, pur giovane che sia, a rappresentare il Parma, facendone l’ambasciatore, nell’anno del Centenario. E se non siete dello stesso avviso, vi propongo un metodo un po’ più ‘democratico’ per individuarne uno che vada bene a tutti: facciamo le Centenarie. E vinca il Crociato più acclamato. Anzi, quello più votato… Luca Russo