martedì, Maggio 28, 2024
L'OpinioneNews

E SE GIORNALISTI E DISABILI VENISSERO DELOCALIZZATI NEL “SETTORE BORTOLON” DEL TARDINI?

DSC00463(gmajo) – Sì, certo, il titolo è volutamente provocatorio, è inutile star qui a nascondersi dietro uno stecchino e negarlo, ma proprio non vorrei che il trasloco forzoso nel settore Bortolon di giornalisti e disabili un giorno diventasse davvero l’ultima frontiera strologata dal Parma FC e da G Sport per venire incontro ed accontentare le sempre più pressanti richieste di spazi per l’Upper Class allo stadio Ennio Tardini. Quando si tratta di costruire G Box, G Lux e compagnia cantante, risorse, progetti ed autorizzazioni non mancano mai: l’ultima novità, che abbiamo potuto constatare DSC00461direttamente ieri sera, in occasione di Parma-Olympique Marsiglia, è lo smantellamento della residua porzione della pre-esistente porzione centrale di tribuna stampa (un tempo vanto ed esempio degli stadi d’Italia) ora smontata e rimontata (anche se ancora inagibile) sull’estrema destra, in una zona di tribuna laterale assai prossima alla Curva Sud, e di conseguenza ben distante dalla Curva Nord, ma anche dalla linea equatoriale del campo (come la definiva il mitico Pino Colombi, che sta rivivendo sul web grazie al nipote). A prima vista, però, non dovrebbero esser calati né le postazioni di lavoro, né in generale la capienza: anche al Tardini, tuttavia, come è accaduto anche in altri stadi d’Italia, i giornalisti hanno perso la propria centralità. “E’ un segno dei tempi e della profonda crisi DSC00421della nostra professione”, sospirava ieri sera Sandrone Piovani, mentre cercava di prender dimestichezza con la nuova casa. E così laddove prima penne più o meno pregiate narravano le epiche imprese del Parma Anni 90 ora i possidenti potranno gozzovigliare o abbeverarsi di bollcine guardando la partita o dal vivo attraverso le vetrate o sul grande schermo al plasma (e non al plasmon…). Poi non si venga a dire che i cronisti hanno una visuale distorta delle cose… Quello che si sta materializzando è l’ultimo colpo di mano verso i pennivendoli, già da qualche tempo esiliati verso Sud. Alcuni anni fa, infatti, per trovare nuovi spazi per i vip (anche se la tribunetta ricavata senza comfort avrebbe finito per esser sempre  un po’ snobbata anche perché lontana dal cuore della mondanità) i banchi centrali vennero fatti sloggiare e appunto riposizionare al Centro Sud, cioè in quell’unico settore ribattezzato “E”, agibile ieri (come premurosamente era stato scritto da fcparma,com il giorno prima di Parma-OM: “Sempre ai media si segnale che la tribuna DSC00447stampa del Tardini è attualmente interessata da lavori di ristrutturazione ed è pertanto solo parzialmente agibile. Il settore che accoglierà giornalisti ed addetti ai lavori impegnati a seguire Parma-Olympique  sarà quello contraddistinto dalla lettera "E". Parma Fc si scusa per eventuali disagi che potranno verificarsi”. Meno male che la ristrutturazione non ce l’hanno contrabbandata, come era di moda dire ai tempi di Parma Città Cantiere, per “riqualificazione”: anche perché di riqualificato non c’è un bel niente…). Qualche anno fa raccontai la storia della “fu camera oscura”, poi trasformata in una ennesima saletta (G Gold) di ristoro del Gran Ristorante Parma, che offre tavole in bella vista sul campo, vanto del Presidente Ghirardi, che non a caso ritiene il Tardini il secondo più bel stadio d’Italia dopo lo Juventus Stadium… Bella forza: frequentando solo i lussuosi DSC00458spazi per l’Upper Class capisco anch’io che ci si possa fare una idea del genere, ma basterebbe uscire dalla campana di vetro e fare due passi in Nord, o nei distinti per capire come invece il povero Ennio sia uno dei più obsoleti. E non parlo solo della copertura della Nord, opera impegnativa, per la quale Leonardi si era prima sbilanciato (“E’ una vergona che nel 2012 piova in testa ai nostri tifosi. Il nostro prossimo obiettivo, anche a discapito di qualche risultato, sarà quello di sistemare e mettere a posto lo stadio Tardini”), salvo poi fare una precipitosa marcia indietro, trincerandosi dietro la foglia di fico della mancata entrata in vigore della Legge sugli Stadi (che peraltro non sarebbe poi così fondamentale, come dimostrato dall’Udinese, e da come aveva affermatocontinuato a ribadire Andrea Valentini, uno che se ne intende, essendo stato presidente del Credito Sportivo nell’intervista esclusiva concessa a  stadiotardini.it, allorquando è diventato AD del Padova), ma perfino di quella piccola tettoia che possa finalmente andare a proteggere i disabili dello stadio Tardini di Parma, da alcuni anni lasciati all’addiaccio.

un tetto per i disabili del tardini

DSC00422Sapete bene che è in corso una campagna di sensibilizzazione di stadiotardini.it per far sì che possa, finalmente !, esser dato ascolto all’appello lanciato dal tifoso in carrozzina Fabio Giarelli al sindaco, a Ghirardi e a Cassano: da stanotte abbiamo sacrificato, per questa causa, uno degli spazi pubblicitari più nobili di stadiotardini.it, alias il banner di sotto-testata, per tenere ben in evidenza il monito. Egli già due anni fa, con la medesima umiltà e toni urbani, si era fatto portavoce anche per gli altri tifosi diversamente abili di questa loro situazione di disagio nella nuova collocazione datagli all’Ennio (per ragioni di sicurezza vennero fatti spostare dall’alto della piccionaia opposta, appunto a sotto i distinti, dove piove di straforo: del resto, in caso di evacuazione, diventava un problema DSC00420giacché non c’erano adeguate vie di sicurezza, ma si utilizzava un montacarichi): ci furono anche solenni promesse, ma poi non vennero mai mantenute, se pochi giorni fa, in occasione del funerale del povero Marco Federici della Gazzetta di Parma, Fabio mi ha chiamato a casa sua per video-registrare un nuovo secondo appello. A proposito: Federici, amico di infanzia di Giarelli, proprio prendendo spunto dalle sue condizioni si era fatto paladino di diverse campagne, sul quotidiano locale, a favore dei disabili, ma altrettanta sensibilità non l’ha certo avuta il suo collega che l’altro giorno ha tralasciato, nella certosina trascrizione proposta, la mia domanda e la relativa risposta di Cassano su questo tema scottante. Mi conforta sapere DSC00419che Leonardi avrebbe, nelle ultime ore, chiesto lumi ai suoi collaboratori su questa incresciosa situazione. Speriamo che si possa davvero sbloccare qualcosa, anche se spero non mi dia retta nell’idea balzana di delocalizzarci tutti, disabili e giornalisti, nel settore Bortolon, ghettizzandoci… Tra l’altro quella porzione di stadio, tornata nella piena disponibilità del club, non è stata rimessa in servizio, poiché non adeguata: e dire che prima, quando era sotto sequestro, a lungo era stato invocato il dissequestro…

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

11 pensieri riguardo “E SE GIORNALISTI E DISABILI VENISSERO DELOCALIZZATI NEL “SETTORE BORTOLON” DEL TARDINI?

  • Ermete Bottazzi

    non si lamentino poi della scarsa visibilità che la stampa nazionale dà al Parma… se offri merda (perdoni il francesismio), ricevi merda

  • Anche Piovani?

    • Certo. C’è la foto che lo inquadra tutto decentrato a Sud… Mica gli possono fare una scrivania personalizzata al ristorante… (o no?)

  • Pensavo che essendo Piovani amico intimo di Ghirardi avesse un trattamento privilegiato

    • No, anzi: sono proprio i giornalisti delle testate ritenute più importante, e preservate durante le rivoluzioni del recente passato per le esigenze dell’Upper Class, a venire penalizzate da questa nuova situazione. I banchetti spostati, infatti, sono proprio quelli su cui sgobbavano i Gazzettisti (di Parma e dello Sport) e quelli delle principali testate quotidiane nazionali, che erano riusciti a rimanere nei posti da sempre occupati dai giornalisti.

      Poi non so se a questo punto verranno spostati direttamente loro più Sud oppure chi stava già a Sud, dopo la precedente “ristrutturazione”, a “scendere” ulteriormente…

      Tra l’altro registravo ieri lamentele per il mancato servizio, in tribuna stampa, del wi fi: in effetti il Tardini è uno dei pochi stadi dove questo servizio ai media non viene offerto, anche se in sala stampa – lo avevo personalmente verificato il giorno della presentazione di Cassano – è stata attivata una apposita rete senza fili, fruibile anche dai pc dei giornalisti.

      Spostare i banchi di lavoro significa anche spostare cablaggio e prese elettriche, telefoniche, e per accesso internet.

      Quale consigliere in carica del Gergs, eletto nelle ultime elezioni, posso dire che l’organismo, emanazione dell’Ussi, Unione Stampa Sportiva Italiana, non era al corrente di questi lavori in corso, come mi hanno confermato alcuni dei colleghi anziani, che siedono in quel consesso da più tempo di me. Di solito la gestione delle tribune stampa è concertata con tale istituzione, ma non mi pare che le cose siano andate esattamente così in questo caso…

      Cordialmente

      Gmajo

  • Ermete Bottazzi

    esposto esposto esposto: Majo against the machine

  • abbiamo uno stadio che sta su col nastro adesivo,sempre meno capiente sempre piu’ fatiscente,con un lato distinti in tubi innocenti stile anni 70,mediamente mezzo vuoto il cui accesso e’ diventato un percorso ad ostacoli per i normodotati figuriamoci per chi ha dei problemi deambulatori,ed io taccio !

    w il centenador !

  • Se lo stadio è sempre più inadeguato (il termine fatiscente è francamente esagerato) la ragione, egregio Assioma, è che è di proprietà pubblica e il settore pubblico, ormai da anni, di risorse ne ha sempre meno. Infatti i cantieri nelle città spesso rimangono aperti e le buche nelle strade aumentano, mica solo è il Tardini che soffre di vetustà. Del resto, finché i soldi dei contribuenti finiranno per pagare le banche tedesche, il Fiscal Compact e il fondo Salva stati, ahivoglia recuperare somme tagliando sugli sprechi. Ma questo è tema di politica economica e qui è fuori luogo. Non lo è però notare che se il Tardini non viene ammodernato la colpa non è certo della società, visto che nessuno investe su una proprietà altrui. Quindi, si possono certo criticare le scelte del Parma Fc riguardo i box, il bar e la tribuna stampa, ci mancherebbe, ma per la mancata copertura o per i tubi Innocenti non ha senso prendersela con Ghirardi o Leonardi. Prendetevela con i politici. E lasciate stare il Centenario: non si può chiedere a Ghirardi di sborsare decine di milioni di euro per migliorare lo stadio del Comune, perché il Parma compie cent’anni. Caro Assioma, criticare le piace, e lo capisco, ognuno ha i suoi hobby. Ma cerchi di non sbagliare l’obiettivo

    • Salve Gustavo,

      il ragionamento che Lei fa è giusto in parte, nel senso che una soluzione imprenditorialmente interessante per mantenere a un livello decoroso il teorico secondo stadio più bello d’Italia (così crede il Ghiro) anche la società Parma FC, di concerto con la municipalità, avrebbe potuto trovarla. Ma non mi pare ci sia molta volontà bilaterale per venir fuori da questo cul de sac. Né credo serva molto trincerarsi dietro la mancata entrata in vigore della legge sugli stadi. Poi che Parma, come asserito dall’assessore Marani, non abbia grandi numeri per fare grandi opere allo stadio può anche esser vero, ma il minimo indispensabile per la manutenzione (che da convenzione mi sa che tocchi al Parma) lo si poteva anche fare, senza far sì che l’Ennio non fosse così degradato. Porte dei cessi che mancano, biche dappertutto, cancelli chiusi con spranghe, muri di recinzione che cadono sono solo alcunid egli esempi sotto gli occhi di tutti, meno che della proprietà, che si bea con i lavori per l’Upper Class, senza neanche dare uno straccio di copertura ai poveri disabili da anni esposti alle intemperie. Così come esposti alle intemperie li sono i tifosi della Nord, cui Leonardi fece promesse (adegureremo il Tardini, magari a costo di risparmiare su un giocatore), salvo poi tornare sui suoi passi…
      Insomma: non credo si possano assolvere con formula piena. E così come permessi, progetti e soldi saltano fuori per riempire di G box e compagnia cantante lo stadio, sempre più per ricchi, non capisco tutte le difficoltà che emergono nel dare un semplice tetto ai poveri disabili del Tardini.
      Cordialmente
      Gmajo

  • L’argomento stadio è molto delicato. Dopotutto il Parma è una società assolutamente privata e le società private di norma si pagano tutto da sole, senza particolari agevolazioni da parte dello stato/comune/provincia/regione. Anzi, di solito stato-comune-provincia-regione colpiscono le società private con ogni sorta di balzello. Se il Parma vuole il Tardini, per sviluppare la propria attività, il Comune, se ne ha facoltà, può valutare anche la sua cessione, purchè ciò sia nell’interesse pubblico. Magari è più conveniente venderlo o cederlo a delle imprese, per creare nuovi insediamenti residenziali, commerciali e verde pubblico. Ha senso che il Comune di Parma debba farsi carico dello stadio Tardini, quando questo è utilizzato esclusivamente da un’unica attività privata? Non credo.
    E’ nell’interesse pubblico che il Comune di Parma ceda al Parma, a prezzo agevolato, per un certo numero di anni, i diritti di superficie su tale area affinche questo ci faccia ciò che preferisce? Non credo.
    Se il Parma calcio vuole il suo stadio, com’è giusto, per sviluppare tutta una serie di attività terze che possano produrre entrate diverse, deve comprarsi l’area e costruirselo, pagando quello che pagano tutti. Un progetto del genere potrebbe attrarre anche altri imprenditori. Certo, in questo momento, con il settore edile che sta collassando, è quasi inconcepibile. Ma se è inconcepibile allora non parliamone. Oppure diventa concepibile solo se il Comune di Parma aliena un suo bene senza guadagnarci? Ma la Corte dei Conti non avrebbe nulla da dire al riguardo? Se il Parma si è fatto il centro direzionale a Collecchio, può farsi anche questo. Il Comune non ha neppure i soldi per chiudere le buche-voragini (e non parlo di asfaltare le strade!), figuriamoci se può permettersi di regalare soldi al calcio professionistico. Si dissanguano le ditte con IMU e tasse sui rifiuti per dare agevolazioni ad una squadra di calcio privata? Va bene essere tifosi, anche ultrà, ma quando si parla di soldi ognuno deve pagare di tasca propria.
    La festa del centenario a Ravadese, la festa dei Boys a Beneceto, la sede del Parma a Collecchio, lo stadio? Mo che lo facciano dove ne hanno voglia (mica c’è bisogno che sia in via Cavour), con tutte le attività che ne hanno voglia. Sarà nel loro interesse far si che sia comodo e facilmente raggiungibile da noi tifosi. Non c’è bisogno di leggi speciali, basta cacciare la pila se no accontentarsi, che già così va di lusso!!!!!

  • PS: L’accontentarsi è riferito al Parma calcio, non certo ai disabili, ai giornalisti e a noi tifosi (che il biglietto/abbonamento lo paghiamo a prezzo pieno).

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