NO ALLA GHETTIZZAZIONE DEI DISABILI NEL “SETTORE BORTOLON”: GLI SI DIA UNA TETTOIA LA’ DOVE SONO ORA. (SE PROPRIO NON SI VUOL FARE UNO SKY BOX PER LORO…)

(gmajo) – Elevo a dignità di articolo/editoriale il commento che ho postato pochi minuti fa, in risposta ad Angioldo, il quale, nello spazio commenti di stadiotardini.it, aveva suggerito di attrezzare per i disabili il “Settore Bortolon”. La proposta provocatoria  (“ci si mandino giornalisti e disabili”) l’avevo già formulata io dopo la prima amichevole al Tardini, allorché notai il trasloco forzoso della tribuna stampa, decentrata in direzione Curva Sud. Posto che la condizione ideale sarebbe quella di uno stadio a norma, laddove i disabili potessero stare, in apposite piazzole, di fianco agli altri tifosi, io sono fermamente contrario ad una loro ulteriore ghettizzazione. Da quello spicchio, come scritto anche da altri imagenostri lettori, la visibilità non è delle migliori. Non solo: immagino sia decisamente più dispendioso metterlo a norma, rispetto alla semplice tettoia che invochiamo da anni. Se poi anziché una tettoia volessero fare degli spartani g box riscaldati sarebbe ancor più da persone civili. L’attuale settore disabili, pioggia a parte, va però sottolineato come sia uno dei migliori della serie A per le condizioni di sicurezza e mobilità. Non credo valga la pena buttare alle ortiche quanto di positivo fatto allora dall’amministrazione straordinaria. Il problema è solo uno: proteggere i disabili dalla pioggia…

Ecco la trascrizione della mia risposta ad Angioldo:

Ciao Angioldo,

già ho precisato in alcuni articoli e in alcuni commenti che le responsabilità non sono da ascrivere esclusivamente agli attuali amministratori e proprietà del Parma FC, però essendoci loro al momento al comando sono chiamati a prendersi l’onere e l’onore risolvere una situazione “atavica”.

Siccome, al contrario di quanto ritengono alcuni lettori che faticano a leggere continuando ad indossare gli occhiali scuri della prevenzione, da questo quotidiano on line non combattiamo alcuna guerra contro la società o l’amministrazione comunale, semplicemente abbiamo identificato un problema – una questione di civiltà come direbbe Simona Vitali, figlia dell’ex ala crociata – stiamo dando tutti noi stessi perché la stessa, finalmente!, possa trovare una felice soluzione.

Mettendo un po’ di ordine nelle date:

il trasferimento dei disabili dalla piccionaia della TCP all’attuale sistemazione avvenne circa nella stagione 2006-07 (io ero ancora in servizio al Parma FC e mi occupai diffusamente della cosa, cercando di comunicare – di concerto con il vice-delegato pro tempore alla sicurezza Stefano Perrone, il responsabile era Piero Bosso – nel modo migliore, il perché del trasferimento. Ed il perché è molto semplice ed altrettanto valido: metterli in sicurezza.

Io capisco che nel 2006 l’Amministrazione Straordinaria non potesse farsi carico di grandi opere (a parte che non stiamo parlando del rifacimento dello stadio…) però la nuova proprietà avrebbe avuto quanto meno il dovere morale di occuparsene, moto propriu, senza che nel 2011, cioè ben tre o quattro anni dopo, un disabile, Fabio Giarelli, umilmente ci chiedesse lo spazio per lanciare il suo appello.

Appello, concretamente, rimasto inascoltato, nonostante le promesse della vecchia amministrazione (alle nostre sollecitazioni rispose Giovanni Paolo Bernini, che all’epoca si occupava di disabilità per il Comune di Parma) e soprattutto di Martino Ferrari di G Sport, che ci assicurò: alla tettoia ci pensa G Sport.

Noi non è che, per sistemare le cose, abbiamo lasciato un giorno o due di tempo – ché, al contrario di chi pensa che stiamo qui col fucile puntato, siamo persone coscienziose e ragionevoli – sono passati ben due anni abbondanti prima che una triste ricorrenza – il funerale del compianto giornalista Marco Federici – mi facesse di nuovo incrociare Fabio Giarelli (buon amico dello scomparso, il quale aveva combattuto molteplici battaglie per l’abbattimento di barriere architettoniche sulla Gazzetta di Parma), il quale, giusto in quella triste occasione (il caso ha voluto che fosse presente il delegato alla sicurezza del Parma FC Stefano Perrone, proprio quando mi ha chiamato), mi ha chiesto di rispedire l’appello, stavolta rivolgendosi direttamente al Sindaco Pizzarotti, al presidente Ghirardi e anche a Cassano.

E’ inaccettabile che poi Marani, assessore allo sport, sostenga nella sala consigliare che non si può risolvere il tutto in quattro e quattr’otto. Dal 2006 ad oggi del tempo ne è passato. E soprattutto ne è passato dal 2011, tempo della nostra prima denuncia di una situazione incresciosa rimasta tale.

Rimasta tale mentre, proprio laddove stavano protetti i disabili, ora si brinda e si pasteggia nei salottini e negli sky box, per i quali non sono mai esistiti problemi burocratici, di tempo, o di soldi per metterli in piedi spostando della gente regolarmente abbonata.

Ed è anche per questo, caro Angioldo, che respingo l’idea della ghettizzazione dei disabili nell’ex settore Bortolon. Idea che tu sostieni essere innovativa, ma che io lanciai come provocazione dopo l’amichevole inaugurale, quando suggerii di trasferire proprio lì disabili e giornalisti! Il brutto è che ci stanno davvero pensando. A parte che mettere a norma quel settore sarebbe ancor più complesso e dispendioso che non la modesta tettoia là dove sono adesso. Né mi si venga a dire (capisco che siano rimasti scottati dalla traumatizzante esperienza dei G Box montati e smontati in TCE nel 2011…) che ci sono problemi di visibilità per gli altri abbonati. E lo dico per due ragioni: 1° perché il numero degli abbonati lì si è ridotto e anziché lasciar che si siedano dove vogliono basterebbe regolarizzarne la seduta in posti prestabiliti (del resto come prevedrebbe la legge); 2° perché quando si è trattato di spostare la gente dalla TCP per fare i salottini e gli sky box non si sono fatti problemi. Credo che questa ragione sarebbe comunque facilmente comprensibile da parte di tutti e non credo che qualche abbonato creerebbe problemi.

Insomma: se non proprio degli sky box almeno una tettoia, in tempi brevi, va posizionata esattamente là dove sono adesso.

E, come predico da mesi, ci sarebbe anche chi metterebbe a disposizione strutture e mano d’opera gratis. Basterebbe avere la convinzione e la voglia di andare avanti. La stesa che mi accompagna in queste battaglie sociali!

Cordialmente

Gmajo

 

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

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