mercoledì, Maggio 29, 2024
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IL METODISTA / DA LIEDHOLM A DONADONI: riflessioni su quel Morrone “alla Beckenbauer”

gianni-barone1di Gianni Barone (*) – Cos’è il genio? Si domandavano in “Amici miei” il Melandri e il Conte Mascetti. Il genio, replicava il Perozzi (il giornalista interpretato da Noiret) è fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione. Nel calcio il genio non sono solo i cosiddetti “top player”, termine che ormai sta rompendo le scatole, il genio nel calcio può essere rappresentato anche dalla capacità di alcuni allenatori d’inventarsi qualcosa di nuovo, tipo nuovi ruoli per giocatori, soluzioni tattiche semplici e volte vincenti oppure schierare un giocatore di centrocampo in difesa. Questo perché la questione del ruolo del giocatore è, per ogni allenatore, un problema d’intuizione, di fantasia e soprattutto di colpo d’occhio. La storia tattica del calcio è piena di tutto questo, basti pensare ai tanti calciatori che grazie al’oc ( come direbbe Sacchi oltre che al bus del c..) dell’allenatore hanno trovato la collocazione giusta e quindi la loro fortuna. Il caso più evidente è quello di Pirlo, da rifinitore a regista, però occorre ricordare i vari Di Chiara, da ala a terzino, Bagni, da ala a mediano, Ancelotti, da centravanti a centrocampista, Comi, da attaccante a difensore centrale, Berti da centravanti a mediano. Però non è solo questione di ruoli, visto che negli anni 70 il fenomeno olandese del calcio totale, stava cercando di spazzare via questo tipo di concetto. Tutti ricordano Cruijff, Neeskens grandi icone di giocatori senza ruolo fisso capaci con il loro modo, all’epoca, rivoluzionario, d’interpretare ottimamente, dal punto di vista tattico, la gara. Ecco, nonostante loro, i loro compagni, però, il ruolo fisso al contrario lo possedevano, basti ricordare il mediano mastino Jensen, l’elegante difensore esterno Krol, il baluardo difensivo Rijsbergen oltre ai due rapidi attaccanti esterni Rep e Rensenbrick e soprattutto Van Haneghem che doveva essere il regista, ma che tatticamente copriva in maniera straordinaria tutti i buchi e soprattutto le avanzate di Haan grande esempio di centrocampista prestato, per esigenze e intuizioni del tecnico, nella fattispecie il Santone Rinus Michels, al ruolo di difensore, all’epoca, moderno. Però quel calcio ci ha permesso di capire che non si nasce e si muore sempre nello lo stesso ruolo. Ai tempi del calcio pre-zona, quindi metodo sistema, e loro varianti, i ruoli erano oltre che ben definiti anche fissi, cioè mediano destro, mediano sinistro, mezzala destra, ala sinistra e così via. Poi ci fu il catenaccio che, pur mantenendo un’impostazione tattica molto rigida nei ruoli, introdusse la figura del “libero” vera grande innovazione, cioè a dire un giocatore schierato alle spalle di tutti capace di agire liberamente nell’interesse tattico della squadra. E proprio da lì che sono nate le intuizioni tecniche da parte degli allenatori in fatto di ruoli. Il dilemma era chi schierare alle spalle dell’ultimo difensore, il centromediano divenuto poi , all’inglese stopper, un altro centromediano, un terzino o oppure un ex mediano quindi un centrocampista? Molti optarono per il difensore aggiunto altri invece scelsero addirittura una mezzala. Fu il caso del Milan 59-60 e 60-61 che, per opera dell’allenatore Luigi ”Cina” Bonizzoni, mise alle spalle dei difensori Maldini e Salvadore Nils Liedholm che di mestiere aveva sempre fatto la mezzala da i piedi buoni. Quello fu il primo caso ma ne seguirono altri tanto che negli anni e furono molti i giocatori nati centrocampisti trasformati in libero, i più famosi Cera del Cagliari, Scirea della Juventus, Tricella del Verona, Janich del Bologna. Successivamente con l’avvento della zona qualcosa è cambiato in fatto di rigidità dei ruoli, ma la tendenza, da parte di alcuni allenatori, di schierare sulla linea a 4 dei difensori o alle spalle nello schieramento a 3 non si è certo esaurita, anzi. Proprio Liedholm allenatore, ricordando la sua esperienza da giocatore, ha preferito, spesso, schierare in difesa un centrocampista, il caso Di Bartolomei, nella Roma e nel Milan, ha fatto scuola, al punto che Sven Goran Eriksson, svedese come Liedholm, nelle sue prime esperienze italiane non ha esitato ad impiegare nel ruolo di difensore addirittura due centrocampisti quasi attaccanti con Ruud Gullit(Sampdoria 93-94 e 94-95) e Zibì Boniek (Roma 85-86 e 86-87). Arrivando ai giorni nostri i casi si sono ampliati da Cambiasso nell’Inter passando per Migliaccio del Palermo, Marrone della Juventus fino ad arrivare a De Rossi, Roma e Nazionale, e soprattutto Palombo che nella Sampdoria di quest’anno dovrebbe essere stabilmente impiegato in quel ruolo da Delio Rossi. Ultimo caso quello di Stefano Morrone, centrale nella difesa a 3 per un tempo nell’amichevole con il Gubbio e nella mini partita di 45 minuti con il Perugia al fianco di Felipe e Benaluoane. Sarà un caso o un esperimento con il quale Donadoni vorrà verificare l’adattabilità al ruolo da parte dell’ex capitano? Di sicuro Donadoni appare sensibile a questo tipo di novità, c’è da dire inoltre che l’esperienza del giocatore potrebbe anche essere utile alla soluzione tattica ipotizzata, in ogni caso occorrerebbe attendere ulteriori verifiche anche con avversari di pari livello. Quello che è certo è che un centrocampista in difesa può avere dei vantaggi, si ritorna allo spirito del il metodistacentromediano metodista cioè di un giocatore che oltre a difendere sappia impostare l’azione in un certo modo e non si limiti ad allontanare il pallone, inoltre in area si ha un elemento abituato non solo ad andare sull’uomo o dove è pallone, ma un giocatore capace di leggere le situazioni e capire dove potrà essere o andare il pallone. Possono sembrare sottigliezze o banalità però avere l’uomo giusto al momento giusto, magari sulla linea di porta, potrebbe aiutare e il centrocampista, in fatto colpo d’occhio e velocità d’esecuzione, per dirla all’Amici miei sembra essere avvantaggiato rispetto al difensore. Su questo sia Liedholm che il Conte Mascetti concorderebbero… Gianni Barone (*)

(*) Gianni Barone è stato radiocronista dai primi anni ’80 di Radio Emilia e Radio Onda Emilia. Negli anni ’90 ha raccontato le gesta dei Crociati su Radio Elle e Lattemiele in coppia con Gabriele Majo. E’ stato telecronista di La 7 e Tele Nova, nonché opinionista di Teleducato. E’ autore, con Paolo Corsanici, del saggio “Il Metodista”

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Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

Un pensiero su “IL METODISTA / DA LIEDHOLM A DONADONI: riflessioni su quel Morrone “alla Beckenbauer”

  • Molti centrocampisti dai piedi buoni sono diventati difensori centrali….il mio mito resta Kaiser Franz Beckenbauer. Di Morrone si può’ dire tutto ma che abbia piedi buoni direi proprio no. Ad ogni modo in questo periodo tentar non nuoce

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