IL COLUMNIST / QUELLA DI PRANDELLI E’ UNA NAZIONALE SENZA DISTINZIONE DI CLASSE, IN CUI PROLETARIATO E RICCA BORGHESIA VANNO A BRACCETTO”

(Luca Russo) – “Mai visto così tanto entusiasmo patriottico, tanti tricolori per le strade come per la finale degli azzurri al Mundial. Nella tomba di Caprera, le ossa di Garibaldi fremono di invidia. Per unificare l’Italia «in un solo grido, in una sola passione» gli erano accorsi mille uomini. A Bearzot ne sono bastati undici”. Ecco cosa scriveva Indro Montanelli all’indomani della vittoria azzurra al mondiale del 1982. Non gli si poteva dar torto. Non potremmo dargliene adesso, se fosse ancora in vita. Perché niente unisce (e divide) gli italiani come la Nazionale di calcio. E niente può entusiasmarli (o, al contrario, metterli di ‘cattivo’ umore) come riescono a farlo gli Azzurri. Se ne cercate le prove, le troverete (ne sono certo) nei centoventi e passa minuti che ieri sera sono serviti alla Spagna per sbarazzarsi di noi. Come potremmo non esaltarci per una prestazione ed una Nazionale del genere? Come potremmo, al netto delle immancabili questioni (o invidie?) di campanile, non innamorarcene? Abbiamo messo sotto i campioni del mondo, i campioni d’Europa, i campioni di (quasi) tutto. E l’abbiamo fatto utilizzando le loro armi migliori, quelle che loro, le furie rosse, di solito utilizzano per far razzia di prigionieri e feriti: possesso palla (comunque inferiore, sia pure di appena cinque punti percentuali, rispetto a quello degli invincibili iberici), ritmo quasi frenetico, squadra corta e qualità. Tanta qualità, checché ne dicano i detrattori dei Giaccherini e dei Maggio, ieri i migliori in campo di una formazione nella quale il proletariato, di cui proprio lo juventino e il napoletano sono i principali (e, per l’appunto, i migliori) interpreti, e la ricca borghesia, che si specchia nei lanci al millimetro di Pirlo o nelle incontenibili serpentine di Candreva, passeggiano a braccetto anziché l’uno lontano dall’altra. E’ una Nazionale aperta a tutti, questa di Prandelli. Senza alcuna distinzione di classe. Ci ricorda l’Olanda di inizio ottocento, quella del miracolo economico. Ed è assai diversa dalla Spagna di Del Bosque, che dà asilo politico solo a chi ha piedi garbati e indottrinati come uno studente di Oxford. Eppure avremmo meritato di vincerla noi questa semifinale: sfido chiunque a sostenere il contrario. E invece siamo fuori dai giochi. Del resto il calcio è fatto anche di rigori, e i maestri del tiki taka, da questo punto di vista, fanno scuola. Ma nei tempi regolamentari e in quelli supplementari, in cattedra ci siamo stati noi. Per tre ore l’Italia ha dato lezioni alla Spagna. Lezioni di geometria, con Pirlo. Di sovrapposizioni e corsa, con Maggio e Giaccherini. Di dribbling, con Candreva. E di difesa, con De Rossi (sì, con De Rossi: un centrocampista trapiantato nel reparto arretrato, senza che Capitan Futuro e la retroguardia abbiano sofferto di crisi di rigetto. Se a Trigoria ci capiscono qualcosa di pallone, e noi non ne dubitiamo, fanno in tempo a recuperare un giocatore che in tanti avevano già iscritto nella lista dei partenti o comunque di quelli che si possono cedere senza troppe riserve). Ma non di rigori: Bonucci ha sbagliato il settimo della sequenza dopo che eravamo riusciti a segnarne ben sei ad un tipino come Casillas; e Buffon, strano ma vero, non è riuscito a pararne nemmeno uno. E’ qui, nella lotteria dei tiri dal dischetto, che gli spagnoli hanno piantato il seme del loro trionfo e quello della nostra disfatta. Onorevole, ma pur sempre disfatta. Una sconfitta che brucia. Perché per tre ore abbiamo fatto passare alla Spagna la voglia di giocare a calcio. Quando ci ricapiterà di vedere Xavi e Iniesta far viaggiare la palla quasi sempre al livello del cielo e quasi mai al livello del mare…pardon…dell’erba? E quante altre volte gli iberici concederanno ai propri dirimpettai tanti varchi quanti ne ha spalancati a noi ieri sera? Se quel palo non avesse strozzato sul nascere l’urlo di gioia di ‘Giaccherinho’, queste domande sarebbero del tutto superflue. Ma, proprio perché noi abbiamo perso pur giocando bene e gli spagnoli vinto pur senza brillare nella notte di Fortaleza, non lo sono. E allora consoliamoci con una certezza: la storia ci insegna che chi vince la Confederations Cup, non vince il mondiale dell’anno successivo. Una lezione, questa, che incassiamo con estremo piacere. E che ci dà il destro per porre un interrogativo: vuoi vedere che per noi Azzurri il meglio ed il bello devono ancora venire?

3 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / QUELLA DI PRANDELLI E’ UNA NAZIONALE SENZA DISTINZIONE DI CLASSE, IN CUI PROLETARIATO E RICCA BORGHESIA VANNO A BRACCETTO”

  • 28 Giugno 2013 in 17:50
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    La difesa della Nazionale è la più scarsa che io ricordi. Meglio che Prandelli chiami Paletta velocemente..

  • 28 Giugno 2013 in 19:25
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    Ci sarebbe anche Ogbonna in lista d’attesa. Al di là dei nomi, va detto che in Italia si è persa la buona abitudine di formare difensori che sappiano marcare ad uomo. Così è normale che certi attaccanti diventino dei fenomeni: i Cannavaro, i Nesta, i Baresi, avevano il senso dell’anticipo, della chiusura. Ai ragazzi di oggi, invece, si riempie la testa di diagonali difensive e marcatura a zona.

    Ritornando a Paletta: una possibilità la merita. In tal senso, spero che l’Italia si qualifichi in anticipo al prossimo mondiale, così che Prandelli possa utilizzare le restanti gare del girone per sperimentare qualcosa di nuovo e per lanciare quei giocatori che normalmente sono chiusi dai soliti noti. Paletta è un esempio. Io allargherei il discorso anche a Sansone, che vedrei bene nei panni del vice Giaccherini, pur avendo, a mio modo di vedere, un po’ più di tecnica dello juventino. Insomma, io mi aspetto un’Italia un pizzico parmigiana nel prossimo mondiale. Spero che Prandelli non mi (e ci) deluda.

  • 29 Giugno 2013 in 12:15
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    Sara’ che per ragioni anagrafiche ricordo le ali azzurre in questa successione..Domenghini, Causio, Claudio Sala, Bruno Conti, Donadoni..sara’ per questo che quando penso che adesso abbiamo Giaccherini mi devo dare un pizzicotto…

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