IL GALLO DI CASTIONE / LA FORTUNA E’ CIECA, MA LA SFIGA CI VEDE BENISSIMO

baroni veleno(Il Gallo di Castione) –  Adesso che son passate alcune ore e ho sentito anche alcune interviste del dopo-partita mi sento pronto alla mia disamina a sfondo social-folkloristico della partita che ho visto. Lo so, lo so che il calcio ha bisogno di esperti, che la critica di un disincantato spettatore poco tifoso non ha mica rilevanza alcuna. Eppure come un pittore impressionista che si distacca dai paesaggisti statici io vorrei portare le mie emozioni di giornata, senza pretesa alcuna che vi siano riscontri con la realtà delle cose. E senza nemmeno la pretesa di originalità a tutti i costi, perché raccolte da un coro unanime di tifosi, per cui metteranno d’accordo anche i critici e le sentiremo ancora ed ancora. Però sono i fatti eclatanti della giornata calcistica odierna, si, anche altri, ma io fò il pittore impressionista, mica il fotografo. Due momenti epici mi/ci hanno colpito.

La palla irraggiungibile lanciata sulla fascia destra, con due giocatori bianconeri che la accompagnavano verso il fondo e col fulmine di guerra che tenta l’impresa impossibile di recuperare 20 metri per impedire che sfilasse via. Incredibilmente la raggiunge, riesce persino a guardare al centro dove intravede irrompere un suo compagno e crossa un pallone rasoterra che mette un paio di secondi a raggiungere il centravanti solo e smarcato. Ora immaginate voi quanto sian lunghi un paio di secondi per un giocatore che gioca contro la sua ex squadra che lo ha scartato, interrompendo una carriera sul più bello, una gloria effimera sfuggita in tante panchine e tribune. Ecco, immaginate come sarebbe bello fare un goal storico contro la Juventus per questo calciatore che quest’anno non è ancora riuscito, lui, il centravanti, a segnare un solo goal, questo goal sarebbe il rilancio dell’annata sfortunata ed insieme una rivalsa contro chi non ha creduto in lui. Ma questo goal sarebbe ancora più bello se lui, brasiliano, lo segnasse di tacco, così, vuoi per il momento in cui gli arriva la palla, vuoi per sentire un boato più forte, colpisce di tacco, ma la palla va fuori… Lui era sicuro che quella palla non l’avrebbe sbagliata, ma ciò successe, quello che non doveva succedere successe. Non doveva succedere anche perché il  Don avrebbe dovuto provare qualcosa pensando che con quei tre colossi di Rodi al centro della difesa avversaria una sostituzione avrebbe dovuto provarla. Una sostituzione che servisse a sfruttare un contropiede che la Juventus, avendo  l’obbligo di vincere la partita per non perdere punti, avrebbe finito per offrire a un Parma paziente.

La seconda immagine è il primo cambio che ha fatto il Don (preferirei che lo avesse fatto per infortunio, ma non credo, giacché lo stesso interessato, senza reticenze, ha ammesso che si trattava di mera scelta tecnica), un cambio in una difesa che aveva retto benissimo l’urto dei bianconeri senza mai soffrire, anzi giocando spesso sull’anticipo ed uscendo spesso palla al piede per l’impostazione, con un Lucarelli centrale che usciva spesso per impedire a Tevez di girarsi e di puntare l’uomo. Ora se per scelta tecnica il Don ha pensato di cambiare qualcosa nel reparto che meglio stava funzionando (perché qualcosa là in mezzo cominciava a scricchiolare e là davanti vabbè, si sbaglia troppo) allora iscriverei la mossa fra i misteri di Fatima che difficilmente vedremo svelati, ma forse non abbiamo abbastanza fede per comprenderli appieno.

Fatto ne è che a quel punto, cioè quando il Felipe di Matri, quello di Silvestre e di Gilardino si è tolto la felpa, in quel momento in molti han cominciato a far scongiuri. Credere nel fato o conoscere qualche Sibilla, essere superstiziosi o semplicemente convinti che il cambio che serviva non era certo quello, fatto ne è che la nostra spina dorsale, con il centrale difensivo subentrato, con il centrale di centrocampo con la lingua fuori e con il centravanti ancora in cerca d’autore (di quel goal d’autore mancato certamente) mi han fatto risuonare la canzone del siciliano cantautore. Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente …. Ed invece un allenatore potrebbe anche cambiare idea, non sulle cose e sulla gente ma sull’insostituibilità di alcuni elementi dorsali.

imageRisentendo gli echi di alcune interviste dopopartita posso affermare che “la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo” (cit. noto cantante-scrittore di Bologna). Il che serve a dimostrare che quel tiro di un liberissimo Quagliarella che pareva destinato in curva ha subito troppo la forza di gravità (che è diversa dalla gravità della forza che invece verifichi se incontri un ultrà violento) e si è schiantata sulla traversa, tornando in campo dove un liberissimo Pogba lo ha insaccato, dicevo che quel tiro forse lo avrebbe fatto anche con la vecchia difesa e quel goal forse  lo avremmo subito nel medesimo modo. Non sapremo mai come sarebbe andata la partita se due decisive sostituzioni nei settori nevralgici del campo (centrocampo ed attacco) le avesse fatte Donadoni e non Conte. Fatto ne è che Conte, grazie a quelle sostituzioni ha vinto la partita e invece il Don ha guardato Conte che la vinceva. Facendo i cambi, visto che ho il copyright cambi-buoi “quando i buoi erano già scappati”.

Nella foto in alto: intervallo sereno con merenda, il famoso veleno, per Baroni. Pensa preoccupato che la ripresa di solito non è così rilassante

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

One thought on “IL GALLO DI CASTIONE / LA FORTUNA E’ CIECA, MA LA SFIGA CI VEDE BENISSIMO

  • 3 Novembre 2013 in 22:51
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    …neanche negli amatori si cambia a partita in corso la difesa!! soprattutto quando funziona!!!
    ….

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