L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-ATALANTA 4-3 / PERCHE’ DIFENDO L’INDIFENDIBILE AMAURI, VITTIMA DI GERVASONI. L’IMMEDIATO RISCATTO DI CASSANO ALLA BASE DEL PRIMO SUCCESSO CROCIATO

(gmajo) – Se la squalifica che sarà comminata ad Amauri, iersera cacciato dall’orco Gervasoni, avrà lo stesso effetto della sostituzione decisa da Donadoni a metà di Catania-Parma di Cassano, allora si potrà sorridere: l’espiazione dei peccati del Discolo non poteva esser migliore (assist al bacio a ripetizione, un palo colto, una maggiore mobilità), e ora c’è da sperare che alla prima occasione utile possa emularlo anche il suo partner, ieri, sia pure per diverse motivazioni, finito sul banco degli imputati come il barese pochi giorni prima, come ben evidenziato dai 4 loro comminati dal professor Paolo Grossi. Chi mi conosce sa che di solito sono poco tollerante avverso le intemperanze o le proteste dei calciatori crociati, ma ieri sera, a Calcio & Calcio, ho cercato di assumere la difesa d’ufficio dell’indifendibile italo-brasiliano, a mio modo di vedere una sorta di vittima sacrificale della gita a Parma di Gervasoni. Non sono un mangia-arbitri – e mi dà fastidio che altri colleghi che esercitano la mia stessa professione li fagocitino, ché poi la loro linea invidiabile ne potrebbe risentire – ma che qualche un “red” potesse venir sventolato alla prima occasione utile era nell’aria. Bottarelli, anzi, ne aveva previsti persino due. Certo “Ama” ha offerto l’occasione su un piatto d’argento al fischietto, e, come si suol dire in questi casi è stato ingenuo, e – come avrebbero poi un po’ tutti i Soloni rimarcato – ha messo in grave difficoltà i propri compagni. Attingendo a mani larghe nella dietrologia, però, a me viene da pensare (e come direbbe Andreotti, non Oscar Wilde, a pensare male si fa peccato, ma ci si azzecca) che non sia stata poi così casuale la designazione di Gervasoni dopo il mutamento della linea strategica sulla questione arbitrale adotta dal club, passato dal fair play (peraltro molto di facciata e poco sentito) a mandare alle redazioni il fermo immagine del presunto fuorigioco di Totti. Così come, secondo me, il club crociato ha dato fastidio al sistema calcio con la pesca a strascico del frenetico mercato estivo con oltre 300 transazioni tra entrate e uscite. Indubbiamente se Amauri non si fosse fatto sfuggire la frase ingiuriosa, qualsiasi essa fosse, certo Gervasoni non lo avrebbe cacciato fuori, ma quest’ultimo è stato di una estrema fiscalità. La frase irriguardosa ci sarà stata, certo, ma Amauri non ha certo fatto una di quelle ignobili piazzate che ogni settimana capita di vedere, impunite, sui terreni di gioco (lo stesso Lucarelli, con la Roma, era stato graziato), né è stato autore di gesti teatrali, né c’erano vicini compagni o avversari, giacché tutti quanti, arbitro incluso erano un po’ distanti: insomma, con un po’ di buon senso e assenza di voglia di infierire, avrebbe benissimo potuto glissare come fanno certi allenatori alla Ancelotti che si voltano dalla parte opposta per far finta di niente quando operano un cambio poco gradito. Pallini, ieri sera, durante Calcio & Calcio, ha sostenuto che se Amauri ha lasciato il campo buono buono in silenzio era perché consapevole di averla fatta grossa; io, invece, apprezzando quel comportamento professionale, penso che se ha avuto la freddezza di mantenere i nervi saldi e non scadere in balotellate, è appunto perché non ha perso la testa. Così come un arbitro intelligente, memore del comportamento sempre corretto dell’italo-brasiliano che, al contrario di altri, non vanta precedenti specifici nella materia, avrebbe potuto esser clemente anche intuendo la frustrazione di un calciatore che stava facendo assai fatica e che per la prima volta in gara avrebbe avuto l’occasione di incidere (avevano segnato esterni e centrocampisti e lui, che dovrebbe esser il primo deputato al gol, era a bocca asciutta…). Con il Parma ridotto in dieci la partita si è riaperta. Ma, oltre a gettare la croce addosso ad Amauri, come è stato fatto anche da tecnico e AD, ci sarebbe da riflettere sul fatto che la partita prima ancora era stata riaperta (e non da un novizio…) col secondo gol buscato, che aveva lasciato esterrefatto Donadoni, pizzicato da una inequivocabile foto del nostro Gallo di Castione. Sulla radio ufficiale ho sentito un per il resto impalpabile Di Chiara (era decisamente meglio da terzino che da seconda voce, meglio, ma eccessivamente fazioso, Luca Bertelli: se continui così non ti caccia nessuno…) riciclare un mio classico: “sono deleteri i gol che si prendono nel finale del primo tempo”. Se è per quello, però, io lo dico anche per quelli in principio o al novantesimo. C’è chi, come il Saltimbanco o lo stesso Gallo di Castione, ha preferito riflettere più sui tre gol buscati che non sui quattro realizzati. Una volta tanto cercherò di pensare positivo: secondo me la metamorfosi tra un tempo e l’altro (con una certa onestà ammessa anche da Donadoni, si vede che quando si vince si può concedere qualcosa all’autocritica) non è stata figlia di peccati endemici, ma proprio della situazione venutasi a creare con la cacciata di Amauri. L’aspetto psicologico continua a caratterizzare terribilmente le prestazioni dei nostri eroi. Prima dello splendido gol di Mesbah non è che avessimo fatto chissà quali miracoli: il fatto di esser stati subito dopo recuperati, in un rapido giro di lancette, è un segnale più inquietante rispetto all’inevitabile affanno derivante dall’uomo in meno e dalla pressione avversaria, con tutte le bocche di fuoco, o assimilabili, gettati nella mischia dal generale avversario. Il secondo gol del Parma è frutto dell’estro e della classe di Cassano, immediatamente riscattatosi dalla pessima prova di Catania, il quale ha duettato con un Parolo che sembrava Cassano. E’ solo da questo momento in poi che si è visto un Parma libero di testa, che se fosse sempre così non sarebbe un miraggio pensare all’Europa. Se poi ha dilagato con altre due reti, l’imperiosa azione individuale di Rosi, e poi, di nuovo, Parolo-Gerrard – è, stato grazie, non solo alla specifica bravura dei singoli, ma anche alla ritrovata serenità mentale del gruppo. Boni dice che siamo ancora in terapia intensiva: secondo me siamo sempre ricoverati, ma in una normale corsia. Ergo: non esaltiamoci troppo, ma neppure deprimiamoci, cercando di liberare sereni al calice della vittoria, che a Donadoni piace di più di quello dei fantomatici veleni (che vede solo lui e pochi altri). Con il senno di prima non avrei affatto benedetto un turn over con l’innesto di mezza squadra nuova rispetto a Catania, senza Sansone: Donadoni ha avuto coraggio ed è stato ripagato dalle teoriche seconde linee, che il Saltimbanco vorrebbe confermate a Firenze. Niki Sansone, che ha rilevato Cassano (mossa che io avrei fatto immediatamente dopo l’espulsione di Amauri) ha dimostrato di aver smarrito l’istinto da killer implacabile di una stagione fa (avvisaglie ce n’erano state già nella seconda parte dell’annata, motivo in più per cui il lo avrei ceduto al Sassuolo, scappando con la plusvalenza), mangiandosi un gol che non è da lui. Situazione, però, che potrebbe anche esser figlia di questo impiego col contagocce. Se, come tutti quanti ci aspettavamo, Donadoni lo avesse schierato dall’inizio al posto di Amauri, Gervasone (al singolare per poetiche esigenze di rima) avrebbe dovuto cambiare il copione…  Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

15 pensieri riguardo “L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-ATALANTA 4-3 / PERCHE’ DIFENDO L’INDIFENDIBILE AMAURI, VITTIMA DI GERVASONI. L’IMMEDIATO RISCATTO DI CASSANO ALLA BASE DEL PRIMO SUCCESSO CROCIATO

  • 26 Settembre 2013 in 19:01
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    Gervasoni arbitraggio ridicolo, anche se abbiamo vinto.
    Non capisco poi perchè in casa contro le piccole mandano sempre arbitri piuttosto esperti mentre in trasferta, sempre contro squadre di media-bassa classifica, designano arbitri giovani

  • 26 Settembre 2013 in 19:24
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    Amauri balordisim, diciamola tutta la sua esclusione per le prossime giornate (per me rosso diretto per offese è 2 giornate) non è così catastrofica… Non segna neanche con la matita

  • 26 Settembre 2013 in 19:48
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    Anche un non tecnico come me aveva capito che all’uscita di Amauri occorreva la contomossa Sansone per Cassano immediatamente, ma Lui no, Mister “no smokets ” ha atteso altri 7/8 minuti. E’ una follia pensare che 4 goal non consentano una migliore gestione della partita, in 10 o 11 in campo indifferentemente. Dopo l’euro-goal di Mesbah ho detto alle persone vicine , cronometriamo per quanto tempo riusciamo a tenere il vantaggio,…..facile profeta con un Parma ancora da codice “giallo”. Enzo Dallai

  • 26 Settembre 2013 in 20:42
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    io ce l’ho con amauri perche’ doveva urlarglielo in faccia !

  • 26 Settembre 2013 in 20:50
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    Devo andare controcorrente. Mesbha Rosi e anche Gargano mi hanno convinto. Se non altro che un poco di energia si è vista in mezzo al campo, poi il goal delle scarpette arancioni e quello delle scarpette verdi fosforescenti anche di più. Tenendo conto che nemmeno Acquha non era andato male allora ecco che qualche bella scoperta la abbiamo fatta. Poi da spettatore non posso proprio parlare di una partita senza emozioni, tipo quella col Chievo, in più abbiamo anche vinto. Riflessione invece importante sulla difesa, perchè non sempre ad ogni occasione arriverà un gol. Ma credo che il pubblico ci abbia voglia di tornare al Tardini, magari anche senza soffrire così tanto. Ne vedremo delle belle.

  • 26 Settembre 2013 in 22:34
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    Majo le volevo segnalare una cosa alquanto strana accaduta a fine riscaldamento prepartita. Quando è uscito dal campo Donadoni alcuni giocatori im primis Lucarelli hanno cominciato a “spiegarsi” i moviventi da fare in campo in modo anche concitato….In tanti anni non mi era mai accaduto di vedere una cosa del genere,mi dà l’idea che il lavoro del mister settimanale non sia tanto condiviso,solitamente si dovrebbe scendere in campo sapendo gia cosa fare,non crede anche lei?

    • 27 Settembre 2013 in 16:07
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      Ciao Monti,

      Tullo Baroni, vecchio lupo di mare del giornalismo, aveva segnalato già a Catania un lungo conciliabolo tra Lucarelli e i suoi compagni prima dell’inizio del secondo tempo, cosa chee in parte si è replicata anche al Tardini mercoledì sera. Egli, nelle vesti di capitano, magari si sente in dovere di spronare la squadra, favorendone la concentrazione, per evitare corbellerie simil inizio ripresa con la Roma. Baroni, però, in modo sibillino, si era chiesto pubblicamente: ma nello spogliatoio non si può parlare?

      La tua segnalazione, invece, riguarda il post-riscaldamento pre gara con l’Atalanta. Io penso che, essendo lui la guida di quella difesa, peraltro inedita (era la prima volta che i tre giocavano assieme in un match ufficiale, contemporaneamente), abbia voluto ribadire quelli che avrebbero dovuto essere i sincronismi tra loro. Non ci farei un caso. Nel senso che non penso che prima della partita il regista difensivo possa dire ai suoi compagni cose diverse da quelle provate in allenamento sotto la guida dell’allenatore.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 27 Settembre 2013 in 00:19
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    Caro Gabriele, ti cercavo per commentare lo Schianchi pensiero su Amauri che tu conosci bene. Alla prima occasione, farò ammenda e dirò di avere sbagliato su Pellè. Lo consideravo pessimo, come piedi, ma in Olanda è straordinario. Io mi vanto di sbagliare giudizi, nel calcio ci sono persone che non sbagliano mai. a vari livelli

    • 27 Settembre 2013 in 14:40
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      Name se rimpiangiamo pellè facciamo su baracca e burattini e andiamo a giocare a canasta al circolo di via Montebello…. Mettiamoci Okaka in Olanda sarei curiosissimo di vedere il risultato 🙂

      • 27 Settembre 2013 in 15:29
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        Amauri no?

        Cmq “nome” o “name” era Vanni Zagnoli che si era dimenticato il “nome” nella penna…

        Cordialmente

        Gmajo

  • 27 Settembre 2013 in 11:08
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    Ho letto tanti commenti appropriati, frutto del ritorno alla vittoria?
    Anzitutto Amauri, pur rimanendo grave il suo gesto, tanto più che si trattava di una delle poche occasioni in cui Gervasoni (un provocatore) aveva visto giusto (tentativo di rubacchiare una punizione in un contropiede senza speranze), posso capire il suo stato d’animo: in una serata in cui segnavano tutti , non riusciva mai a rendersi pericoloso, ma la sua esperienza doveva dissuaderlo dalla protesta (forse credeva di essere ancora alla Juve?).Fa piacere constatare che Cassano sia decisivo e magari sarebbe meglio centellinare il suo impiego evitandogli partite da lotta col coltello tra i denti? Capitolo centrocampisti ne abbiamo 5 o 6 affidabili,intercambiabili ed alternativi, per ora non rimpiangiamo Chisbah, servirebbe più prontezza nel sostituire chi va in riserva di ossigeno (leggi Marchionni) soprattutto in caso di inferiorità numerica.Capitolo Sansone tanti son convinti che un posto in squadra gli va riservato per un sacco di motivi che tutti sanno, a partire da Firenze dove aproffittando dell’assenza di Amauri, e tenendo conto delle caratteristiche dei viola (tendenza al possesso palla e fraseggio prolungato) un tridente Cassano (alla Totti) con Biabiany e Sansone sulle corsie laterali con un robusto fitro di centrocampo potrebbe fare male nelle ripartenze.. Che bello poter parlare di tattica e di calcio senza acredini vere o presunte……che bella medicina la vittoria!!!

  • 27 Settembre 2013 in 16:46
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    P.S: Capitolo Pellè, non sarà da rimpiangere come dice Federico, non mi faccio influenzare dalla caterva di goal che fa in Olanda, ma se sapete valutare un attaccante anche andando oltre allo score, avrete notato quanti palloni metteva a terra a disposizione del reparto offensivo di testa o di petto e quante belle giocate e conclusioni di Giovinco e Biabiany siano state propiziate da Pellè……e Borini (la cui cessione ha fatto versare fiumi di lacrime ed improperi alla dirigenza) che fine ha fatto??

    • 27 Settembre 2013 in 16:51
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      Borini si era infortunato. Comunque su Pellè io non dico che sia da rimpiangere, ma neanche da vituperare come in tanti nella nostra città fanno, manco avessimo Messi. E segnare 38 gol in altrettante gare (più o meno) non è facile in nessuna parte del mondo, neppure in Olanda.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 27 Settembre 2013 in 17:44
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    in olanda ne fai 30 anche te majo

    • 27 Settembre 2013 in 17:45
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      Io faccio gol solo con la matita… (ma quello anche in Italia, modestia a parte…)

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