CARMINA PARMA / COGITO ERGO AMA E IL DE ARCHITECTURA DONADONIANO

(Luca Savarese) – Sulla ruota di Livorno alla fine esce un terno crociato secco, poco pronosticabile se si dava retta alla statistica e a quei grandi inventari fatti sempre con il linguaggio della matematica. La natura non è però solo un libro scritto con un linguaggio matematico come avvertiva il pisano Galileo Galilei, ma un universo che va interpretato con un lessico aperto anche all‘irregolarità inopinata dello stupore.

Nella terra del caciucco e delle triglie, di Picchi e di Allegri, prevale la  musica dei verdiani del Parma. A proposito: un fragoroso plauso alla maglia di ieri, già vista in altre occasioni, ma mai così gioiosamente vissuta: la riproduzione della mitica casacca del Verdi Football Club, i pionieri del Parma del 1913. Per la serie, i sapori centenari continuano e non si sono risolti in quelle mute storiche e stoiche, dall’edizione limitata in lanina, viste al cospetto del Cagliari nella gara di domenica 15 dicembre, vigilia del compleanno crociato, ma tutto l’anno calcistico, è cosparso qua e là di rimandi, simboli e di loghi e colori centenari. La divisa di ieri è spettacolare, fresca ed elegante, antica e riproposta. Per me, a livello inconscio, ha dato più verve ai nostri porta bandiera e maglietta, mentre l’amaranto del Livorno sembrava come prefigurarne la loro grande paura. La maglia a strisce gialle e blu orizzontali firmata Lotto di continentale memoria, casacca dal grande appeal, che tanti volevano tornasse ad essere vestita, se vede questa si accorge che il giallo ed il blu, anche se non in modo orizzontale, sono ugualmente ben distribuiti e con quelle bande così larghe i giocatori sembrano quasi dei collegiali di Oxford alle prese con i primi calci ai primi minuti del primo gioco di calcio; lo spirito euristico aumenta e l’adrenalina cresce. Allora anche il buon Giuseppe Verdi avrà strizzato l’occhio alla scelta delle casacche che ne portano il nome e dentro deve aver ispirato una sinfonia galvanizzante, in grado di sprigionare calcio e mettere al tappeto un malcapitato e poco convinto Livorno.

imageGià, la sinfonia che si può ammirare sul prato dell’Ardenza, è vivace e spumeggiante, ed evidentemente, non può arrivare alle magliette, e di conseguenza agli atleti, solo dalle ispirazioni celesti di Giuseppe fu Verdi. C’è un’altra ispirazione, si scorge un’altra mano. Nel 15 a.C. Marco Vitruvio Pollione, architetto e scrittore romano, scrisse il De architectura, un trattato in cui elevava l’architettura al titolo di scienza e alla quale, concedeva il primato rispetto a tutti gli altri rami del sapere, perché conteneva già in sé, per lui, le varie forme di conoscenza. Finita la breve suspense, svelato l’ispiratore concreto: l’architetto è Donadoni, che al Picchi ha dato forma e vita al suo personalissimo De Architectura calcistico, un 4-3-3 solido e che fa dell’equilibrio tra i reparti, la sua calce, e cioè Mirante il cemento, Mendes il marmo, Amauri l’acciaio. Così il Don costruisce una bella casetta, di quelle che appena le visiti dici “però!”, dove non c’è nulla fuori posto, e la disposizione dei materiali vive in pace la sua ragione. Togliendo la fantasia, al potere ci mette l’ordine, rinunciando all’imprevedibilità, convola a nozze con l’oculatezza. Ne nasce una squadra che cogita e gioca con calma e che senza pressioni o cavilli, si entusiasma.

Non si va in vantaggio dopo due minuti se non hai l’entusiasmo. Non si fanno altri due gol nel corso dell’agone se non hai la calma. Non si è andati a sbattere sul trito e ritrito copione dove poi ad un certo punto gli avversari ti raggiungono. Se al cospetto del Toro avevamo apprezzato come dopo lo schiaffo di Immobile il Parma aveva cominciato a muoversi e bene, ieri contro i labronici, abbiamo ammirato la capacità di gestione di quelle che i latini chiamavano le res secundae, le situazioni favorevoli. Se Garcia ha rimesso la chiesa al centro del villaggio, Roberto ha messo la sostanza al centro del Parma, mettendo a tacere antipatiche derive primedonnistiche e solipsistiche. Non era facile tenere Cassano in panca e non fargli far nemmeno un secondo; anche se gli prometti di farlo giocare in coppa Italia. Cassano è Cassano, non lo domi facilmente. Dona lo lasciato fuori dalla tattica e soprattutto, ha lasciato fuori tutto il polverone di polemiche su Cassano si, Cassano no, Cassano ingrato, Cassano ingenuo.

Architetto silenzioso e le pareti della sua casa ora proclamano un futebol redditizio, frizzante, a tratti armonioso. Dedicato a tutti quelli che dicono che non è un signor allenatore. Il Parma di Livorno è una bellissima casa ordinata, dove le cose funzionano e non s’improvvisano. Nelle monete da un euro campeggia l’Uomo vitruviano di Leonardo. L’Uomo virtuviano e anche da possibile scarpa vecchia ad homo novus con questa trilogia di gol in due performances (sarà che quando vede granata o amaranto diventa un toro…), è sine dubio, Amauri, che ama la partita più di tutti, che mette in rete i suoi desideri da cannoniere, accumulati e sopiti in troppi minuti e, stravince la sfida con l’impalpabile Paulinho. Sulle monete di giornata del Parma c’è lui, fieramente inscritto nel cerchio e nel quadrato, nuovo centro del rinascimento crociato, affidato all’architetto Donadoni. Senza dimenticare i colori verdiani. Luca Savarese

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.