IL FATTO QUOTIDIANO / STADIO DI PARMA, PIOVE SUI POSTI PER I DISABILI: “TETTOIA PROMESSA DA 3 ANNI”

hp il fatto(di Silvia Bia, da “Il Fatto Quotidiano”) Allo stadio Tardini di Parma piove sui posti riservati ai disabili, ma in quasi tre anni la società sportiva guidata da Tommaso Ghirardi non ha fatto nulla per risolvere il problema, mentre il Comune di Parma, proprietario della struttura, ha finora rimandato un risanamento della situazione. Il problema in realtà è molto semplice: manca una tettoia che difenda i tifosi dalle intemperie in caso di pioggia o di neve, perché la copertura dello stadio offre riparo soltanto alle file più in alto e per motivi di sicurezza i posti per i disabili sono situati in basso, vicino all’uscita. Così ogni domenica di pioggia le persone diversamente abili appassionate di calcio che hanno accesso alla tribuna riservata, per guardare in prima fila le partite del Parma sono costretti ad armarsi di ombrelli e impermeabili, e non sono pochi quelli che, in caso di maltempo, rinunciano ad andare allo stadio.

Un tempo le cose erano diverse. Una decina di anni fa le persone disabili venivano fatte accomodare nella tribuna centrale Petitot, collocata nella parte alta dello stadio e quindi dotata di copertura, raggiungibile però soltanto attraverso un montacarichi. Ma per questioni di sicurezza, negli ultimi anni i posti riservati alle persone in carrozzina o con problemi deambulatori sono stati individuati in un altro settore più facilmente accessibile. L’area riservata ai disabili è stata posizionata sotto la tribuna Centrale Est, dal lato opposto rispetto a quello dove era prima, in basso e quindi in un posto senza barriere e a norma, ma privo di una copertura.

A denunciare per primo la questione anni fa era stato il sito www.stadiotardini.it, che segue le vicende legate alla squadra di calcio cittadina e che aveva raccolto la testimonianza di un tifoso in sedia a rotelle, Fabio Giarelli, lanciando un appello per “dare un tetto ai tifosi diversamente abili” del Tardini. La campagna parte nel 2011 e arriva agli assessori dell’ex giunta di Pietro Vignali e ai dirigenti della società Parma Football Club, le richieste da una parte diventano promesse e buoni propositi dall’altra. Parole che però a distanza di tre anni si sono tradotte in un niente di fatto. Con il risultato che, a ottobre 2013, a campionato di serie A cominciato, sui tifosi diversamente abili piove ancora in testa.

Per questo Giarelli e stadiotardini.it sono tornati all’attacco anche nei mesi scorsi, in vista dell’avvio della stagione calcistica: con un altro appello indirizzato al nuovo sindaco Cinque stelle Federico Pizzarotti, al presidente del Parma Fc Tommaso Ghirardi e addirittura all’ultimo acclamato acquisto della squadra, il giocatore Antonio Cassano. Ma di nuovo, il nulla.

Eppure in questi anni la società Parma Fc ha fatto investimenti per migliorare la struttura dello stadio Tardini, come sky box e salottini: “Per la società Parma Fc è stato molto più semplice ridisegnare la tribuna Centrale Petitot – scrive il direttore di stadiotardini.it Gabriele Majo – con la creazione di spazi dedicati all’upper class, con sky box e salottini, per i quali sembrano non contare le pastoie burocratiche o le cifre, più o meno modeste da investire, e che non sono ritenuti un inutile e costoso rattoppo come, evidentemente, è considerata la tettoia per i disabili”.

La vicenda è anche arrivata in consiglio comunale, per voce del consigliere comunale del Pd Maurizio Vescovi: “Vedere i tifosi disabili con gli ombrelli non è uno spettacolo da squadra di serie A – ha osservato – Il Comune di Parma è proprietario dell’impianto e il Parma l’ha in gestione su concessione comunale, è venuto il momento di stringere i tempi sulla questione”. Messo alle strette, l’assessore allo Sport Giovanni Marani ha promesso che il Comune si muoverà, al più presto, in collaborazione con la società: “Stiamo facendo delle verifiche, ma su questo tema non c’era una progettualità e questo rende tutto difficile. La volontà è quella di realizzare una tettoia, verrà fatto un sopralluogo per mettere in cantiere una soluzione, cercherò di fare di tutto perché ci siano tempi celeri per portare avanti quest’opera”.

I costi dell’intervento saranno a carico della società sportiva e a confermare che è già attivo un tavolo di lavoro è stato anche il dg del Parma Pietro Leonardi, parlando di un piano generale di riqualificazione dello stadio Tardini. “Il Parma ha preso un impegno e lo manterrà, ma al primo posto deve esserci la sicurezza – ha chiarito il delegato alla sicurezza del club Stefano Perrone – Il settore disabili del Tardini non è da terzo mondo, abbiamo fatto il possibile per garantire al massimo l’accesso, la struttura non aiuta, ma la nostra organizzazione cerca di sopperire alle mancanze”. Ogni domenica la società dà la possibilità a 80 persone diversamente abili e ai loro accompagnatori di accreditarsi gratuitamente alle partite, c’è un servizio di navetta gratuito per accompagnarli all’ingresso e uno per consegnare bevande calde e fresche sul posto. “Il problema della tettoia esiste – continua Perrone – ma è anche vero che è difficile risolverlo su due piedi, non è facile fare coincidere le esigenze di massima sicurezza con quelle del comfort in una struttura vecchia come il Tardini. Stiamo già studiando una soluzione”.

Intanto e fino ad allora però le partite al Tardini si continuano a giocare e le domeniche di pioggia i tifosi disabili continuano a rimanere al bagnato.

(di Silvia Bia, da “Il Fatto Quotidiano”) 

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

16 pensieri riguardo “IL FATTO QUOTIDIANO / STADIO DI PARMA, PIOVE SUI POSTI PER I DISABILI: “TETTOIA PROMESSA DA 3 ANNI”

  • 9 Ottobre 2013 in 08:36
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    “… per motivi di sicurezza i posti per i disabili sono situati in basso”, davanti alla vetrata, dove la visuale del campo è peggiore, dove si è comunque esposti alle intemperie, e dove, in generale, nessuno si abbona o comunque vi si reca, proprio perché trattasi, con tuttà probabilità, dei posti peggiori. Non credo un diversamente abile sarebbe “in pericolo” qualora venisse ospitato all’interno di uno sky box o di un salottino extralusso.

  • 9 Ottobre 2013 in 12:44
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    Una proposta innovativa: dedichiamo uno spicchio della curva SUD quello che fu sotto sequestro, vicino ai distinti. Dotiamolo di scivoli di accesso e deflusso secondo le normative vigenti, copertura e paratie trasparenti laterali creando un centinaio di piazzole pe disabile ed accompagnatore, credo possano bastare magari con un presidio sanitario ed un postazione per vigili del fuoco in caso si debba coadiuvare uno sgombro frettoloso.Ovviamente alcuni disagi durante l’accesso sono connaturati con le caratteristiche stesse dello spettacolo allo stadio ….altrimenti per il massimo confort non resta che la tv.Ben venga ogni tipo di iniziativa finalizzata ad alleviare il disagio ed assecondare la passione di questi nonstri amici allo stadio ed in ogni altro tipo di barriere architettoniche che si frappongono alle loro esigenze, ma facciamo un bel distinguo nell’assegnare la responsabilità di questa situazione che effettivamente non fa onore nè alla città nè alla società Parma Calcio. Responsabilità di carattere sociale a carico dei vari progetti di restauro dello stadio dagli anni novanta in poi….questo perchè leggendo distrattamente tutta la “letteratura recente” sembra che siano stati Ghirardi prima e Pizzarotti poi a metterli all’acqua….Giusto per completezza dell’informazione!!

    • 9 Ottobre 2013 in 17:45
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      Ciao Angioldo,

      già ho precisato in alcuni articoli e in alcuni commenti che le responsabilità non sono da ascrivere esclusivamente agli attuali amministratori e proprietà del Parma FC, però essendoci loro al momento al comando sono chiamati a prendersi l’onere e l’onore risolvere una situazione “atavica”.

      Siccome, al contrario di quanto ritengono alcuni lettori che faticano a leggere continuando ad indossare gli occhiali scuri della prevenzione, da questo quotidiano on line non combattiamo alcuna guerra contro la società o l’amministrazione comunale, semplicemente abbiamo identificato un problema – una questione di civiltà come direbbe Simona Vitali, figlia dell’ex ala crociata – stiamo dando tutti noi stessi perché la stessa, finalmente!, possa trovare una felice soluzione.

      Mettendo un po’ di ordine nelle date:

      il trasferimento dei disabili dalla piccionaia della TCP all’attuale sistemazione avvenne circa nella stagione 2006-07 (io ero ancora in servizio al Parma FC e mi occupai diffusamente della cosa, cercando di comunicare – di concerto con il vice-delegato pro tempore alla sicurezza Stefano Perrone, il responsabile era Piero Bosso – nel modo migliore, il perché del trasferimento. Ed il perché è molto semplice ed altrettanto valido: metterli in sicurezza.

      Io capisco che nel 2006 l’Amministrazione Straordinaria non potesse farsi carico di grandi opere (a parte che non stiamo parlando del rifacimento dello stadio…) però la nuova proprietà avrebbe avuto quanto meno il dovere morale di occuparsene, moto propriu, senza che nel 2011, cioè ben tre o quattro anni dopo, un disabile, Fabio Giarelli, umilmente ci chiedesse lo spazio per lanciare il suo appello.

      Appello, concretamente, rimasto inascoltato, nonostante le promesse della vecchia amministrazione (alle nostre sollecitazioni rispose Giovanni Paolo Bernini, che all’epoca si occupava di disabilità per il Comune di Parma) e soprattutto di Martino Ferrari di G Sport, che ci assicurò: alla tettoia ci pensa G Sport.

      Noi non è che, per sistemare le cose, abbiamo lasciato un giorno o due di tempo – ché, al contrario di chi pensa che stiamo qui col fucile puntato, siamo persone coscienziose e ragionevoli – sono passati ben due anni abbondanti prima che una triste ricorrenza – il funerale del compianto giornalista Marco Federici – mi facesse di nuovo incrociare Fabio Giarelli (buon amico dello scomparso, il quale aveva combattuto molteplici battaglie per l’abbattimento di barriere architettoniche sulla Gazzetta di Parma), il quale, giusto in quella triste occasione (il caso ha voluto che fosse presente il delegato alla sicurezza del Parma FC Stefano Perrone, proprio quando mi ha chiamato), mi ha chiesto di rispedire l’appello, stavolta rivolgendosi direttamente al Sindaco Pizzarotti, al presidente Ghirardi e anche a Cassano.

      E’ inaccettabile che poi Marani, assessore allo sport, sostenga nella sala consigliare che non si può risolvere il tutto in quattro e quattr’otto. Dal 2006 ad oggi del tempo ne è passato. E soprattutto ne è passato dal 2011, tempo della nostra prima denuncia di una situazione incresciosa rimasta tale.

      Rimasta tale mentre, proprio laddove stavano protetti i disabili, ora si brinda e si pasteggia nei salottini e negli sky box, per i quali non sono mai esistiti problemi burocratici, di tempo, o di soldi per metterli in piedi spostando della gente regolarmente abbonata.

      Ed è anche per questo, caro Angioldo, che respingo l’idea della ghettizzazione dei disabili nell’ex settore Bortolon. Idea che tu sostieni essere innovativa, ma che io lanciai come provocazione dopo l’amichevole inaugurale, quando suggerii di trasferire proprio lì disabili e giornalisti! Il brutto è che ci stanno davvero pensando. A parte che mettere a norma quel settore sarebbe ancor più complesso e dispendioso che non la modesta tettoia là dove sono adesso. Né mi si venga a dire (capisco che siano rimasti scottati dalla traumatizzante esperienza dei G Box montati e smontati in TCE nel 2011…) che ci sono problemi di visibilità per gli altri abbonati. E lo dico per due ragioni: 1° perché il numero degli abbonati lì si è ridotto e anziché lasciar che si siedano dove vogliono basterebbe regolarizzarne la seduta in posti prestabiliti (del resto come prevedrebbe la legge); 2° perché quando si è trattato di spostare la gente dalla TCP per fare i salottini e gli sky box non si sono fatti problemi. Credo che questa ragione sarebbe comunque facilmente comprensibile da parte di tutti e non credo che qualche abbonato creerebbe problemi.

      Insomma: se non proprio degli sky box almeno una tettoia, in tempi brevi, va posizionata esattamente là dove sono adesso.

      E, come predico da mesi, ci sarebbe anche chi metterebbe a disposizione strutture e mano d’opera gratis. Basterebbe avere la convinzione e la voglia di andare avanti. La stesa che mi accompagna in queste battaglie sociali!

      Cordialmente

      Gmajo

  • 9 Ottobre 2013 in 13:06
    Permalink

    Esatto, giusto per completezza dell’informazione sembra che siano stati Ghirardi e Pizzarotti a voler sistemare i disabili sotto l’acqua mentre in realtà sono piazzati in quel posto da qualche decennio.Tanto per ricordare i sindaci che NON hanno mai preso in considerazione il problema citerei Lavagetto, Ubaldi, Vignali.

    • 9 Ottobre 2013 in 13:26
      Permalink

      Poi risponderò meglio ad Angioldo, e ne parlerò in un articolo. Ma i disabili sono all’acqua dal 2006-2007. Non da prima. Lasciamo perdere chi non c’entra. C’è anche da dire che, tettoia a parte, il settore disabili del Tardini, per tutto il resto è esemplare. Ma quella faccenda della tettoia ha sciupato tutto l’ottimo lavoro.

      E il trasferimento dalla TCP alla TCE era doveroso per ragione di sicurezza. Nessuno lo mette in dubbio. Ma che prendano l’acqua dal 2006 (ma non da prima!) è un assurdo, che spero il duo Ghirardi-Pizzarotti vogliano finalmente interrompere. Prendendosi tutti i meriti del caso.

      Ovviamente, però, fin che si pensa all’upper class e non ai disabili (lasciati all’addiaccio) non è che si possano spendere peana per loro!

      Nessuno ha voluto addossare responsabilità a questa amministrazione o all’attuale proprietà: ma se adesso ci sono loro, sono loro che debbono dare delle risposte. Possibilmente non evasive.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 9 Ottobre 2013 in 14:27
    Permalink

    I disabili prima erano in Petitot — vennero sfrattati con la ‘storia’ del montacarichi, così al suo posto ci fecero la sala del Gos.
    Quindi erano al coperto.
    La soluzione c’è già, senza mega progetti, mega strutture, mega lavori e mega TEMPI BIBLICI. Figa ma quanto c’è ancora da aspettare, jen bele pase djani…..
    Lo stadio apre già domenica ed è probabile ci sarà brutto –> basterebbe qualche sky box. La domanda è una sola: c’è la volontà x darglielo? Visto ke il Comune non osa kiederlo, io direi di pregare in silenzio la Presidenza, e con mutismo e rassegnazione sperare in un suo gesto di clemenza.
    Poi se proprio si vorrà proseguire con i menga progetti di menga coperture, avanti pure, ma dopo che i disabili sono al coperto.

    • 9 Ottobre 2013 in 15:37
      Permalink

      Marcello è già stato spiegato che i disabili non possono essere messi in alto per ovvi motivi di sicurezza…. Essendo gli sky box posizionati in alto capisce bene che la sua proposta non è fattibile.
      L’unica soluzione è appunto questa tettoia che io mi chiedo da totale ignorante in materia quale sono in che posizione andrebbe fatta. Ancora non l’ho capito.

      • 9 Ottobre 2013 in 17:00
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        Grazie per aver ribadito al buon Marcello il concetto che indietro non si torna. In effetti, per evidenti ragione di sicurezza, la parte superiore della TCP non può esser messa a loro disposizione. Ciò non toglie che non si debbano ogni volta lavare…

        La tettoia, semplicemente, dovrebbe correre per tutta l’estensione del settore, posto sotto i distinti. Io avrei fatto addirittura degli sky box, ma la tettoia è meglio di niente.

        Cordialmente

        Gmajo

  • 9 Ottobre 2013 in 17:07
    Permalink

    Cioè quindi “disabile” significa che non è abile agli sky-box attuali? Il pretesto della sicurezza non mi convince, così come non mi convinse quando vennero sfrattati.

    • 9 Ottobre 2013 in 17:58
      Permalink

      Ciao Marcello,

      non bisogna indossare gli occhiali della prevenzione (anche se non bisogna esser beoni e credere, come qualcuno vorrebbe, che Gesù Cristo è morto dal freddo dei piedi): la messa in sicurezza dei disabili era una cosa che andava fatta. In caso di terremoto (e ahinoi la cosa non è che ci sia molto lontana) come faresti una evacuazione in sicurezza con un solo montacarichi che contiene una sola carrozzina e che normalmente già prima per le operazioni di afflusso/deflusso impiegava più di un’ora?

      Senza ipocrisie i disabili non sono abili ad andare in quegli sky box. Però sarebbe da persone civili fare una struttura simil sky box (magari anche un po’ più spartana) là dove sono adesso, in sicurezza.

      Come ho già scritto da qualche parte in questi giorni, il settore disabili del Parma FC, se non fosse per la tettoia, sarebbe tra i migliori d’Italia. Certo quel piccolo neo rovina tutto. Ma basterebbe poco per sistemare le cose. Appena appena un po’ di buona volontà.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 9 Ottobre 2013 in 18:25
    Permalink

    Carissimo, mi dispiace dover polemizzare con chi sostanzialmente la pensa come me, ma alcune precisazioni sono obbligatorie. L’aspetto innovativo della mia proposta riguardo l’ “area Bortolon” come tu (con estrema efficacia toponomastica )definisci, è quella di destinare un settore intero della curva sud ai disabili abbattendo ogni sorta di barriera architettonica in massima sicurezza, mi dispiace che tu spregievolmente,definisca ghettizzazione tale iniziativa, probabilmente non hai letto (e visualizzato ) con attenzione le mia proposta….pazienza!! Sul fatto della tettoia si continua a fare demagogia semplicistica, ben sapendo che non è possibile nella sistemazione attuale aggiungere una tettoia senza ostacolare la vista del campo a gran parte dei distinti, appare inconciliabile senza intervenire pesantemente sull’architettura dell’impianto, garantire protezione dagli eventi atmosferici e sicurezza in caso di evacuazione immediata ( sempre da mettere in preventivo in caso di manifestazioni affollate). Credo che per risolvere senza palliativi la questione , si debba metter mano al portafogli, poi chi debba lo debba fare….giudica tu, vero che è una esigenza che nasce dalla necessità di assistere alle partite del Parma , ma a mio avviso è un atto di civiltà dovuto nello stadio come in qualsiasi altro spazio pubblico….quindi a carico della collettività, se poi i fondi non ci sono , questo è un altro discorso che non inficia il principio di fondo. Sono certo che più che continuare a ricostruire le varie inadempienze oggi è meglio guardare avanti senza trovare pilatesche soluzioni inadeguate per accontentare i mass media ….guardiamo avanti ti sei mai chiesto perchè il parabrezza è più grande dello specchietto retrovisore???

    • 9 Ottobre 2013 in 19:33
      Permalink

      Caro Angioldo,

      io non capisco dove tu abbia visto intenti polemici, posto che, come dici tu sostanzialmente la pensiamo allo stesso modo. Ma sarà mai possibile, poi, che se uno riferisce di una idea diversa da quella espressa da un altro stia facendo in quel momento polemica?

      Semplicemente: Tu hai avanzato un’idea, che rispetto, ma non condivido, e ho anche spiegato il perché; io insisto con la mia, che ritengo esser migliore o più attuabile.

      Ma, a scanso di equivoci, la mia titolazione hard “No alla ghettizzazione…”, non è un messaggio a te (ché di polemizzare con te me ne impipa davvero), quanto un avviso ai naviganti, giacché un uccellino mi ha appunto riferito che l’ultima trovata sarebbe proprio quella di pensare di delocalizzare i disabili appunto nel “Bortolon”, settore che io sinteticamente definisco così da anni, e non da oggi,, anche perché forse glielo si potrebbe davvero dedicare, dal momento che quello sfortunato ragazzo lì ci ha perso la vita (lasciando perdere le circostanze del decesso e certi rapporti di causa/effetto).

      Come ho già abbondantemente riferito prima, grazie all’amministrazione straordinaria che ordinò i lavori, e alla sensibilità di chi se ne occupa ancora oggi, cioè Stefano Perrone, i disabili dello Stadio Tardini hanno a disposizione uno spazio attrezzato che non ha eguali in altri stadi italiani (possono facilmente deambulare in carrozzina da soli, anche senza accompagnatori, hanno persino la linea elettrica, e i bagni disabili a pochi metri, e gli viene persino servito, da dei volontari, il tè caldo, e c’è un sistema di accreditamento che funziona), ma tutto questo lavoro, che nessuno ha mai disconosciuto, men che meno io, è stato penalizzato dalla assenza di una tettoia che li protegga dalle intemperie. Problema, certo, non da poco, ed è per questo che stiamo combattendo da anni affinché venga risolto. E la nostra campagna di sensibilizzazione non è tesa a colpevolizzare nessuno, quanto a trovare delle soluzioni, possibilmente il prima possibile affinché sia risolto.

      Come ho scritto prima, (sempre che tu non ti sia fermato al titolo) ritengo assurdo buttare alle ortiche tutto quanto già funziona nell’attuale settore (e non è roba da poco), per andare a “ghettizzare” i disabili nell’ex settore ospiti. Io prendo atto delle tue controindicazioni circa la sistemazione della tettoia in TCE (cioè la visibilità degli altri tifosi che vanno nei distinti), però tu devi anche considerare che il settore Bortolon era appuinto l’ex settore ospiti, quindi le vie di entrata ed uscita sarebbero le stesse dell’attuale settori ospiti. E questo sarebbe un ulteriore problema ben più complesso della copertura che ipotizzo io. Del resto come ben più complesso e dispendioso il metterlo a norma come da te suggerito.

      Respingo, poi, fermamente, al mittente l’infelice frase (quella sì assurdamente polemica): “Sul fatto della tettoia si continua a fare demagogia semplicistica, ben sapendo che non è possibile nella sistemazione attuale aggiungere una tettoia senza ostacolare la vista del campo a gran parte dei distinti, appare inconciliabile senza intervenire pesantemente sull’architettura dell’impianto, garantire protezione dagli eventi atmosferici e sicurezza in caso di evacuazione immediata ( sempre da mettere in preventivo in caso di manifestazioni affollate).” Frase infelice perché di demagogia, egregio Angioldo, non sono solito farne, e, neanche del semplicismo. Conosco lo stadio Tardini per aver lavorato per il Parma FC per ben cinque stagioni, per cui non sto a parlare solo perché ho la lingua in bocca, ma perché a conoscenza dei fatti.

      Aggiungere una tettoia nella sistemazione attuale, non ostacolerebbe affatto la visuale degli abbonati, se ci fosse il buon senso di spostare (così come si è fatto dall’opposto versante per salottini e sky box) gli abbonati con una sistemazione razionale. Basta guardare la foto dell’altro giorno. Quanti spazi vuoti ci sono sopra i disabili? Diversi, perché la capienza di quel settore è stata ridotta ad una minuscola riserva indiana. Ebbene: se gli indiani anziché sedersi sparsi, stessero in posti assegnati (del resto come stabilisce la legge) ci sarebbe lo spazio per tutto. E comunque mi pare che la causa dello spostamento possa essere un po più nobile rispetto ai salottini dove bere o assaggiare specialità culinarie. Senza dimenticare che nel 2011 avevano persino tentato di piazzare degli sky box persino lì, “cannando” le misure. Ma la posizione era ben diversa rispetto alla sistemazione dei disabili.

      Io, altresì, trovo che si interverrebbe più pesantemente sull’architettura dell’impianto se si programmasse il trasferimento dei disabili nel Bortolon, dove tutte le messe in sicurezza pre-esistenti non ci sarebbero e dunque sarebbero da creare (con ulteriore dispendio di risorse, che ben abbiamo capito non ci sono).

      Sul fatto che l’atto di civiltà sia dovuto anche altrove e non solo allo stadio, mi piacerebbe ci fossero altri paladini anche in altri settori: io mi occupo di Parma Calcio e di Stadio Tardini e cerco di dare il meglio di me stesso per questa causa. Non posso pensare anche alla stazione ferroviaria, o a Piazza Garibaldi.

      Sul fatto di chi debba intervenire mi dici “fai tu”. Io dico che la proprietà è del Comune e che la gestione è del Parma FC: io aspetto risposte da entrambi. Ma se il Parma non ha esitato a rivoltare come un calzino la TCP per fare gli Sky Box, ha il dovere morale di mettere un tetto sulla testa dei disabili dalla parte opposta.

      Soldi? Non è un problema: ci sono degli sponsor – e l’ho già scritto diverse volte – specifici del settore disposti a lavorare gratis. Quella che manca è la volontà.

      Sono d’accordo con te che non bisogna perder tempo a continuare a ricostruire le varie inadempienze e che sia meglio guardare avanti, ma anche in questo caso debbo respingere al mittente l’accusa, giacché sei tu che hai scritto oggi, mettendoti nei panni che tanto ti piacciono di avvocato difensore dell’attuale società (e, in questo caso specifico, di conseguenza, anche dell’attuale amministrazione comunale): “Facciamo un bel distinguo nell’assegnare la responsabilità di questa situazione che effettivamente non fa onore né alla città né alla società Parma Calcio. Responsabilità di carattere sociale a carico dei vari progetti di restauro dello stadio dagli anni novanta in poi…. Questo perché leggendo distrattamente tutta la “letteratura recente” sembra che siano stati Ghirardi prima e Pizzarotti poi a metterli all’acqua….Giusto per completezza dell’informazione!!” Mi pare che lo specchietto retrovisore lo abbia guardato tu. Non certo io. Io mi sto battendo perché siano protetti i disabili, non faccio caccia alle streghe di ieri e di oggi. Poi, però, se tu scrivi che è dagli anni 90 che c’è il problema, io ho il dovere di smentirti, giacché i disabili, all’acqua, ci sono finiti dal 2006. Prima erano in piccionaia. Quindi correggere un errore non significa voltarsi indietro. Io, anzi, guardo ben avanti. Perché quello che mi interessa è, appunto, che la questione si risolva positivamente. Pronto a rendere il giusto merito a chi lo avrà fatto.

      E non si tratta di accontentare i mass media, come scrivi tu: si tratta di accontentare quei diversamente abili che tifano Parma e che del Parma, come Fabio Giarelli, fanno una questione di vita. I mass media sono solo un tramite, in questo caso uno sprone, per raggiungere un obiettivo. Obiettivo che certo sarebbe stato meglio raggiungere prima, e senza bisogno di questa campagna di sensibilizzazione.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 9 Ottobre 2013 in 23:51
    Permalink

    Sono abbonato nei distinti da anni, mi vergogno per come sono trattati i disabili, dalla cosidetta piccionaia( che io sappia per motivi di sicurezza) sono stati spostati nell’attuale postazione, risollvendo un problema ipotetico e creandone uno reale, ci siamo fin qui? Ok andiamo avanti, resto convinto che una tettoia efficace debba avere un’ampiezza in direzione est-ovest tale da proteggere anche in caso di pioggia di “stravento” e di conseguenza la visibilità di tutti gli spettatori alloggiati nei retrostanti gradoni in cemento verrebbe pesantemente compromessa. Quindi si risolverebbe un problema creandone un’altro. L’utilizzo razionale della curva Bortolon (mi piace la tua denominazione) comporterebbe un investimento più sostanzioso,ma sarebbe una struttura all’avanguardia , un fiore all’occhiello per lo stadio, la città e per il Parma stesso, il problema della’accesso è minimo in quanto confinante con la gradinata dei distinti…sarebbe una soluzione definitiva , confortevole e sicura. Umilmente mi sono permesso di avanzare questa proposta da sviluppare ovviamente in sede tecnica, lascio agli abituali frequentatori del settore questi argomenti di riflessione con preghiera di manifestare la loro opinione al riguardo. La battuta del retrovisore mi sembrava un modo simpatico per soprassedere alle consuete schermaglie dialettiche un passato pieno di soddisfazioni e di amarezze, mi dispiace non sia stata aprezzata.P.S: rileggendo il mio post non mi pare di esentare l’attuale proprietà dall’occuparsi del problema e tanto meno la giunta 5stelle, anzi li sollecito ad un intervento più oneroso, innovativo e sicuramente più confortevole per i fruitori, ma tant’è….probabilmente non riesco ad esprimermi con la dovuta chiarezza……Ma siccome capita troppo spesso e su argomenti del tutto differenti prende corpo il sospetto di una antipatia personale, legittima, ma ti assicuro non ricambiata….(per ora).

    • 10 Ottobre 2013 in 00:21
      Permalink

      Sia chiaro, caro Angioldo, che il sottoscritto, né quando tratta di te, né quando tratta di Ghirardi, Leonardi, dei Boys, etc etc., è coinvolto da sentimenti di simpatia/antipatia personale. Arrivare a comprenderlo sarebbe un grande passo avanti. Ma fin che ci sono gli occhiali del sospetto non si va molto lontano. Poi è chiaro che se mi si scrivi che sulla tettoia faccio “demagogia semplicistica” mi girano gli zebedei e reagisco, perché non è affatto vero. E non mi va che passi questo messaggio inesatto. Così come non capisco perché mi devi accusare di fare polemica, solo perché abbiamo idee che differiscono sul modo di risolvere il problema – reale – dei disabili dello Stadio. Nell’ultimo commento hai, secondo me, meglio esplicitato la tua idea, anche se io rimango dell’idea che la situazione possa più semplicemente essere risolta con la semplice tettoia, che penso, pur sviluppata così come giustamente dici tu, non ostacolare la visuale nel settore dei distinti. Ovviamente puoi avere ragione tu, come posso aver ragione io. Ma io non ho detto che la tua proposta è demagogica o semplicistica. Ho solo contrapposto motivazioni razionali alla tua ipotesi. Non ultima il fatto che la visioen sarebbe di gran lunga peggiore per i disabili, ma prima di tutto che si butterebbe alle ortiche tutto quanto al momento funziona (e non è poco) nel settore disabili.

      La battuta sul retrovisore l’ho gradita: ma non capisco perché mi sia stata indirizzata da chi, per primo, si è voltato indietro per dire che tutte le colpe non sono del presente, ma appunto anche del passato. E allora, siccome mi sarei un po’ rotto l’apparato genitale di passare per il nemico del Parma, che mira solo a mettere in cattiva luce la società, ho voluto ribadire che non ho fatto nessuna caccia alle streghe presenti o passate, ma invocato attenzione su un problema da risolvere.

      Cordialmente

      Gmajo

  • 10 Ottobre 2013 in 00:44
    Permalink

    un ultima (davvero) delucidazione , la demagogia era riferita non a te ma a chi, da un lato cavalcando l’articolo del Fatto presenta interpellanze (come se per chi è in comune da decenni fosse una novità) e ad eventuali risposte frettolose ed immediate dettate dalla sopravvenuta pressione mediatica nazionale (soprattutto di stampa considerata amica). Come vedi nel mio piccolo “non faccio sconti” a nessuno ma cerco di analizzare situazioni in essere ed in divenire, senza pregiudizi, semplicemente la soluzione da te proposta non mi convince tecnicamente e non risolve il problema se non creandone un’altro, ma demagogico riterrei attivarsi in fretta e furia adesso per un articolo sul pur autorevole Fatto Quotidiano. Mi scuso se ho dato adito all’ennesimo fraintendimento.

    • 10 Ottobre 2013 in 00:54
      Permalink

      Un’ultima (davvero) delucidazione: guarda che l’articolo del Fatto Quotidiano è successivo alla interpellanza (o comunicazione urgente, per dirla in gergo tecnico) del consigliere Vescovi. Tant’è che il suo intervento è citato dalla giornalista del Fatto.

      Sul fatto di attivarsi in fretta e furia, pur demagogico o meno che sia, direi sia indispensabile per porre rimedio a una situazione sulla quale entrambi ci troviamo d’accordo nel definirla non degna della nostra città.

      Cordialmente

      Gmajo

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