IL COLUMNIST / “I TRE MOTIVI PER CUI, SE FOSSI IN GHIRARDI O LEONARDI MI LIBEREREI DI DONADONI”

il columnist luca russo(Luca Russo) – In una serie A sostanzialmente non ricchissima né di talento né di talenti e spaccata in due dal calciomercato, che ha reso ancor più forti le formazioni di prima fascia che forti lo erano già prima e ulteriormente indebolito quelle che fragili lo erano anche a maggio (con la conseguenza che per le seconde, da quest’anno, è assai complicato giocarsela alla pari con le prime o pensare di poterle battere), le scelte e la mano di un allenatore pesano più di quanto si possa immaginare. Quando, invece, di qualità – e di materiale umano a disposizione – ce n’è in abbondanza, il ruolo e l’influenza del tecnico smarriscono un pizzico del loro ascendente ed è la squadra, ed in modo particolare i suoi elementi di spicco, a determinare la buona o la cattiva sorte di chi l’allena. Al contrario, in tempi di vacche magre, e quelle della A attuale sono magrissime (se non ridotte all’osso), sono le idee a far la differenza ed è una prerogativa di chi le veicola, e cioè degli allenatori, farne lo strumento attraverso il quale ricoprire di gloria, o ‘vergogna’, le formazioni che dirigono. Ecco perché, al lume delle poco rassicuranti condizioni in cui al momento versa la massima serie, è importante che un presidente ed un direttore sportivo sappiano districarsi in materia di allenatori, e cioè che sappiano sceglierne uno buono prima di approssimarsi al via oppure che siano in grado di tenerselo o licenziarlo a seconda dei risultati che raccoglie durante l’anno. Se adesso fossi nei panni del presidente Ghirardi o se avessi i poteri di Pietro Leonardi, considerando il poco di buono che il Parma ha combinato tra il primo ed il secondo atto del campionato che ci accompagnerà verso i nostri 100 anni, farei recapitare la notifica di sfratto a Roberto Donadoni. Perché? Beh, trovateli voi dei motivi per cui l’attuale tecnico debba restare al nostro capezzale. Io, intanto, ne ho già trovati tre per cui ritengo che il Parma possa serenamente liberarsene.

Primo: a gennaio dell’anno passato, Donadoni è stato arruolato dai Crociati perché mettesse la squadra nelle condizioni di sprigionare quel calcio propositivo che, secondo il parere del Presidente e quello del Plenipotenziario, con i suoi predecessori non si era mai visto (eccezion fatta per Paquale ‘Guardiola’ Marino). Ebbene, nel campionato e mezzo scorso e nelle prime due apparizioni della stagione ‘in progress’, quanto calcio propositivo, offensivo e spumeggiante si è visto a Parma e dintorni? Nemmeno un po’, secondo il mio parere. Certo, sotto la gestione del tecnico bergamasco l’anno scorso abbiamo battuto l’Inter con una prestazione maiuscola ed una bella rete di Sansone (toh, che caso…lo stesso Sansone che oggi viene sistematicamente costretto alla panchina) e arrestato l’inarrestabile marcia dell’Eurostar juventino diretto a velocità folle verso un altro scudetto. Al Tardini i bianconeri han dovuto fare la fermata e consentire la discesa ad un paio di punti: tutta ‘colpa’ del pari apparecchiato dalle reti di Pirlo, su punizione, e Sansone (di nuovo lui!). Ma, tolte queste due rondini che di certo non possono e non riescono a far primavera, il Parma marcato Donadoni non ha mai divertito più di tanto né ci ha incantato col calcio ‘spagnoleggiante’ che si era proposto di offrire. E, anzi, nelle prime due giornate di questo campionato sono stati i nostri avversari ad apparire significativamente propositivi. Il che è tutto dire se si considera che abbiamo dovuto vedercela col Chievo, che sabato scorso ne ha prese quattro da un Napoli sì promettente, ma non ancora eccellente, e con l’Udinese, che in Coppa contro il modesto Slovan Liberec non mi aveva destato una gran bella impressione. Dunque, se un allenatore non è capace di portare a termine la missione che gli è stata assegnata, e cioè se Donadoni, nella fattispecie, non è in grado di dare alla squadra quel gioco frizzante fortemente voluto e desiderato dalla dirigenza, che senso ha continuare a tenerselo? Tanto vale liberarcene e sceglierne uno che possa esaudire le richieste dei vertici societari (ammesso che sul mercato ce ne siano di disponibili e validi in questo senso).

Secondo: chi ha preceduto l’ex commissario tecnico della Nazionale, spesso è stato accusato, soprattutto dalla piazza, di ‘far giocare sempre gli stessi e quasi mai i giovani’. Cambiamo direzione tecnica, si disse, e troviamone una che dia spazio e visibilità anche ai ragazzi della panchina e a quelli ancora in ‘tenera età’. Detto, fatto: arriva Donadoni e il tecnico bergamasco accontenta la comunità Crociata ricorrendo spesso a quelle rotazioni e a quei giovanotti cui i suoi predecessori avevano frequentemente rinunciato. La storia va avanti per poche partite, poi, come è normale che fosse e come è normale che accada a qualunque allenatore di una qualsiasi squadra, il mister trova la quadra (o meglio, ritiene di averla trovata) e, soprattutto, l’undici di base che gli offre maggiore solidità e più garanzie. Il Parma vince, dominandole, le ultime sette partite del campionato 2011/2012 e i tifosi, improvvisamente, smettono di invocare a gran voce l’utilizzo di panchinari e ragazzotti. La storia, grosso modo, si ripete l’anno dopo e sta ripetendosi anche quest’anno: se la squadra va male, la colpa è del mister che non ne utilizza tutti gli elementi; se invece infila un risultato positivo dopo l’altro, il merito è dell’allenatore proprio perché non stravolge la formazione che fa punti. Nulla di strano, il tifoso medio cambia opinione a seconda dei risultati e non del gioco espresso dalla sua squadra del cuore. E ad una partita persa giocando bene, ne preferisce una vinta con un solo tiro in porta. Ripeto: nulla di strano. Ciò che invece è strano, e che dovrebbe suggerire a Leonardi e Ghirardi di iniziare a pensare al dopo Donadoni, è che il tecnico continua ad appiopparci lo stesso canovaccio tattico (3-5-2) e gli stessi uomini che non hanno affatto incantato in questo avvio di stagione (oltre che nella scorsa). Come se non ne avesse altri a disposizione. O come se non volesse ammettere di aver puntato su una carrozza e dei cavalli sbagliati. Di solito è la squadra che vince a non dover essere cambiata, mica quella che non vince. Se col Chievo, avversario di tutto rispetto, ma non irresistibile, non si è fatta una gran bella figura, che senso ha riproporre lo stesso undici (anzi 10, perché Munari era inizialmente preferito a Marchionni) e lo stessa schema sette giorni dopo e al cospetto di una formazione di livello superiore rispetto a quello dei clivensi? Non chiedo a Donadoni di assecondare gli umori e le richieste, non sempre razionali, della tifoseria, ma solo di rivedere certe sue convinzioni. E soprattutto quelle che agli occhi della moltitudine appaiono sbagliate, che rischiano di arrecare danni irreversibili al Parma proprio nell’anno più importante della sua storia. Perché a noi non serve un allenatore che sacrifica la squadra in nome delle proprie idee, ma uno che le modella in funzione del materiale che gli viene messo in mano. Né pretendiamo un tecnico che ci dia un gioco spettacolare: ci accontenteremmo di uno che prenda atto dei pregi e dei difetti della squadra e che la faccia muovere e giocare di conseguenza. Senza tanti voli pindarici.

Terzo: prima dell’arrivo di Donadoni il Parma veniva tacciato, a ragione, di scarso mordente. Col tecnico bergamasco le cose non sono migliorate. Ma, al contrario, peggiorate. E non di poco. Da quando l’ex ct della Nazionale si occupa dei Crociati, mai li abbiamo visti con la bava alla bocca o col sangue agli occhi. La squadra è troppo compassata. E lo è, colpevolmente, anche quando è in svantaggio e al triplice fischio manca pochissimo. Insomma, la squadra difficilmente riesce a scatenare l’inferno quando invece dovrebbe. Nell’anno del Centenario ci saremmo aspettati sin dall’inizio un undici voglioso di rivoltare il campionato e le avversarie come un calzino. Per adesso non si è visto nulla del genere. E la colpa è del mister, per il quale pare che le cose vadano bene anche quando in verità vanno parecchio male. Le dichiarazioni che ieri sera Donadoni ha rilasciato a Bisantis, inviato di ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, si commentano da sole. Ne imageavremmo preferite altre, perché a una squadra messa come il Parma è messo in questo momento, non serve un allenatore che le faccia dormire sonni relativamente tranquilli o che ridimensioni i demeriti del proprio undici e i meriti dell’avversario, ma uno che le dia la sveglia. E che lo faccia immediatamente. Altrimenti la stagione rischia di prendere una brutta china. Luca Russo

19 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / “I TRE MOTIVI PER CUI, SE FOSSI IN GHIRARDI O LEONARDI MI LIBEREREI DI DONADONI”

  • 2 Settembre 2013 in 14:27
    Permalink

    Concetto condivisibile. Venenedo alla soluzione: quale allenatore è disponibile per soddisfare queste esigenze? Gasperini? De Canio? Ballardini (forse l’unico anche per via del suo passto), Del Neri? Purtroppo in giro non ci sono dei geni, altrimenti non sarebbero in giro

    • 2 Settembre 2013 in 15:03
      Permalink

      A me, come ho già scritto in altre circostanze, piace assai Zenga. Specie per quel carattere vulcanico che si ritrova e che gli permetterebbe, se glielo lasciassero usare, di svegliare una squadra anestetizzata (evidentemente) dai metodi di Donadoni. Il fatto è che andrebbe testata la sua compatibilità con i caratterini, niente male, di Leonardi e Ghirardi.

  • 2 Settembre 2013 in 15:35
    Permalink

    DEVIS MANGIA!!!! Altrimenti è meglio tenersi Donadoni!!
    Naturalmente cambiare l’allenatore dopo 2 giornate è solo una provocazione, ma di sicuro qualcosa se non tutto va cambiato: nn si può tenere in panca gente come Rosi, Sansone a maggior ragione dopo aver visto in che condizione sono i vari Munari, Biabiany!! Che senso ha giocare col regista se poi questo si limita a passaggetti di 2 metri perché pressato? Forse è meglio fare un centrocampo più fisico, solido, di corsa e rinunciare a Valdes…..potrei proseguire, ma il succo del discorso è che SI DEVONO SVEGLIARE, TUTTI, A PARTIRE DALL’ALLENATORE!!! Anche perché l’Europa quest’anno é ancora più impossibile degli altri anni, per cui è meglio pensare alla salvezza….nell’anno del centenario!!!

    • 2 Settembre 2013 in 16:14
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      Per noi quest’anno l’Europa è come il Mont Ventoux per un velocista in gara al Tour de France: è un’impresa solo immaginare di arrivarci, figurarsi a scalarne le rampe sul serio. Mai come a ‘sto giro la serie A è spaccata in due: da una parte le squadre borghesi, non ricchissime come sembrano, ma nemmeno povere come il resto della combriccola, e dall’altra quelle della classe operaia, prive di danari da investire e di giocatori tali da permetter loro di insidiare le posizioni di vertice. Che siano ritornati i tempi delle sette sorelle? È presto per dirlo, ma ‘temo’ di sì. Il Parma, o almeno quello che ci ha ‘deliziati’ nei primi due turni di campionato, al momento non può esserne parente, nemmeno alla lontana. Ergo: l’Europa era, è e resterà un miraggio. Ma se dovesse succedere ciò che adesso è oggettivamente non pronosticabile, puntuali arriveranno le mie ‘scuse’.

      • 2 Settembre 2013 in 16:22
        Permalink

        Sarà, ma io tutta ‘sta divisione di classe dopo questo mercato non la vedo.

        E, risultati a parte, il Parma sarebbe coi paperoni o coi poveracci?

    • 2 Settembre 2013 in 16:30
      Permalink

      Io credo che la pervicace ostinazione all’impiego di un regista, o di piedi buoni, a prescindere dalla quantità, sia uno dei problemi capitali del Parma di Donadoni da sempre. Non solo di ora.

      E spero che si sistemino in fretta le cose, ché se dovessimo giocare sul serio per salvarci, così come siamo stati strutturati, sarebbero c. amari…

      Cordialmente

      Gmajo

  • 2 Settembre 2013 in 15:40
    Permalink

    L’analisi è condivisibile ma arriva subito dopo la seconda giornata di campionato. Se si voleva cambiare l’allenatore bisognava pensarci prima, prima di fare la squadra e di fare la preparazione. Adesso, ragionevolmente, si aspetteranno i risultati. Saranno quelli a decidere il futuro di Donadoni.
    Zenga piacerebbe anche a me. Però anch’io non ce lo vedo con Leonardi e Ghirardi. Qui abbiamo avuto allenatori che hanno sempre preferito il silenzio… mentre gli altri parlavano. Zenga non credo rimarrebbe zitto!

    • 2 Settembre 2013 in 16:17
      Permalink

      Come ho già scritto nei giorni scorsi, manderei via Donadoni non per il poco di buono che ci ha fatto vedere nelle prime due giornate di campionato, ma per il calcio noioso e assai poco divertente che ci sta offrendo da quando siede sulla nostra panchina, e cioè da un anno e mezzo a questa parte. Un calcio tutt’altro che spettacolare, o comunque diverso da quello che lui, Ghirardi e Leonardi ci avevano promesso.

      • 2 Settembre 2013 in 16:21
        Permalink

        Allora, come giustamente argomenta Marcello, avrebbe dovuto essere mandato via (ergo: tu chieder la sua testa) alla fine dello scorso campionato… Porci il problema del suo avvicendamento dopo una sola giornata (ché tu nei commento lo avevi paventato ancor prima che nel pezzo odierno) è una provocazione da Saltimbanchi…

        • 2 Settembre 2013 in 16:33
          Permalink

          Io l’avrei mandato via addirittura dopo la sconfitta di Catania dell’anno passato. È anche una questione di gusti: a me piace la squadra combattiva e non quella che, non potendoselo permettere, cerca a tutti i costi di esprimere un calcio avvolgente. Che, appunto, non è nelle sue corde. Donadoni non mi pare il tipo di tecnico che è in grado di forgiare la sua squadra come invece riuscirebbe a fare un allenatore alla Mazzone. Ma la sua ‘colpa’ più grande è chiedere al Parma un modo di giocare che, per carenza di piedi buoni, non gli si addice.

          • 2 Settembre 2013 in 16:41
            Permalink

            A Catania avevi anche avuto il coraggio di parlargli di panchina in pericolo, buscandoti un rimbrotto dal tuo allenatore (anche allora avevi esagerato: il percorso da tifoso a columnist è lungo…). Ma se il tuo tipo di allenatore ideale è Mazzone credo che ti convenga cambiare squadra per cui tifare, giacché non mi pare un tecnico di quelli nelle corde del GhiLeo…

            Ciao

            Gmajo

    • 2 Settembre 2013 in 16:27
      Permalink

      Luca ha specificato che lui cambierebbe Donadoni non per l’avvio di stagione, ma perché non ci ha fatto divertire prima. E allora andava scritto (o cambiato) prima…

      Adesso è prematuro, indubbiamente, nonostante la brutta piega.

      Zenga non mi arrapa.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 2 Settembre 2013 in 16:40
    Permalink

    Donadoni ha lo stesso problema di altri predecessori: qui a Parma ti seguono appena arrivato, poi si vivacchia sino all’esonero. Al suo arrivo Donadoni aveva portato risultati ed un gioco piacevole. E’ la società che deve farsi sentire, altrimenti si cambierà come sempre tecnico a dicembre – gennaio e i giocatori all’improvviso inizieranno a volare con i nuovi schemi..
    Qua da diversi anni c’è un ambiente in cui si lavora 3 mesi e si cazzeggia 9, speriamo bene

    • 2 Settembre 2013 in 16:50
      Permalink

      Salve Gabriele,

      non mi trovo d’accordo sul gioco piacevole espresso dal Parma di Donadoni al suo arrivo. Giacché, fino alle ultime sette gare, mi pareva persino peggio di quello di Colomba, o giù di lì.

      Secondo me la società non è che debba interferire sull’allenatore e fa bene ad assecondarlo e a proteggerlo se ne ha fiducia: però le ultime mosse (Sansone, Valdes) mi paiono non proprio seguire la programmazione, quando l’improvvisazione o la riparazione…

      Cordialmente

      Gmajo

  • 2 Settembre 2013 in 17:00
    Permalink

    ciao Direttore,
    sul gioco andiamo inevitabilmente su qualcosa di molto soggettivo, io lo ho apprezzato anche la prima parte dello scorso anno (sino alla sosta).
    Mi premeva piu che altro evidenziare che, sempre a mio parere, la società dovrebbe aiutare l’allenatore a ottenere dai giocatori l’atteggiamento giusto. Invece mi pare che i giocatori siano piu o meno liberi di vivacchiare a piacimento

    • 2 Settembre 2013 in 17:13
      Permalink

      Eh sì che uno come Leonardi dovrebbe sentirsi nello spogliatoio…

      Tra l’altro, a proposito di Mulino Bianco, non è più stato approfondita la circostanza per cui l’AD non va più sulla panchina aggiuntiva…

      Cordialmente

      Gmajo

  • 2 Settembre 2013 in 18:21
    Permalink

    lasciamolo lavorare e’ solo calcio d’agosto,facciamo un po di esperimenti paletta centravanti e amauri centrale difensivo

  • 2 Settembre 2013 in 19:20
    Permalink

    Pensare di cacciare un allenatore dopo due giornate non ha senso ( almenoche’ non ci siamo tutti Zamperinizzati).
    Il gioco e’ scadente molto, le idee alternative latitano.
    Ne riparliamo a ottobre

  • 2 Settembre 2013 in 20:32
    Permalink

    caccia a ottobre rosso

I commenti sono chiusi.

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