IL MISTER / “SE 4-4-2 DEVE ESSERE, CHE LO SIA REALMENTE CON SANSONE E BIABIANY ESTERNI. A PROPOSITO DI ZAZZARONI: SOLO NEL 2007 IL PARMA RACCOLSE 1 PUNTO NELLE PRIME 3 GIORNATE”

(Il Mister) – I numeri sono freddi e spesso possono essere interpretati in modo ambivalente. Ma non vanno mai trascurati. Ve ne sono due in particolare che mi hanno fatto storcere il naso (anche se sarebbe meglio scrivere “raggelare il sangue”). Il primo è soltanto tristemente rievocativo e recita che soltanto nella stagione 2007/08 il Parma non era andato oltre un punto nelle prime tre giornate. Com’è andata a finire lo sappiamo tutti, quindi meglio passare ad altro, senza soffermarsi troppo sui presagi di Zazzaroni, possibilmente cercando di essere ottimisti in vista di Catania e Atalanta, due sfide salvezza già piuttosto importanti. Il secondo numero, invece, è più che preoccupante e conferma tristemente la sensazione che mi ha trasmesso la squadra vedendola all’opera allo stadio. Nelle ultime due partite, tra Udinese e Roma, i gialloblù hanno tirato in porta soltanto due volte. Volendo essere iper-ottimisti, si può dire che il Parma sia una delle formazioni più efficaci di sempre  (ogni tiro in porta è un gol!),  volendo essere pessimisti (o realisti) è invece d’obbligo sottolineare come la squadra faccia una fatica terribile a pungere negli ultimi 20 metri. Anche il gol di Biabiany ha un retrogusto di episodico, nonostante il bel cross di Cassani, tanto quanto quello di Cassano a Udine. A meno che non si voglia sia sistematicamente voluto il cross per il giocatore più basso del mazzo (cosa che del resto aveva portato vicino al gol Biabiany contro il Chievo). Può essere, perché due indizi fanno una prova. Ma se lo è, si arriva al primo vero problema di questa squadra, lo stesso che sottolineo da un anno a questa parte: che fare di Amauri con questo organico? L’italo-brasiliano avrà toccato sì e no due palloni in tutta la sua partita, prima di lasciare il campo a Okaka nelle fasi decisive. Ha preso ed è andato direttamente negli spogliatoi, sintomo che non è troppo soddisfatto del proprio rendimento. Ma è tutta colpa sua o è colpa della squadra? Avendolo seguito un po’, mi permetto di ricordare come Amauri abbia svolto tutta la preparazione regolarmente (al contrario dell’anno scorso) e non sia affatto in condizioni sotto la norma. Non è l’Amauri del settembre 2012 e nemmeno quello di gennaio 2013. Il problema, a mio avviso, sta in una squadra che non gli è più di tanto stata costruita accanto. Certo – direte voi – è arrivato Cassano… Ma è notorio – dico io – che Amauri abbia bisogno di dinamismo alle proprie spalle e soprattutto una buona dose di cross, fatto tattico che manca dal suo ritorno a Parma. Le qualità degli esterni di Donadoni, per quanto allenabili e migliorabili (e ok, Cassani ieri ha messo un gran pallone), non sono quelle necessarie. Prendiamo Gobbi, ad esempio. Che ha mille qualità, ma non di certo quella di saper mettere quei 5-6 palloni dentro a partita, essendo da sempre troppo incostante in fase di cross. Sono partito da qui, da quello che mi pare essere il problema più importante – come segnare – per poi andare a puntellare altri temi, fondamentalmente noti. L’assenza di Paletta significa effettivamente mettere a rischio la categoria come dice Leonardi, credo non vi sia bisogno nemmeno di discuterlo e penso sia il caso di incrociare le dita tutti quanti affinché l’argentino possa tornare in fretta. Lucarelli con la Roma ci ha messo tutto, ma Felipe non può perdere palloni sanguinosi come quello che ha generato l’1-1 di Florenzi (il brasiliano è già al secondo campanello d’allarme dopo Udine). La squadra reagisce sì, ma si sgonfia un po’ nel finale di partita (questione di preparazione o dei 30,6 anni di età media che ho notato nella formazione di ieri?). E, infine, non ha ancora trovato la propria dimensione. Credo che Donadoni si sia già reso conto del problema in zona gol e per la Roma abbia ritoccato il proprio assetto. Quello dei gialloblù mi sembrava un 4-4-2 fin troppo evidente, con Cassani e Gobbi terzini, Biabiany e Parolo esterni di centrocampo. Una soluzione utile per chiudere meglio in fase difensiva e fornire più cross ad Amauri senza chiedere a Cassano troppo lavoro in fase difensiva. Ma, anche, gestire il passaggio di consegne tra Gargano e Valdés (che sarebbe un altro tema tattico importante, se non fosse che allo stato attuale non ho ancora capito bene cosa possa offrire l’uno e l’altro). Così si torna alla questione iniziale. Che senso ha investire su Amauri se chi deve fare i cross per lui risponde al nome dei quattro di fascia? Parolo non è un laterale e si adatta alla posizione non senza qualche difficoltà, di Gobbi abbiamo già detto e a Biabiany si può chiedere tutto, ma non la precisione nel tocco (e quindi nell’assist). Resta Cassani, che contro la Roma ha dimostrato le proprie qualità. Ma siamo sicuri che non sia poco? No, assolutamente. Almeno quanto sono certo che una lunga serie di accorgimenti tattici spesso sottintenda l’insicurezza dell’allenatore nei confronti della squadra e una continua ricerca dell’assetto giusto. Finendo per togliere fiducia ai giocatori stessi e partorire troppa confusione in campo come mi è sembrato di notare tra tante buone cose contro la Roma. Se fossi in Donadoni, sceglierei una strada e andrei avanti su quella. Amauri, per quanto possa essere in difficoltà, è l’unica risorsa in attacco se le alternative sono Okaka e Palladino. Quindi è giusto provarci con il 4-4-2 e magari anche rinunciare a Valdés come accaduto contro la Roma (ma se è certificato che Marchionni è meglio del cileno in regia, siamo davanti a un altro problema). Ma sugli esterni deve esserci più qualità. Per questo ritorno a quello che sarà il mio refrain sino a quando non avrò risposte esaurienti dal campo o dai diretti interessati: Sansone non può restare in panchina per 75’ a gara. Nel 4-4-2 (come sarebbe nel 4-2-3-1 voluto da Majo, che non differisce se non di pochi metri nella posizione di Cassano dallo schieramento che ho notato ieri) l’italo-tedesco deve avere almeno uno dei due posti sugli esterni, magari invertendosi a gara in corso con Biabiany un po’ come accadeva l’anno scorso quando il modulo era il 4-3-3 e di punta giocava Belfodil. Così si può sopperire alle carenze in regia derivate dall’avvicendamento Valdés-Gargano, ma anche dall’inserimento di un altro mediano di rottura come potrebbe essere Acquah o lo stesso Parolo. Si perderebbe in impostazione, però si guadagnerebbe in contenimento, non lasciando troppo soli Lucarelli e Felipe. Che, in attesa del ritorno di Paletta, saranno le uniche due certezze nella difesa centrale. Torna presto, Gabriel…

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

3 pensieri riguardo “IL MISTER / “SE 4-4-2 DEVE ESSERE, CHE LO SIA REALMENTE CON SANSONE E BIABIANY ESTERNI. A PROPOSITO DI ZAZZARONI: SOLO NEL 2007 IL PARMA RACCOLSE 1 PUNTO NELLE PRIME 3 GIORNATE”

  • 18 Settembre 2013 in 09:07
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    Io credo che giocando a 4 in difesa si possano avere più soluzioni da centrocampo in su(4-4-2,4-2-3-1,4-3-3).
    Gargano contro la Roma è stato l’unico a pressare “alto”,a volte anche nella trequarti della Roma.
    Giocando con un 4-4-2 con Sansone e Biabiany dobbiamo recuperare palla “avanti” e sfruttare la loro velocità,serviti da Cassano,il quale,a livello tecnico,mette la palla dive vuole.
    Ma Donadoni lo capirà o si sta “Colombizzando”? Cioè si sta fossilizzando su un modulo e sugli stessi uomini?

    • 18 Settembre 2013 in 09:20
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      Tutto bene, Alessandro, meno il riferimento a Colomba. Donadoni, nei fatti, non mi è parso esser così superiore al tanto vituperato Franco – per me esonerato ingiustamente – il quale aveva avuto merito di salvare una squadra che stava retrocedendo come effetto indesiderato della sbornia del calcio propositivo di Marino.

      Ricordo comunque il contrappasso colombiano, esonerato subito dopo aver sperimentato in alcune occasioni (magari in corsa) la difesa a tre, dopo che si era affezionato a una certa sostituzione che una volta gli aveva portato bene.

      Detto questo: condivido il resto della dissertazione, anche perché è uno spreco da inferi non sfruttare tutti i talenti (nel nostro caso Biabiany-Cassano-Sansone da posizionare alle spalle di Amauri, sacrificando il regista).

      Cordialmente

      Gmajo

  • 18 Settembre 2013 in 12:04
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    Il mio era un riferimento al fatto che tutti dissero “Colomba è stato esonerato perchè fa giocare sempre gli stessi e non cambia mai modulo”.
    Sono d’accordissimo con lei sul fatto che la qualità vada messa in campo,anche perchè non siamo il Real Madrid…
    Per me il “calcio propositivo” è quello che porta risultato: sicuramente il Napoli di Mazzarri non dominava le partite,ma era capace di trasformare un calcio d’angolo a sfavore in un’azione pericolosa(fatte ovviamente le debite proporzioni tra gli “attori” in campo).

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