venerdì, Luglio 19, 2024
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L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-BOLOGNA 1-1 / PER FAVORE LASCIAMO PERDERE LA SFORTUNA

(gmajo) – Non aver battuto il Bologna in casa, pur con la superiorità numerica per quasi un tempo, è delittuoso. E, per favore, lasciamo perdere la sfortuna. Che se poi Eupalla si inalbera, la sfiga viene fuori per davvero. Altro che quella di ieri sera! Non era forse già una fortuna che il Bologna fosse rimasto in 10, per la doppia ammonizione di Sorensen? E poi, anche se vedo che la cosa è passata abbastanza inosservata, ma a proposito di cartellini rossi, il buon FantAntonio, ciliegina su una torta che potrebbe anche esser un po’ più gustosa, non doveva esser cacciato per aver spintonato un avversario (che magari ha accentuato la caduta, ma non basta il gesto, per altro ben evidente, per imageessere puniti?) proprio sotto gli occhi del modesto arbitro Sig. Irrati di Pistoia, peraltro ben propenso a mostrare il giallo? La vulgata dettata dal Parma FC, ancora una volta, invece, era basata sui presunti mancati favori della buona sorte. Iersera, mentre “in redazione” passavo i pezzi dei colleghi che, come al solito, a caldo commentano la gara per www.stadiotardini.it, prima della mia ripresa a freddo, mi è arrivata la e-mail dalla struttura comunicazione-ufficiale del club di Collecchio, che riportava, in ben imagedue titoli, la parola fortuna, una volta in bocca a Donadoni, l’altra a Sansone. E la stessa GdP, titola il pezzo di stamani del ritrovato attaccante (titolare per la seconda volta di fila, dopo esser stato ai margini della rosa per ben 12 giornate, utilizzato con il contagocce e con minutaggi offensivi): “Sansone: ‘Ci è mancato soltanto un pizzico di fortuna’”. Non è certo un caso se entrambi gli oratori selezionati per il post-gara si sono appellati alla fortuna/sfortuna: io preferirei, invece, delle disamine un po’ diverse, che lasciassero perdere la casualità – pur essendo, questa, un fattore determinante nel calcio, magari anche più della scientificità – e si addentrassero in motivazioni un po’ più articolate e di sostanza. La conferenza stampa di iersera di Stefano Pioli, ad esempio, a un certo punto sembrava una lectio magistralis di Coverciano, di quelle che piacciono imagetanto a Paolo Grossi (che stavolta si è degnato di elargire un 7 a Cassano, anziché lo striminzito 6,5 del San Paolo, anche se la Rosea, per la prova di ieri, gli ha elargito mezzo voto in più, 7,5, cosa che dispiacerà al pluridirettore del colosso editoriale di Via Mantova, in orbita UPI, il quale, da dichiarato tifoso del Parma vorrebbe sempre che i suoi giornalisti premiassero con mezzo voto più degli altri i portacolori crociati; a proposito: reitero l’invito al sedicente Ettore Guerra a mettersi in contatto con la nostra redazione perché vorremmo chiedergli di stilarci la rubrica “La pagella delle Pagelle”, visto che è così preparato sui voti irrogati dalla stampa nazionale ai nostri eroi); il tecnico parmigiano prestato ai bolognesi (e lui dice di starci benone, là, nonostante la situazione societaria non sia certo tranquilla, ma lui è ben collaudato, essendo stato sulla panchina del Parma proprio durante il passaggio di consegne tra l’amministrazione straordinaria e la compagine guidata dal tandem Ghirardi-Medeghini) ha discettato con i preparatissimi colleghi felsinei, i imagequali mi hanno dato l’impressione, rispetto ai nostri, almeno tecnicamente di andare un po’ più in profondità, anziché accontentarsi del tanto fumo disperso con il turibolo di DonDonadoni, come l’incenso in chiesa, dinnanzi al feretro dei defunti. Ma anche la comunicazione parallela e nel contempo organica del Parma, quella che, con buona pace del doctor Frank Zappa, mi piace definire Istituto Luce, come quella ufficiale, si è accodata al leit motiv: “Magie e cuore a volte non bastano per vincere il derby: “A volte ci vogliono fortuna e un minimo di freddezza in più”. Io anteporrei, per lo meno, il minimo (se non un massimo) di freddezza in più alla tanto sospirata fortuna (ma cosa vuoi di più? La pensione?, si diceva quando ero bambino, forse non sapendo che la pensione qualche decennio dopo sarebbe diventa una chimera…). L’epico autore, poi, con pathos,aggiunge: “La Maglia Crociata, però, è uscita dal campo inzuppata di sudore, ha raccolto il terzo risultato utile consecutivo ed è sempre lì, tra le prime dieci della classifica”. Io tutto sto sudore – sarà stato, indubbiamente, per la temperatura rigida, ben diversa dal solleone di ferragosto, che meglio si accosta al liquido ipotonico secreto dalle ghiandole sudoripare della pelle – non l’ho fiutato, pur mettendoci tutto il mio naso ben pronunciato. Mi spiego meglio: sarò miope, presbite, astigmatico, con le miodesopsie, e pure con il glaucoma, ma iersera in campo non ho affatto visto l’animus pugnandi necessario per romper la breccia dell’arroccato fortino di Pioli. Sento parlare di miracoli di Curci, che penso non si offenda se lo ritengo il peggior guardiano della massima serie, io, tuttavia, tutti questi miracoli non li vedo mostrati. Viceversa ho negli occhi gli sprechi di situazioni, cito solo Marchionni e le inguardabili punizioni di Amauri (come se non ci fossero stati, come giustamente rimarcato da un lucidissimo Gallo di Castione, in campo dei cecchini più affidabili di lui, tipo Cassano o Parolo, per sfruttare la favorevolissima mattonella), che avrebbero non solo potuto, ma dovuto essere meglio sfruttate, anche senza l’aiuto della invocata a vanvera Dea Bendata. Il voto del nocchiero gialloblù, nelle pagelle di Grossi, è precipitato dall’8 post Fuorigrotta al 6 post Ennio: io, che non è che sia un mangia-Donadoni come il Saltimbanco, ma per iersera gli avrei comminato una insufficienza. Se è stato un peccato capitale non saper sfruttare la superiorità numerica, la responsabilità numero uno è stata dell’allenatore, ancora una volta incapace, durante la partita, di indovinare una mossa decisiva. O per lo meno di azzardarla. Quoto, in proposito, il surrealista Gallo di Castione: “Quando c’è da dare la svolta alla partita, Donadoni arranca come un vegano in una gara di hot dog. Rimane fermo come Malgioglio davanti a Sasha Grey”. Non penso ci sia da aggiungere molto di più per chiarire il concetto. Posso solo aggiungere che non è stato un caso: è dall’inizio della stagione che critico (e non sono certo il solo) Donadoni per la sua gestione dei cambi, sovente tardiva e spesso non indovinata. Non è che gli si chieda di avere la sfera di cristallo, ma meglio di tutti noi, essendo colui che ha più di tutti il polso della situazione, dovrebbe saper prevenire gli eventi, non subirli passivamente. Come è spesso accaduto è stato l’occupante la panchina ospite a muovere per primo nello scacchiere delle varianti. Il Dona, invece, ha aspettato, e assai a lungo, prima di azzardare un 4 2 4 con l’innesto di Palladino, che ha preceduto quello di Amauri, il quale, razionalmente, mi sembrava un po’ più adatto alla bisogna, passando ad un 4 2 3 1, che avrebbe potuto sfruttare la variante del gioco aereo, fondamentale quando si gioca ad una porta sola. La mancata capacità di Donadoni ad incidere in partita è segnale di una sua certa involuzione: ricordate quando inventò, tipo Pippo Baudo, Sansone? Fu a Torino, un anno fa. Prima l’idolo delle folle Nicola-Domenico era un signor nessuno, probabilmente rimasto in rosa, perché non c’era stato modo di piazzarlo, anche se onestamente va ricordato che il tecnico ha sempre creduto in lui. Ebbene: per cercare di meglio sfruttare l’inaspettata superiorità numerica, Donadoni si voltò e dalla nutrita panchina alle sue spalle, pescò proprio l’italo-tedesco, il quale un anno prima, se non fosse passata la mozione sulle panchine allungate sostenuta in prima persona da Pietro Leonardi, sarebbe finito in tribuna. Quella volta Donadoni seppe inventare un qualcosa che andò a sparigliare la gara. Ieri, invece, ha consolidato il suo immobilismo stagionale, non sfruttando l’assist di Eupalla, cioè la superiorità numerica. E poi andiamo a prendercela con la sfortuna! Ma per piacere… Argomentavo sette giorni fa di un possibile “caso Amauri”, che sempre secondo l’Istituto Luce accetterebbe di buon grado la panchina: io penso che la gestione dell’italo-brasiliano – guarda un po’ dopo la sua esternazione a Tv Parma, allorché argomentò che il gioco di quest’anno lo penalizza – da parte di Donadoni non sia delle più ottimali. Questo suo utilizzo per pochissimi minuti mi ricorda tanto l’ostracismo iniziale a Sansone, divenuto titolare dopo dodici gare, e prima dimenticato, o messo in campo sempre per pochi, offensivi, giri di lancette. Tutto il patrimonio Parma andrebbe gestito con migliore oculatezza, e magari senza troppi personalismi, e con tempestività. E’ anche così che si vincono le partite. Altro che l’aiuto della buona sorte! Ed è anche così che si tengono alte le quotazioni sul mercato dei giocatori, senza farli deprezzare. Aspetto da non mettere in secondo piano, in vista del mercato invernale. Va bene prendersi i meriti per la valorizzazione di Parolo, ma non scordiamoci i demeriti per chi, come Sansone, è stato dimenticato per un quarto di campionato, prima di tornare ad essere un titolare inamovibile. Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

3 pensieri riguardo “L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-BOLOGNA 1-1 / PER FAVORE LASCIAMO PERDERE LA SFORTUNA

  • Alessandro

    Dottor Majo,sono d’accordo con lei sul fatto che quelli di ieri non sia sfortuna.
    Per come la vedo io si tratta di “mancanza di qualcuno che la butti dentro”, cioè di un attaccante che trasformi i palloni sporchi.
    A me la squadra ieri è piaciuta,forse avrei inserito prima Amauri di Palladino per cercare di sfruttare i cross che arrivavano dalle fasce.
    Certo,il Bologna era in 10 e questa è un aggravante al pareggio.
    Con la difesa a 4 abbiamo più alternative in avanti(4-3-3,4-4-2,4-2-3-1) e spero che il mister non lo cambi più…
    Alessandro

  • La squadra ha pochi attributi, sembra che sia per scontato che il gol arrivi, sempre lo stesso ritmo.
    Anche sabato zavorrati dai cambi.
    Di giocatori come amauri che giocano per se stessi non ne abbiamo bisogno.
    Almeno ci ė stato risparmiato felipe

    • Sono abbastanza d’accordo, Gabriele. Il Parma di sabato a me è piaciuto per non più di una ventina di minuti a cavallo del gol di Cassano, che sarà anche una ciliegina, ma è quella che insaporisce una torta un po’ banale. I ritmi sono stati piuttosto bassi, in generale. E la pressione, se proprio così vogliamo definirla, direi piuttosto sterile. Senza FantAntonio (che speriamo recuperi per l’Inter, se no la vedo male) non credo neppure che il Parma sarebbe riuscito a riacciuffare la partita, per la modestia con cui si sono espressi i nostri portacolori in superiorità numerica.
      Zavorrati dai cambi? Direi, come ho scritto nell’Opinione, che per l’ennesima volta Donadoni sia stato intempestivo. C’era da sfruttare l’uomo in più e, come hanno osservato anche altri opinionisti, prima di tutti il nostro Gallo di Castione, l’uomo in più avrebbe dovuto essere Amauri, nel più razionale degli schieramenti possibili con questa rosa, il 4 2 3 1. Io non avrei inserito Palladino prima di Amauri. Il senno di poi lo certifica, il senno del prima io ce lo avevo avuto, Donadoni, evidentemente, no. E questa è una spiacevole involuzione, dal momento che l’anno scorso a Torino, come ricordavo nell’Opinione, era stato geniale a schierare Sansone esterno, la migliore delle scelte che potesse fare grazie alla superiorità numerica derivante dalla cacciata dell’altro Sansone. Stavolta, invece, ha buttato via preziosissimi minuti, aspettando, come al solito, le mosse del collega avversario.
      Non sono d’accordo, invece, sulla valutazione di Amauri, che non penso possa esser accusato di giocare per se stesso.
      Su Felipe sono d’accordissimo, anche se per me è stato un azzardo azzardare Paletta dall’inizio. Meno male che non ha fatto la fine di Obi. A proposito: ma l’Inter ci sbologna sempre calciatori “rotti”? L’altro giorno il centrocampista non è riuscito a rimanere in campo mezzora con la Primavera, che per l’ennesima volta si è dovuto fermare per problemi fisici…
      Cordialmente
      Gmajo

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