L’OPINIONE DI MAJO SUL CASO TEP-PARMA, PARTE II / PIAZZA E’ DA SALVARE, IL PULLMAN CROCIATO DA POSTEGGIARE AL MUSEO

(gmajo) – Avendo raccolto diversi consensi con l’Opinione di giovedì scorso, 14 novembre 2013, sul caso Tep-Parma, approfittando della sosta del campionato, ho deciso di provare a cimentarmi in un “sequel”, per commentare altri aspetti della vicenda, successivi o non trattati nella prima puntata. Innanzitutto un piccolo riassunto: il CdA di giovedì, come nelle previsioni, è stato interlocutorio. Il presidente dell’azienda pubblica Mirko Rubini era sempre intenzionato a procedere, dopo la sospensione, anche con il licenziamento dei due dirigenti, però non ha pigiato fino in fondo sull’acceleratore probabilmente perché conscio che era più igienico aspettare i tempi previsti per la difesa degli imputati dagli addebiti mossi con le controdeduzioni. Per oggi, lunedì 18 novembre 2013, risulta in programma un ulteriore CdA dove imageprobabilmente l’uomo solo al comando informerà, formalmente, gli altri membri (altri due di espressione comunale, come lui; tre, vice-presidente incluso, in quota alla Provincia) della sua decisione unilaterale. Gli altri, al di là di ascoltare, non è che potranno fare molto di più per scongiurare il gravissimo provvedimento, giacché è nei suoi poteri adottarlo. L’ingegner Mauro Piazza, in una intervista – concessa nei giorni successivi all’esclusiva per stadiotardini.it nella quale aveva rivelato che c’erano i debiti del Parma Calcio all’origine della sua sospensione, in particolare per non aver ottemperato all’ordine di interrompere la fornitura di servizi al club, nonostante lo avesse sancito il CdA, peraltro in una riunione alla quale lui era assente, e del quale sostiene di non aver mai ricevuto copia – alla Gazzetta di Parma aveva rimarcato il fatto che il presidente Rubini si sta muovendo come se l’azienda fosse di sua proprietà, dimenticandosi di occupare quella posizione pubblica dopo la nomina comunale. Quattro mesi fa, infatti, la nuova giunta aveva deciso di sostituire proprio con lui il suo predecessore, Antonio Tirelli dimessosi con un anticipo di due anni sulla conclusione del mandato triennale conferitogli nel 2012 dall’allora commissario Ciclosi: "Una scelta compiuta per "onestà intellettuale" e per "consentire ai soci ogni opportuna valutazione in merito" aveva precisato Tirelli in una nota. Onestamente è abbastanza improbabile che ci possa essere un nuovo ravvicinato ribaltone, ma la grana della sospensione dei due dirigenti (noi di stadiotardini.it parliamo spesso di Piazza, e abbiamo titolato su di lui questo editoriale, poiché è quello che più ha a che vedere con la materia di nostra pertinenza, e cioè il Parma Calcio, ma nelle stesse condizioni, va ricordato, c’è pure il responsabile economico Paolo Vicari) ha animato il dibattito politico nelle ultime ore. Dopo la conferenza stampa congiunta delle minoranze (che stadiotardini.it ha ripreso integralmente, clicca qui per vederla), Forza Italia (al contrario di altri che hanno un po’ nicchiato in attesa di sparare i proprio colpi nel Consiglio Comunale in agenda domani), con i consiglieri Paolo Buzzi (Comune) e Gian Luca Armellini (Provincia) – come riportato sabato scorso da parma.repubblica.it – ha tirato fuori dall’armadio e messo nero su bianco qualche scheletro di Mirko Rubini: “Sembrerebbe che il curriculum dell’attuale presidente di Tep comprenda un periodo di quasi quattro anni, dal giugno 2006 all’aprile 2010, durante il quale imageavrebbe ricoperto la carica di Direttore finanziario del Gruppo bancario Delta, oggetto proprio nella primavera del 2010 di uno dei più disastrosi crack bancari italiani”. Circostanza confermata dallo stesso Rubini, che sul suo profilo LinkedIN, aveva inserito di esser stato in qualità di “direttore finanziario del Gruppo Delta gestore di un patrimonio crediti di 5 miliardi di euro, trovando fonti di finanziamento e gestendo operazioni strutturate quali Cartolarizzazioni e patrimoni destinati”. Per chi non lo sapesse, il gruppo DELTA (partecipata dalla Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino), è stato definito – nel marzo 2010 tutti i giornali finanziari e d’informazione (in queste pagine riportiamo la foto di un articolo di Libero dal titolo: “Delta finisce articolo libero 001come Lehman”) ne parlarono e ci fu una intera puntata di Report di Milena Gabanelli – come il crac più grave provocato dalla crisi della finanza italiana. A casa restarono 600 persone (circa quanti oggi lavorano in Tep) dopo il fallimento del piano di salvataggio, con un buco di bilancio di oltre 3,3 miliardi. Il gruppo bolognese conobbe un periodo di espansione tra il 2004 – 2007; nel 2009 arrivarono i commissari dopo aver accertato i buchi nei conti e bilanci in bilico – fino ad arrivare al crac nel marzo del 2010… Circostanze sufficienti, secondo i due esponenti del centrodestra, per chiedere “la massima attenzione e approfondimento da parte dei soci e dei membri del CdA di Tep, sulle azioni intraprese dall’attuale presidente”. Tra queste azioni c’è ovviamente la decisione di interrompere il rapporto lavorativo con i due dirigenti apicali, che potrebbe recare grave imagenocumento alle casse dell’azienda di trasporto pubblico per via della azione legale che sarà intrapresa dai due licenziati a tutela del proprio posto di lavoro. “Temiamo che nel prossimo futuro si possa concretizzare il rischio di perdita di servizi aggiuntivi oltre che probabili richieste di risarcimenti da parte dei due dirigenti sospesi che inciderebbero non poco sul bilancio aziendale. Diventa veramente difficile astenersi dall’esprimere profonda preoccupazione per il futuro di Tep, dopo le azioni, quanto meno discutibili messe in atto dall’attuale Presidente e giustamente contestate da dipendenti, sindacati, politici e curriculum di rubini 001rappresentanti istituzionali.”  Nella stessa nota Buzzi e Armellini addebitano al presidente di Tep anche l’interruzione della fornitura al Parma Calcio, stimata – secondo quanto dichiarato dall’AD crociato Pietro Leonardi – in circa 160.000 euro all’anno. Il Plenipotenziario, alla Gazzetta di Parma, aveva infatti confermato l’interruzione del rapporto con Tep, motivandola con il grave danno d’immagine derivato dalle dichiarazioni di alcuni dirigenti sull’insolvenza della società di calcio. Nomi, il Sommo Dirigente, non ne ha fatti, ma si riferiva al silurato Piazza (il quale, peraltro, ha sempre confermato gli ottimi rapporti col club, nonostante la disavventura che gli è capitata), che ha messo in piazza, scusate il gioco di parole, la “morosità” del Parma, raccontandoci che nel provvedimento di sospensione il motivo principale era la mancata interruzione del rapporto con la società, oppure il suo presidente Rubini, il quale tale rilievo ha messo nero su bianco sul documento, e che, secondo quanto riferito da alcuni dei partecipanti alla famosa riunione secretata, avrebbe pure aggiunto considerazioni sulla solvibilità delle società di calcio, con evidente esplicito riferimento a quella della nostra città, giacché non penso si trattasse di altre? Sempre i due neo-forzisti sembrerebbero propendere per questa seconda tesi: “La definitiva perdita per TEP del cliente Parma Calcio” sembrerebbe dovuta “alle tensioni create con lo stesso cliente per la vicenda dei due dirigenti sottoposti a procedimento disciplinare dal presidente e dichiarazioni fatte dallo stesso. Come giustamente hanno già osservato le organizzazioni sindacali si tratta di una pessima notizia perché TEP perderà una significativa quota di proventi derivanti dalla fornitura al Parma Calcio che, seppure in ritardo, sono sempre state onorate e con le quali avrebbe potuto coprire i prevedibili costi aggiuntivi cui l’azienda stessa dovrà far fronte, soprattutto per aumenti IVA e carburanti determinati dal fatto, che i fondi pubblici che riceverà nel 2014 saranno i medesimi del 2013″. La versione ufficiale di Rubini, sempre trinceratosi dietro i no-comment – è bene specificarlo – non è stata ancora diffusa: dunque il giudizio sulla vicenda potrebbe risultare incompleto o viziato, perché è sempre bene ascoltare tutte le campane, ma a fiuto, sic stantibus rebus, mi viene da parteggiare per Piazza (e Vicari), dirigente che – particolare non trascurabile – raccoglie un altissimo indice di gradimento anche nel personale di base della stessa azienda, e che ho trovato gradevole nei rapporti che ho avuto (di persona non l’ho ancora conosciuto, ma nelle frequenti telefonate prima e dopo l’esclusiva che ci ha concesso ho sempre apprezzato il suo modo di proporsi e trovato convincenti le sue argomentazioni). Le referenze che ho raccolto parlano di un dirigente che ha sempre fatto funzionare, assieme agli altri due colleghi, l’azienda in  un modo egregio e che ci è invidiato da altre dove, al contrario, i conti appaiono ben più penalizzanti rispetto ai bilanci Tep e che sarebbe davvero inquietante andare a perdere. Seguendo questa storia ho l’impressione che anche il Parma Calcio stesso sia stato usato (anche se va sottolineato che Rubini, pubblicamente, non ne ha mai parlato, e la famosa Commissione Consiliare era secretata, dunque non lo si può accusare di aver voluto sfruttare la cassa di risonanza del Parma Calcio) come pretesto per allontanare i due dirigenti, anche in virtù di faide interne o di altri progetti (il management potrebbe esser completato da uomini di fiducia del presidente). Posto che mi risulterebbe che la Tep abbia ricevuto nei giorni scorsi la visita della Guardia di Finanza, che se ne sarebbe andata senza colpo ferire (uso il condizionale perché non ho elementi per affermarlo con certezza), chi ha partecipato alla Commissione ha ribadito come non ci siano gravi elementi per giustificare sospensione e conseguente licenziamento in tronco: “Non è che stiamo parlando di cose enormi, di buchi, di fondi neri, di malversazioni, di appropriazioni indebite: stiamo parlando di due dirigenti che con coscienza stavano facendo il loro lavoro e che lavorando, magari, possono anche aver fatto degli errori, ma non per questo devono essere allontanati, perché per me non sono errori gravi”, aveva sancito l’ex vice sindaco Buzzi, durante la conferenza stampa di mercoledì 13 novembre, in imagecui, a proposito del debito del Parma Calcio, aveva affermato: E’ giusto che il Parma Calcio paghi quello che spende e che fa spendere a questa azienda, che è una azienda di comunità. Ma le dilazioni di pagamento, i piani di rientro ci sono sempre stati”. Stessa considerazione che io stesso avevo avuto modo di fare durante l’ultima puntata di Calcio & Calcio Più: “Se hai un cliente che ti porta imagecifre simili, va tenuto stretto anche se paga in ritardo. Oppure vogliamo che il Parma si rivolga per il servizio di trasporto ad un’azienda di fuori? Allora, però, non lamentiamoci poi della scarsa parmigianità della società che fa lavorare aziende bresciane!”. Ipotesi, quella dell’alienazione del servizio trasporti ad altra società al di fuori del nostro territorio, tra l’altro, concretizzatasi poche ore dopo, giovedì, con un nuovo accordo sottoscritto dal club con un’azienda reperita in Val d’Enza (e sa un imagepo’ di beffa…). A rimetterci, per questa incresciosa situazione, anche, l’incolpevole Aldo Squeri, autista del Parma Calcio (per conto di Tep, di cui è dipendente) dal lontano 1998, che l’altro giorno stadiotardini.it ha intervistato raccogliendo gustosi aneddoti sui viaggi dei crociati degli ultimi 15 anni, su quel pullman ora dismesso, ma che fino a pochi giorni fa era considerato – a ragione – un simbolo, al punto da esser messo a disposizione, nella famosa parata delle Stelle del Centenario, per l’arrivo allo stadio Tardini delle star? Adesso quella storica corriera, verrà degradata, gli verrà tolto lo scudettone del Parma e tutti gli altri addobbamenti, per esser messo in circolazione come normale torpedone per i gitanti. E’ giusto che faccia questa fine? Non dovrebbe far parte di quel Museo del Parma (che chissà Dio se verrà mai fatto…) tanto se non di più come biglietti e distinte forniti dalla tifoseria? Non è un tangibile ricordo del grande Parma? Il nostro lettore Luca ha imagesuggerito, attraverso lo spazio commenti di stadiotardini.it, che il nuovo partner per i trasporti del Parma lo acquisti, ma, a quanto ci risulta, la Val D’Enza Viaggi avrebbe già ordinato un nuovo pullman ultra-moderno, in grado di soddisfare tutte le esigenze di comfort indicate dalla società. Proprio l’esigenza di un nuovo pullman (quello storico, se non ci fosse stato il patatrac, sarebbe stato messo a disposizione del Settore Giovanile), secondo alcune fonti che abbiamo sentito e che riportiamo con beneficio d’inventario, potrebbe essere stata all’origine della divergenza di vedute, a proposito del Parma Calcio, tra il presidente di Tep (che non avrebbe voluto “finanziare” l’acquisto di un nuovo mezzo da  mettere a disposizione della società di calcio, anche perché poi questa tarderebbe troppo a pagare il dovuto) e il dirigente Piazza (che sulla scorta della esperienza positiva del passato – al di là di qualche ritardo, nel frattempo considerato fisiologico, il Parma ha sempre onorato i propri impegni – avrebbe visto di buon occhio la prosecuzione del rapporto, sia per l’importanza della commessa economica, sia per l’immagine). A supporto di questa tesi la significativa circostanza che il provvedimento di sospensione sarebbe stato redatto il lunedì, dopo che il venerdì precedente c’era stato un incontro con la dirigenza del Parma Calcio, al quale Piazza avrebbe partecipato solo in conferenza-telefonica, essendo stato inviato da Tep fuori provincia). 

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

4 pensieri riguardo “L’OPINIONE DI MAJO SUL CASO TEP-PARMA, PARTE II / PIAZZA E’ DA SALVARE, IL PULLMAN CROCIATO DA POSTEGGIARE AL MUSEO

  • 18 Novembre 2013 in 15:34
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    Uno dei tanti super-professionisti recentemente chiamati a risollevare le sorti delle aziende partecipate dal Comune o, comunque, riconducibili allo stesso.
    Io rimango dell’idea che la questione del debito con il Parma sia solo un pretesto per giustificare il provvedimento di sospensione, credo infatti che dietro la vicenda ci sia molto altro. La penso così anche perchè nel nostro paese il licenziamento su pretesto sta diventando la regola e mi sembra strano che il debito di un cliente prestigioso e forte venga tollerato per anni e poi diventi improvvisamente un problema cosi grande da comportare sanzioni verso i dirigenti.

    • 18 Novembre 2013 in 16:17
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      Che il Parma Calcio sia stato tirato a mano ad arte per farli fuori sono convinto anch’io e l’ho scritto chiaramente. Penso sia abbastanza evidente che si tratti di un pretesto. Certo se il Parma non avesse avuto quel debito non si sarebbe inconsapevolmente prestato a questo gioco che indubbiamente ha arrecato un danno di immagine, in fin dei conti per una cifra, per il club, piuttosto risibile. Il ritardo, come ampiamente scritto, era diventato ormai consolidato, ma gli impegni sono sempre stati onorati. Io, però, fossi stato in Ghiro & C. avrei evitato di tirare a mano, come hanno fatto, le passate gestioni per addossare la colpa del debito. Anche quelle dichiarazioni sono un danno di immagine, diciamo che minano la propria credibilità.

      Cordialmente

      Gmajo

      • 18 Novembre 2013 in 17:38
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        Il Parma sarà stato usato pur come scusa, ma il club stesso ha usato questo pretesto per poter cambiare. Che nel giro di pochi giorni abbiano già trovato qualcuno?

        Se mettiamo il Pullman nel museo, perché non anche le canne da pesca di Cassani? Tornando seri, dove hanno intenzione di aprire questo museo?

  • 18 Novembre 2013 in 16:26
    Permalink

    Certo Direttore, chiamare in causa i predecessori non ha alcun senso, soprattutto se oltre alla TEP si pagano in ritardo anche altri creditori.

    Scusa la divagazione ma mi chiedevo se ci sono notizie della piccola Chanel. Grazie

I commenti sono chiusi.

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