INTER-PARMA 3-3 / AFFILIALIAMO GLI ARTIGLI, OGNI AVVERSARIO E’ BATTIBILE. SE PIU’ CINICI E CONTINUI

image(Orazio Vasta) – Donadoni in conferenza stampa aveva detto che non avrebbe voluto vedere un Parma “bellino e bravino” a San Siro, ma una squadra consapevole dei propri mezzi, capace di scendere in campo con la giusta mentalità, con il giusto spirito e con la voglia di affrontare i nerazzurri alla pari.

Mazzarri dal canto suo, facendo anche pretattica, aveva affermato di temere il Parma, definendo i crociati “un’ottima squadra, e una formazione temibile”.

Le parole del tecnico dei nerazzurri si sono trasformate in realtà dai primissimi minuti, da quando, cioè, la formazione ducale è riuscita a piegare le resistenze dei meneghini.

Donadoni opta ancora una volta per il 4-3-3, e i nerazzurri vanno subito in apnea. L’approccio dei ragazzi di Donadoni è davvero da grande squadra, il Parma va vicinissimo al gol e dimostra di essere in totale controllo del match.

Per quindici minuti i padroni di casa vengono schiacciati, la pressione del Parma è continua, con tutti gli effettivi che recitano a memoria un copione perfettamente imparato in settimana.

L’avvio dei crociati avrà certamente sorpreso l’Inter, che non si aspettava un Parma così arrembante, ma si capisce da subito che sarà partita vera: Cassano si libera della mascherina di protezione, che gli serviva per difendersi da eventuali colpi proibiti al naso, senza impedimenti il talento crociato, che certamente sente più degli altri il match, prova a suonare la carica, e ci riesce.

La difesa nerazzurri non ha punti di riferimento, non avendo l’attacco a tre del Parma punti fissi in avanti, e a turno Ranocchia e Campagnaro cercano di limitare i danni proprio su FantAntonio.

Spente le velleità del genio di Bari Vecchia, il Parma avrebbe potuto subire un contraccolpo, ma così non è.

Cassano è riuscito a ritagliarsi, nel bene o nel male il suo spazio fatto di dribbling, giocate da campione, lanci, assist utili e qualche colpo di tacco non andato a buon fine che poteva essere risparmiato.

Lui era il direttore d’orchestra, gli altri, i membri dell’orchestra avevano il compito di eseguire. Così nella serata in cui tutti avevano occhi solo per Cassano ecco spuntare dal nulla Sansone che, a furia di giocare, sta prendendo nuovamente feeling con i compagni e con il gol.

Una doppietta che non serve solo alla squadra per agguantare un risultato alla vigilia insperato, ma anche – e soprattutto – per recuperare mentalmente un giovane che si stava rischiando di bruciare.

Donadoni in tempi passati aveva detto che “ognuno avrebbe avuto la propria occasione”, ma gli scampoli di partita, le prestazioni al di sotto della media (dello scorso anno) stavano facendo pensare che Sansone potesse essere un bluff, e che Donanoni non avesse poi tutti i torti a tenerlo in panca.

Dopo questa sera si è visto che sbagliava a non puntare su di lui. Ha sbagliato ad utilizzarlo col contagocce in momenti totalmente sbagliati.

Il giocatore aveva bisogno di serenità, di ritrovare il ritmo partita e di ritrovarsi.

Tra i tanti errori del tecnico, anche il merito di aver creduto in lui in quest’ultimo periodo, e di avergli dato la possibilità di rifarsi, di riconquistare un posto in squadra e fiducia, e tornare ad essere protagonista. Quale miglior modo se non una doppietta a San Siro?

Ancora una volta il 4-3-3 ha dimostrato una certa efficacia. Il rientro di Paletta deve essere benedetto. E’ vero che il Parma ha beccato 3 gol, ma nel rocambolesco 3-3 di questa sera il conto delle reti poteva essere diverso, sia da una parte che dall’altra. Il pilastro italo-argentino ha sfornato una grande prova, giocando sempre al limite e facendosi trovare pronto quando c’era da mettere qualche pezza.

Anche la gestione delle palle inattive (soprattutto i calci d’angolo), con Paletta in campo ha tutto un altro significato. Il gigante crociato fa paura in mezzo all’area, e i suoi centimetri sono una risorsa che il Parma deve tornare ad usare quando si tratta di far male in area avversaria. E stasera qualcosa si è visto.

Il tempo migliorerà la sua condizione, ma il punto di partenza è già un buon biglietto da visita per il rientrante difensore. Menomale che nella serata del 3 a 3 di San Siro in mezzo alla difesa ci fosse lui e non qualcun altro…

Il Parma ha meritato il pari, e avrebbe anche potuto meritare di più. I crociati sono apparsi più squadra dell’Inter, che si è limitata solo a giocare per opera dei suoi Campioni.

Era scontato che prima o poi la partita sarebbe cambiata e il Parma si sarebbe trovato in difficoltà. Singolarmente i calciatori possono far male, e il Parma se n’è accorto a proprie spese.

E’ bastato cercare di controllare il match dopo il gol del vantaggio, per perdere per un attimo la bussola e far salire la squadra di Mazzarri.

La formazione emiliana però ha avuto il merito di non mollare e crederci sempre.

Al contrario di altre volte, quando la squadra ha mostrato un certo calo, ed ha permesso agli avversari di recuperare, il Parma è riuscito un po’ per fortuna, un po’ per bravura a reagire e rispondere colpo su colpo all’Inter. Dopo il momentaneo pari di Palacio, Parolo è stato lesto e freddo a trovarsi nel posto giusto, al momento giusto. Va bene che senza l’errore di Handanovic non ci sarebbe stato il gol, ma il merito del centrocampista è quello di averci creduto e di aver spinto quella palla in rete come il più rapace degli attaccanti.

Anche dopo il terzo gol nerazzurro il Parma è stato bravo a non scomporsi e a trovare la rete del definitivo pareggio.

Altra prova di una squadra che sembra finalmente compatta, che sembra finalmente aver assimilato un credo tattico ben preciso, e che riesce a mettere in atto tutti gli “insegnamenti” della settimana.

Un centrocampo che ha partecipato allo stesso modo alle due fasi, in maniera diligente e perfetta.

Quando il Parma attaccava riusciva sempre a creare superiorità dentro l’area di rigore, con i due terzini spesso chiamati a partecipare alla fase offensiva.

Al solito, la pecca riscontrata è l’alto numero di palloni giocati dal fondo in mezzo all’area e andati nel vuoto. Il tridente leggero da certamente tante garanzie a Donadoni, ma a Gennaio urge un attaccante capace di sfruttare al meglio certe giocate, e trasformare tanta mole di gioco in gol.

Nella ripresa si è evitato di crossare alto, e di contro si è cercato di più l’inserimento dei centrocampisti dentro l’area di rigore, cross bassi possibilmente all’altezza del dischetto di gioco… una decisione giusta, che ha portato al gol di Sansone e che avrebbe potuto portare anche al gol che avrebbe regalato la vittoria ai crociati.

Da rivedere anche la gestione dei cambi. L’Inter ha giocato sotto i propri standard, ha recuperato un risultato che si stava mettendo male, portandosi addirittura in vantaggio. Ha reagito da grande squadra, ma grazie all’apporto dei propri campioni (come detto!!). Era prevedibile.

“Né bellini, né bravini”, ma prossima volta sarebbe meglio essere anche un po’ più cinici e cattivi. Perché così facendo passerebbe anche lo spavento di vedere il proprio portiere, al minuto novantunesimo, negare agli avversari (Cambiasso) la gioia del gol che probabilmente, dopo una sfida di grande spessore, ti avrebbe potuto far tornare a casa a mani vuote. Con tanti complimenti, ma a zero punti.

Affiliamo gli artigli, giocando come stasera ogni avversario è battibile. Basta crederci e rimanere in partita per tutti i novanta (e più) minuti.

INTER-PARMA 3-3 / IL TABELLINO

Marcatori: 11′ Sansone, 44’ Palacio, 45’ Parolo, 54’ Palacio, 56’ Guarin, 59′ Sansone

Inter (3-5-1-1) – Handanovic; Campagnaro, Ranocchia, Juan Jesus; Jonathan (77′ Belfodil), Cambiasso, Kovacic, Alvarez, Zanetti (70′ Nagatomo); Guarin (87′ Taider); Palacio.
A disposizione: Carrizo, Castellazzi, Andreolli, Mudingayi, Wallace, Puscas, Pereira, Rolando, Olsen.
Allenatore: Mazzarri

Parma (4-3-3) – Mirante; Cassani, Paletta, Lucarelli, Gobbi; Parolo, Marchionni, Gargano (18′ Acquah); Biabiany, Cassano (83′ Amauri), Sansone (86′ Rosi).
A disposizione: Bajza, Coric, Mesbah, Valdes, Palladino, Felipe, Mendes, Munari, Benalouane.
Allenatore: Donadoni

Arbitro: Sig. Valeri

Ammoniti: Parolo, Ranocchia, Kovacic

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.