DA GRILLO PARLANTE E FORMICHINA NON POSSO BENEDIRE IL MERCATO CICALA CROCIATO – editoriale di Gabriele Majo, direttore di stadiotardini.it

(gmajo) – Se si dà un’occhiata solo ai nomi – Cassano su tutti – quello del Parma Calcio è indubbiamente stato un mercato alla Paperon De’ Paperoni, cui non eravamo certo abituati durante l’oculata, attenta e talora sparagnina gestione del tandem Ghirardi-Leonardi, con quest’ultimo, nel recente passato, spesso costretto a virtuosismi per fare le classiche nozze coi fichi secchi, non avendo molti liquidi da scialacquare. E’ stata, poi, una sessione in netta controtendenza rispetto al passato, anche per le mancate dismissioni, cui, per la ragion di stato, il club era sempre costretto onde garantirsi la gestione corrente senza dover fare ricorso ad iniezioni della proprietà. Non a caso ieri, del resto come la sera prima nella telefonata a Bar Sport, Pietro Leonardi ci ha tenuto a ringraziare il CdA “che ha rilanciato nell’anno del Centenario per regalare emozioni ai nostri tifosi”. Nella stessa sede il Leo ha pure riferito che  “c’è stata la rinuncia da parte nostra a entrate certe, non solo Sansone: il Sunderland ad esempio aveva formulato un’offerta per Biabiany ma l’abbiamo rifiutata”. Proprio in virtù degli arrivi, sulla carta, di alta qualità, e l’esser riusciti a trattenere i più forti, eccetto Belfodil, sono fioccati voti alti da parte degli esperti di mercato sull’operato del Plenipotenziario e del suo staff. Ma da inguaribile Grillo Parlante, mi trasformo in formichina, per ragionare su questo mercato un po’ cicala del Parma, che non posso benedire con gli otto elargiti a man bassa dai superficiali, poiché la massaia migliore, come spesso ricordo in queste occasioni, non è quella che spende e spande, ma colei che sa meglio amministrare le risorse, attenta al discorso qualità/prezzo. Per questo motivo io non mi sento di andare oltre la piena sufficienza (6,5), nel voto al coraggioso mercato del Parma, perché l’alta media per l’esser riusciti a portare a casa un top player e aver trattenuto in organico i più forti, viene abbassata perché si poteva ottenere lo stesso una formazione competitiva, anche senza largheggiare così tanto, avendo più fiducia nei propri giovani e proseguendo sul filone del virtuosismo dei mercati passati, proprio grazie ai quali ci si è potuti permettere questa estate da nababbi, che non è detto possa ragionevolmente esser ripetuta anche in futuro. Lo scorso anno il mercato di scommesse, senza grandi nomi eccetto Amauri, ha consentito al Parma, ad esempio, di far lievitare al massimo il valore del cartellino di Belfodil, grazie al quale ha potuto permettersi Cassano. Con i trentenni scritturati stavolta non si può certo guardare troppo al futuro o sperare in prossime succulente plusvalenze. Il discorso è anche tecnico: mi pare che il conservatore Donadoni abbia la tendenza a puntare più sull’usato sicuro che non sui nuovi: adesso, come ricordava ieri Leonardi, le alternative non gli mancano. Diciamo, però, che una trentina di calciatori sono anche troppi. E il tecnico, sia nel Mulino Bianco, che fuori, ha più volte esternato il concetto che avrebbe preferito allenare una rosa numericamente ridotta. Non solo; gli ultimi arrivi, segnatamente Gargano, ma anche Obi, sembrano voler suggerire all’allenatore di perseguire nuove strade in mezzo al campo, che non puntare in regia sul solito Valdes, che non credo fosse un caso fosse stato trattato fino in ultimo al mercato. Però se si virerà ora al 4-2-3-1, che da settimane predico perché valorizzerebbe al meglio, a mio avviso, tutti i talenti offensivi (Biabiany, Cassano, Sansone alle spalle di Amauri), si saranno persi i due mesi di preparazione dietro al solito 3-5-2 col solito cileno, col solito Marchionni e col solito Parolo. Si dirà che Gargano e Obi sono arrivati solo ora (e giustamente il Leo ha spiegato che certe situazioni si possono sbloccare solo a fine mercato), però per applicare il sistema di gioco a me caro bastava anche Chibsah (con a fianco uno qualsiasi tra Parolo, Acquah, Munari etc.), senza per forza dover prender Gargano, per permetterci il quale se ne va in fumo la plusvalenza ricavata dal giovane mezzo-acquistato dal Sassuolo. Tra l’altro, visto che il CdA aveva aperto i cordoni della borsa, dando l’ok alla unanimità (almeno così pare) alla non dismissione di Sansone, era proprio così fondamentale, così necessaria, la rinuncia a Chibsah, che dal Plenipotenziario, poche settimane prima, era stato presentato in pompa magna come la più importante operazione estiva del Parma, avendolo strappato alla Juve, per 1 milione di euro? L’altra sera a Calcio & Calcio, in diretta, mi era sfuggito l’aggettivo “schizofrenico” a proposito del mercato del Parma: di solito preferisco non utilizzare termini così coloriti, che non sono nelle mie corde, e mi dà fastidio quando li usano altri, ma lì per lì non avevo trovato di meglio per render l’idea del tutto e contrario di tutto che sembra essere alla base di questo mercato certo in discontinuità col passato. Ad esempio: se una volta il virtuosismo era prendere i giovani promettenti per farli maturare e rivenderli alle grandi spendaccione per ricavarne una plusvalenza – l’ultimo esempio è appunto Belfodil – adesso si è virato, probabilmente nell’intento di “vincere” qualcosa subito nell’anno del Centenario (e quel vincere qualcosa deve essere tradotto in un “concorrere fino all’ultimo, senza, pause, per il sogno Europa, e poi se si è dato tutto, ma altri sono più forti, pazienza, ma non mollare a metà stagione, come un anno fa), su calciatori già maturi, sperando che nel frattempo non marciscano, che é un attimo… Insomma, letto così, da grillo parlante, o formichina, mi pareva più da otto, il mercato 2012, che non il 2013… I già citati casi di Sansone e Valdes, mi danno l’idea che pur essendoci, nel Mulino Bianco, a parole tutto concertato, poi nei fatti non sia così: il primo, per dirla all’Angella, era già al Casello di Modena Nord, quando poi c’è stato il contrordine ed è stato fatto tornare indietro, poiché la proprietà si è sacrificata (anche per venire incontro ai propri tifosi, dopo le sollevazioni – virtuali – di piazza) e ha deciso di tenerlo, anche se poi l’allenatore, per il quale evidentemente non è così fondamentale, ha continuato a utilizzarlo col contagocce; il secondo ha continuato ad essere schierato e difeso dal tecnico, mentre la dirigenza lo trattava col Toro, con l’affare sfumato solo alla fine. Mi sbaglierò, ma sull’enigma Valdes si gioca, ancora una volta la stagione del Parma: ché il cambio di filosofia, con lui in campo o fuori, cambia radicalmente le cose. Si potrebbe parlare anche di Benalouane, che tutto sommato aveva fatto il suo dopo la partenza di Zaccardo, ma che, dopo aver rinnovato il contratto, è stato a lungo trattato sul mercato inglese per poi finire per restare, pur essendo nei fatti emarginato. Diciamo, insomma, che c’è anche qualche incompiuta, poiché in rosa sono rimasti calciatori che se anche fossero stati ceduti l’allenatore non avrebbe pianto (anzi…). Il Columnist Luca Russo, ritiene il mercato crociato imperfetto per la mancanza di una prima punta in alternativa ad Amauri: io su questo punto sarò coerente con me stesso, nel ribadire che tutto sommato, fino a gennaio, si può provare anche a rimanere così, per poi, semmai, intervenire alla riapertura dei battenti, correndo ai ripari. Dando fiducia, fino ad allora, a Okaka, e a Palladino, che sono rimasti in organico. Qualcuno interpreterà queste mie parole, come abitualmente fa, scambiandole per ricerca del pelo nell’uovo, ma in realtà ho solo voluto evidenziare alcune situazioni che non mi convincono e che potrebbero trasformarsi in criticità e che ho voluto porre all’attenzione dei lettori, motivandole, giacché non mi piace fermarmi alle apparenze, o dare degli otto solo perché sono arrivati dei grandi nomi. Il mio 6,5, infine, è relativo solo al mercato della prima squadra: il fenomeno dei 300 e rotti movimenti su quello minore non sono ancora in grado di comprenderlo a fondo (sono de coccio), e quindi continuo a tenere sospeso il relativo giudizio fin quando non ne avrò meglio capito la grande portata. Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

3 pensieri riguardo “DA GRILLO PARLANTE E FORMICHINA NON POSSO BENEDIRE IL MERCATO CICALA CROCIATO – editoriale di Gabriele Majo, direttore di stadiotardini.it

  • 4 Settembre 2013 in 15:40
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    Ciao Direttore,
    difficile dare voti, ma sono moderatamente soddisfatto. Fosse arrivato all’ultimo Maxi Lopez lo sarei stato ancora di più. Un’altra prima punta di spessore ritengo infatti che sarebbe servita parecchio. Sulle società satellite e sulle 100 compravendite credo invece che il giudizio vada sospeso: sono operazioni in prospettiva e, di fatto, non hanno nulla a che vedere con la rosa attuale. Concordo con te sulle perplessità per Benalouane, rinnovo con lodi ai miglioramenti e poi all’asta in Premier.. è rimasto, teniamolo in considerazione, in difesa – escluso Paletta – bisogna scegliere i “meno peggio”. Sulle vicende Sansone e Valdes pesano evidentemente le valutazioni del tecnico e allora bisogna domandarsi sia giusto assecondarle totalmente oppure Donadoni dovrebbe essere più aziendalista e limitarsi a dare suggerimenti anzichè porre veti. Io credo che il tecnico vada dapprima scelto con molta cura e poi assecondato per quanto possibile in modo che possa proporre al meglio le proprie idee. Infine, contento per Obi e naturalmente Cassano, a Gargano invece preferivo Marrone o, comunque, un calciatore che potesse fare qui il salto di qualità (temo sia qui per svernare)

    • 4 Settembre 2013 in 15:58
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      Ciao Gabriele,

      come scrivevo nell’editoriale io penso che tutto sommato, fino alla prossima finestra, si possa puntare sull’attuale organico anche in attacco, senza particolari timori. Uno come Quagliarella sarebbe stato uno spreco (un problema in più per lo spogliatoio, oltre che per il cassiere per lo stipendio) in un club in cui il tecnico non riesce nemmeno a far giocare Sansone, per il quale la sua società si è svenato per trattenerlo, rinunziando a una ricca plusvalenza. Maxi Lopez pare abbia qualche problema personale: non ci era bastato Pabon? dai, tentiamo con ‘sto Okaka e vediamo dove si va a finire. Gennaio non è lontano. E poi c’è Cerri. O no?

      Per me Donadoni è un aziendalista, però, forse, è un po’ troppo cocciuto sulle sue convinzioni. Quella di Valdes, che pareva una idea geniale (il Parma di Colomba era nato, in estate, senza registi, poiché giocava col 4 4 2, e al limite c’era Musacci, e il Dona si inventò il cileno in quella posizione) alla lunga si è rivelata un boomerang: del resto non credo che ce lo avesse ordinato il medico di giocare con un mediano davanti alla difesa… Non per esser insistente (e cocciuto quanto lui), ma per sfruttare al meglio il proprio parco giocatori andava bene un bel 4 2 3 1 , senza bisogno di svenarsi per Gargano e tenendo un giovane di prospettiva come Chibsah. Nel mio ideale 4 2 3 1 non a caso avevo fatto fuori il regista, puntando su due mediani. L’altra sera a Calcio E Calcio avevo evidenziato il repentino passaggio dalla coppia Morrone-Valiani del primo anno (entrambi con dei piedi non propriamente sopraffini) a questa leggera mediana dei piedi buoni, senza incontristi. Comunque dovendo tenere fuori uno per far spazio a Cassano, io non avrei fatto fuori Sansone, ma appunto il cileno. Però, appunto, sono convinzioni.

      Certo su Valdes e Sansone i comportamenti sono stati un po’ ondivaghi….

      saluti

      gmajo

  • 4 Settembre 2013 in 18:52
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    un mercato da naderon de naderoni

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