IL COLUMNIST / IL PARMA VISTO A MILANO CONTRO L’INTER NON E’ INFERIORE A GENOA, TORINO E VERONA CHE LO PRECEDONO IN CLASSIFICA

(Luca Russo) – E’ vero: in fondo poteva andarci peggio. Sul 3-2 griffato da Guarin, con la complicità di quella birichina della dea bendata, ho temuto che il Parma finisse sommerso da una goleada. Però… però, poteva andarci anche decisamente meglio. Quando Parolo ha infilato la rete del 2-1, giunta a un soffio dalla ricreazione, ho creduto e sperato che quello di San Siro potesse essere il terreno giusto per bissare l’impresa del San Paolo. E sul 3-3 siglato da Sansone, mi son detto: vuoi vedere che ci riesce di vincere in rimonta come facemmo la bellezza di quattro anni fa a Firenze, laddove con Bojinov, Amoruso e Lanzafame ribaltammo una Fiorentina che ci aveva dato già per vinti? Niente da fare: non siamo andati oltre il pari. Il punto accontenta noi più dell’Inter, perché noi, a differenza dell’Inter, non abbiamo il dovere di puntare in alto, ma semplicemente quello di non cadere troppo in basso. Però… e ci risiamo coi però… avessimo raccolto l’intera posta in palio, in un sol colpo ci saremmo allontanati sensibilmente dalla zona delimitata dal filo spinato e avvicinati minacciosamente all’area euro. E dire che tutto sommato l’impresa era alla nostra portata: quando ci ricapiterà di incrociare un’Inter ridotta ai minimi termini in attacco e così ‘modesta’ dalla cintola in giù? Forse al Tardini in occasione del match di ritorno. Ma ne dubito, perché a gennaio Thohir quasi certamente si passerà una mano sulla coscienza e ne metterà un’altra nel portafoglio per regalare a Mazzarri i rinforzi che desidera e di cui ha bisogno per fare di quella nerazzurra una squadra competitiva e all’altezza del sogno Champions. Comunque, al di là delle solite amnesie difensive e di quella tendenza ad accamparci nella nostra metà campo una volta passati in vantaggio, il Parma visto a Milano non lo si può considerare inferiore a Genoa, Torino o Verona (ovvero tre delle quattro squadre che lo precedono in classifica). Certo, brucia ancora aver perso dei punti proprio al Bentegodi e al Ferraris, sponda rossoblù. Ma è acqua passata e, come si è soliti dire in questi casi, non macina più. Meglio non pensarci e ragionare su quel che di buono si è combinato a San Siro. I due acuti (con tanto di vantaggio temporaneo) intonati da Sansone, prima, e Parolo, poi, meritavano di essere premiati con una più attenta gestione della palla e un atteggiamento meno timoroso. Al contrario, dopo essere finito e ritornato in vantaggio, il Parma, forse bloccato dal timore di trionfare nientemeno che al Meazza di Milano, è arretrato e ha prestato il fianco all’avversario: normale, in queste condizioni, che l’Inter, pur se in assetto d’emergenza e con gente del calibro di Milito e Icardi ferma ai box, trovasse il modo per creare qualche problemino a Mirante. Però… e ci risiamo… sul 3-2 è arrivata una reazione che dal Parma, o meglio: dal Parma di Donadoni, proprio non t’aspetti: quale altra squadra – tolta l’Udinese di Guidolin che ieri l’altro è riuscita a rimontarne complessivamente tre al Napoli di Benitez – avrebbe saputo risalire la corrente contro un avversario di spessore e pericoloso come l’Inter? Solo l’Udinese di Guidolin, appunto. Dispiace averne incassati tre da una formazione che al momento in attacco può contare sul solo Palacio e che, escluso il discontinuo Guarin, non ha centrocampisti col gol sempre pronto in canna. Ma fa piacere aver raccolto un punticino su uno dei campi più proibitivi d’Italia ed esserne usciti con due certezze. La prima: non so se sia il Parma ad essere tagliato per il 4-3-3 o se sia questo modulo ad essere fatto apposta per i Crociati; ma so che con una tale disposizione tattica Cassano e soci hanno saccheggiato Napoli e somministrato l’ennesimo brodino all’Inter di Mazzarri: quattro punti in due trasferte da cui pensavamo di raccoglierne non più di uno. Considerati questi risultati, mi aspetto che Donadoni contro il Cagliari, nella gara del Centenario, non si faccia tentare dall’idea di rispolverare il 3-5-2, ma che insista col 4-3-3, e cioè con l’unico schema che dà al Parma la possibilità di fare ciò per cui è stato pensato e costruito in questo modo: attaccare coi suo tre o quattro elementi di maggiore qualità e difendersi in massa (ad eccezione di Cassano, che fa già una fatica grossa così ad occuparsi di questioni offensive). La seconda: Parolo è da Nazionale, Parolo è da mondiale. Ce lo dice non solo il livello – molto alto – delle sue prestazioni, ma anche la classifica marcatori. Col gol rifilato all’Inter, lo Steven Gerrard in salsa parmigiana raggiunge quota sei centri in campionato: come Denis, forte ed affidabile centravanti dell’Atalanta, e uno in meno rispetto a Higuain, Tevez e Gilardino, ossia non centrocampisti prestati al reparto d’attacco, ma rapaci dell’area di rigore. Ok: come in presa diretta ci hanno raccontato Dotto ed Avallone, inviati di Tutto Il Calcio Minuto per Minuto, sul gol segnato ai nerazzurri c’è stata la felice (o infelice, a seconda dei punti di vista) collaborazione di Handanovic, autore di una topica che non ci aspetteremmo da un portiere che punta a diventare uno dei più forti al mondo nel suo ruolo. Ma va sottolineato anche che Parolo ha avuto il merito di essere lì quando l’estremo sloveno si è impappinato spalancandogli la via del gol. Se una rete del genere l’avesse fatta Inzaghi, l’avremmo definita di rapina, un concentrato di astuzia e prontezza di riflessi. Valga lo stesso criterio anche per il nostro Marco e non si riduca la sua realizzazione a semplice colpo di fortuna o svista del portiere avversario. E Prandelli colga l’occasione al volo: un Parolo in queste condizioni potrà fargli molto comodo in Brasile. Laddove affronteremo non solo l’Uruguay di Cavani e la Costa Rica di Saborio. Ma anche l’Inghilterra. Toh, l’Inghilterra di Steven Gerrard. Luca Russo