SASSUOLO, LA PROMOZIONE IN A E’ RIMANDATA. IL REPORTAGE DAL BRAGLIA DI LUCA RUSSO CON FOTO E VIDEO DALLA CABINA DI RADIO RAI

MODENA – nostro servizio – (Luca Russo) – Quel che la favola ha inventato, la storia qualche volta lo riproduce. Così Victor Hugo ne ‘I burgravi’. Sassuolo e Parma, Parma e Sassuolo: chi la A la frequenta da parecchio tempo e chi invece in massima serie ci arriverà, dopo diversi tentativi andati a vuoto, alla fine di questa settimana o della prossima. Da una parte la favola, i Crociati, e dall’altra la storia che la riproduce, i neroverdi capeggiati da Di Francesco. Due pezzettini della sana, genuina e sempre sorprendente provincia italiana che, in momenti differenti, hanno portato scompiglio nel calcio di vertice: è da ventitré anni che i gialloblù rompono le scatole alle grandi e piccole squadre del nostro campionato e ai grandi campioni che lo popolano. I ceramici inizieranno a farlo, o quantomeno ci proveranno, tra qualche mese, dopo un’estate che dovrebbe portargli in dote uno stadio in cui giocare, visto che il Ricci è off-limits, e un parco giocatori in grado di sopravvivere al nuovo habitat in cui dovranno calarsi: che, insomma, risparmi al neopromosso Sassuolo la sorte che quest’anno è toccata alla matricola Pescara, sopraffatta da una serie A che ha provato a calzare senza metter su quei muscoli necessari per non farsela andare troppo larga. Due storie, quelle di Parma e Sasòl, che, pur diverse tra loro, si somigliano tantissimo. E simile è anche il lieto fine in cui entrambe sono sfociate. Un fiume in piena ‘travolse’ i Ducali schiodandoli dal sottoscala del nostro calcio e proiettandoli fino alle vette di quello continentale: l’ultima serie C nel 1985/1986, il debutto in A nel 1990/1991, la prima Coppa Italia nel 1992. E nel 1993 l’indimenticabile trionfo di Wembley: 3-1 all’Anversa e la Coppa delle Coppe si tinge di giallo e blu. I Crociati, che allora Crociati non lo erano mica tanto, salutarono, senza troppi rimpianti, le avversarie di una vita e ne trovarono di nuove. Si dice che una persona la si debba giudicare dai suoi nemici non meno che da suoi amici. Ecco, se il Parma è diventato il Parma è perché tra le sue vittime e i suoi carnefici riconosciamo formazioni come la Juventus di Baggio e Schillaci o quella di Vialli e Del Piero (il primo Del Piero), come il Milan di Capello, come l’Arsenal di David Seaman e Tony Adams e come il Borussia Dortmund di Chapuisat. L’irruzione del Sassuolo nel calcio che conta non è stata altrettanto dirompente. Se il Parma ci è arrivato con uno scatto alla Pantani, di quelli che facevano il vuoto e tagliavano le gambe agli avversari, i neroverdi alla massima serie si stanno avvicinando col proprio passo, con un ritmo cadenzato: non una montagna d’acqua che si porta via tutto e tutti, ma un rigagnolo, un rivolo che giunto a valle stiamo scoprendo essere diventato fiume. Nel 1997/1998 il Sassuolo era nel girone C del Campionato Nazionale Dilettanti. Nel 2005/2006 vince le finali playoff di C2 contro il Sansovino e sale in serie C1. Due stagioni dopo conquista la promozione in B. Il resto è storia di questi giorni. Anzi, di queste ore. Ma il bello, il difficile, viene adesso: non ci risulta semplice capire cosa debba fare Squinzi per mettere nella bacheca del suo Sassuolo fosse anche un decimo dei successi inanellati dal celebre e assai glorioso Parma di Ceresini prima e di Tanzi poi. Ma sappiamo cosa gli serve per evitare che il fiume, ormai prossimo a gettarsi nelle acque della massima serie, riassuma le sembianze del rigagnolo che era una decina d’anni fa. Uno stadio, innanzitutto. Il Braglia di Modena non è più abitabile. E non perché sia inadatto ad ospitare gare di serie A (affatto: ci gioca perfino la Nazionale di tanto in tanto, prendendosi pure la soddisfazione si soffiarla al nostro Tardini, per via dei seggiolini), quanto per questioni ambientali. O, per meglio dire, di campanile. Nell’ultimo derby contro il Modena, vinto dai Canarini per 2-1, la Curva Montagnani, covo del tifo gialloblu, ha esibito una serie di striscioni il cui contenuto sapeva tanto di invito a ‘circolareee’ indirizzato allo ‘sgradito’ ospite sassolese. Un ospite da «sfrattare» secondo i supporters gialloblu che mai hanno digerito, e mai digeriranno, la convivenza ‘forzata’ coi tifosi della squadra di Di Francesco. Posto che uno sfratto lo si può notificare solo ad un inquilino che non paga pigione – e Dio solo sa quanti quattrini ha dovuto sborsare, in termini d’affitto, Squinzi dal 2008/2009 ad oggi per garantire ai suoi ragazzi uno stadio in cui esibirsi (il totale pare che ammonti a circa 3 milioni) – va detto che è già da diverso tempo che il Sassuolo sta pensando di traslocare. Dove? L’idea è chiedere asilo al Giglio di Reggio Emilia. Perché? Beh, piuttosto che farsi ospitare da chi proprio non vuole saperne di ospitarli, i neroverdi preferiscono cambiare aria e ‘regalare’ la serie A ad una città che la meriti o che quantomeno sappia apprezzarla (e a Reggio, dove il calcio d’alto livello manca da quasi diciassette anni, dovrebbero gradire il pensiero). Perché proprio il Giglio e perché proprio Reggio Emilia? Semplice: il Giglio è un impianto ‘relativamente’ moderno, quasi all’inglese, certamente più attrezzato del Braglia di Modena, in cui i tifosi potranno, se lo vorranno, intrattenersi anche dopo le gare di campionato nel centro commerciale che completa l’area. E poi per un fan sassolese recarsi di là dall’Enza piuttosto che a Modena fa poca differenza: si tratterebbe di percorrere appena tre chilometri in più. Esaurito il capitolo stadio, c’è da aggiungere che al Sassuolo, se ha davvero intenzione di assicurarsi fissa dimora ai piani alti del calcio italiano, serve anche una squadra capace di sopravvivere all’onda d’urto del primo anno in massima serie. Il che non significa dover smantellare l’attuale parco giocatori. Al contrario, bisogna preservarne la chimica che gli ha permesso di imporsi, senza troppe sofferenze, in una categoria parecchio complicata e  ‘strana’ come la cadetteria. In che modo? Tenendosi, esigenze di bilancio permettendo, i giocatori migliori e rinnovando i prestiti dei gioiellini che le grandi hanno mandato a farsi le ossa in Emilia. Diversamente, come dicevo poc’anzi, i neroverdi corrono il rischio di far la stessa fine che quest’anno ha fatto il Pescara, che per cambiare troppo, e quasi mai in meglio, ha smarrito la magia e gli equilibri della passata stagione.
Tornando a noi, e cioè alle questioni di casa nostra, c’è da chiedersi se e quanto l’imminente promozione del vicino Sassuolo possa incidere sulle sorti del Parma. Ebbene, io una risposta me la sono data: avere un’altra squadra di A nei paraggi del Ducato e dell’Ennio (cosa vuoi che siano i 25 chilometri che separano l’impianto crociato da quello reggiano in cui dovrebbero andare a giocare i ‘sassolini’…) non può che far bene alla società presieduta da Tommaso Ghirardi. Perché? Ve lo spiego subito. La settimana scorsa negli studi di Calcio & Calcio, a proposito del possibile passaggio di Pietro Leonardi all’Inter, si è detto che se il trasferimento del Plenipotenziario dovesse andare a buon fine, il Parma non dovrebbe dispiacersene troppo visto che in questo modo a) gli si spalancherebbe una corsia preferenziale nell’ambito delle eventuali trattative di mercato intavolate con la società di Moratti e b) potrebbe assicurarsene, sia pure solo in prestito, i suoi gioiellini, divenendone, dunque, quasi una società satellite. Discorso che, al netto dei nostri trascorsi infarciti di trionfi, sottoscrivo in toto. Ma che non esclude la logica opposta: e se fossimo noi a individuare una società satellite alla quale dare in affidamento i nostri pezzi migliori? Il Sassuolo sta per sbarcare in massima serie (Il Padova, iersera, ha guastato la festa Promozione che era già pronta: al subitaneo vantaggio dei padroni di casa, su calcio di rigore di Terranova, ha risposto Cutolo, per il definitivo 1-1, rinviando i festeggiamenti, e dire che i tifosi che avevano gremito la Montagnani stavano già cantando, sul parziale a favore: Chi non canta è un parmigiano, oppure Parma M…, sentendo già aria di A…) Approfittiamone. Luca Russo

VIDEOGALLERY  AMATORIALE

1. LETTURA FORMAZIONI

2. IL VANTAGGIO DEL SASSUOLO, SU CALCIO DI RIGORE DI TERRANOVA

3. IL PAREGGIO DEL PADOVA CON CUTOLO

4. DALLA CABINA DI RADIO RAI IL COMMENTO FINALE DI MASSIMO BARCHIESI

LA FOTOGALLERY AMATORIALE

 

One thought on “SASSUOLO, LA PROMOZIONE IN A E’ RIMANDATA. IL REPORTAGE DAL BRAGLIA DI LUCA RUSSO CON FOTO E VIDEO DALLA CABINA DI RADIO RAI

  • 7 Maggio 2013 in 02:00
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    Caro Gabriele, ho conosciuto Luca, l’avevo riconosciuto. Mi ha fatto piacere, è un vero giornalista multimediale e in futuro te lo vorrei rubare, sul serio. Scherzo, ovviamente. Ma hai una signora squadra, con i due Luca, bellissima scrittura, un saluto a tutti.

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