MAJO: “IL GENEROSO GHIRARDI NON BADA A SPESE PER IL NUOVO FARAONICO SETTORE DISABILI, MA IO NON LI USEREI COME ‘SCUDO UMANO’, O DETERRENTE ALLA VIOLENZA”

(gmajo) – Se fossi altrettanto permaloso dovrei sellare la mula e dare mandato agli avvocati per agire legalmente nei confronti di chi – messo con le spalle al muro, dovendosi aggrappare su sdrucciolevoli specchi – ha avuto l’immane coraggio, ieri, pubblicamente, durante una conferenza stampa video-ripresa, con l’aggravante di leggere un testo scritto preconfezionato (dunque in modo premeditato), poi riprodotto sul proprio house organ ufficiale, di diffamarmi con l’infamante accusa di aver voluto strumentalizzare i diversamente abili per fare qualche clic in più su stadiotardini.it . Volessi aumentare il traffico del mio sito internet probabilmente, anziché condurre battaglie sociali di civiltà (e lo sottolineo ancora con orgoglio, di civiltà) mi occuperei, come imagefanno tanti altri, di quisquilie di mercato, tipo arriva questo o quest’altro, che guadagna x milioni, o y miliardi (peraltro di questi tempi, in cui alla gente vera e non virtuale mancano i soldi in tasca), ché, al popolino, questo piace tanto: non lo stillicidio di articoli su un settore disabili che sarà stato sì un fiore all’occhiello, ma che aveva il piccolo difettuccio di lasciare esposti alle intemperie i tifosi in carrozzina, costretti a proteggersi con impermeabili e ombrelli. Tifosi in carrozzina come Fabio Giarelli, il quale del Parma fa una questione di vita, e che a differenza di altri posti in quelle stesse condizioni, ha superato ogni comprensibile ritrosia per denunciare quello che, da anni, era sotto gli occhi di tutti: sui tifosi disabili di Parma pioveva addosso. Certo, poi si compensava con l’amorevole dispensa di thè caldo. Ma sui tifosi di Parma pioveva addosso. E pioveva addosso dal 2006, allorché il club decise di spostarli dalla piccionaia della TCP all’open space in TCE. Scelta, quella, che, allora, da capo ufficio stampa del Parma difesi “alla mia maniera”, cioè dando tutto me stesso, senza risparmio, per cercare di fare capire l’importanza della messa in sicurezza dei disabili, in un settore studiato apposta per loro. Cosa che non rinnego a distanza di qualche anno – ché, sarò imbecille, ma sono anche coerente – nonostante l’umorismo di Leonardi. Comunque, in una battuta, è evidente che quando uno fa il portiere para, quando uno fa l’attaccante cerca di segnare. E’ una questione di ruoli. Ma, nel mio caso, sempre con estrema pulizia, onestà, passione, dedizione e gioco di squadra. Oltre che trasparenza (non come qualcun altro, ringraziato in coda, che non si sa bene in che ruolo stia giocando). Riconoscerlo non sarebbe un segno di debolezza, che un superuomo pensa non si possa permettere, quanto un segnale di intelligenza. Si prega di ripassare.

new bortolonL’opera presentata è lodevole. Direi persino eccessiva. E di conseguenza anche “inutile”, poiché anziché questo dispendio di forze (va riconosciuto, senza se e senza ma, che Ghirardi non ha fatto il piocione, giocando al risparmio, anzi, ha persino scialacquato) sarebbe bastato qualcosa di meno appariscente e parimenti funzionale come la da noi suggerita più modesta tettoia (magari protetta e riscaldata) che rimango convinto non avrebbe ostruito più di tanto la visuale agli altri tifosi retrostanti (sembra essere questo il motivo per cui non si è intervenuti lì). Quella che anche all’interno del Parma è stata ribattezzata la “riserva indiana” dei distinti, infatti, non conta un eccessivo numero di abbonati, quanti, precisamente lo imagesanno loro; razionalizzando gli spazi, che al momento vengono occupati senza una precisa regola dagli spettatori (c’è stata, negli anni, per problemi di agibilità una sensibile riduzione rispetto ai seggiolini), probabilmente si sarebbe potuta mantenere la centralità per i disabili – in questo modo delocalizzati, o, come scrivevamo ieri, “ghettizzati” nel settore Bortolon pur senza ostacolare la perfetta visione degli altri sportivi.

Ma il Parma – e direi Leonardi in prima persona, con l’avallo del CdA – ha voluto stupire cavando fuori dal cilindro (a tempo di record, sono davvero dei fenomeni) la riqualificazione dell’ex settore ospiti del Tardini, cambiandone la destinazione d’uso e riservandolo in toto ai diversamente abili. A occhio e croce il progetto sembra proprio inattaccabile, tecnicamente, giacché non ci si è limitati a mettere uno straccio di tettoia, si è voluto “strafare” proponendo un’opera non posticcia, DSC04218ma definitiva con la riproposizione degli stessi standard di sicurezza, mobilità, vicinanza ai bagni, erogazione dell’energia elettrica, assistenza, vanto (pioggia a parte) della precedente collocazione dei disabili. Ma se questa era così di alto livello (e noi non lo abbiamo certo disconosciuto, pur evidenziandone il limite maggiore, il difettuccio dell’esposizione alle intemperie degli occupanti) perché, dunque, abbandonarla, per rifarne un’altra a lato, in modo faraonico?

A dire il vero il vecchio settore disabili non sarà smantellato – del resto perché buttarlo alle ortiche, se era esemplare? – ma anzi mantenuto in servizio, come ci ha spiegato, al termine della conferenza stampa fiume di ieri, il delegato alla sicurezza Stefano Perrone, presenti i due consulenti tecnici Forleo (in nomen omen, “Per Leo”, cioè Leonardi) e Fogu. Insomma, gli spazi per i disabili, dunque, raddoppiano, e ognuno di loro potrà liberamente scegliere se stare come prima in una posizione centrale, sia pure scoperta, oppure se esser protetto e coccolato nel dorato, ma decentrato Bortolon.

DSC04210Come spesso accade anche per altri argomenti, io e Leonardi vediamo le cose in modo diametralmente opposto anche a proposito del nuovo posizionamento per i disabili. Quella che a me pare una loro ghettizzazione (capisco che possa sembrare un po’ hard, come espressione, ma faccio riferimento a quanto il responsabile dell’agenzia allo sport della Provincia Walter Antonini, a propria volta un disabile, due anni fa disse ai nostri microfoni e cioè che l’ideale sarebbe che allo stadio i diversamente abili fossero perfettamente integrati in mezzo agli altri tifosi) per lui è un motivo di vanto, poiché già ad Udine aveva identificato come DSC04214location per i disabili un settore confinante con quello degli ospiti, sì che fosse “da deterrente fondamentale verso quelle tifoserie, che invece di pensare lo stadio in un certo modo, lo pensano, magari in un altro”. Io, guarda, un po’, credo, invece che, non sia consigliabile servirsi dei diversamente abili come “scudo umano”. Siccome la mamma degli imbecilli è spesso incinta in certe curve, non vorrei che il facile bersaglio delle carrozzine messe in bella mostra a pochi metri, potesse essere poi all’origine di incresciosi episodi.

Mentre spiegava la sua geniale trovata, Leonardi, ha altresì aggiunto che era necessario il dissequestro di quella porzione di stadio. Dissequestro che poi Perrone avrebbe ricordato essere avvenuto circa lo scorso Febbraio. E’ sempre bene ricordarsi la consecutio temporum (specie quando si vuol argomentare che Gesù Cristo è morto dal freddo dei piedi). Dopo averne per anni invocato il dissequestro, il “Bortolon” era rimasto abbandonato a sé stesso, al punto da diventare una simil discarica. Quei 1.800 posti ai quali generosamente il Parma rinuncia (e che forse avrebbe fatto meglio a ripristinare all’originaria destinazione, restituendo l’intera Curva Sud ai tifosi parmigiani, anziché preferire far cassetto lasciando uno spazio più grande agli ospiti) per dare una nuova dimora ai disabili (questo sacrificio è stato rimarcato, ma il costo dell’opera il Leo non lo ha voluto rivelare per supposta riservatezza) non mi sembrava fossero ultimamente molto venduti, o che lo sarebbero stati a breve…

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

12 pensieri riguardo “MAJO: “IL GENEROSO GHIRARDI NON BADA A SPESE PER IL NUOVO FARAONICO SETTORE DISABILI, MA IO NON LI USEREI COME ‘SCUDO UMANO’, O DETERRENTE ALLA VIOLENZA”

  • 12 Ottobre 2013 in 16:18
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    Buon pomeriggio ,
    non nascondo che sono molto in imbarazzo nel giudicare un rendering come quello proposto nello spicchio di curva in ex-forzato disuso .
    Per motivi di rispetto verso Stefano Perrone , caro amico di infanzia , e di sbigottimento rispetto al rancore che affiora sempre piu’ fra Lei Majo e il Parma Calcio.
    Non e’ mia intenzione prendere la difesa di nessuna della 2 parti.
    Una cosa mi permetto di dire perche il mio mestiere di architetto di interni( regolare esame di Stato ma volutamente non iscritto all’Albo) e la mia “sensibilita’” estetica ( autoironia) e’ stata turbata e calpestata da una immagine raccapricciante. Allora molto meglio smontare parte della pensilina della Ghiaia e cacciarla li’, dico per assurdo !! Cosa’ quell’eco-mostro/pollaio su 2 livelli? Ma dove e’ la razionalita’ ?!Ma e’ ovvio che il luogo piu’ adatto e’ lungo un rettilineo! Siamo veramente sicuri che non e’ una candid-camera? Qui mi fermo, per ora, ma ho i capelli dritti dalla soluzione prospettata.
    Enzo Dallai

    • 12 Ottobre 2013 in 16:40
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      Lei, caro Enzo, vorrebbe essere imparziale, ma in realtà “tecnicamente” propende per la mia tesi. Meglio sistemare il rettilineo che la nuova faraonica opera.

      In compenso – e qui si testimonia il danno di immagine perpetrato nei miei confronti con la continua opera di delegittimazione da anni portata avanti da chi non ha argomenti concreti per ribattere al sano e onesto esercizio di critica – lei è completamente fuori strada quando scrive di “rancore che affiora sempre di più tra me e il Parma Calcio”: semmai avrebbe dovuto scrivere il contrario, ché le mie argomentazioni, che entrano nel merito delle questioni, non sono pure attacchi come quelli inopinatamente ieri pronunziati non solo da Leonardi, ma anche dal suo staff, nei miei confronti.

      Sia chiaro che una battaglia sociale e di civiltà come quella che ho disinteressatamente portato avanti – esponendomi in prima persona, mettendoci l’entusiasmo e la passione di sempre – non può essere contrabbandata dal signor Leonardi e dall’assessore Marani (del quale per carità di patria non ricorderò le precedenti brillanti uscite su questo tema) come un mio meschino tentativo di fare degli ascolti, o peggio ancora denigrare il club. Questo significa mancare di rispetto completamente nei confronti di un avversario strenuo, ma sempre leale.

      Saluti

      Gmajo

    • 12 Ottobre 2013 in 16:45
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      P.S. Da architetto quale è (sia pure volutamente non iscritto all’albo), a proposito del rendering (termine della lingua inglese che in senso ampio indica la resa grafica, ovvero un’operazione compiuta da un disegnatore per produrre una rappresentazione di qualità di un oggetto o di una architettura progettata o rilevata): mi saprebbe dire, indicativamente, in quanto tempo potrebbe essere stato realizzato?

      Cordialmente

      Gmajo

  • 12 Ottobre 2013 in 17:06
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    Per i tempi di realizzazione di un “3D” di quel tipo , non occorrono ne mezze giornate , ne giornate intere ( mi prendo questa responsabilita’ pur non utilizzane AutoCad e affini. Piu’ che altro quelo che balza all’occhio e’ l’essere completamente fuori scala rispetto all’altezza di persone “umane”. Non a caso ho fatto una similitudine con la copertura di Piazza Ghiaia…….mah…sembra un copia/adatta e incolla! Ma esiste pianta e sezione quotata ? A spanne , con la minima pioggia piove abbondantemente all’interno. La soluzione definitiva e’ sul rettilineo dei distinti, in posizione leggermente interrata ( vedi panchine squadre ma chiaramente piu’ profondo) con tettoia che esca dalla linea del terreno meno di 2 metri. Se si potesse sfruttare lo scavo del vecchio fossato….o forse e’ troppo a ridosso del terreno di gioco?
    Enzo Dallai

  • 12 Ottobre 2013 in 17:09
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    Mi scuso per lo scritto fatto in fretta e con errori , correggo anche il termine, profondo….con piu’ largo .
    ED

  • 12 Ottobre 2013 in 17:30
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    Mi sono stampato una foto aerea in prospettiva della curva in oggetto, attenzione…..il rendering , cosi’ come lo vedo in 1 scatto non funziona. Il lato profondita’ di sinistra segue una strana logica che nella realta’ lo porterebbe sul terreno di gioco…
    ED

  • 12 Ottobre 2013 in 19:02
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    il rettilineo fino ad oggi utilizzato dai diversamente abili spero venga ripristinato ad uso parterre magari con prezzi popolari, accessibile a tutti.

  • 14 Ottobre 2013 in 08:53
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    Non ho le competenze tecnico-professionali di Enzo Dallai, ma la prospettata tettoia, così com’è stata presentata, interrompe la continuità tra i settori e distrugge l’armonia dell’impianto. Il fotomontaggio mostratoci dai media non è di qualità eccelsa, tanto da apparire un po’ inappropriato per la presentazione ufficiale di un’opera che interessa tutta la cittadinanza, visto che lo stadio è comunale.
    Nel fotomontaggio l’angolo che raccorda i Distinti alla Sud è ancora in piedi, dietro la tettoia. Ma immagino dovrebbe essere abbattuto, proprio per farle spazio (evito di prendere in considerazione altre ipotesi ancor più inquietanti). Mi chiedo che senso avrebbe abbattere una proprietà comunale, riducendo la capienza totale dello stadio di ben 1800 posti, privandosi per sempre di tale opera, per far spazio ad una tettoia che, oltre a non raccordare più i settori, offrirebbe un ridotto numero di posti in relazione allo spazio che occupa.
    Lo stadio Tardini è uno degli impianti più belli d’Italia, non solo per la collocazione, appena fuori le mura, ma anche per la struttura, abbastanza armoniosa e di recente costruzione. Perchè distruggerne una parte per far spazio a questa oscenità del tutto irrelata alle strutture attigue? Attonito davanti al fotomontaggio dell’orrore, mi chiedo quali possano essere le ragioni che hanno spinto dirigenti e amministratori a concepire siffatta mostruosità, ma senza nessuna dietrologia invito il Parma e il Comune a riflettere su questa opera, sperando non abbiano veramente dimenticato, tra le altre cose, il senso del bello.
    Confinare i diversamente abili in un settore diverso e non armonizzato agli altri, pur dotato di una serie di confort specifici, non mi sembra la scelta migliore per favorirne l’integrazione.
    Volere un Tardini bello e funzionale, per tutti, non è faziosità.

    Speriamo il Comune abbia la cortesia di spiegarci, anche, cosa prevede esattamente, e nel dettaglio, la “nuova formalizzazione della concessione dell’impianto sportivo”, prima di siglarla, di modo che si possa discuterla e dibatterne anche pubblicamente.

    • 14 Ottobre 2013 in 12:24
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      Mi ero ripromesso di non parlare più della questione della tettoia in attesa dei prossimi eventi: del resto le mie riserve sulla soluzione prospettata dal Parma FC in solido con l’Amministrazione Comunale le ho abbondantemente esposte sia nell’articolo soprastante, sia in quello precedente la conferenza di Leonardi e Marani, sperando, in quel modo, di riuscire a scongiurare la delocalizzazione dei disabili nel “Bortolon”.

      Ma l’ottimo commento di “Studio Tecnico” mi dà l’opportunità di aggiungere qualche ulteriore dettaglio esplicativo. Del resto come i precedenti propositivi contributi di Enzo Dallai.

      Non c’è il due senza il tre, si dice di solito. E il tre, a Parma, lo si era già raggiunto mettendo insieme tre opere sorelle: la Ghiaja, menzionata da Dallai, se non ricordo male; la Stazione Ferroviaria (dove il trattamento riservato ai disabili è senza dubbio più censurabile ancora rispetto a quello del Parma FC al Tardini, al di là del difettuccio della pioggia battente), e il Ponte a Nord, dove, qualche mese fa proposti, sardonicamente, di fare la presentazione della squadra. Del resto, altrettanto sardonicamente, avevo lanciato proprio io la proposta indecente – incredibilmente raccolta dal Parma Calcio, soprattutto dal Plenipotenziario, l’uomo solo al comando – della delocalizzazione dei disabili (e dei giornalisti, tanto, poi, è sufficiente dotarli di monitor televisivi come compensazione) nel settore Bortolon. Il quattro, onestamente, si sperava non ci dovesse essere. E il quattro è rappresentato dalla soluzione prospettata da Parma FC, in solido col Comune di Parma: appunto il new-Bortolon che presenterà un’architettura similare alle altre tre opere (opere) sorelle.

      Studio Tecnico fa riferimento soprattutto al gusto estetico, al gusto del bello. Io, per criticare il nuovo progetto, mi sono rifatto anche ad argomentazioni di altra natura (peraltro citate anche dal nostro lettore), usando, appositamente, parole forti – come “ghettizzazione dei disabili”, “scudo umano” – perché sono quelle che smuovono e fanno ottenere dei risultati e quello che si sta raggiungendo – pur essendo tutt’altro che l’ideale – lo dimostra ampiamente: credo che nessuno sia così ingenuo da credere alla favoletta che il progetto era pronto da mesi. E’ evidente che l’accelerazione era per mettere uno stop al tam tam sulla stampa nazionale sulla circostanza inequivocabile che sui tifosi del Tardini piove. Poi è comodo rivoltare la frittata (c’è qualcuno che è davvero un ottimo chef) dicendo che c’è chi specula sui disabili per fare qualche clic in più. Frase infelice per la quale mi sono abbondantemente sfogato nell’articolo, per cui, sia pure indignato (come indignato lo sono per le “rappresaglie” a seguire) preferisco non aggiungere altro, stendendo l’ennesimo velo pietoso. Le altre argomentazioni sono appunto che il delocalizzare i disabili in un’area non a contatto con altri tifosi non va certo nella direzione di una loro integrazione (Marani avrà sentito la competente, nel senso che le compete per delega, collega Rossi, prima di muovere il capo su e giù e dire a Leonardi, sì, ma che bel progettino!) e il loro utilizzo come deterrente alla violenza (o se preferite “scudo umano”) mi sembra, perdonatemi l’evidente iperbole, “un crimine contro l’umanità”. Anche perché non mi risulta che siano previste vetrate a protezione. Sarò paranoico, ma mi terrorizza l’idea che qualche coglione possa fare il tiro a segno alla carrozzina. Senza dimenticare che la visione che avranno i disabili da quel settore così decentrato sarà di gran lunga inferiore rispetto al rettilineo centrale (che peraltro, stando a Perrone, se poi non sarà smentito a posteriori da Leonardi – come ha fatto con Martino Ferrari di G Sport, il quale, quando aveva promesso la tettoia, aveva parlato come direttore marketing-commerciale regolarmente inserito in organigramma – rimarrà in funzione i disabili che volessero usufruirne).

      Giustamente, da cittadino, Studio Tecnico vorrebbe che la “nuova formalizzazione della concessione dell’impianto sportivo” fosse preventivamente discussa con la città, non calata sul capo dei cittadini a prescindere. I termini della concessione, vecchia e nuova, dovrebbero essere trasparenti per i cittadini. Specie in un comune che ha il proprio portale premiato per essere il più osservante alla glasnost.

      Il nuovo progetto, secondo indiscrezioni, prevedrebbe una totale riqualificazione dell’Ennio: per cui dell’attuale armonicità, sempre ammesso ci sia, mi sa che rimarrà ben poco, ove venisse raso al suolo e rifatto. Il geom. Forleo, o se preferisce ForLeo, poi mi ha anche detto che volendo l’opera che sta nascendo, cioè la nuova struttura per i disabili nel dissequestrato settore ospiti, potrebbe esser smontata e poi rimontata da un’altra parte, ad esempio a Collecchio. Che si tratti di un primo step di come potrà essere il nuovo Ennio?

      Cordialmente

      Gmajo

  • 14 Ottobre 2013 in 18:53
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    Prendo atto con soddisfazione che una volta per tutte si affronta (e si risolve) un problema in modo organico e definitivo senza crearne un’altro. Modestamente, senza averne avuto notizia in merito e senza aver conseguito nessuna abilitazione in architettura,ma solo armato di buon senso e di conoscenza diretta del settore distinti della sua dinamica di accesso e deflusso, avevo suggerito una soluzione analoga a quella indicata, i miei post in antitesi con direttore ne sono ampia testimonianza.Non sono qui a giudicare i dettagli tecnici della futura ” tribunetta Bortolon”, ma come accade regolarmente, parlare di Ghettizzazione, di scudi umani rafforza l’impressione diffusa di avversione preconcetta a qualsiasi iniziativa della società. La conservazione degli attuali spazi scoperti ma centrali è un’ulteriore grande segnale di disponibilità e di rispetto per le scelte precedenti. Mi sarei aspettato (a dire il vero no) un plauso unanime per un’opera ” eccessiva e come tale inutile” finanziata dalla società ….invece vedo bontemponi che si arrovellano in ipotesi di conservazione artistica di uno stadio che ha subito almeno negli ultimi trent’anni almeno un paio di trasformazioni epocali dalla pista alle tribune (distinti e centrale) dai tanto chiacchierati Sky box ai fossati poi coperti con grigliati (l’attuale spazio disabili) che ancora hanno sotto due file di seggiolini a vista ( archeologia sportiva?),non voglio essere malizioso ( non è necessario) ma veramente tutti i limiti di prudenza, buon gusto e fair play sono stati superati ( da entrambi le parti contando pure le assurde accuse di voler cavalcare la causa dei disabili per motivi di audience). Come sempre dico quel che penso sapendo di incorrere negli strali del direttore cui spetta comunque l’ultima parola di dovere, ed a prescindere da ogni altra considerazione va dato atto del grande successo della sua campagna di sensibilizzazione verso questa umiliante situazione.Bravo!!

    • 14 Ottobre 2013 in 20:18
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      Angioldo, sei andato quasi bene. Ma solo “quasi” perché non ti sei risparmiata la solita allusione che mi fa girare i maroni di “avversione preconcetta a qualsiasi iniziativa della società”.

      Ti ho già ripetuto un’infinità di volte che l’avversione preconcetta, semmai (come ampiamente dimostrato anche in questa occasione) ce l’avrà il Parma e il suo Plenipotenziario Leonardi, non certo il sottoscritto, che – se e quando – ha da dire bravo non si tira certo indietro.

      Se fossi stato accontentato, ad esempio, sulla questione dei disabili ne avrei avuto una opportunità in più. Ma la soluzione rinvenuta – e il nostro scambio di idee in tempi non sospetti lo testimonia, anche se, devo dire la verità, purtroppo sapevo perfettamente verso che tipo di direzione si stava andando per la ipotetica risoluzione – non soddisfa non tanto il mio gusto estetico (che non conta), quanto il fatto che sono contrario alla “deportazione” in un settore dedicato, che ne accentua la diversificazione, altro che integrazione, ne peggiora la fruizione, ed è poi un’opera dispendiosa, anche troppo. Si dirà che non sono soldi miei: certo, ma (e il discorso vale anche per i calciatori) preferisco una moglie che sappia far bene la spesa, anziché che mi prosciughi la carta di credito al supermercato (o peggio in gioielleria).

      E dire queste cose, motivandole come ho fatto, penso sia propositivo, non una avversione preconcetta.

      Infine mi fai i complimenti per il successo ottenuto. Ti ringrazio, ma se stiamo per raggiungere un certo tipo di risultato (che peraltro aggrada più te, di me) è anche grazie al pressing asfissiante che ho attuato, appunto anche con l’utilizzo di espressioni hard espresse per aprire gli occhi. Poi lo so anch’io che è esagerato (infatti, non a caso, ho parlato di iperboli) tirar fuori “scudo umano”, ma, scusami, se uno ti dice che usa i disabili come deterrente alla violenza, non dice esattamente la stessa cosa. E che i disabili li abbia usati anche a Udine come deterrente alla violenza lo ha detto Leonardi in sala stampa. O come il solito l’ho interpretato male solo io, come dice lui. No dico, mi pare peggio di Berlusconi, il buon Leonardi. Cavoli: le cose che dice sono registrate, io le trascrivo. Non invento un bel nulla. E sulle interpretazioni c’è poco da aggiungere: tutti, non solo io, ma anche i suoi nuovi amici di Settore Crociato (non certo all’alba di una idea) e la Gazzetta di Parma, avevano capito che lui, in occasione della conferenza di De Angelis, aveva detto che non ci sarebbero più stati rattoppi al Tardini, ma una nuova riqualificazione, rispondendo ad una mia domanda sul settore disabili. E quindi lasciasse lì di piangere dicendo, come risibilmente ha fatto, che lui parla con tutti ma solo uno capisce quel che vuole. Dailà. E dire che gli avevo fatto persino i complimenti per il suo nuovo atteggiamento dopo la sua ultima partecipazione a Calcio & Calcio (a dimostrazione che non c’è nulla di preconcetto, in me).

      Sulle osservazioni degli altri lettori, più o meno qualificati, circa l’estetica non entro nel merito, ma, caro Angioldo, come tu vieni a scrivere qui, lo possono fare anche loro. E questa voglia di consenso totale a me spaventa…

      Cordialmente

      Gmajo

  • 14 Ottobre 2013 in 23:45
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    Togli il quasi…..e dammi atto di equilibrio infatti scrivo : ” tutti i limiti di prudenza, buon gusto e fair play sono stati superati ( da entrambi le parti contando pure le assurde accuse di voler cavalcare la causa dei disabili per motivi di audience)”,e non mi sono accorto di altre ulteriori nonchè presunte allusioni alla tua premeditazione, riguardo l’opinione di altri nostri appassionati lettori, mi scuso se ho mancato di rispetto, ma intendevo semplicemente argomentare le mie osservazioni, ironizzando sulla prontezza delle riserve avanzate sulla base di un progetto ancora embrionale, e speccificando con la dovuta modestia la mia “competenza specifica” in materia. Poi come giustamente dici tu quando si affronta il concetto di estetica (specie da profani) la discrezionalità e grande. Mi ripeto nel ringraziarti per la “Crociata” felicemente vinta con beneficio per i disabili e per tutta la città, poco importa se la soluzione tecnica si avvicina più alla mia ipotesi ( di cui come ben sai non conoscevo nulla) che alla tua tettoia…..speriamo che non insorgano ostacoli strumentali a rallentare l’iter burocratico e tecnico della “tribunetta Bortolon”. Prenditi i meriti, goditi il risultato conseguito e non vedere “ombre” dove non sono (almeno per quel che mi riguarda)…..ormai siamo “quasi” amici!! ahhahahh E togli quel quasi!!!

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