UN TETTO PER I DISABILI DEL TARDINI /MARANI: “PRIMA DI TUTTO SERVE UN PROGETTO. L’OPERA SIA FINANZIATA DAGLI STESSI CALCIATORI”. L’ASSESSORE PARLA ANCHE DELLA COPERTURA DELLA NORD…

giovanni marani(gmajo) – E’ stata una lunga, ma per certi versi proficua, conversazione quella che abbiamo avuto e videoregistrato ieri pomeriggio con l’Assessore allo Sport del Comune di Parma Giovanni Marani che ci ha concesso udienza dopo che  stadiotardini.it aveva richiesto formalmente di poter intervistare il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti in merito all’appello a lui lanciato (oltre che al presidente del Parma FC Tommaso Ghirardi e alla star Antonio Cassano), dal tifoso in carrozzina Fabio Giarelli, tesa ad ottenere appello giarelliuna struttura di protezione dalle intemperie per il settore disabili dello stadio Ennio Tardini di Parma. Come noto Giarelli, attraverso il nostro quotidiano on line, già due anni fa aveva rivolto, con compostezza e dignità, un analoga richiesta: erano seguiti interessamenti e promesse, ma due anni dopo la situazione appare ancora invariata, col risultato che, per altri due interi campionati, è continuato regolarmente a piovere sui tifosi crociati diversamente abili, giacché della tettoia promessa non c’è proprio traccia.

Il primo scoglio da superare – secondo l’assessore Marani, che per competenza è stato delegato dal Sindaco a rispondere alle nostre domande (“non c’è lui, ma mi ha delegato: questa non è una mancanza di attenzione o maleducazione, semplicemente è in base all’agenda”) – è la progettualità. “Da parte del Comune – dice a stadiotardini.it l’assessore allo sport – quello che io non ho avuto modo di vedere è se effettivamente qualcuno non abbia mai presentato un progetto, e questa per noi è una discriminante: rispetto alle buone intenzioni, sul serio, concretamente, qualcuno ci ha mai messo la testa, ha lavorato per capire cosa vuol dire coprire quell’area, che riflessi ha rispetto alla sicurezza, o alla stessa visibilità dell’impianto medesimo? Insomma: fare un progetto…”. Bene: va quindi preparato quanto prima un progetto e poi sottoposto alle autorità competenti a vagliarne la fattibilità: ma a chi spetta l’onere (io direi pure l’onore…) di prepararlo? Stando all’assessore allo sport, in altri casi riguardanti le migliorie apportate all’impiantistica sportiva, è la società beneficiante a muoversi in ogni direzione, in cambio, ad esempio, del prolungamento dell’accordo o di uno sconto sui canoni di locazione. Insomma sarebbe meglio se fosse il Parma ha buttar giù questo benedetto progetto. Certo, potrebbe farlo anche la stessa municipalità, ma i tempi sarebbero assai lunghi, poiché gli uffici tecnici comunali (i “lavori pubblici”) debbono occuparsi prima di altre priorità, “e finirebbe in coda” avendo più di un progetto da fare, su svariate materie. Insomma, se non si muove il club c’è il rischio che la pioggia continui a cadere per altri due anni sui poveri disabili… “Se vogliamo tempi brevi rispetto a un Comune che magari deve occuparsi, con tre persone, di fare disegni tecnici per un comune intero, un gestore, o un privato, che magari ha solo quello a cui pensare, magari riesce a ottenere il risultato in un tempo minore…”, sostiene Marani.

Altro capitolo “scottante”: a chi spetta sostenere i costi dell’opera? Come leggerete tra poco Marani propone che siano gli stessi calciatori a finanziarla restituendo così alla città che li ospita concretamente qualcosa. Va detto, però, che da quando stadiotardini.it ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “Un tetto per i disabili del Tardini” si sono mossi alcuni storici sponsor del club manifestando l’interesse a collaborare tangibilmente alla realizzazione dell’opera che potrebbe davvero essere a costo zero per il Parma. Insomma, la copertura economica non dovrebbe essere un problema…

“A me viene un po’ da riflettere, perché giustamente si pensa al sindaco, si pensa a Ghirardi, e cioè al proprietario e al gestore dello stadio: però in un contesto come quello del calcio in cui ci sono 20.000 persone sugli spalti che si tolgono dalla pelle i soldi per fare l’abbonamento, c’è un Comune che comunque fa dei sacrifici per cercare di tenere insieme un contesto cittadino in modo dignitoso e secondo me mantenendo i servizi importanti; un presidente che, comunque, ha fatto un investimento grosso a Collecchio per consentire una sede adeguata a una squadra di serie A, ci si dimentica, secondo me, un attore, che sono poi quelli che vanno in campo, che fondamentalmente hanno la fortuna di essere amati, di fare un mestiere che gli piace, e anche di essere pagati tanto: allora io direi che, magari, in un momento come questo, pensando appunto al discorso del Centenario, sarebbe un bel gesto se fossero proprio loro, i calciatori, ad offrire questa copertura. Una città dà molto a un calciatore che viene lanciato, in termini di affetto e di opportunità: sarebbe bello se, in questo caso, tornasse anche qualcosa alla stessa città. Non sarebbe un gesto enorme: non gli si chiede di mettere a posto il Palasport, per il quale servono milioni di euro… Sarebbe un gesto simbolico, che nasca dal cuore dei giocatori, per andare incontro ad esigenze di persone che magari l’opportunità di correre dietro un pallone non ce l’hanno mai avuta o non ce l’hanno più. Penso che sarebbe davvero anche un punto di vista non dico populista, ma che ci deve anche fare un po’ riflettere: chi è un po’ più fortunato, in questo periodo, secondo me ha anche un po’ il dovere morale di provare a fare qualcosa di più”.

Dal tetto per i disabili all’altro annoso problema: quello della copertura della Curva Nord. In casa Parma esistono due distinte correnti di pensiero: quella dell’AD Leonardi, secondo il quale è indispensabile, per qualsiasi intervento, che lo stadio sia di proprietà, attraverso la famosa legge di cui si parla da anni; e quella del neo AD del Padova Andrea Valentini – che presiede sempre la ghirardiana STS – secondo cui basterebbero, assieme alla buona volontà, gli attuali strumenti legislativi…

“Io mi metto un po’ del mezzo, nel senso che esistono strumenti, il Credito Sportivo, per capirci, i  financial project, i leasing in costruendo; però in questo caso, la progettazione, per sostenere l’investimento, ha bisogno di una rivisitazione di scopo: un conto è dire, io investo sulla copertura della curva e lo stadio è così com’è, quindi io spendo e do un servizio ai miei tifosi, un valore aggiuntivo al mio stadio, però, di fatto, non è grazie alla copertura che rientro dell’investimento per realizzarla. Bisogna sempre suddividere i due argomenti: un conto è la gestione della squadra, un conto è l’aspetto immobiliare e di gestione dell’impianto Tardini.

Uno, dunque potrebbe avere la disponibilità economica e mettersi in gioco, per dare un servizio migliore, coprendo la Curva, però non è coprendo la Curva che la si riempie: gli incassi sarebbero sempre gli stessi. Quindi se uno ha bisogno di rientrare dell’investimento dovrebbe aggiungere delle funzionalità in un qualche modo redditive, seguendo quello che è il modello di stadio del Nord Europa, cioè uno stadio polifunzionale, uno stadio con degli spazi dedicati alla città e una serie di servizi. Allora, in questa ottica, uno si pone la domanda: per poter fare un progetto di questo tipo, per quanti anni devo avere lo stadio? E soprattutto: alla fine lo stadio di chi è? Ed è qui che si innesta il ragionamento di Leonardi, o anche di Ghirardi. Cioè loro si dovrebbero mettere in pista con una progettazione importante, cambiando vocazione allo stadio: quindi non si tratterebbe della sola copertura, ci sarebbero investimenti più grandi, ma perché farlo se lo stadio non è loro? Perché comunque lo stadio resterebbe del Comune. Ha senso un mutuo di 99,9 anni per una società di calcio come il Parma, che io mi auguro tra 99,9 anni ci sia ancora qui qualcuno a parlarne, e magari, è un sogno, nel frattempo sia pure scudettata? Però le vicissitudini di una società di calcio sono slegate come tempi, come prospettiva, rispetto agli investimenti su uno stadio. Allora: o sei la Juventus, che ipotizzo possa contare su una certezza di investimento, ma anche della redditività, partendo da zero, o secondo me, di questi tempi, qualche domanda te la fai…

Come ragionamento, dal punto di vista imprenditoriale, ci sta di più aver sistemato Collecchiello, perché si è data un’opportuna sede per la società, per la squadra, per le giovanili e per le scuole calcio. Tra l’altro è un centro sportivo che può essere messo a disposizione anche del cittadino normale. Ma per il cambio di vocazione di uno stadio – con prospettive di investimento diverse – e qui mi avvicino a quel che pensa Valentini, ci deve essere la certezza che lo stadio sia di proprietà, o che comunque sia a disposizione per parecchio tempo, con solidità e che possa rimanere con un certo tipo di pubblico e un certo tipo di impegno per tanti anni…”.

L’alienazione del diritto di superficie, per 99,9 anni, potrebbe esser già sufficiente per tutelare chi investe…

“Chi fa l’investimento, soprattutto se l’investimento è legato al Parma Calcio, deve valutare che prospettive ha il Parma Calcio. E’ brutto dirlo, però è così: il Parma Calcio, purtroppo, non ha un bacino di tifoseria come le grandi, muove meno persone, anche come indotto. E’ tutto da costruire. Faccio questo esempio banale: dovessi farlo io e dovessi basarmi su quello che io riesco a muovere, come affezione alla squadra, come popolo di tifosi, vengo a Parma e comincio a girare: io noto, quando vado nei campetti e vedo i bimbi giocare, vedo che non hanno la maglia del Parma, ma quelle di altre squadre. Questo è tutto quello che c’è da recuperare, tutto quello che, purtroppo, dopo l’entusiasmo degli anni ’90, per le note vicissitudini, è andato perdendosi, e penso che sia da ricostruire”.

La nostra chiacchierata, divenuta ad ampio raggio, con l’assessore allo sport Marani, si è conclusa con un accenno al Sassuolo, che ieri sera ha ospitato e vinto il trofeo Tim (tralascio ogni valutazione sugli episodi legati al razzismo, ché si commentano da soli): la squadra del patron Squinzi, che ha scelto di giocare a Reggio Emilia, nell’ex stadio Giglio, ora Mapei Stadium, potrà creare concorrenza al Parma Calcio, rivolgendosi ad un bacino di utenza così vicino?

“E’ così… Io non ho la presunzione di saperne abbastanza da poter avere la sfera da cristallo per dire qualcosa, però sono quelle operazioni – se ne sono viste tante nella pallavolo, o in altri sport – in cui arriva un diritto acquisito, e di fatto si sposta la realtà in un territorio più consono come attrezzatture… Tra l’altro c’è da considerare che lo Stadio Giglio è stato progettato molto tempo fa quando ancora, Tessera del Tifoso e leggi varie per i tornelli non c’erano e attorno a uno stadio bisogna spender dei soldi, e va riempito. E allora la domanda è: sicuramente è costato meno adeguarlo e andare lì, però, poi, costi di manutenzione, spese per accenderlo e spegnerlo, il campo, sono tutte incognite che rientrano nel bilancio di gestione di una squadra, e soprattutto sei stretto in un bacino di utenza dove di squadre di richiamo ne hai, perché l’Emilia, aveva Bologna e Parma, ora appunto si è aggiunta anche Sassuolo, e quindi te la giochi su un numero di possibili tifosi molto ristretto…. Ripeto: mentre le grandi hanno i loro tifosi anche fuori – in Puglia puoi trovare anche il tifoso del Milan, perché le big hanno questo richiamo – è più difficile per una squadra cosiddetta provinciale. O si intraprende una squadra per cui anche una provinciale, attraverso i club, le scuole calcio, e raccoglie proseliti anche sul territorio nazionale, oppure il tuo bacino è sempre un po’ limitato. E questo significa abbonamenti in meno, stare in strutture più piccole, fare investimenti più piccoli, e tutto il resto”.

Ultimissima domanda: dicevamo prima che non sappiamo se c’è qualche progetto legato al settore disabili: ma, siccome spesso si vocifera di mega progetti circa un Tardini da rifare completamente,  piuttosto cha la semplice copertura della Curva Nord, lei ha visto qualcosa del genere?

“Se ne parla, ma io sulla carta non ho ancora visto nulla… Se ne parla… Ma io al tifoso chiederei questo: preferisci un Parma da primi sei posti, o un Parma che lotta per la salvezza e la tribuna coperta? E’ vero che non si attinge allo stesso bilancio, però poi visto che i soldi si chiedono alle persone che sono poi sempre le stesse, preferisci esser riuscito ad avere un Cassano, o stare in Curva all’asciutto? Io penso che l’ideale sarebbe avere entrambe le situazioni, però il tifoso bagnato che ha vinto le Coppe, secondo me era contento…”

IL VIDEO DELLA INTERVISTA INTEGRALE DI GABRIELE MAJO, DIRETTORE DI STADIOTARDINI.IT ALL’ASSESSORE ALLO SPORT DEL COMUNE DI PARMA GIOVANNI MARANI

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

14 pensieri riguardo “UN TETTO PER I DISABILI DEL TARDINI /MARANI: “PRIMA DI TUTTO SERVE UN PROGETTO. L’OPERA SIA FINANZIATA DAGLI STESSI CALCIATORI”. L’ASSESSORE PARLA ANCHE DELLA COPERTURA DELLA NORD…

  • 24 Luglio 2013 in 15:29
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    quindi il Comune cosa dà per la copertura area disabili? Il patrocinio, come succede quando si organizzano eventii? Suvvia! Qui non si tratta di un evento ma di un’opera che riguarda la voce che l’Amministrazione dovrebbe tenere al primo posto: il sociale. Ottima l’idea dei giocatori ma prima, caro Assessore, bisogna guardare in casa propria. Quindi, concretamente, il Comune cosa ci metterebbe?Niente? E poi, bene il suo intervento per competenza, ma che anche il Sindaco dicesse la sua sarebbe gradito anzi forse dovuto. Non ci interessano i discorsi buonisti di Sant’Ilario ma opinioni mirate quando è il momento

  • 24 Luglio 2013 in 15:35
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    Marani pajass. C’ha ragione la Simona. Sempre gli altri devon sborsare.

  • 24 Luglio 2013 in 16:17
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    @simona@stamford bridge. Per le migliorie gli interventi spettano alla società non al comune: è come se per gli sky box il Parma avesse dovuto chiedere soldi al Comune. Per cui informatevi! Ottima l’idea dell’Assessore di fare pagare la copertura ai giocatori.

  • 24 Luglio 2013 in 16:54
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    Per l’esattezza l’implicazione è di entrambi, quali gli accordi fra loro poi è altra cosa. Quindi vogliamo sentire la voce di tutti e due tanto per cominciare. L’idea dei giocatori è buona e molto bene accetta MA NON SI SPOSTA COSI’ L’ATTENZIONE! Mossa codarda al 100%. Non ho capito, ha fatto l’ideologo l’Assessore? Ne abbiam a bizzeffe.Non ci serve questo apporto.

    • 25 Luglio 2013 in 10:55
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      Sono più d’accordo con Simona e Stamford Bridge che con Stefano.

      Intanto le migliorie spetterebbero al padrone di casa: succede così anche quando si è in affitto. Poi, come diceva Marani è prassi abituale, anche nel caso di altra impiantistica sportiva, che sia il gestore ad occuparsene, ottenendo in cambio uno sconto sulla locazione o un prolungamento dell’accordo.

      Però questo stucchevole rimbalzo deve terminare. Si faccia un tavolo paritetico e ci metta anche la municipalità un proprio tecnico e magari firmi il progetto, ché questo è il problema principale. Io non ritengo accettabile quanto sostenuto da Marani sul fatto che ci siano altre priorità. Come dice la mia dolce Simona il sociale dovrebbe venire prima di tutto. E il Comune non può venir meno almeno all’impegno di risolvere la questione. Poi i soldi non dovrebbero esser un problema, stante questa supposta disponibilità di qualche sponsor, senza star lì a tirare a mano, populisticamente, quei ricconi dei calciatori.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 24 Luglio 2013 in 18:44
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    Quella di Marani sulla copertura disabili mi sembra una provocazione: una specie di appello al Parma affinché si attivi in prima persona magari spingendo ad una azione benefica e al tempo stesso di immagine i propri calciatori. Io la leggo così.

    • 25 Luglio 2013 in 10:50
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      Mi sembra una interpretazione un po’ buonista, Vlad: per me Marani era convinto di quel che diceva, tant’è che me lo aveva anticipato – come peraltro ha ammesso lui stesso durante la registrazione – anche fuori microfono prima.

      Ma il problema della copertura economica dell’operazione penso sia secondario rispetto alla fattibilità tecnica dietro la quale ci si arena.

      Ci sarebbero sponsor del Parma propensi a fare da benefattori. L’uscita di Marani, sinceramente, mi è parsa un po’ populista, anche se non fa una grinza il fatto che i campioni del calcio (lui lo era della pallavolo) guadagnino cifre inimmaginabili rispetto ai tifosi.

      Comunque, in un modo o nell’altro, questa vergogna deve terminare…

      Cordialmente

      Gmajo

  • 24 Luglio 2013 in 20:57
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    Come la godo la Simona. Da condividere.

  • 25 Luglio 2013 in 10:55
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    Marani, forse no lo sa, ma contro il Sassuolo ci giocheranno Milan, Inter, Juve, Roma, Fiorentina, Lazio e Napoli. Complimenti a Squinzi che ha scelto l’unica realtà dove ferma l’alta velocità. Lui farà i soldi, e terrà la società in Serie A. Noi speriamo di tenere la serie A e basta.

    • 25 Luglio 2013 in 10:57
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      Però se l’alta velocità non ferma a Parma non è colpa di Marani…

  • 25 Luglio 2013 in 12:18
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    Giù gli occhi e giù le mani dalla Simona, Direttore iper geloso. Non scorrerà mica sangue siculo nelle sue vene eh? Io la Simona, Direttore, non so neppure che sembianze, di volto e corporee, abbia. Ho apprezzato la sua profonda sensibilità, il suo pensiero combaciante il mio, affine. Sicuramente la considero una gran donna, pur non conoscendola.
    Sì sì, dai, diamo anche la colpa dell’alta velocità a Pietro Leonardi

    • 25 Luglio 2013 in 12:26
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      Ma chi è che ha dato la colpa dell’alta velocità a Leonardi? O forse vuole insinuare che sia stato il Plenipotenziario, ai tempi della sua esperienza reggiana, anziché Prodi come tutti credono, a volere la MedioPadana in territorio d’Oltr’Enza?

      Un po’ di sangue siciliano scorre, nelle mie vene, e nelle mie arterie, ormai ostruite, giacché non nego che mio padre fosse siculo, ma io sono parmigiano di nascita…

      Mi fa comunque piacere che ci sia chi, come lei e Simona, manifestino sensibilità al riguardo di un problema che è tutt’altro che secondario e che andrebbe risolto senza indugi quanto prima. Come penso approfondirò più tardi sarebbe bello se questa battaglia di civiltà non fosse condotta solo da noi di stadiotardini.it, ma anche da altre media più autorevoli e “pesanti”, ma malgrado il nostro invito, a parte Teleducato, Pramzanblog e ParmaOnLine finora nessun altro ha ripreso o approfondito le parole di ieri di Marani. Che tristezza!

      Cordialmente

      Gmajo

  • 25 Luglio 2013 in 16:02
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    Sentire l’assessore allo sport disquisire sull’argomento come potrebbe fare ognuno di noi al bar sotto casa è veramente deprimente.. Potremmo chiedere ai giocatori di finanziare anche la ristrutturazione della stazione, così, forse, la vedrò ultimata prima di andare in pensione.
    Che il Comune non fosse intenzionato a cacciare un €uro era ovvio, e non credo valga la pena riferirsi alle migliorie o a qualsiasi altra questione giuridica per giustificare l’attegiamneto pilatesco delle istituzioni.
    Possiamo comunque consolarci perchè visto quanto accaduto con lo stadio del baseball per i disabili il disinteresse del Comune è tutto sommato una buona notizia.

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