GAZZETTA DELLO SPORT: “PRANDELLI CHIAMA PAROLO E ACCELERA PER PALETTA”

parolo(gmajo) – Chissà se al Mulino Bianco (leggi: il Centro Direzionale di Collecchio) avranno gioito, sfogliando stamani la Gazzetta dello Sport, nell’apprendere che Prandelli convocherà per le prossime amichevoli con Germania (13 novembre a Milano) e Nigeria (14 novembre a Londra) il crociato Marco Parolo, che si era già tinto d’azzurro nel 2011 allorché esordì contro l’Ucraina. Sì, certo: per loro non sarà stata una sorpresa, giacché, anche per evidenti motivi organizzativi, il listone che sarà reso pubblico solo domani, dopo le partite, viene anticipato ai club (e non solo, visto che appunto la Rosea, indovina in anticipo i nomi dei chiamati), e ancor di più perché il Commissario Tecnico è un ottimo amico del presidente Tom Ghirardi (fu proprio lui, come ben noto, a consigliargli l’acquisto del Parma), sicché non gli avrà certo nascosto la lieta novella. Lieta novella, certo, perché essere fornitori della Nazionale, oltre ad alzare il valore del cartellino degli scelti, dà lustro al club, che non a caso spesso si vanta – attraverso la propria gran cassa comunicazionale – della varie chiamate di propri tesserati anche da parte di selezioni di altri Paesi. Unica eccezione Gargano: eh sì, perché, la società crociata non ha per nulla digerito che l’Uruguay lo precettasse per le due partite di spareggio contro la Giordania valide per la qualificazione ai prossimi Mondiali che si giocheranno il 13 e il 21 novembre ad Amman e imageMontevideo, visto che così è costretto a saltare la partita di domani contro Lazio. Il mal di pancia di Leonardi (che immagino, attraverso i suoi collaboratori, avesse fatto di tutto per cercare di trattenerlo) è stato tradotto in un duro comunicato emesso giovedì scorso dal club in cui veniva manifestato “con forza tutto il proprio rammarico per non poter disporre in questa fase del campionato di un giocatore del valore di Gargano”. La stessa nota, tuttavia, evidenziava come “il Parma FC, come altri club interessati alle convocazioni dei calciatori nazionali, ottemperava così alle richieste della Federazione interessata dovendosi attenere obbligatoriamente alle disposizioni di un’apposita circolare FIFA in materia.” E allora, se le normative FIFA sono chiare e note, perché fare tutta ’sta cagnara, anche considerando il fatto che l’Uruguay, con pieno diritto, non ha prelevato Gargano per un’amichevole, ma per degli spareggi, in cui si gioca il Mondiale? Del resto quando lo scorsa estate il Parma aveva deciso di concedersi il lusso Gargano ben sapeva che lo stesso avrebbe dovuto condividerlo con la Celeste. Insomma, francamente, io avrei evitato quei toni polemici, pur informando la tifoseria della pesante indisponibilità di Gargano. Sperando che la stessa non divenga l’ennesimo alibi in caso di risultato non positivo con la Lazio. Ma torniamo alle anticipazioni azzurre della Gazzetta dello Sport: Massimo Cecchini (oggi autore, sulle stesse pagine, anche di una intervista esclusiva a Borriello in cui questi accenna a Cassano, spiegando che se FantAntonio ha avuto 600-700 donne, lui ne ha avute un po’ meno ma tutte di qualità; oltre ad altri argomenti tra cui i gay nel calcio, la camorra e le scuse a Saviano) annunzia che vista “la probabile indisponibilità di Chiellini per infortunio, la Figc sta accelerando le pratiche per la convocabilità dell’argentino Gabriel Paletta, difensore del Parma, che in campionato  finora non ha giocato per un infortunio muscolare ad agosto (tornerà dopo la sosta). Occhio però, perché Prandelli ha intenzione di sondare lo spirito che anima il giocatore, per evitare casi come quelli di Campagnaro e Icardi in cui l’Italia si è sentita un po’ sedotta e abbandonata”. Curioso che la convocazione azzurra di Paletta si possa palesare dopo mesi che non gioca, ma lo staff azzurro lo segue da tempo. Mesi addietro (lo vidi a Trieste per Cagliari-Parma l’8 maggio) il preparatore atletico Renzo Casellato, informalmente, mi aveva spiegato che le precedenti convocazioni azzurre di oriundi avevano dato adito a non poche riserve da parte dell’opinione pubblica o della critica, che, in modo sciovinista, preferirebbero sempre calciatori puramente della propria nazione e non assimilati. Il gioco, secondo quanto mi aveva spiegato allora il prezioso occhio prandellicollaboratore dello staff prandelliano, potrebbe valere la candela se si potesse garantire a Paletta un posto come titolare e non come riserva “ma se non hanno cali o problemi i titolari Ranocchia e Chiellini, diventa difficile prevederlo”. Appunto i problemi fisici dello juventino potrebbero aprirgli le porte. Io ritenni quella di Casellato una spiegazione molto interessante, anche perché l’ultima volta in cui avevo toccato l’argomento prima credevo che Paletta avesse optato per l’Argentina, dal momento che lui stesso aveva pubblicamente riferito di aver avuto un colloquio con il selezionatore.

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

3 pensieri riguardo “GAZZETTA DELLO SPORT: “PRANDELLI CHIAMA PAROLO E ACCELERA PER PALETTA”

  • 9 Novembre 2013 in 20:22
    Permalink

    Bisogna capire che la nazionale è la selezione dei migliori giocatori che hanno il passaporto di quel paese, non solo di quelli che sono nati e cresciuti in quella nazione.
    Prima lo capiamo e meglio sarà per la nostra nazionale e per il nostro calcio.
    Se c’è un figlio di immigrante che gioca bene, convochiamolo.
    Se c’è un figlio di emigrante, come Giuseppe Rossi, che gioca bene, convochiamolo.
    Se c’è un calciatore, in Italia da tanti anni e ha ottenuto il passaporto, che gioca bene, convochiamolo.
    è facile! In questo modo ampliamo anche la base da cui “pescare”. Ad esempio, ci sono problemi a trovare dei buoni esterni di difesa perché non dare un’occhiata a Corchia ( http://www.gazzetta.it/Nazionale/28-02-2012/under-21-corchia-parla-francese-sognando-juventus-italia–81471957448.shtml )?

    Provo ad anticipare le critiche al mio discorso: , , , etch…
    Io rispondo così: Il motivo per cui accetta l’Italia non ci interessa, l’importante è che ci sia; Se non parla italiano e non conosce l’inno non è importante, deve solo giocare a calcio. Se per caso Osvaldo non sapesse l’inno italiano ma con i suoi goal ci fa vincere le partite….cosa succede? Lo lasciamo a casa o lo continuiamo a convocare? Altro esempio, se Osvaldo, che segna e ci fa vincere le partite, giocasse per la nazionale italiana perché non aveva possibilità in Argentina…..cosa succede? Lo lasciamo a casa o lo convochiamo? [NB: ho usato il nome di Osvaldo solo per fare un esempio in maniera casuale, non so perché abbia scelto la nazionale italiana e nemmeno se conosca l’inno]
    All’allenatore della nazionale Italiana non viene chiesto di fare una squadra di patrioti e di amanti della loro nazione, ma una squadra vincente. Non viene esonerato perché c’è qualche giocatore che non canta l’inno, ma perché perde.

    Anch’io però auspico a una nazionale di gente che è fiera di giocare con quella maglia e non perché è una seconda scelta.

  • 9 Novembre 2013 in 23:34
    Permalink

    Io, senza alcun intento polemico,preferirei sempre perdere con 11 italiani che andare a speluccare se ci sono nonni siciliani o se ha sposato un italiana. Naturalmente vale per tutti

    • 10 Novembre 2013 in 07:11
      Permalink

      Peccato che il “vale per tutti” non vale proprio per tutti!

I commenti sono chiusi.

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