LE FANTASIOSE BUGIE DEI BOYS SULLA VOCE DI PARMA

(gmajo) – Come ogni mercoledì è in edicola il diffuso settimanale “La Voce di Parma”, dove il direttore Fabrizio Castellini, da alcune stagioni a questa parte, è riuscito a creare una forma di convivenza tra il sottoscritto – giacché ha la bontà di riprendere interamente ed ospitare “L’Opinione” che pubblico dopo ogni gara su www.stadiotardini.it e i Boys, che vergano, a propria volta, uno scritto. Nel numero di oggi, però, questi ultimi, riferendosi evidentemente a me, pur senza nominarmi, hanno infilato una serie di diffamanti corbellerie che non posso far passare sotto silenzio, non solo a tutela del mio buon nome e per il gusto della verità, ma anche per evitare che, come già avvenuto in passato, questo  seme dell’odio possa germogliare con antipatiche conseguenze di natura personale.

TESSERA ORDINE MAJO 1988Nel loro dispaccio i Boys asseriscono che “il bell’ambiente” che si era creato “grazie alla vicinanza tra le due città” è stato “volutamente guastato” da “qualche pseudo giornalista locale (abbandonato dopo la partita sotto l’acqua dallo stesso pullman col quale era arrivato a Verona)”.

1) Il giornalista (pseudo se lo tengano per loro, giacché ho appena finito di festeggiare il 25° anno di iscrizione all’Ordine, risalente all’anno di grazia 1988, magari lo stesso in cui è nato qualcuno di loro, e sono membro del consiglio direttivo del GERGS) in questione era uno solo e non qualche;

image2) il giornalista non ha voluto guastare il bel clima (ché non gliene impipa nulla di rovinare le feste altrui), sempre ammesso che il bel clima ci fosse: ha solo esercitato il proprio dovere di riferire ai lettori del quotidiano on line (regolarmente iscritto nel registro stampa del Tribunale di Parma) di cui è direttore responsabile, dell’intonazione da parte di un tifoso presente nel settore ospiti del Bentegodi del canto funebre cattolico “Io credo risorgerò” durante il minuto di silenzio per ricordare la memoria dell’ex presidente dell’Hellas Martinelli scomparso la scorsa settimana. Il giornalista (professionista) ne ha dato notizia all’interno dell’articolo da lui firmato dal titolo “Cara Curva Nord, disturbare i minuti di silenzio è da persone incivili: e il caso di Verona, con ‘Io credo risorgerò’, è il terzo imageconsecutivo”, all’interno del quale non ha (volontariamente) utilizzato la definizione “Boys”, del resto come (volutamente) non l’ha inserita nella titolazione. “Curva Nord”, a suo giudizio, non è sinonimo di “Boys”, giacché l’intera Curva Nord del Tardini, ospita 5.000 tifosi crociati circa, che non è detto che si identifichino tutti quanti in quella spettabile organizzazione. E magari anche il “solista”, e i “coristi” che poi si sarebbero aggiunti, non è detto che siano tesserati dei Boys (e proprio per questo i Boys non sono stati tirati in ballo dal giornalista, non pseudo, estensore del servizio);

DSC046643) Il giornalista, poi, descritto come “abbandonato sotto l’acqua”, è regolarmente tornato a Parma sullo stesso pullmino dell’Associazione Petitot che lo aveva portato a Verona. Il piccolo torpedone, infatti, era stato autorizzato dalla locale Questura a lasciare il posteggio ospiti del Bentegodi in anticipo rispetto agli altri mezzi pubblici/privati arrivati dalla città ducale, ed era posteggiato fuori dallo stesso.

Proseguendo nell’amena lettura de “La Voce dei Boys”, si trovano queste altre parole: “Teniamo comunque a precisare che al momento del minuto di silenzio i boys dovevano ancora entrare allo stadio, per tanto invitiamo tale “scrittore” (di novelle romanzate più che di articoli giornalistici) a verificare le proprie fonti, prima di insinuare che i Boys non abbiano voluto fermare chi beceramente interrompeva il raccoglimento in memoria del presidente veronese deceduto”.

image4) Prendo atto che al momento del minuto di silenzio i Boys, probabilmente in ritardo per operazioni di identificazione – del resto se non si è provvisti di Tessera del Tifoso è facile che possa capitare: ai fratelli doriani, è anche andata peggio, giacché la questura di Livorno emetterà circa 80 daspo nei confronti di altrettanti di loro arrivati domenica allo stadio Picchi senza tessera del tifoso, ma ugualmente in possesso del biglietto per la partita, proprio come diversi  obiettori della tessera crociati a Verona – non erano ancora all’interno del Bentegodi, ma, come già precisato nel precedente punto 2, il giornalista non ha mai citato i Boys in quel pezzo, per cui non li ha accusati di alcunché (al contrario di loro che lo accusano ingiustamente di averlo fatto);

image5) Lo scrittore dell’articolo giornalistico – la novella romanzata è semmai quanto ha proposto il fantasioso autore che firma a nome dei Boys sulla Voce di Parma – le proprie fonti (che da buon giornalista non rivela) le ha ascoltate e verificate, prima di comporre la propria opera che in questa sede ribadisce e conferma su tutta la linea, giacché i fatti sono acclarati, così come ogni lettore che non indossi gli occhiali scuri della prevenzione (e che almeno il testo incriminato lo abbia letto), può notare come dal giornalista non sia stato affatto insinuato – come insinua il romanziere dei Boys“che i Boys non abbiano voluto fermare chi beceramente interrompeva il raccoglimento in memoria del presidente veronese deceduto”.

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CARA CURVA NORD, DISTURBARE I MINUTI DI SILENZIO E’ DA PERSONE INCIVILI: E IL CASO DI VERONA, CON “IO CREDO RISORGERO’”, E’ IL TERZO CONSECUTIVO

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

4 pensieri riguardo “LE FANTASIOSE BUGIE DEI BOYS SULLA VOCE DI PARMA

  • 23 Ottobre 2013 in 21:13
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    è la sua scrittura quella sul tesserino?
    Complimenti,ottima calligrafia.
    Molto bella la M.

    • 23 Ottobre 2013 in 23:11
      Permalink

      Salve Al,

      no, non è mia la calligrafia (la mia, ahimè, è pessima).

      Non ricordo bene se fosse di una segretaria dell’Ordine dei Giornalisti di Bologna, o dell’infermiera pro tempore del dottor Pallini, che ricordo, in effetti, avesse pure un’ottima grafia. Ma penso sia più facile la prima opzione, dal momento che la compilazione dei dati sul documento dovrebbe essere appannaggio dell’organismo che l’emette e non di chi lo riceve.

      In effetti la M è molto particolare.

      Grazie, cordialità

      Gmajo

  • 24 Ottobre 2013 in 09:15
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    si scrive majo o maio?

    • 24 Ottobre 2013 in 10:28
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      Gentile e attento Roberto,

      la questione della j o i del mio cognome che ha stimolato la sua curiosità, l’avevo già spiegata nell’aprile scorso dopo una mia ospitata a Quelli che il calcio. In Rai, infatti, misero in didascalia il mio cognome con la i normale e non lunga. E così Achille Mezzadri, direttore di Pramzanblog.com compose un simpatico articolo in cui diceva che in Rai mi avevano tagliato la j. E io gliene spiegai la ragione nell’articolo al link sotto riportato:
      http://www.stadiotardini.it/2013/04/pramzanblog-com-majo-a-quelli-che-il-calcio-ma-gli-hanno-accorciato-la-j-i-fermo-immagine-del-programma-di-rai-due-con-ospite-il-direttore-di-stadiotardini-it.html

      “Il mio nome in sovraimpressione non appariva con la “j”, che appunto è stata accorciata in “i”. Mez, il censore, ha scritto che maldestramente mi è stato cambiato il cognome. In realtà la redazione si è attenuta all’ufficialità: la “j” è un mio antico vezzo (fin da quando, a 8 anni, dirigevo L’Eco del Quartiere), e Majo è una sorta di cognome d’arte per cui all’anagrafe e su ogni mio documento ufficiale (compresa la Tessera dell’Ordine) appare, come oggi a Rai Due, la versione short Maio. Comunque sempre io sono…”

      Cordialmente

      Gmajo

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