MANGIA COME SCRIVI / IL PITTORE LUNATICI PRESENTA LA SERATA “M COME MISTERO” CHE VENERDI SERA CHIUDE IL CICLO AI 12 MONACI DI FONTEVIVO

Il 10 maggio ospiti della rassegna gastronomica e letteraria al Ristorante 12 Monaci , oltre all’autore del seguente articolo anche gli scrittori Loriano Macchiavelli, Marco Malvaldi, Gianni Mura

(Gerardo Lunatici) – La  serata del 10 maggio 2013 di Mangia come scrivi (di cui stadiotardini.it è media partner) è dedicata a tre scrittori di gialli, anzi di noir, Malvaldi, Macchiavelli e Mura. La differenza tra i due generi è ormai abbastanza definita ed è più sostanziale di quanto si creda. Nel giallo l’investigazione arriva sempre ad una soluzione e la ricerca del colpevole è affidata alle doti razionali e alle capacità logiche del detective. Poirot, Maigret, Miss Marple sono i seguaci di una visione razionalistica della vita, convinti assertori dei principi logici di causa/effetto e di ragion sufficiente e necessaria, animati sempre da un inguaribile ottimismo che li porta a considerare il delitto come una sorta di incidente non previsto, un evento inevitabile ma passeggero, che non sconvolge il tranquillo e ordinato corso della vita quotidiana, non turba, se non provvisoriamente, la rassicurante luce del giorno.
Nel noir, invece, prevale, appunto, l’oscurità, che non è solo una connotazione temporale e atmosferica, ma è anche e soprattutto una dimensione dell’esistenza, una diversa visione
della vita. Gli autori del noir, che deriva dall’hard boiled americano degli anni ’20-’30, da Hammet a Chandler, da Mc Bain a Ellroy, considerano il delitto una sorta di naturale espressione del vivere, una modalità non eccezionale di comportamento sociale. I loro detective subiscono il fascino del
crimine, tanto da rimanerne un po’ contagiati. Il clima di violenza metropolitana che si respira
nelle loro narrazioni trasforma l’indagine più che in una retorica conquista della verità, come
nel giallo, in una rassegnata e antieroica accettazione del male. E il male non è una parentesi episodica e provvisoria dell’esistenza, ma una condizione insopprimibile del vivere. Nel noir la soluzione non è mai consolatoria, né ristabilisce un ordine violato: forse non è neanche una
soluzione, ma un’illusoria schiarita che nulla o poco toglie all’oscurità dell’esistenza.
Il genere noir ha avuto in questi ultimi anni uno straordinario successo non solo in letteratura,
ma anche nel cinema. E nella pittura? Mi sono chiesto se è possibile rintracciare nella storia dell’arte qualche pittore che possa essere annoverato tra gli esponenti di questo genere… E ne ho trovati almeno tre.
Il primo è stranoto e sicuramente è venuto in mente a molti: Michelangelo Merisi da (e
detto) Caravaggio. Decisamente noir è l’atmosfera dei suoi quadri, dove prevale un’oscurità densa e cagliata, improvvisamente squarciata da lampi di luce. Noir sono i suoi soggetti: bettole, bari,
sgozzamenti, ragazzi di “borgata” belli e dannati, numerosi morti ammazzati (per il corpo della Vergine il pittore prende a modello quello di una prostituta affogata nel Tevere). Caravaggio stesso è un personaggio noir, dalla vita errabonda e maudit, omicida e autodistruttivo, un pasoliniano ante-litteram (come anche Derek Jarman lo ha ritratto in un film a lui dedicato). Insomma, gli ingredienti
del noir ci sono tutti. Il quadro più noir di Caravaggio, tra i tanti, è a mio parere, “La decollazione del Battista” del 1608, dipinto e conservato a Malta. La scena sembra ambientata in vicolo buio e rappresenta un omicidio efferato e cruento. Il pittore si firma con il sangue stesso che fuoriesce dalla
gola della vittima. La dimensione religiosa è del tutto assente, ma non quella del sacro,
anche se tutto immanente e terreno. La quintessenza del noir.
L’altro pittore noir individuato è Francisco Goya, autore per l’appunto delle “pinturas negras”. Se “il sonno della ragione genera mostri”, i suoi quadri sono popolati dai figli delle tenebre: caproni demoniaci, pipistrelli vampireschi, gatti selvatici… Scene di brigantaggio e orrori della guerra, fucilazioni e sabba di streghe sono i soggetti più amati da Goya, espressioni di una visione cupa e
disperata della vita, pessimistica anticipazione del mondo a venire. Un esempio di quadro noir è “Briganti che fucilano il loro prigioniero”: in un antro oscuro un gruppo di banditi dalle fattezze bestiali uccide un prigioniero bendato, addossato alla parete, mentre da fuori una luce accecante
scontorna i profili dei personaggi con sinistri bagliori. Per tutti valgono le parole di Baudelaire: “Goya, un incubo pieno di cose sconosciute, di feti fatti cuocere nel mezzo di un sabba di vecchie che si specchiano e di bambine che per per tentare i demoni si aggiustano una calza”. Decisamente noir…
Il terzo pittore noir che ho scelto non è forse molto noto al grande pubblico come i due precedenti, ma è balzato agli onori della cronaca nel 2002, quando la scrittrice americana di fama internazionale Patricia Cornwell, creatrice del medico legale Kay Scarpetta, ha pubblicato un libro su Jack the
Ripper, ossia Jack lo Squartatore, il celebre serial killer di fine Ottocento. In questo libro la Cornwell ipotizza, anzi afferma con assoluta certezza, sulla scorta di prove inconfutabili – almeno secondo il suo parere – che Jack lo Squartatore altro non sia che il pittore inglese Walter Sickert. Una della presunte prove sarebbe la serie di quadri che il pittore ha realizzato nei primi del Novecento che
ritraggono donne nude, sdraiate in pose scomposte su letti sfatti, in interni cupi e squallidi, che sembrano ricostruire perfettamente alcune scene dei crimini di Jack lo Squartatore.
Questi quadri, indipendentemente dal fatto che Sickert sia o no il serial killer in questione
(cosa che escluderei), sono di straordinaria fattura, molto moderni per gli anni in cui furono realizzati, anticipatori dei corpi deformati di Bacon o di quelli degradati di Lucien Freud.
Il quadro noir che mi sembra più rappresentativo di questa produzione è “Il caso di Camden Town” del 1909, dove un corpo di donna giace scompostamente sul letto e un uomo, in piedi al suo fianco, sembra osservarla impietrito…
Certo, fra i tre è Caravaggio quello che incarna in modo più appropriato il prototipo romantico
dell’artista maledetto, e quindi è quello che si presta maggiormente ad assumere anche il
ruolo di principe degli artisti noir. Ma se Sickert fosse stato davvero Jack lo Squartatore? Al suo confronto perfino la reputazione di Caravaggio potrebbe migliorare…
Nel mio piccolo, piccolissimo, anzi microscopico, anche io ho attraversato una fase noir, che ogni tanto, come un fiume carsico, riemerge e si rivela. Tra il 2003 e il 2007 ho realizzato una serie di disegni e di oli ispirati alle foto di cronaca nera. Immagini di corpi distesi sull’asfalto, vittime di mafia o di incidenti, feriti di guerra, assassinati, affogati riempiono le pagine dei quotidiani, al punto
che quasi non ci facciamo più caso, assuefatti ormai alla violenza quotidiana, completamente
integrati in un tipo di esistenza, individuale e collettiva, che ha rimosso la morte, come un’ospite inatteso e soprattutto indesiderato. Quei corpi, ridotti spesso a fagotti informi di abiti sgualciti, dai quali emerge la carne di un volto trasfigurato, di un arto rappreso, hanno cominciato a popolare fogli e tele e a prendere “vita”, se così si può dire, fino a diventare una serie importante, concretizzatasi in una mostra nel 2005 a Ferrara, intitolata “Requiem. Il corpo dell’uomo”, presentata da Raffaele De
Grada.
Saranno esposte, venerdì sera ai 12 Monaci di Fontevivo (ultimi posti disponibili: per prenotazioni Andrea o Letizia Tel. 0521.610010, info@12monaci.it oppure info@mangiacomescrivi.it) alcune di quelle opere, in cui prevalgono i toni scuri, il segno forte e
rapido, il contrasto di luce e ombra. La violenza del mondo sembra alla fine trovare pace, la vita e la morte si ricompongono in una provvisoria e momentanea armonia, unica laica illusione di eternità.
Perché anche lo spirito più noir aspira ad una qualche forma di redenzione… Gerardo Lunatici

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

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