IL COLUMNIST / LA MIA RICETTA PER RISOLLEVARE LA COPPA ITALIA, CHE CON L’ATTUALE FORMAT E’ ATTRAENTE E CREDIBILE COME UN BABA’ SENZA RUM

(Luca Russo) – Spalti deserti, formazioni imbottite di seconde e terze linee e incontri di bassa qualità. Messa così, la Coppa Italia è attraente e credibile come un babà senza rum. Tra La Spezia, Avellino, Bologna e la nostra Parma, lo spettacolo che ne è venuto fuori, in termini di partecipazione popolare e di gioco, non è stato per niente esaltante. Procediamo con ordine. Allo stadio ‘Alberto Picco’, dove si è consumato il match tra Spezia e Pescara (vinto dagli spezzini per 3-0 con una gran rete, tra le altre, di Giulio Ebagua), il pubblico delle grandi occasioni, per la verità, non è mancato: tribune e curva locale discretamente affollate; nutrito anche il gruppo di tifosi giunti dall’Abruzzo. La partita, come si può facilmente dedurre dal risultato finale, non è stata delle più spettacolari. Dopo otto minuti i padroni di casa sono passati in vantaggio grazie ad una splendida conclusione dalla distanza di Ebagua (una roba che, se l’avesse fatta uno qualsiasi degli attaccanti che giocano per una delle grandi squadre di A, i giornali ci ricamerebbero su per almeno una settimana, se non addirittura due); e dalla mezzora del primo tempo si sono giovati della superiorità numerica, frutto dei due rossi rimediati da un Pescara davvero troppo svogliato e sbadato per farci credere che fosse lì in Liguria con lo scopo di guadagnarsi l’ottavo di finale contro il Milan di Kakà e Balotelli. Al Partenio-Lombardi’ Rastelli, tecnico dell’Avellino, e Roberto Stellone, skipper del Frosinone, hanno scelto di mandare in campo l’artiglieria pesante, schierando due formazioni molto simili a quelle che utilizzano nei rispettivi campionati. La risposta della piazza irpina, però, non è stata delle migliori. Il che è strano, specie se si considera che in palio c’era l’abbinamento con l’inarrestabile Juventus di Antonio Conte e l’annessa serata di gala allo Stadium torinese. Neppure al ‘Dall’Ara’  la  Coppa Italia ha dato una buona immagine di sé. Di più, nell’impianto bolognese le cose sono andate peggio che altrove: gradinate avare di colore e calore; e partita che ha distribuito sbadigli piuttosto che emozioni forti. Che Pioli e Beretta avessero la testa al campionato più che all’ostacolo infrasettimanale, lo sapevamo già prima che la gara iniziasse. Ma che snobbassero così apertamente una manifestazione comunque nobile come la coppa nazionale, no…non l’avevamo messo in conto. Sia l’uno che l’altro hanno messo in naftalina gli attori protagonisti e si sono affidati alle comparse. Quasi come se preferissero l’eliminazione al passaggio del turno. E lo show, se di show si è trattato e se di show si può parlare, ne ha risentito. Per un simpatico scherzo di quel buontempone del destino, Bologna e Siena sono state costrette a trascinarsi fino ai supplementari. Alla fine l’hanno spuntata i toscani (con gol decisivo al fotofinish di Feddal, uno dei trecento della pesca a strascico estiva di Leonardi, Imborgia & C), con estrema delusione dei tifosi rossoblù, che oltre al freddo hanno dovuto prendere e incartare anche la sconfitta. Poco pubblico e spettacolo appena appena decente pure al Tardini. imageIl Parma si è sbarazzato del Varese con uno squillante 4-1 vergato dalle reti di Valdes, Munari, Palladino, Rosi e Damonte. Padroni di casa in assetto ribassato, ospiti trapunti di riserve. I ragazzi di Donadoni dominano in lungo ed in largo. Quelli in rosso stanno a guardare: l’eventualità di essere estromessi dal torneo non gli toglie il sonno. E infatti passa il Parma, che negli ottavi in programma a gennaio se la vedrà con la Lazio di…Petkovic? Di fronte ad uno scenario del genere mi chiedo se sia davvero il caso di insistere con una Coppa Italia ridotta in queste condizioni, e cioè trascurata non solo dalle squadre che vi partecipano, e che sembra facciano a gara per essere eliminate il prima possibile, ma perfino dal pubblico, al quale le uniche coppe che interessano sono quelle europee. E poi, e poi… Ecco, non sarebbe il caso di rivederne il format e di ridefinirne il numero di partecipanti per fare della Coppa Italia un torneo accattivante e seducente come lo era un tempo? L’ho già scritto in altre occasioni: il calcio prenda esempio dal basket. E, scopiazzando il basket, faccia della coppa nazionale un torneo spettacolare, agonisticamente spinto e che sia in grado di attrarre frotte di spettatori. In che modo? Cambiandone format e riducendone il numero di iscritte, appunto. Volete una soluzione? Eccola: le prime otto classificate al termine del girone d’andata della massima serie accedono a quella che potremmo definire final eight. La prima incrocia l’ottava, la seconda la si abbina alla settima e così via fino allo scontro tra quarta e quinta. Le sfidanti si affrontano in gara unica da disputarsi sul campo della meglio piazzata. In caso di parità al novantesimo, si va dritti ai tiri dal dischetto senza sottoporsi all’inutile supplizio dei tempi supplementari. Il torneo così strutturato lo si potrebbe disputare in appena una settimana collocata tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera: quarti al martedì, semifinali al giovedì e gran finale al sabato. Chi vince la Coppa, conquista il pass per i preliminari di Champions. La finalista perdente si consola con un posticino in Europa League. Certo: così facendo, dal carrozzone resterebbero escluse dodici squadre di A e tutte quelle di B e Lega Pro. Un sacrificio che farei molto volentieri se servisse a risparmiarci ‘spettacoli’ come quelli cui abbiamo assistito ieri sul piccolo schermo. Luca Russo

GUARDA L’INTERVISTA DI GABRIELE MAJO A GIOVANNI SCARAMUZZINO SULLA COPPA ITALIA: “PER LA BELLEZZA DEL CALCIO, LA COPPA ITALIA NON SI DOVREBBE GIOCARE IN CASA DELLA PIU’ FORTE. MA LO HANNO DECISO I SIGNORI DEL CALCIO ITALIANO…”

12 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / LA MIA RICETTA PER RISOLLEVARE LA COPPA ITALIA, CHE CON L’ATTUALE FORMAT E’ ATTRAENTE E CREDIBILE COME UN BABA’ SENZA RUM

  • 4 Dicembre 2013 in 14:05
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    La proposta è completamente contraria allo spirito della Coppa che rappresenta (come avviene anche in altri paesi) l’unica possibilità per le società minori di affrontare quelle maggiori. Si cerchi invece di far giocare sempre le squadre maggiori sul campo di quelle minori, perchè sicuramente desterà più interesse un Varese-Parma, che un Parma-Varese. Francamente non se ne può più di un’attività di calcio che sembra monopolio di 4-5 club (basta accendere la TV per accorgersene). Viva la provincia !

    • 4 Dicembre 2013 in 14:38
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      Temo che un Varese-Parma desti lo stesse interesse di un Parma-Varese. Al contrario, credo che un Varese-Juventus/Inter/Milan/Napoli/Roma desti più interesse delle stesse gare giocate sul campo della più forte. E’ una mia impressione, sia chiaro. Nell’anno della B, tolto il Bari-Parma da ‘campo centrale’ e da tutto esaurito, non mi pare che i Crociati, in trasferta, abbiano riempito gli spalti dei campi sui quali si esibivano.

      • 4 Dicembre 2013 in 15:27
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        Tu pensa a Juventus-Avellino. Quanti juventini andranno allo stadio? Se si riempie lo stadio è solo per tutti gli avellinesi trapiantati al nord, mentre un Avellino-Juve ti da un tutto esaurito.

        • 4 Dicembre 2013 in 16:23
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          E’ esattamente quello che ho scritto nel messaggio precedente. Il punto è che la regola della gara da giocare sul campo della più debole, susciterebbe un aumento di interesse e di presenze da parte del pubblico solo se la squadra ospite è una delle tre strisciate oppure una tra Napoli, Roma e, forse, Fiorentina e Lazio. Che Parma-Varese si giochi al Tardini o all’Ossola, non fa alcuna differenza.

  • 4 Dicembre 2013 in 14:09
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    Risollevare? E troppo tardi. Eutanasia unica via!

  • 4 Dicembre 2013 in 15:19
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    Sono anni la coppa italia viene snobbata ai primi turni, prima ancora dai club che dagli spettatori.
    Personalmente sono sempre stato contrario a prendere spunto dagli altri sport, il formato play-off (in tutte le sue varianti) mi è sempre parso qualcosa di estraneo al calcio.
    Non so se servirebbe ad aumentare l’interesse ma mi piacerebbe che si facesse come in inghilterra o francia, dove anche squadre dei dilettanti possono arrivare a confrontarsi con le big di serie a.
    Concordo infine con chi sostiene che, in caso di partita unica, sarebbe preferibile giocare sul campo della peggio piazzata nel campionato precedente.

    • 4 Dicembre 2013 in 16:20
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      Dipendesse da me, in serie A farei ricorso al meccanismo dei playoff per assegnare lo scudetto e quello dei playout per stabilire chi deve retrocedere. La formula sarebbe la stessa che utilizzano nel basket (o nel volley): bisognerebbe ridurre a 16 il numero di iscritte alla A; dalla prima all’ottava, con abbinamenti prima-ottava, seconda-settima e così via e con confronti di andata e ritorno, ci si gioca lo scudetto; dalla nona alla sedicesima si scende in campo per non retrocedere. In serie B playoff e playout, sebbene in un formato meno hard di quello adottato da pallacanestro e pallavolo, sono utilizzati già da diverse stagioni. In Lega Pro, poi, non ne parliamo…

      Sono dell’idea che bisognerebbe guardare una o due partite di playoff del campionato di pallacanestro per rendersi conto di quanto lo stesso meccanismo possa rendere ancora più affascinante il gioco del pallone. Oltretutto, in questo modo ci risparmieremmo i soliti e frequentissimi volemose bene di fine stagione…si resta tutti, e sottolineo TUTTI, in gioco dal principio alla fine del campionato: così, nessuno potrà più bluffare.

      • 4 Dicembre 2013 in 16:40
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        La sua idea sui play-off è condivisa da molti.
        Da parte mia credo che il campionato sia una gara alla lunga distanza in cui chi arriva prima al traguardo vince. Diversamente, con i play-off, a mio avviso si darebbe troppo peso allo stato di forma che si può avere a fine campionato trascurando il peso reale del distacco maturato durante la stagione (tra prima e ottava possono essere anche 30 punti..).
        Che poi i play-off/out potrebbero servire come deterrente per certi atteggiamenti di fine stagione sono d’accordo. Ed è molto triste come considerazione

        • 4 Dicembre 2013 in 18:51
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          E’ triste, è vero. Del resto, come diceva il Maestro Montanelli: non sono le buone leggi e fare dei buoni popoli; sono i buoni popoli a fare buone leggi fino al punto di non averne più bisogno. La cultura sportiva, l’accettare la sconfitta, il non ricorrere a trucchi e magie per accomodare certi risultati, lo scendere in campo con l’obiettivo di vincere anche quando farebbe comodo un pari o lasciare spazio all’avversario ancora in corsa per qualche obiettivo, sono cose che non si possono imporre per legge. Si dovrebbero insegnare a scuola e in famiglia. Che, a ben vedere, sono le due ‘istituzioni’ veramente in crisi della nostra epoca. Dovrebbero educare i bambini, e invece nella gran parte dei casi finiscono per fornirgli solo esempi negativi.

  • 4 Dicembre 2013 in 15:23
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    Tutti gli anni ci sono sempre le stesse partite, agevolate dal fatto che ogni anno devono vincere sempre le stesse squadre.

  • 4 Dicembre 2013 in 20:19
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    Per me serie A a 18 squadre con play out tra terzultima e quartultima e play off Champions terza-sesta quarta-quinta (chi vince va ai preliminari di Champions, altre due in Europa Leaugue, una resta fuori). Sarebbe una soluzione per rendere molto più avvincente il campionato.
    Per la Coppa Italia per me le grandi devono giocare già da agosto, turno secco in casa delle squadre di categoria inferiore, tra squadre di A sorteggio per decidere campo.

  • 5 Dicembre 2013 in 00:54
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    Io credo che dovremmo fare il doppio turno alla francese, ma con il recupero delle festività . Così recuperiamo le date che servono per rigiocare le partite che durante il campionato han lasciato dei dubbi.Poi giocherei la coppa del nonno ma col caffè decaffeinato così si dorme sereni e chi vince gli spareggi si gioca alla “chi vince questa vince tutto”. Mi sembra banale, no …. ?

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