giovedì, Giugno 13, 2024
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ALLA GAZZETTA DI PARMA IMBORGIA FA CAPIRE DI ESSER ANDATO VIA PER MOTIVI DI CARATTERE ECONOMICO. E INTANTO IL PADOVA COMUNICA DI NON AVERLO CONTATTATO

image(gmajo) – Dover riprendere interviste di altri colleghi non è tra le azioni che prediligo, soprattutto se a mia volta avevo contemporaneamente proposto una chiacchierata al medesimo interlocutore (senza peraltro ricevere neppure un chiaro diniego), ma dal momento che Antonino Imborgia ha parlato in esclusiva con la Gazzetta di Parma, non mi rimane altro che riprendere e chiosare le risposte che ritengo maggiormente interessanti, o che perlomeno soddisfano in parte le mie curiosità. Prima di farlo, tuttavia, dal momento che nell’articolo postato ieri sera avevo parlato di un suo possibile trasferimento al  Padova, specifico che in mattinata il club patavino ha emesso un comunicato ufficiale, che mi ha cortesemente segnalato il collega Dimitri Canello di imagePadova Goal: “In merito alla notizia di un possibile cambiamento nell’assetto dell’area dirigenziale e della guida tecnica prima squadra, riportata negli ultimi giorni da svariati organi d’informazione con particolare riferimento a presunti contatti con il sig. Imborgia e il sig. Serena, il Calcio Padova informa che la Società non ha contattato né intavolato trattative con le persone sopra indicate né con imagealcun direttore sportivo e/o allenatore”. Del resto la conclusione dell’intervista di Imborgia raccolta da Paolo Emilio Pacciani della Gazzetta di Parma, portava ad escludere che potesse esserci nell’immediato un suo immediato declassamento di categoria: “Proverò a fare il dirigente in serie A e chissà che in futuro non possa anche tornare a Parma”. Precedentemente Imborgia aveva fatto altri riferimenti alla massima serie: “Avevo bisogno di capire, dopo aver fatto molta serie B, se potevo misurarmi con la realtà della serie A. Il presidente sa quanto ho dato in termini di lavoro e onestamente oggi mi sento più completo come dirigente e ho capito che la A è una categoria nella quale posso lavorare”. Il Padova, fanalino di coda in B, non era dunque la sua meta ideale. Ma perché Imborgia image187ha deciso di lasciare Parma? Leggendo la sua risposta a PeP mi pare di capire, senza ombra di dubbio, che la decisione sia stata di carattere economico-contrattuale. Cioè in pratica, se non in interpreto male le sue parole che tra poco trascrivo, egli non ha ritenuto commisurato alla sua professionalità sia il compenso economico che la posizione contrattuale. “Ho sempre vissuto il mio lavoro come una crescita professionale. La durata del mio contratto e il mio stipendio rappresentano la misura della stima che una società ripone in me. E, secondo il mio modo di vedere, il mio viaggio all’interno del Parma si era completato”. Un altro “cervello” in fuga dal Parma, dunque, non in grado di trattenere importanti professionalità: situazione che giustifica alcuni dei timori espressi dai tifosi, soprattutto dopo certe esternazioni del presidente Ghirardi, specie quelle del 20 novembre alla Feltrinelli: “Godiamoci quest’anno, c’è una forte crisi economica, per il futuro si vedrà”. Il messaggio in questo senso di Imborgia mi pare piuttosto chiaro e condivisibile: “In questo momento economico il percorso del Parma deve essere quello della verità. Qui è importante fare una comunicazione corretta alla città, spiegando quali sono le possibilità. Bisogna vivere una solida realtà gestionale, senza essere obbligati a mettere in campo Cassano”. In una parola sola: glasnost, trasparenza. A mio modo di imagevedere, invece, i messaggi veicolati dal vertice del club oltre che essere piuttosto opachi, sono pure contradditori. Il rinfrancato Ghirardi del Monte delle vigne (pago delle pacche sulle spalle degli imprenditori Barilla e Pizzarotti Jr.) ha detto chiaro e tondo che il suo obiettivo è quello che il Parma possa automantenersi senza esborsi della proprietà: principio sacrosanto e virtuoso, per raggiungere il quale, però, non c’è altra soluzione che la vendita dei calciatori. Perché, allora, aggiungere orgogliose frasi che fanno un po’ a botte con l’impellenza del caso, del tipo che a gennaio non ha mai fatto cessioni importanti e che se partirà qualcuno arriverà qualcun altro? Perché alimentare sogni di gloria, per cui se andasse via Cassano potrebbe arrivare Giovinco? E poi se la situazione economica era così difficile (peraltro già in estate), perché fare il passo più lungo della gamba concedendosi la ciliegina sulla torta del Centenario, se poi dopo pochi mesi perfino la permanenza di questa viene messa in dubbio? Non meglio le uscite di Leonardi, al di là del suo auto-imposto silenzio stampa, per cui sarebbe bastata la sola cessione del mezzo Belfodil per garantire la gestione corrente, quando in vista ci sono altre importanti dismissioni? Io, poiché non mi sento affatto  un nemico del Parma, avevo da tempo iniziato una (gratuita) opera di “divulgazione”, del tipo di quella auspicata da Imborgia, cercando di spiegare alla piazza la bontà di certe indispensabili operazioni di mercato poco popolari, ma poi, magari solo per il gusto di smentirmi, c’è chi se ne viene fuori negando l’evidenza. Non sarebbe meglio, dal momento che si ha la fortuna di operare in una piazza comprensiva e che capisce, dire le cose come stanno, anziché nascondersi dietro un dito?

Ma torniamo ad Imborgia: la sua decisione di lasciare il Parma non è un fulmine a ciel sereno. Chi doveva sapere sapeva. Da tempo: “Nel momento in cui ti rendi conto di aver finito il tuo percorso in una società devi avere l’onestà di manifestare questa convinzione. Cosa che ho fatto due mesi fa e devo dire che Leonardi ha subìto questa mia scelta perché non è dovuta a un motivo particolare e mi ha chiesto di aspettare la fine dell’anno. E così ho fatto”. Non ho idea di cosa potessero servire questi due mesi da separati in casa, però, con il senno di poi, mi torna alla mente una datata delazione secondo cui al Mulino Bianco ci sarebbe stato il terrore che tirassimo fuori qualcosa su Imborgia. In particolare erano i giorni in cui, attraverso imagestadiotardini.it, avevamo preannunciato che a  Calcio & Calcio  ci sarebbero state delle importanti rivelazioni (per la precisione era il  25 novembre scorso). Le importanti rivelazioni di Michele Angella erano, però, quelle relative al presunto ingresso nel club di capitali cinesi (ipotesi che personalmente non mi ha mai convinto), mentre quelle che qualcuno temeva tirassimo fuori, ora capisco, fossero relative ad Imborgia. Io, però, dinnanzi a quella buona imbeccata, sia pure volutamente incompleta, ho ritenuto, sbagliando, che circa Antonino imagebollisse qualcosa in pentola come promozione (al posto di Leonardi, dato in orbita Milan al posto del collega plenipotenziario in rossonero Galliani) e non come suo addio. Non a caso, in quei giorni, puntai decisamente sul cavallo Imborgia, ritenendola una scelta nella continuità per il post-Leonardi. Al di là della soffiata, infatti, mi pareva che fosse la figura professionale già a libro paga più adatta per imageproseguire nel cammino intrapreso, in particolare quello estivo ribattezzato da Repubblica “Pesca a strascico” o dai Daily Mail “Mercato delle vacche”, cioè le 300 transazioni tra entrate ed uscite che hanno caratterizzato i movimenti minori del Parma FC la scorsa estate. A mio modo di vedere, infatti, quel tipo di architettura poteva esser in gran parte stata costruita proprio da Imborgia. Lo avessi potuto intervistare glielo avrei chiesto, ma dal momento che lui ha scelto di parlare solo con Pacciani (ognuno è libero di scegliersi gli interlocutori o le testate che preferisce, ci mancherebbe altro…) mi debbo accontentare della risposta su questo tema che ha dato a lui, che però poco aggiunge in merito ad una filosofia già illustrata diverse volte da Leonardi: “E’ una strategia ideata da Leonardi e condivisa da me e Preiti. Si è pensato di lavorare sulla quantità non potendo lavorare sulla qualità per motivi economici”. E dagli con questi motivi economici: la lingua batte dove il dente duole… “E puntando sulla quantità c’è la speranza che su 100 giocatori almeno 10,15 arrivino all’altezza di indossare la maglia del Parma o di poter essere protagonisti del mercato. Più che andare alla scoperta dei talenti prima che sboccino, si è andati a cercare nella quantità la crescita di alcuni giocatori”. Difficile, però, ipotizzare la crescita di calciatori ultra-trentenni con trascorsi nelle serie inferiori senza che mai ci fosse un qualche lampo: la tesi potrebbe stare in piedi per eventuali giovani per cui il concetto di pesca a strascico potrebbe calzare a pennello. Ma passando ai raggi X chi è stato trattato non è esattamente così. Ma tant’è… Chiudo ricordando che l’intervista di Pacciani apparsa oggi sulla GdP non è l’unica concessa al quotidiano confindustriale da Imborgia: egli, infatti, era stato protagonista di una pagina a lui dedicata imagedomenica 21 luglio 2013. Quella volta, nonostante poche ore prima mi avesse detto che preferiva l’azione alle parole (probabilmente non aveva ancora digerito un mio articolo amarcord in cui tirai a mano la vecchia storia di quando venne scartato Messi al Genoa), chiacchierò con Sandro Piovani, che titolò: Imborgia: “L’Europa? Si può, ma serve continuità”. Altri tempi, verrebbe da dire, e quella continuità non è certo stata trovata. In quell’occasione Antonino disse: “Per me è determinante la qualità del lavoro, cioè come e dove lo svolgi. Se no avrei già cambiato”. Se ne deduce che la qualità del lavoro, in pochi mesi deve esser cambiata.

Come qualcuno ricorderà era stato proprio l’allora stadiotardini.com , nel mese di Agosto del 2011, a rivelare per primo che  Antonino Imborgia sarebbe diventato un nuovo dirigente del Parma: in quella occasione, CV alla mano, scrissi che sarebbe entrato in organico un nuovo direttore sportivo, senza peraltro alludere che questi venisse a sostituire qualcun altro. Alle fine Imborgia arrivò regolarmente, come avevo pronosticato, ma, per il consueto gusto di smentirmi, venne inquadrato come “consulente”. Nell’intervista a PeP Imborgia ha ricordato quei giorni e come furono andate le cose, andando a legittimare la mia buona fede: “Sì, è stato scelto di comune accordo con Leonardi di avere la carica di consulente di mercato, anche se poi di fatto non l’ho mai fatto perché da subito ho fatto il dirigente. Ho condiviso con Preiti la direzione sportiva. Era un modo indolore di fare entrare una figura nuova in società”.

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

12 pensieri riguardo “ALLA GAZZETTA DI PARMA IMBORGIA FA CAPIRE DI ESSER ANDATO VIA PER MOTIVI DI CARATTERE ECONOMICO. E INTANTO IL PADOVA COMUNICA DI NON AVERLO CONTATTATO

  • Bella Gioia & Co.

    mi sa che qui si mette male, anche perchè queste uscite, così “sincronizzate”, non possono essere una coincidenza, oltretutto se sommate alla recente e significativa vicenda legata ai debiti con la TEP

    • Mah. Le uscite “sincronizzate”, in effetti, potrebbero essere significative. Anche perché, al di là dei giri di parole, mi sa tanto che Imborgia sia stato piuttosto esplicito. Meno esplicito, nell’intervista che mi ha concesso, il cuoco Minuz, ma anche in questo caso la società non lo aveva accontentato nelle sue richieste (cioè un aiuto in cucina).

      Sulla vicenda Tep noi avevano già avuto uno scambio di idee a quei tempi, se non ricordo male. Comunque sia mi sembra una fattispecie differente da quella della “fuga di cervelli”.

      Che il Parma avesse un debituccio con l’azienda di trasporti era emerso poiché tra i capi d’accusa mossi a un dirigente in un procedimento disciplinare poi rientrato, (procedimento mosso con l’evidente intento di rimuoverlo dalla sua posizione) c’era, appunto, una apertura di credito nei confronti della società di pallone cittadina. Poi, però, una volta sistemata la bega interna (con il passaggio di detto dirigente alla controllata Tep Service), lo stesso presidente Tep Rubini avrebbe visto di buon occhio una ripresa della collaborazione commerciale con la società di Ghirardi. Nel frattempo, però, Leonardi aveva già stretto un accordo con la Val d’Enza Tour, che aveva peraltro anche già ordinato la nuova corriera e dunque non era possibile riattaccare i cocci con l’attak.

      Quel debituccio, però, non è influente nei bilanci né dell’una né dell’altra delle due controparti, per cui si addiverrà prima o poi ad una soluzione che accontenti entrambi.

      Ma non metterei in correlazione la vicenda Tep con i saluti di Minuz e Imborgia.

      Cordialmente

      Gmajo

  • Bella Gioia & Co.

    bhè, parliamone: quando si fa una valutazione complessiva della situazione di una qualsiasi azienda, i debiti, i problemi di liquidità, i ritardi nell’onorare gli impegni, ecc, vengono considerati comunque indicatori di criticità.

    • Sì, ma chi sa leggere i bilanci non trova sostanziali differenze tra la situazione del Parma e quella di gran parte dei club di serie A…

  • Siamo solo all’inizio.
    Purtroppo,e lo dico da vero tifoso del club, l’apparato econico ha piu’ falle del Titanic. Se non interviene qualcuno sara’ impossibile mantenere la categoria….ahime’

    • Io penso, Alfredo, che in effetti ci sarà una cura dimagrante, ma tenderei a non drammatizzare al punto da temere la retrocessione. Certo: c’è da stare con gli occhi bene aperti perché gli attuali 20 punti non sono certo di garanzia.

      Comunque occhi aperti, vigiliamo…

      Cordialmente

      Gmajo

  • Un consiglio a Majo: orecchie in ascolto per anticipare le prossime dismissioni

  • (senza star a pensar male) Io sono dell’idea che Imborgia sia arrivato a Parma a lavorare con Leonardi con l’obiettivo (o la promessa?) di prenderne il posto e, vedendo che quel momento tarda ad arrivare, ha preferito andarsene.

    Non credo che la sua volontà di cambiar aria sia colpa di un’ipotetico scoop su di lui da parte del duo Majo-Angella, perché se avessero qualcosa lo potrebbero tirar fuori sempre, che lavori per il Parma o no.

    • Comincio dalla fine, Filippo: la mia di prima era una battuta. E’ evidente che Imborgia non è andato via perché io e Angella gli avevamo “tirato la volata”.

      Tuttavia, parimenti, trovo inverosimile la tua ipotesi, secondo cui a Imborgia sarebbe stato promesso di prendere il posto di Leonardi.

      La spiegazione della sua decisione di lasciare lo stesso Imborgia l’ha ben spiegata, stamani, alla Gazzetta di Parma. Egli, infatti, ha fatto capire che l’inquadramento e lo stipendio che gli riconosceva il Parma non lo riteneva consono alle proprie qualità. Motivo per cui ha deciso di interrompere la collaborazione.

      A supporto di questa tesi anche la parte conclusiva dell’intervista nella quale il dirigente sprona la proprietà a spiegare con onestà e trasparenza l’attuale momento.

      Cordialmente

      Gmajo

  • Majo sinceramente non credo che il Parma sia pieno di debiti … vorremo davvero dire che il Parma può pagare l’ingaggio enorme di Cassano e poi non può i soldi ad Imborgia oppure alla tep?

    • Io non ho mai detto che il Parma sia pieno di debiti: mi limito a documentare dei fatti (Imborgia andato via e ha spiegato le sue ragioni; il cuoco pure; la Tep sappiamo del debituccio all’origine della interruzione del rapporto). In effetti sarebbe contraddittorio permettersi Cassano se si avessero delle difficoltà.
      Cordialmente
      Gmajo e Buon 2014

  • chiedi accassano claudio,buon anno a tutti il 101 ovviamente 🙂

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